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 2017  ottobre 23 Lunedì calendario

• Gemona del Friuli (Udine) 12 ottobre 1962. Manager. Ex numero uno di Finmek. Arrestato il 7 giugno 2007, accuse: associazione per delinquere, bancarotta, falso in bilancio, riciclaggio (per 17 milioni), malversazione ai danni dello Stato, aggiotaggio e appropriazione indebita.
• «Un buco da un miliardo che ha affondato l’intera galassia Finmek, finita in amministrazione straordinaria a fine 2004, lasciando 6 mila persone senza lavoro e mandando in fumo 150 milioni di bond emessi nel 2001 da Caboto Banca Intesa e sottoscritti da un migliaio di risparmiatori. Il responsabile numero uno del crac, secondo le carte degli inquirenti, sarebbe proprio Carlo Fulchir, l’ex enfant prodige dell’informatica italiana che grazie a una rete di relazioni bipartisan e a una grande capacità di comunicazione si era candidato a fine millennio al ruolo di risanatore dell’informatica nazionale, rilevando per un piatto di lenticchie aziende in crisi (dagli ex pc Olivetti alla Telit fino ad alcuni rami d’impresa di Italtel) per rilanciarli. Strada facendo si era guadagnato – secondo la Finanza – il ruolo di consulente dell’innovazione nel governo D’Alema, aveva aperto il cda della sua Mekfin a Umberto Minopoli uomo di Bersani, ma strizzando però l’occhio anche al fronte opposto entrando nell’azionariato del Domenicale di Marcello Dell’Utri» (Ettore Livini).
• Fulchir, interrogato dal pm Paola De Franceschi, si è difeso ricordando di aver finanziato il gruppo con 15 milioni di euro nel marzo 2004, poco prima del crac. Assolto in diversi procedimenti, il 6 dicembre 2007 ha patteggiato la condanna a 4 anni e 9 mesi (pena condonata per 3 anni) ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. «Ho deciso di patteggiare la pena a Padova per il processo Finmek per evitare lunghi e snervanti processi» [a Giampaolo Sarti, Pic 17/4/2013].
Condannati anche il fratello Lorenzo (2 anni, pena sospesa) e la moglie di Carlo, Doris Nicolosio (2 anni e 6 mesi, pena condonata). Nel luglio 2008 è stato scoperto e confiscato dal Gip Rita Bortolotti un conto di 4 milioni e 50 mila euro, trasferiti da Doris Nicolosio nel 2005 dalle casse della Finmek in una banca austriaca su un conto intestato a lei e al marito.
• Ha creato un sito internet per raccontare la sua verità su quei fatti [Giovanni Tomasin, Pic 6/4/2013].
• Chiusa la vicenda giudiziaria, ha abbandonato i grandi scenari e si è dedicato al percorso imprenditoriale dei suoi due figli: Stefano (1986) ed Eva (1989).al marito.