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 2017  giugno 25 Domenica calendario

Expo

1906. A Milano l’Esposizione universale sui trasporti

• Si apre a Milano il 28 aprile 1906 la prima Esposizione universale organizzata in Italia. Detta anche Esposizione internazionale del Sempione, si chiuderà l’11 novembre 1906. Il tema scelto è quello dei trasporti, in omaggio al Traforo del Sempione.

• L’Esposizione si svolge su due aree espositive collegate da una ferrovia elettrica sopraelevata: il Parco Sempione da un lato e  la spianata della Piazza d’Armi dall’altro (dove poi, nel 1923, sorgerà la Fiera di Milano).

• L’idea dell’esposizione internazionale sul tema dei trasporti era nata nel 1901 da un comitato organizzatore presieduto da Giovanni Celoria, scienziato e presidente dell’Osservatorio astronomico di Brera. Tra i primi promotori la Lega Navale e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Il sistema di finanziamento scelto dal comitato era quello della sottoscrizione pubblica rimborsabile al termine della manifestazione.

• Originariamente la manifestazione doveva svolgersi nel 1905, data prevista per la fine dei lavori del Traforo del Sempione: dati i ritardi nella conclusione dell’opera, inaugurata nel febbraio 1905, l’Expo fu posticipata all’anno successivo.

• Presidente dell’esposizione è Cesare Mangini (Milano 19 marzo 1850 – Milano 18 giugno 1917), finanziere, banchiere e senatore.

• I numeri. Sono stati investiti 13 milioni di lire per realizzare 225 costruzioni, che ospiteranno tra 5 e 7 milioni di persone (non esistono dati ufficiali precisi). L’area complessiva utilizzata dall’Esposizione è di 987.000 metri quadrati, di cui circa 285mila coperti.

• Sono 31 le nazioni presenti: dodici con un proprio padiglione e diciannove rappresentate nelle varie sezioni.

• Il biglietto d’ingresso costa due lire. Per l’abbonamento da otto giorni consecutivi, invece, ne servono 5. La guida completa, con tutte le informazioni, costa una lira. Con venti centesimi si può acquistare un cuscino, per rendere più confortevole la sosta sulle panchine.

• La locandina ufficiale dell’Expo, con Ermete e l’Industria che escono dal traforo rivolti verso il futuro, realizzata dall’artista e illustratore triestino Leopoldo Metlicovitz.

• A partire dalla fine del 1905 sono state messe in atto diverse iniziative, sia nazionali che internazionali, per pubblicizzare l’Expo del 1906, come l’introduzione nelle confezioni dei panettoni di oltre 50mila dischi-réclame. In Italia sono stati inviati 150mila pieghevoli agli albergatori da distribuire ai propri clienti, 350 poster da affiggere all’ingresso delle abitazioni dei milanesi e 8mila manifesti agli uffici postali. L’Ufficio Pubblicità dell’Esposizione si è mobilitato anche all’estero: dopo aver raccolto 70mila indirizzi tra alberghi, caffè, teatri e circoli, ha inviato nei Paesi stranieri circa 700mila manifesti, tradotti in francese, inglese, tedesco e ungherese. Si sono stampate per l’occasione oltre 5 milioni di cartoline e tra i 20 e i 25 milioni di francobolli, in quattro colori diversi, raffiguranti le immagini ufficiali della manifestazione ideate da Leopoldo Metlicovitz e Giovanni Mataloni. Inoltre, sono stati spediti 3mila comunicati stampa ai giornali italiani e 30mila alla stampa estera [Alessandro G. Fuso, il Giornale 2/5/2014].

• Tutti i padiglioni sono in realtà allestiti per non durare oltre il tempo dell’Expo, tranne l’Acquario costruito su progetto dell’architetto Sebastiano Locati e situato accanto all’Arena, di cui riproduce l’architettura ellittica. È il padiglione dedicato alla piscicoltura (oggi è uno dei più significativi edifici liberty di Milano).

• Per costruire i 225 edifici dell’Esposizione, sono stati impiegati 5mila operai a partire dal marzo 1905, per un totale di un milione e mezzo di giornate lavorative. All’interno del Comitato organizzativo hanno trovato lavoro circa 800 persone a partire dal 1901: 120 impiegati di vario grado negli uffici centrali, 50 impiegati nel basso personale e circa 600 addetti alla vigilanza. L’Ufficio Tecnico, invece, ha impegato circa 80 persone nel biennio 1905-1906. Per la sicurezza del sito espositivo sono stati dedicati 1.500 uomini, mentre oltre 2.500 persone trovarono lavoro nei ristoranti, bar, birrerie e caffè presenti dentro l’Expo.

