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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Francavilla Fontana (Brindisi) 31 gennaio 1963. Giudice. È il gip (giudice per le indagini preliminari) del caso Fiorani-Ricucci-Consorte, da lei trattato con la massima severità. «Ogni magistrato dovrebbe fare prima il poliziotto».
• La madre, Stella Bungaro, era insegnante di matematica, il padre Gaspare avvocato (ma si occupava dell’azienda agricola di famiglia). Laurea in Giurisprudenza a Bari. «Da ragazza sognava di fare la ricercatrice ma, come tanti giovani del Sud, fu costretta a scegliere la più garantita strada del concorso pubblico. Ne tentò due: per entrare in polizia e in magistratura. Commissario di Ps, dall’89, si meritò un encomio solenne dall’allora capo della polizia, Parisi, per avere ben gestito l’emergenza invasione-albanesi in Puglia. Un’esperienza, un destino. Dopo anni di procedimenti più o meno noti (rinvio a giudizio di Marcello Dell’Utri, ultimo atto del processo su piazza Fontana), di qualche polemica (si è attirata le ire dei radicali per aver assolto il pentito Melluso, quello che aveva accusato Enzo Tortora) Forleo è assurta alla vera celebrità per aver fatto scarcerare dei sospetti terroristi islamici e sostenuto che non si possono equiparare i terroristi ai “resistenti iracheni”. “Una sentenza che non avrebbe scritto neanche Totò”, dichiarò il leghista Mario Borghezio. “Fa rivoltare lo stomaco”, attaccò il ministro Roberto Calderoli. Reazione del gip? Querele per diffamazione, la difesa affidata a un’altra donna tosta, l’avvocato Giulia Bongiorno. “La dottoressa Forleo”, assicura Bongiorno, “è persona seria, estremamente intelligente, assolutamente apolitica”. A riprova del suo ben operato c’è chi cita altre sentenze in linea (Corte d’Assise di Milano) e il fatto che gli ispettori ministeriali non hanno trovato nulla a suo carico; d’altra parte c’è l’appello alla sentenza – 50 pagine durissime, critiche a un modo di argomentare “contraddittorio” e più da convegno sulle origini del terrorismo che da tribunale – a firma del magistrato Armando Spataro. Senza tregua. Aveva appena fatto la pace con Francesco Cossiga (le aveva consigliato di darsi allo sport ma, dopo aver letto gli atti, le ha telefonato sia a casa che in ufficio per solidarizzare e invitarla a cena al circolo tennis Roma), era stata promossa a magistrato di Corte d’Appello, poteva stare serena, Clementina. Ed invece è scesa di nuovo in campo a difesa, tra la folla urlante, di un extracomunitario inseguito dalla polizia nella metropolitana. “Disprezzo la violenza soprattutto quando è compiuta dalle forze dell’ordine”, ha ribattuto a chi le consigliava maggior discrezione. Bastava un bel rapporto! Risultato: oltre la delicata inchiesta sulle banche ha ricevuto una nuova visita dagli ispettori. Ma soprattutto, dicono i suoi amici, delle minacce» (Chiara Beria D’Argentine).
