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 2017  aprile 28 calendario

• Modica (Ragusa) 31 marzo 1955. Politico. Ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016). Ministro per le Pari opportunità nel Prodi I (1996-1998). Eletta alla Camera nel 1987 col Pci, nel 1992 e 1994 col Pds, nel 1996 e 2001 con l’Ulivo. Eletta al Senato nel 2006 con l’Ulivo, fatta capogruppo, fece i miracoli per difendere la risicatissima maggioranza del Prodi II (Jannuzzi: «Con un altro capogruppo Prodi non sarebbe durato un giorno»), nel 2008 col Pd. Confermata capogruppo al Senato. Nello stesso anno candidata anche alla presidenza della Regione Sicilia, fu pesantemente sconfitta da Raffaele Lombardo (65,35% contro 30,38%). Nel 2013 nuovamente eletta al Senato (Pd), e nominata presidente della commissione Affari costituzionali. «Un uomo con il mio curriculum sarebbe già presidente della Repubblica».
• Il padre Luigi, capo della Procura di Enna e presidente di sezione della Corte d’appello di Catania. Le agiografie dicono che difendeva i contadini nelle lotte agrarie dell’epoca, facendosi forte della Costituzione. Liceo Cutelli, laurea in Giurisprudenza, breve carriera da pallavolista dilettante. Borsa di studio per lavorare in Banca d’Italia. Pretore a Leonforte e pm a Catania. «“In effetti ero una ragazza brillante. Ho fatto troppe cose da piccola, per questo non so cosa fare da grande”. A 32 anni è già parlamentare, nonostante Violante la preferisca in toga (è la legislatura che comincia nel 1987, debutta con lei anche Massimo D’Alema – ndr). Alla Bolognina è proprio Violante ad asciugarle le lacrime (“ho visto arrivare per fax il simbolo del nuovo partito. Non ho retto”)» (Aldo Cazzullo).
• «Nominata ministro delle Pari opportunità del governo Prodi senza mai essersi occupata in modo specifico di questioni femminili, era stata accolta con lamentele e musi lunghi. In pochi mesi era già diventata una femminista di lungo corso, stimata e apprezzata dalle varie anime del movimento, compresi i gruppi lesbici che avevano fatto di Anna la loro icona» (Chiara Valentini).
• «Nell’aprile 2006, doveva diventare ministro dell’Interno. L’ha spuntata invece Giuliano Amato, il solito maschio. Il mese dopo, circolava il suo nome come capo dello Stato. “Ci vuole un segno di novità. Magari una donna” aveva bofonchiato Romano Prodi con quella sua aria ispirata che preannuncia il nulla. Così, al Quirinale è andato Giorgio Napolitano, Ds pure lui ma con i pantaloni. E fin qui, passi. Ma la mazzata vera Annuzza l’ha presa quando le hanno scippato la segreteria del nascente Partito democratico che credeva di avere in tasca. Battuta sul filo da Walter Veltroni, Finocchiaro è rimasta di peste» (Giancarlo Perna).
• Nel 2007 ha difeso Schifani dalle accuse di Travaglio (vedi anche Fabio Fazio): «È inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, su una rete pubblica, senza contraddittorio», presa di posizione che le costò l’appellativo di «ineffabile» da parte di Antonio Tabucchi.
• Nel 2012 criticata per una foto che la ritraeva mentre faceva la spesa da Ikea con gli uomini della scorta. «Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e nonostante ciò provo a fare una vita normale, anche da Ikea». Nel dicembre 2013 è stata esclusa dalla nuova direzione nazionale del Pd, segretario Matteo Renzi.
• Il 28 gennaio 2013, da Bruno Vespa, a Porta a Porta, nel corso di una discussione con Mariastella Gelmini scivolò sulle bidelle: «Qui stiamo parlando di parlamentari della Repubblica, non di bidelle». Feroci critiche, nonostante l’aggiunta «Con tutto il rispetto per un lavoro importantissimo».
