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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Napoli 10 maggio 1957. Scultore e pittore. «Non ho mai visto la mia anima. Entrando nello studio di Lello Esposito, ne ho almeno sentito l’odore» (Massimo Troisi).
• Da circa trent’anni lavora sulla città di Napoli e i suoi simboli: Pulcinella, la maschera, l’uovo, il teschio, il vulcano, San Gennaro e il corno nelle varie possibili metamorfosi. «La scena del delitto: gli ha spaccato la testa, facendo del cranio un piatto colmo di spaghetti. L’ha crocefisso su un’enorme tela, lasciandogli ronzare intorno, come mosche, le anime del purgatorio e il busto fiammeggiante di San Gennaro. L’ha incatenato a una vecchia scala da imbianchino, perché restasse lì a marcire. Il movente: passionale. La vittima: Pulcinella, maschera di Napoli, logo consunto d’una città stracciona, emblema di un indigesto folklore, ma anche scintilla vitale di un passato necessario per coniugare il presente» (Enzo D’Errico).
• «Mio padre era un fognatore comunale, amava la sua città, il suo mestiere. Ci ha trasmesso l’orgoglio della nostra storia. Per lavorare doveva immergersi nelle viscere di Napoli. E scendeva scale e scale».
• «Era primavera al Vomero, una mattina di maggio del 1973. Avevo sedici anni, ma tante esperienze già fatte. Avevo conosciuto fatica, solitudine e altri modi di vivere. Mio padre se ne va giovanissimo, io avevo 11 anni, ero secondo di quattro figli, vado all’Orfanotrofio dell’Opera Don Guanella, dal quale scappo sempre. Poi al nord da zio Mimì che lavorava all’Olivetti di Ivrea e lo aiutavo nel secondo lavoro, bottega di scarpe. Nel 73 ero tornato a casa e vendevo ricambi d’auto. Quella mattina di maggio andavo a zonzo e mi imbattei in uno spettacolo di marionette. Dopo, mosso da non so cosa, entrai subito in cartoleria e comprai per mille lire un pacchetto di Das e un seghetto, poi presi un lenzuolo e lo ridussi in brandelli. Mi costruii il mio Pulcinella. E poi dieci, quindici. Misi una bancarella in via Scarlatti: li vendetti subito. Non mi sono più fermato, un continuo fluire. Nel primo studietto di 12 metri quadri all’Arenella continuavo a creare e a inseguire me stesso. Tutto avveniva con naturalezza, anche se era faticoso, anche se non intravedevo sbocchi, però plasmavo materia. Creavo Pulcinella, ma li scavavo, li svuotavo, ci mettevo dentro quello che mi apparteneva. E spesso era angoscia: mia, degli altri, della città post-terremoto piena di tubi innocenti e interruzioni».
• Nel 1997 acquista un atelier di 350 metri quadri a Palazzo Sansevero, nel cuore di Spaccanapoli, e organizza installazioni a Madrid, Parigi, Milano, New York. Tra i collezionisti, Woody Allen e Massimo D’Alema, i Barilla e Claudia Cardinale, Fulvio Scaparro e Luca De Filippo, oltre all’affezionato Bassolino.
• Una sua installazione (un gigantesco corno rosso) è collocata davanti alla Reggia di Caserta e poi spostata su richiesta del ministro dei Beni culturali Massimo Bray (2013). Il sindaco della città campana, Pio Del Gaudio, ha spiegato che si trattava di una «provocazione, considerata necessaria per fornire una risonanza nazionale e internazionale al nostro principale monumento cittadino».
• Vive e lavora tra Napoli e New York. (a cura di Lauretta Colonnelli).