• «L’esuberante Clementina Forleo a me pare la (sprovveduta) comparsa di una farsa all’italiana i cui principali protagonisti sono: l’establishment finanziario con le sue propaggini politiche e mediatiche; la sinistra ex Pci-Ds e le sue appendici economiche; l’ordine giudiziario. Atto primo: poiché il vero potere è, in Italia, quello delle banche, i Democratici di sinistra, attraverso la scalata di Unipol alla Banca nazionale del lavoro, contano di entrare nel “salotto buono” della finanza nazionale, dove già ci sono gli “amici” delle altre forze politiche. “Allora, abbiamo una banca” (Fassino) o “facci sognare” (D’Alema) – dalle intercettazioni telefoniche in mano alla magistratura – sono espressioni che rivelano sia uno storico complesso di inferiorità sia un malcelato desiderio di rivincita. Ma non prefigurano ancora un reato. Atto secondo: l’establishment economico e finanziario reagisce alla scalata Unipol, difendendo, come è naturale, il proprio orticello e mettendo in campo le armi, anche parlamentari, di cui dispone. Parte il massacro politico e mediatico dei Ds, accusati di confondere politica e affari, e la delegittimazione di Unipol, grazie anche a certe opacità dei suoi massimi dirigenti. Atto terzo: la Forleo chiede l’autorizzazione al Parlamento per utilizzare le intercettazioni di Fassino, D’Alema, Latorre: “A parere di questa autorità giudiziaria sarà il placet del Parlamento a rendere possibile la procedibilità penale nei confronti dei suoi membri, i quali, all’evidenza, appaiono non passivi percettori di informazioni pur penalmente rilevanti, ma consapevoli complici di un disegno criminoso”. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dice al Consiglio superiore della magistratura di cui è a capo: “Rinnovo il richiamo a non inserire in atti processuali valutazioni e riferimenti non pertinenti e chiaramente eccedenti rispetto alla finalità dei provvedimenti”. Per il Pg della Cassazione, l’ordinanza della Forleo è “abnorme”; opinione non condivisa, fra gli altri giuristi, dal professor Franco Cordero per il quale “l’atto configura una denuncia obbligatoria”. Insomma, non si vede come la Forleo — che commette però la dabbenaggine di andare in Tv — avrebbe potuto motivare altrimenti la sua richiesta. Infine, il Consiglio superiore avvia una pratica per il suo trasferimento» (Piero Ostellino).
• Interrogata dal Csm, la Forleo disse di aver saputo dal procuratore generale di Milano Mario Blandini che D’Alema era preoccupato perché temeva che dalle intercettazioni emergessero sue vicende private, tra cui frasi poco gentili su colleghi di partito come l’allora segretario dei Ds Piero Fassino. Con una memoria al Csm chiarì in seguito di non aver mai parlato di pressioni dei «poteri forti» per condizionare le sue decisioni nell’indagine Unipol-Bnl («teorema» costruito da altri), ma solo della «solitudine del giudice quando deve trattare vicende che toccano» quei poteri, «concetti sui quali è legittimo che ciascun cittadino dibatta, quindi anche un magistrato».
• Sottoposta ad azione disciplinare da parte del pg della Cassazione Mario Delli Priscoli, disse che «attivando il procedimento sul suo conto l’alto magistrato si sarebbe liberato di un debito morale che aveva con un non meglio precisato potere politico-giudiziario, che avrebbe tenuto fuori dalla faccenda di via Poma suo figlio Francesco» (Massimo Martinelli). Dinanzi al Csm, disse di aver appreso questo particolate dall’ex magistrato Ferdinando Imposimato, suo “maestro”, che però smentì. Tali smentite di Imposimato furono poi oggetto di procedimento penale presso la procura di Perugia, procedimento conclusosi con decreto di archiviazione ma la cui motivazione ha dato atto della piena attendibilità delle dichiarazioni della Forleo rispetto a quelle di Imposimato. «Mi dispiace che il dottor Imposimato abbia avuto un certo imbarazzo a confermare alcune confidenze che mi aveva fatto sul caso di via Poma nonostante io avessi fornito agli inquirenti dati che non avrei potuto altrimenti conoscere. Avevo grande stima del dottor Imposimato. La procura di Perugia ha attestato la mia credibilità e ha archiviato, dopo aver assistito, nel corso di un confronto, al “rientro” delle dichiarazioni di Imposimato» (a Raffaella Fanelli) [Oggi 10/4/2012].
• «Clementina Forleo è stata messa sul carro, le hanno stracciato il colletto, legato le mani e così è stata portata al patibolo fra due ali di giornalisti e magistrati festanti che mostravano i pugni. La ghigliottina è sostituita da una macchina più complessa che decapita magistrati riottosi, nemici della casta di comando. Sulla lama è incisa la parola trasferimento, ovvero deportazione e morte civile, versione magistrale per magistrati ispirata alla Cayenna, che era chiamata “ghigliottina secca”. Forleo è dunque salita sulla stessa carretta che ha già portato all’esecuzione magistrati come Luigi De Magistris, Tiziana Parenti e tanti altri, tutti “di sinistra”, ma che, come Clementina, avevano osato ficcare il naso nel Sacro Graal dei veri templari, quel gruppo di potere e di interdizione composto da politici, magistrati e giornalisti velinari e velenosi, quelle creature vampiresche e crepuscolari che escono dalle procure con le tasche gonfie di cartacce e che emettono articoli-pizzini per conto dei loro padroni» (Paolo Guzzanti).
