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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Frosinone 11 gennaio 1959. Giornalista. Direttore del Corriere della Sera dal 1 maggio 2015.
• Elementari e medie in un istituto di suore, dove la madre lavora come cuoca, maturità scientifica al liceo Severi. D’estate, per mantenersi agli studi, lavora a Fiuggi come portiere d’albergo. La laurea in Filosofia del Linguaggio a Roma (tesi su Karl Popper discussa con Tullio Di Mauro). Inizi all’Ansa di Frosinone (1982), per undici anni scrive di politica e di cronaca giudiziaria sull’Unità (1986-1997) fino a quando nel 1997 entra all’Ufficio centrale del Corriere della Sera. Nel 2003 diventa vicedirettore con Paolo Mieli direttore e nel 2009, con il ritorno di Ferruccio de Bortoli, viene nominato condirettore.
• « Di lui si diceva difettasse del physique du rôle, qualità ritenuta indispensabile a un grande direttore. Troppo semplice, troppo schivo. Niente bizze. Niente urlacci. La high society, poi, non sa nemmeno dov’è di casa. Come può uno così anche solo immaginare di conquistare la direzione del Corriere della Sera? Appena il nome di Luciano Fontana era apparso nella lista dei possibili successori di de Bortoli, la domanda retorica e futile aveva preso a ondeggiare con petulanza nei salotti milanesi (e non solo). C’era chi arricciava il naso, chi allargava gli occhi e chi sbuffava con l’aria di quelli che la sanno lunga: quello lì direttore? Figuremess! E invece ecco che lui, Luciano Fontana, uomo schivo e modesto (il che non vuol dire mite), ha conquistato il titolo.» (Carlo Riva) [Prima Comunicazione 5/2015].
• «Il peso di essere diventato il direttore del Corriere della Sera? Lo sento molto e si è visto anche da quanto ci hanno messo a decidere. Qualcuno ha detto che si fa prima a scegliere il presidente della Repubblica o addirittura il Papa. Io sono un uomo di macchina, ovvero una di quelle persone che seguono il prodotto e fanno i progetti, certo meno esposte pubblicamente. Comunque sono arrivato abbastanza impreparato perché non me l’aspettavo, era una delle possibilità, e fino all’ultimo non ho voluto pensarci e non mi ero preparato un discorso» (a Fabio Fazio, a Che tempo che fa).
• «Luciano Fontana è un giornalista atipico. Evviva. Intanto, è di Frosinone. Il ciociaro a via Solferino dopo i semidei siciliani, i romagnoli, i fiorentini di Pian de’ Giullari e i genovesi con piede marino, e altri dell’Italia risorgimentale tutta, bè, il ciociaro, in diretta dallo Stato Pontificio, si fa notare. Temperamento sodo, spontaneità educata ma coriacea, disciplina come dote naturale, e anche autonomia, dovrebbero caratterizzarlo. A guardarlo adesso, seduto di sghembo sul tavolone della sala Albertini, divisa grigio-blu in panno d’ordinanza, il nuovo direttore sembra il ritratto fotografico di un “corrierista” fatto e rifatto. Ma per come lo conosco io, le cose stanno altrimenti. Fontana, intanto, è comunista vero. Nasce nel comparto della gavetta dell’Unità ai tempi, tra i Settanta e gli Ottanta, in cui quello del giornalista comunista era un onesto lavoro politico, nutrito di spirito professionale e osservante di regole militanti da buon giornalismo schierato e partigiano, di tendenza si dice oggi. Lo incontravo nella sua timidezza, scaltrita dalla vita e da un passo evidentemente più sicuro di quanto sembrasse, a Villa Mirafiori, che all’inizio degli Ottanta era la sede della facoltà di Filosofia dell’Università di Roma, un edificio savoiardo infiorato di giardini e biblioteche e aule sulla via Nomentana. Un tipo così, studente-lavoratore dell’umile Italia preappenninica, non deve sentire complessi di sorta rispetto alla concorrenza mondana del gruppo De Benedetti, il che è già di per sé una virtù visto il bisogno di conflittualità civile e di editori e giornali non convergenti e non tutti immersi nello stesso mainstream» (Giuliano Ferrara) [Fog 4/5/2015].
• «Non c’è un comunista a capo del Corriere della Sera. Io e Ferrara facevamo l’università insieme e forse lui all’epoca era più comunista di me. Ho lavorato all’Unità e questo è incontrovertibile ma sono ormai da 20 anni al Corriere della Sera e il Corriere della Sera cambia le persone, come lo stesso Ferrara è cambiato nel corso della sua vita. È legittimo e giusto cambiare nel corso degli anni» (a Fabio Fazio, cit.).
• Sposato, due figli, Simone e Martina.
• Romanista. Appassionato di cavalli.