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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

la strage frusta i Grandi Elettori (art del 24/5/1992)

Corriere della Sera, domenica 24 maggio 1992
La notizia della strage di Palermo toglie il fiato ai Grandi Elettori di Montecitorio. Scoprono di vergognarsi per i bizantinismi degli ultimi giorni, riprovano le angosce dei tempi di Moro. Soprattutto giurano di eleggere oggi stesso un presidente della Repubblica. L’impatto emotivo ha l’effetto di un elettroshock di massa. E dal balletto delle ripicche di un qualsiasi sabato quirinalizio si passa a una frenetica girandola di riunioni. Molte erano in calendario, ma cambiano nella forma e nella sostanza per il peso di quei morti: Craxi e Vizzini si vedono due volte, Occhetto parla al telefono con Craxi, La Malfa incontra la delegazione dc. Intanto, da Palazzo Giustiniani, dove esercita le sue funzioni di capo provvisorio dello Stato, Giovanni Spadolini rilascia una dichiarazione in cui definisce Falcone ] La notizia della strage di Palermo toglie il fiato ai Grandi Elettori di Montecitorio. Scoprono di vergognarsi per i bizantinismi degli ultimi giorni, riprovano le angosce dei tempi di Moro. Soprattutto giurano di eleggere oggi stesso un presidente della Repubblica. L’impatto emotivo ha l’effetto di un elettroshock di massa. E dal balletto delle ripicche di un qualsiasi sabato quirinalizio si passa a una frenetica girandola di riunioni. Molte erano in calendario, ma cambiano nella forma e nella sostanza per il peso di quei morti: Craxi e Vizzini si vedono due volte, Occhetto parla al telefono con Craxi, La Malfa incontra la delegazione dc. Intanto, da Palazzo Giustiniani, dove esercita le sue funzioni di capo provvisorio dello Stato, Giovanni Spadolini rilascia una dichiarazione in cui definisce Falcone "intrepido difensore della legalità repubblicana e simbolo irriducibile della lotta senza quartiere ingaggiata contro la delinquenza mafiosa. Non il timore della risposta dello Stato né la pietà per vittime innocenti sembra arrestare la disumana determinazione del crimine organizzato, che non esita a colpire con cieca furia e con totale disprezzo della vita umana. In questa ora di dolore vorrei ribadire, a nome della nazione intera, l’ammirazione, la gratitudine, l’incondizionato sostegno della magistratura alle forze dell’ordine e a quanti sono coraggiosamente impegnati, a rischio della vita, nella difesa dello Stato e della pacifica convivenza". A pochi metri di distanza, un altro presidente pro tempore, Giulio Andreotti, da Palazzo Chigi dichiara: "Vi sono fatti di crudeltà criminale comunque sconvolgenti, ma quando al centro di una strage vi è un uomo come Falcone si prova un senso particolare di rabbia e di condanna. Era un vero servitore della Giustizia. Coraggioso, indipendente, leale. La sua battaglia contro la mafia deve continuare con rafforzato vigore". Dice Francesco Cossiga al telefono: "Onoro in Falcone l’esemplare servitore dello Stato, un magistrato indipendente e coraggioso, e il cittadino esemplare. Sono profondamente addolorato per morte di un amico leale e sincero". Ma è a Montecitorio che si vive in pieno lo psicodramma collettivo di un migliaio di persone già stanche e adesso inebetite. Parla Arnaldo Forlani: "La ferocia e la protervia della sfida non devono incontrare ora solo lo sgomento. Le forze politiche responsabili si uniscano per rendere possibile la risposta adeguata alla gravità dell’attacco". Il segretario del Psi, Bettino Craxi, e quello del Psdi, Carlo Vizzini, erano riuniti quando qualcuno ha gridato la notizia. Hanno affrontato pallidi in volto i giornalisti. Craxi: "Bisogna reagire prima che la sfiducia finisca per travolgere ogni cosa. Lo Stato non deve apparire impotente di fronte a questa offensiva sanguinaria che lo sfida, lo colpisce, lo sconfigge. Le istituzioni in crisi diventano esse stesse il più grande incoraggiamento per le aggressioni criminali". Vizzini è andato oltre, prevedendo per oggi l’elezione del successore di Cossiga: "In queste condizioni, c’è bisogno di una soluzione... non mi interessano gli aggettivi, se istituzionale o meno. L’importante è che riusciamo a eleggere un capo dello Stato. Provo, come parlamentare, imbarazzo e anche un po’di vergogna. Non riesco a pensare alle candidature, sono sconvolto. Credo che avremmo dovuto fare prima. È certo che va data una risposta a questa crisi delle istituzioni, che non può più andare avanti così neanche per un minuto". È scosso anche Giorgio La Malfa, segretario pri: "Questo barbaro assassinio impone un’immediata accelerazione per eleggere subito un capo dello Stato che dia al Paese garanzia di fiducia nello Stato, nei suoi valori e nella sua forza". A chi gli chiedeva se davvero fosse prevedibile l’elezione per oggi ha detto: "È l’obiettivo e il mio auspicio. Ci hanno parlato di una candidatura istituzionale. La nostra risposta è stata sì ". Nicola Mancino, capogruppo dei senatori dc, quasi piange. Ricorda Falcone e si preoccupa dello spettacolo offerto in questi giorni: "La politica non dovrebbe mai decidere sulla spinta di fatti così gravi. L’opinione pubblica non saprà mai che ci stavamo già muovendo verso una svolta, i gruppi li avevamo riuniti per domani pomeriggio". Il segretario del Pds, Achille Occhetto, replica all’ossessiva domanda: "Domani avremo un presidente?" con tre risposte: "Spero che si faccia, auspico che si faccia, ritengo che bisognerebbe farlo". Verso le 21, dopo una telefonata con Craxi, puntualizza: "Credo che tra domani e lunedì si riusciranno a risolvere quei problemi che finora hanno impedito l’elezione". L’unico a parlare esplicitamente di candidature, nonostante il momento, è Marco Pannella: "Occorre ora eleggere una personalità di grande prestigio, di grande esperienza e di grande indipendenza. Scalfaro, e forse solamente Scalfaro, fornisce costituzionalmente una garanzia". A poca distanza, Stefano Rodotà , vicepresidente pds della Camera, confessa: "Non mi voglio far trascinare dalle dietrologie, ma questi sono fatti che ricordano gli anni in cui gli attentati terroristici avevano una impressionante sintonia con i fatti istituzionali. Per esempio, il caso Moro e pure il sequestro del giudice Sossi, in pieno referendum sul divorzio".
Paolo Conti