• «Un giudice finisce illuminato dall’attenzione dell’opinione pubblica mentre provvede alle richieste dei pubblici ministeri che scoprono i trucchi delle scalate Bpi/Antonveneta e Unipol/Bnl. L’improvvisa visibilità ne sollecita l’ambizione. Deve chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare nel processo le telefonate tra banchieri e politici. Eccede con opinioni irrituali. Non le spetta ventilare ipotesi delittuose contro i parlamentari “quasi-imputati”. Per molti non è affar suo, ma cede alla tentazione per orgoglio e, forse, per vanità. Corretto con severità dal capo dello Stato, anche presidente del Consiglio superiore della magistratura, il giudice corre ai ripari per proteggersi da una probabile censura disciplinare. Mal consigliata, segnala un complotto di “ambienti politico-giudiziari che la vogliono rovinare”; una manovra dei giornali che la fraintendono con intenzione; l’ostilità dell’associazione magistrati che la isola; il malanimo dei magistrati-blogger che la criticano; l’animosità della Camera che “stigmatizza” il suo lavoro; l’inimicizia dei magistrati di Brindisi che “le vogliono dare una lezione”; il livore aggressivo di carabinieri e poliziotti. Il giudice conquista, in due occasioni, il talk-show di prima serata (Annozero - ndr) e rincara la dose. Denuncia di aver subito “interferenze e intimidazioni istituzionali”. Diventa un’eroina. La si glorifica come l’icona di una magistratura che con coraggio difende l’autonomia e l’indipendenza da un potere politico minaccioso, pervasivo, forse assassino, “come nel film Le vite degli altri dice il giudice in tv. Alle prese con questa scena, il Consiglio superiore della magistratura interviene – che deve fare? – per dare un nome ai congiurati che accerchiano la toga e – sorpresa e imbarazzo – il complotto si sgonfia come un soufflé malfatto. I testimoni offerti dal giudice negano il suo racconto, correggono i suoi ricordi, la smentiscono. Il Csm conclude, sconsolato, che “le interferenze e le intimidazioni istituzionali non trovano alcun riscontro”: la cospirazione è immaginaria, l’allarme immotivato. Il trasferimento del giudice per “incompatibilità ambientale e funzionale” è la dignitosa via d’uscita per chiudere una dolorosa vicenda fatta di scelte impudenti in attesa che la procura di Brescia metta ordine alle accuse del giudice e alle testimonianze contraddittorie dei suoi confidenti» (Giuseppe D’Avanzo).
• Ha sollevato sospetti sulla morte dei genitori, avvenuta il 28 agosto 2005 in un incidente stradale (alla guida c’era il marito, che si è salvato): «Il 5 maggio viene distrutta una loro villa di campagna, il 20 giugno viene incendiato l’intero raccolto di foraggio dell’azienda agricola di famiglia e il 21 luglio la Forleo riceve una lettera che dice: “Andrai dietro la bara dei tuoi genitori”. In tutto questo periodo, i genitori della Forleo ricevono decine di telefonate anonime di minacce, anche mute. È una coincidenza, ma in quelle settimane è noto a tutti che la Forleo si sta occupando della scalata bancaria Unipol-Bnl. Così quando accade l’incidente, la prima cosa a cui pensa la Forleo è un sabotaggio dell’auto. I pm di Brindisi fanno una “relazione” soltanto il 29 agosto 2005. Il giorno dopo la Forleo riceve un’altra lettera di “felicitazioni” per il grave lutto» (Carlo Vulpio).
• Il processo per le minacce ai genitori fu archiviato nel 2007 per essere rimasti ignoti gli autori dei fatti (danneggiamenti, incendi dolosi, molestie telefoniche). Nell’ordinanza di archiviazione del gip di Brindisi si dà atto, quanto in particolare alle molestie telefoniche consistite in “squilli” in ore notturne, dell’impossibilità di pervenire all’autore degli stessi data la normativa allora vigente.
