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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Biografia di Fabrizio De André

Genova 18 febbraio 1940 – Milano 11 gennaio 1999. Figlio di una delle famiglie di spicco dell’imprenditorialità genovese, (il padre Giuseppe laureato in filosofia e allievo di Croce, era un dirigente del gruppo Eridania e poi abile imprenditore e finanziere come del resto il fratello maggiore Mauro, avvocato civilista divenuto consulente del gruppo Ferruzzi). • Mario Luzzatto Fergiz: «Fabrizio frequenta le elementari prima presso le suore Marcelline (che lui ribattezza le porcelline) poi alla Cesare Battisti e infine al liceo Colombo. Interrompe l’università quando gli mancano sei esami dalla laurea in giurisprudenza. Studente inquieto e discontinuo preferiva i bassifondi genovesi alla feste della buona borghesia. E frequentava i circoli anarchici di Genova e Carrara. Uno schieramento che non abbandonerà mai. Tra gli amici Paolo Villaggio, Gino Paoli, Umberto Bindi e molti balordi senza nome. Confessava: “Genova... la grazia agra delle bagasce che ne adornano i vicoli”. Alle lezioni di violino lui preferiva il Roby Bar dove incontrava un certo Luigi Tenco anche lui affascinato dalla poetica di Brassens» [Mario Luzzatto Fergiz, Cds 12/11/1999] • Nel 1958 il primo disco il 45 giri Nuvole barocche, ma il pezzo, scritto da altri, passa inosservato. Intanto, all’età di 22 anni, Fabrizio sposa Enrica Puny Rignon, e a meno di 23 è già padre di Cristiano. •  Nel 1965 La canzone di Marinella che, interpretata da Mina, diventa subito un hit. Il debutto come cantautore avviene tre anni più tardi con l’album Fabrizio De André vol. I: già contiene brani destinati a divenire dei classici, come Bocca di rosa e Via del Campo e, tra le altre, Preghiera in gennaio, scritta di getto poche ore dopo la morte di Luigi Tenco e a lui dedicata, due traduzioni di Brassens e l’irriverente Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers scritta con Paolo Villaggio, il migliore amico di quegli anni. Il ’69 è l’anno della consacrazione nel Gotha della canzone d’autore: a ruota escono Tutti morimmo a stento e Fabrizio De André vol.II che balza al primo posto delle classifiche di vendita. Insieme a Marinella, vi figurano altri inni epocali: La guerra di Piero, Il testamento, La ballata dell’eroe e altre due riletture di Brassens, tra cui la superlativa Il gorilla. L’album successivo, Non al denaro né all’amore né al cielo, liberamente ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, lo scrive insieme a Giuseppe Bentivoglio (liriche) e Nicola Piovani (musiche), mentre Fernanda Pivano gli dedica una preziosa prefazione. Con gli stessi collaboratori, De André realizza nel 1973 il suo disco più apertamente politicizzato, Storia di un impiegato. Sulla strada del rinnovamento e del confronto, che lo porterà a svariate collaborazioni eccellenti nella sua carriera, Fabrizio incontra Francesco De Gregori nel successivo Canzoni, dove traduce ancora l’amato Brassens ma anche Leonard Cohen e Bob Dylan. Il sodalizio con il cantautore romano si cementerà compiutamente in Volume VIII, pubblicato nel 1975. Nello stesso anno Fabrizio, da sempre refrattario ad apparire sul palco, di cui ha il timor panico, effettua il suo primo tour (a 35 anni) partendo dalla più impensabile delle sedi, la Bussola di Sergio Bernardini. «Da allora, per anni, non riuscii a salire sul palco se prima non avevo ingoiato un litro di whisky, per darmi coraggio». [Rep. 12/1/1999] • Nel 1974 Dori Ghezzi entra nella sua vita: «Ci siamo incontrati la prima volta nel ’73 su un palcoscenico per un concerto. Poi una sera ci siamo incontrati per caso nello stesso ristorante: ognuno in compagnia di un'altra persona. Mi sono accorta che lui mi guardava e allora mi sono detta: “Se te ne sei accorta, allora vuol dire che anche tu lo stai guardando”. Però non era ancora scattata la scintilla. Era il 1974, che sarebbe diventato il nostro anno e, ancora per caso, ci ritrovammo in casa di amici: c'erano Mina, Ornella Vanoni, Gino Bramieri, Fabrizio e io. Mina disse a Fabrizio: “Perché, tu che scrivi canzoni solo per te stesso, e noi te le rubiamo, per una volta non dedichi una canzone a una di noi?”