• Nel dicembre 2016, in seguito alla bocciatura referendaria della riforma costituzionale Renzi-Boschi alla cui stesura la stessa Finocchiaro aveva collaborato, il ritorno al governo. «Mentre accoglieva con l’accenno di un sorriso l’abbraccio della ministra Maria Elena Boschi, a festeggiare uno dei passaggi più difficili delle riforme costituzionali al Senato, Anna Finocchiaro, la relatrice, non poteva immaginare che a distanza di qualche mese avrebbe preso il suo posto. E che lo avrebbe fatto proprio in virtù del fallimento di quelle riforme. “Ha tolto a Maria Elena molte castagne dal fuoco, anche forzando su se stessa”, racconta uno dei senatori più vicini alla nuova ministra Pd per i Rapporti con il Parlamento, che sul suo istinto di protezione nei confronti della trentacinquenne aveva ammesso: “Mi è scattato il maternage”. Un lavoro fianco a fianco, nell’iter della legge al Senato, con la presidente della commissione Affari costituzionali intenta a mediare e riscrivere per far sì che il testo passasse senza rendere Palazzo Madama – parole sue – “un dopolavoro”. “Dopo il referendum l’ho vista rabbuiata – continua il collega – ha passato l’ultimo mese a girare in lungo e in largo per spiegare la riforma, ha cercato in ogni modo di portare dalla sua parte alcuni dei costituzionalisti che la osteggiavano, ha perfino provato a convincere Massimo D’Alema, che a sua volta tentava di convincere lei. Ma non è servito”. “Ringrazio Paolo Gentiloni per la fiducia – dice ora Anna Finocchiaro, unica vera new entry del governo insieme a Valeria Fedeli all’Istruzione –, cercherò di lavorare con sobrietà e serietà. Sono convinta che il Parlamento sarà decisivo e centrale, a cominciare dalla questione della legge elettorale: partiremo dalla sentenza della Consulta”. Tocca subito il punto, la neoministra. La principale ragione per cui questo governo doveva nascere: la necessità di superare l’Italicum» (Annalisa Cuzzocrea) [Rep 13/12/2016].
• «Anna poteva essere al posto di Veltroni al partito. Anna poteva essere al posto di Amato al Viminale. Anna poteva essere al posto di Lombardo a Palazzo dei Normanni. Anna poteva essere al posto di Grasso al Senato. Anna poteva essere al posto di Napolitano al Quirinale – e c’è da immaginare che figura, tra arazzi e corazzieri! Invece persino al suo posto di ministro, un dì di rovinose e stitiche maggioranze, misero la Katia Bellillo da Foligno» (Stefano Di Michele) [Fog 21/12/2013].
• «È la donna più amata della politica italiana. Seria, preparata, appassionata lettrice dello scrittore israeliano Yehoshua e del poeta Giovanni Giudici, seducente. Gli uomini s’inchinano ammirati all’incontro dell’intelligenza con la bellezza della maturità; incontro che, vent’anni dopo, resta così affascinante da ricordare i tempi in cui, tra avvocati e giudici della Procura di Catania, la giovanissima pubblico ministero era nota – con formula degna di un romanzo di Brancati – come “la pretora bona”» (Francesca Paci).
• «“La più gnocca in politica è Anna Finocchiaro”. Falso, ritiri immediatamente il giudizio. “Confermo. E da quando ha gli occhiali, è ancora più eccitante”» (Vincenzo Cerami ad Andrea Marcenaro).
• Vegetariana, colleziona angeli di ceramica, non ha avuto paura di rispondere alla domanda: «Meglio le mutande o gli slip?» («Gli slip»).
• «Ragazze, in tempo di crisi per prima cosa andate dal parrucchiere» (a Marianna Rizzini).
• Sposata col ginecologo Melchiorre Fidelbo (Catania 1° marzo 1953), due figlie, Miranda (1988) e Costanza (1994).