• Forleo aveva anche promosso un procedimento per abuso d’ufficio e calunnia nei confronti di due magistrati della Procura di Brindisi, Alberto Santacatterina e Antonino Negro, e del maggiore dei carabinieri Pasquale Ferrari, perché avrebbero compiuto una serie di omissioni e violazioni nell’inchiesta relativa alla morte dei suoi genitori, ma il gip di Potenza, Luigi Spina, ha disposto l’archiviazione [Cds 28/1/2011].
• Avendo nell’estate 2007 chiesto al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche del caso Unipol/Bnl sostenendo nella sua ordinanza che il ministro Massimo D’Alema e il senatore Nicola Latorre, entrambi non indagati, «erano consapevoli complici di un disegno criminoso», nel 2008 è stata rinviata a giudizio davanti alla sezione disciplinare del Csm con l’accusa di aver violato l’«obbligo di imparzialità, correttezza ed equilibrio» nonché di aver formulato un giudizio «abnorme e non richiesto connotato da accenti suggestivi e stigmatizzatori» (processo il 27 giugno a Palazzo dei Marescialli). Il 12 maggio 2008 la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ne ha ordinato il trasferimento d’ufficio dal Tribunale di Milano causa le sue esternazioni durante una puntata della trasmissione tv Annozero (25 ottobre 2007. Disse tra l’altro: «Soggetti istituzionali hanno tentato di delegittimarmi»).
• Il 27 giugno 2008 il Csm ha assolto Forleo dalle accuse riguardanti le sue dichiarazioni relative all’inchiesta Unipol, perché il fatto non costituisce illecito disciplinare. E il 15 giugno 2012 è stata pure assolta dall’addebito concernente ritardi nella trattazioni di procedimenti pendenti alla data del suo trasferimento a Cremona, per insussistenza del fatto.
• Dall’11 aprile 2012 è tornata al Palazzo di Giustizia di Milano dopo aver vinto una battaglia al Tar e al Consiglio di Stato contro la decisione di allontanarla «per incompatibilità ambientale» presa dal Csm. «Ho sempre creduto nella giustizia. È vero anche che se non avessi avuto i mezzi economici, il sostegno delle persone che amo e il mio carattere, forse non sarei andata avanti. Avrei scelto la via più facile, avrei scelto un’altra sede, più comoda, più tranquilla, ma il mio posto è a Milano. È qui che sono arrivata nel 1991 ed è questa che considero la mia sede naturale» (a Raffaella Fanelli) [Oggi 10/4/2012].
• Il 20 febbraio 2013, con dodici voti contro dieci, il Plenum del Csm aveva votato a maggioranza contro la sua progressione in carriera, deliberando contestualmente la trasmissione della pratica alla Terza Commissione, dalla quale Forleo fu in seguito sentita sentita. A seguito della successiva istruttoria, il 17 luglio 2013 il Plenum ha deliberato con effetto retroattivo la sua progressione.
• Il 22 ottobre 2012 ha pubblicato sulla sua pagina Facebook «Votiamo Grillo e in massa…non ci sono alternative!» ma dopo un fiume di polemiche ha aggiunto: «Ragazzi (e non) ho espresso una mia volontà sulla mia bacheca…magari mi pentirò, magari cambierò idea (solo gli imbecilli non la cambiano mai)…liberi di dissentire e di votare chi vi pare… Buona serata a tutti!».
• Tra i suoi sostenitori Beppe Grillo e Marco Travaglio (che tiene il blog clementinafaccisognare.ilcannocchiale.it).
• Nel 2008 è stato pubblicato da Aliberti il libro-intervista di Antonio Massari Clementina Forleo. Un giudice contro, con prefazione di Travaglio.
• Fierissima di essere stata insignita dell’onorificenza di “Alfiere del Lavoro” per essere stata uno dei 25 migliori maturandi d’Italia, al liceo scientifico della sua città.
• Appassionata nuotatrice. Va spesso al poligono di tiro a esercitarsi con la pistola.
• Il 30 luglio 2006 sposò con rito civile (seconde nozze) l’ingegnere Giuseppe Franzoso. Una figlia, Stella (23 settembre 2010).