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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Pontremoli (Massa) 17 aprile 1971. Magistrato. Dal 2 maggio 2013 sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta e Renzi. Dal 23 gennaio 2011 segretario generale di Magistratura indipendente. Nel marzo 2010 fu accusato di far parte della “cricca” del commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, cui avrebbe fornito pareri giuridici per stoppare i talk show anti Berlusconi. Dal 2006 al 2010 membro del Csm.
• «Togato del Csm per Magistratura indipendente, figlio di Enrico, magistrato anche lui e ministro dei Lavori pubblici del Psdi (poi forzista) famoso per il limite dei 110 all’ora (...) a Massa, ha fatto il giudice di tribunale. Da lì ha lanciato la scalata al Csm. (...) Giusto prima di essere eletto con 553 voti finì nelle intercettazioni di Calciopoli. Componente della commissione vertenze economiche della Federazione gioco calcio, era amico del presidente della Lazio Claudio Lotito (militante romano del Psdi e già amico del padre) e del vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini. Sapeva degli intrallazzi sugli arbitri, ma se n’era stato zitto. Imbarazzanti le intercettazioni. Ma il caso, al Csm, è stato archiviato, anche se ha gettato un’ombra sulla sua attività consiliare. Tutta improntata alla lotta contro le correnti anche se, chi lo conosce, dice di lui: “È il grande paradosso della sua vita. Non fa che parlare contro le correnti, ma è il più ‘correntista’ di tutti, ha uno stile berlusconiano, si comporta come un politico, è il primo che chiama il collega dopo una promozione”» (Liana Milella) [Rep 15/3/2010].
• «Ci sono giorni che vanno segnati con il circoletto rosso (...) Cosimo Maria Ferri rimarrà sempre devoto a venerdì 14 luglio 2006, quando nel giro di un paio d’ore, sotto alla bandiera di Magistratura indipendente, la corrente “centrista” delle toghe, ha incassato l’elezione al Consiglio superiore della magistratura da dove vigilerà sulla condotta dei suoi colleghi, e subito dopo ha ottenuto la sua uscita definitiva dal processo sul calcio: difetto di giurisdizione. Scopa, briscola e settebello. Come peraltro ammette il diretto interessato: “Una giornata favolosa che mi ha ridato serenità e luce dopo tanta amarezza. (...)” (...) Cosimo Maria Ferri è uno cha va di corsa. A 35 anni, soltanto 7 dei quali vissuti come magistrato, è già arrivato al Csm. Fin dall’inizio ha dimostrato una certa predisposizione per la vita associativa, facendo domanda di iscrizione all’Associazione nazionale magistrati quando era ancora uditore giudiziario. Il padre Enrico, ex ministro socialdemocratico, tre volte europarlamentare con varie casacche (l’ultima con Forza Italia), l’uomo diventato celebre per il decreto con cui abbassava a 110 km all’ora i limiti di velocità, è uno dei leader storici di Magistratura indipendente. La campagna elettorale di Cosimo Maria pare abbia avuto inizio (...) con un mega ricevimento per il suo matrimonio nella villa di famiglia a Pontremoli. Mille invitati, la stragrande maggioranza dei quali erano suoi colleghi. Tutto procedeva bene, fino a quando Ferri non è finito nei guai per via delle intercettazioni calcistiche. Le telefonate testimoniavano della sua pluriennale amicizia con Claudio Lotito, un rapporto ereditato dal padre, che conobbe il presidente della Lazio quando era un semplice militante romano del Psdi, e con il vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini. Amicizie, ma anche interessi e maneggi comuni, secondo le informative dei carabinieri di Roma. Per l’accusa, dal primo avrebbe appreso di due tentativi di combine riguardanti la Lazio, ma si sarebbe ben guardato dal denunciarli; Lotito aveva chiuso l’amicizia denunciandolo per falsa testimonianza e il Procuratore federale lo aveva in sostanza deferito per “omertà”. La Caf ha sancito definitivamente la propria impossibilità ad occuparsi del giudice del tribunale di Massa Carrara, al quale è riuscito il dribbling fallito da Moggi. Si è dimesso al momento giusto dalla sua carica di dirigente federale (dal 2003 era membro della commissione vertenze economiche della Figc). Lo ha fatto soltanto dopo aver ricevuto il deferimento, mentre lo sciagurato Moggi aveva giocato d’anticipo. C’è differenza, perché andandosene dopo l’avviso di garanzia sportivo, Ferri “è incorso in modo definitivo nel divieto di far parte dell’ordinamento sportivo in ogni sua articolazione”. Si è radiato da solo, insomma, mentre l’ex direttore generale della Juventus avrebbe potuto ripresentarsi alla porta di qualche squadra di calcio. Ferri ci tiene a precisare che lo ha fatto non per sottrarsi al giudizio, ma per ordini di scuderia: “Ho immediatamente ubbidito al Csm che aveva revocato gli incarichi sportivi ai magistrati, non certo per timore del giudizio”. Ad essere pignoli, la decisione del Csm è del 16 giugno, le dimissioni di Ferri sono arrivate il 26. In mezzo ci sono i deferimenti, datati 22 giugno. Se Ferri se ne fosse andato “immediatamente”, sarebbe finito davanti alla Corte di appello federale della Figc. L’alzata di ingegno gli ha così risparmiato un giudizio che per un magistrato avrebbe avuto risvolti imbarazzanti. Nelle motivazioni della sentenza della Caf il suo nome ricorre di frequente, con un passaggio alquanto velenoso. Per i giudici, le sue dichiarazioni rilasciate alla procura di Napoli, in cui parlava della presunta combine di Lazio-Brescia, sono macchiate da “apparente inattendibilità”. Oltre ad essere contestate da Lotito, “non paiono inoltre trovare sufficienti riscontri oggettivi”. L’illecito non c’è per mancanza di prove, ma dalla matassa di colloqui telefonici che lo riguarderebbero se fosse ancora tesserato emerge “una patente violazione del generalissimo dovere di lealtà, correttezza e probità” per cui sono stati condannati i suoi interlocutori Lotito e Mazzini. Non un buon viatico per chi al Csm si troverà a giudicare del comportamento dei suoi colleghi. (...) Se Magistratura indipendente ha continuato a sostenere la sua candidatura, altre correnti avevano sollevato una questione di opportunità chiedendogli di ritirarsi. I suoi colleghi di Genova lo avevano invitato all’assemblea dei candidati per parlarne, ma Ferri non si era presentato, mandando una lettera che si concludeva così: “Mi giudicheranno i colleghi elettori”. Lo hanno fatto, in effetti. La bellezza di 553 voti, quasi tutti provenienti dai ranghi compatti di Magistratura indipendente. (...) La sua campagna elettorale verteva fondamentalmente su due temi: stipendi e questione morale. “Non mi sono mai sentito in imbarazzo – sostiene –. Non ho niente di cui pentirmi. Ero e rimango convinto che l’indipendenza, l’autonomia e la rettitudine di noi magistrati sono risorse che potrebbero arricchire la giustizia sportiva”» (Marco Imarisio) [Cds 16/7/2006].
• «A soli 35 anni, con 553 preferenze, nel 2006 fu eletto al Csm nonostante fosse rimasto coinvolto in Calciopoli. Tre anni fa si è ritrovato in diverse intercettazioni telefoniche imbarazzanti: P3 e Agcom-Annozero. Mai, però, è stato indagato. Da Calciopoli, invece, è uscito dimettendosi da commissario della Figc, così ha evitato di essere giudicato» (Antonella Mascali) [Fat 4/5/2013].