. E Fabrizio rispose: “Se mai dovessi scrivere per una donna, scriverei per Dori...”. In quel momento mi sentii arrossire». Così nel 1977, De André diventa padre una seconda volta, questa volta però si tratta di una bimba la bimba, Luisa Vittoria («Luvi, nome che è formato dalle iniziali delle due nonne, Luisa, mia mamma e Vittoria, quella di Fabrizio. È bellissima, ha il carattere del padre e anche un po' del suo talento» dice Dori Ghezzi). • Gli anni successivi fa un lungo tour con la Pfm, che riaggiorna in chiave rock il suo repertorio, finisce due album dal vivo e acquista un’azienda agricola a L’Agnata, a trenta chilometri da Tempio Pausania, in Sardegna: « Mi ricorda la Liguria degli anni ’40, in cui c’erano pi’ alberi che case, più animali che uomini». • La sera del 27 agosto 1979, la Fabrio De André e Dori Ghezzi vengono rapiti dall’anonima sequestri sarda e tenuti prigionieri nelle pendici del Monte Lerno presso Pattada, per essere liberata dopo quattro mesi (lei il 21 dicembre 1979, lui il giorno dopo alle due del mattino), dietro il versamento del riscatto, di circa 550 milioni di lire, per la maggior parte pagato dal padre Giuseppe. • «Ho i magazzini della memoria pieni e non so ancora cosa riuscirò a tirare fuori. Penso comunque, che qualche cosa su questa esperienza dovrei scriverla, anche perché devo cominciare a risarcire mio padre». Fabrizio De André ha superato, apparentemente senza grossi traumi, il rapimento. «Ma i veri sequestrati sono proprio loro perché noi adesso ne siamo venuti fuori, mentre credo che loro, i rapitori intendo, non potranno farlo mai». Anche Dori Ghezzi è in buone condizioni di salute: «Adesso, andiamo a trascorrere le feste in famiglia, dividendoci tra Genova (dove abitano i genitori di De André e il figlio del cantautore, Cristiano) e Milano (dove vivono i familiari della cantante e la figlia Luisa). Dopo torneremo nella fattoria dell’Agnata». Fabrizio De André: «Del resto ora stiamo tranquilli, possiamo lasciare le porte addirittura spalancate, tanto non c'è più nulla da prendere. Siamo stati spremuti come limoni. Per tutta la durata della prigionia ci hanno tenuti all'addiaccio, riparati alla meglio da un tendone di plastica che con l'andare del tempo si è bucato in diverse parti e abbiamo cosi trascorso molte notti con i piedi nell'acqua. Ci consentivano a volte di restare a lungo, anche tre o quattro ore, senza bende e slegati. Non si è però mai instaurato un rapporto di vera e propria amicizia» [Sta. Se. 24/12/1979]. • Su quei 117 giorni terribili De André scrisse: : «Vivere a fianco per 24 ore al giorno legati, senza Dori, sarei probabilmente morto di alcol, di pessimismo, di dolore o semplicemente di autodistruzione». • Hotel Supramonte è il titolo del pezzo che allude al sequestro • Tre anni più tardi, nel 1984, esce Creuza de ma, un album destinato alla storia: realizzato insieme a Mauro Pagani. Il disco, interamente cantato in genovese, segna una pietra miliare per l’allora nascente world music. Nell’album successivo, Le nuvole, De André si ispira ad Aristofane. [Rep. 12/1/1999]. • Il 7 dicembre 1989 a Tempio Pausania De André sposa Dori Ghezzi. • Dori: «Quattro anni prima era scomparso il papà di Fabrizio che, prima di andarsene gli aveva fatto promettere di non bere più. E Fabrizio ha mantenuto la promessa. Peccato che il papà, accanito fumatore, non gli avesse fatto promettere di smetterla anche con le sigarette. Fabrizio se n'è andato per colpa del tabacco. Non ha voluto trovare la forza di smettere» (Dori Ghezzi a Gigi Vesigna per Famiglia Cristiana). •  L’11 gennaio 1999 De André muore stroncato dal cancro a 58 anni al’Istituto dei Tumori, dove era ricoverato da qualche tempo.