• Per quanto riguarda l’indotto, la Camera del Lavoro ha stimato che 25-28mila «carpentieri e affini» – tra falegnami, pavimentatori, decoratori, stuccatori, etc. – fossero stati impiegati per almeno 20 mesi nelle opere connesse all’Esposizione. Durante i sette mesi dell’evento a Milano si terranno oltre 120 congressi. Di conseguenza, notevole sarà anche il movimento di passeggeri sui treni: secondo le Ferrovie a Milano Centrale transiteranno 18 milioni di viaggiatori durante il periodo dell’Expo, contro i 6 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente [Alessandro G. Fuso, il Giornale 2/5/2014].

• All’ingresso principale si accede tramite un tunnel artificiale che riproduce fedelmente la galleria del traforo del Sempione con tanto di utilizzo di materiale originale proveniente dal cantiere, documentazione fotografica, statue di minatori al lavoro.

• All’interno dell’area della Piazza d’Armi si sviluppa il macrotema dell’esposizione, ovvero i trasporti. Il padiglione più visitato è quello Aeronautico (sono passati soli tre anni dal volo dei fratelli Wright). Molte sono le esibizioni di voli aerostatici. Si vedono anche in cielo i primi dirigibili. Gli altri padiglioni riguardano i trasporti ferroviari, marittimi e stradali.

• Nell’area della fiera è costruito un quartiere chiamato “Via del Cairo”, che riproduce fedelmente la vita di una strada della capitale egiziana, con tanto di abitanti autoctoni e vero cammello all’ingresso.

• Come detto, le due aree dell’Expo sono collegate con una avveniristica ferrovia elettrica. «Una delle cose più ammirate era la ferrovia sopraelevata, con le sue stazioni d’arrivo e partenza: la gente faceva coda per salirvi, malgrado il sovrapprezzo di centesimi dieci. Il movimento dei treni era dato da una linea di trolley ad alta tensione, e il doppio binario aveva richiesto, ad evitare catastrofi, un vero impianto di segnalazione e di blocco», scriverà Ciro Fontana nell’articolo L’Esposizione di Milano, pubblicato sulla rivista Historia del 1958.

• «Ad accogliere in piedi il terzetto reale ci sono senatori e deputati del regno, ministri e funzionari del governo, sindaci delle città e ambasciatori di paesi vicini, come la Germania e la Francia, e lontani, come la Russia e la Cina. Fa gli onori di casa il sindaco Ettore Ponti; fa il suo doveroso discorso il ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio del breve primo governo Sonnino, il fiero radicale Edoardo Pantano; la regina Elena invece del nastro sfonda una siepe simbolica. Poi i sovrani montano in carrozza per tornare a Palazzo. Dovranno augustamente pazientare: la visita ai padiglioni è purtroppo rimandata a lunedì. Il pretesto è la pioggia dei giorni passati che ha creato un pantano per gli scarpini e gli orli delle gonne delle signore. In realtà grazie al maltempo, si sono guadagnate alcune ore per portare avanti i lavori. Non che il problema dei lavori non finiti sembri turbare troppo qualcuno: del resto non è neppure finito quel traforo del Sempione che l’esposizione milanese si appresta a celebrare. La seconda galleria non sarà finita che quindici anni più tardi, nel 1921, con capitali ancora tutti svizzeri, con morti, una sessantina, tutti italiani (…) Il giorno dopo, domenica, i sovrani tornano all’esposizione, senza grandi fanfare. La cronaca registra piuttosto la notizia che Leopoldo, re del Belgio, in visita alla fiera in forma privata, chiede di incontrarli (…) Lunedì 30 tutto andò bene. I sovrani furono così felici di potere viaggiare come comuni mortali sul tram elettrico che univa i due tronconi della fiera e l’accoglienza fu di nuovo così festosa e attenta, che non poterono fare caso allo stato di avanzamento dei lavori. Il 2 maggio poi fu la grande giornata di Letizia, che poté sfoggiare le sue competenze e il suo modernismo in occasione del clou, sportivo e industriale insieme, di tutta l’esposizione: l’inaudita gara attraverso la pianura lombarda tra palloni aerostatici e automobili. Mercoledì 3, già sesto giorno di esercizio dell’esposizione, i sovrani si presentarono però di nuovo ai cancelli. Nessuno era stato avvisato della loro visita, nessuno li aspettava, nessuno aveva potuto allestire il paravento dell’etichetta e dei festeggiamenti. Lasciati quasi a loro stessi, finalmente i sovrani poterono rendersi conto della realtà dell’esposizione. Quello che videro li soddisfece, li portò a ben sperare per il futuro del regno. E se si resero anche conto che a sei giorni dall’inaugurazione c’erano ancora molti lavori in corso, non ne fecero un cruccio: evidentemente la puntualità era una dote essenziale per i re, non per le istituzioni e le imprese edili» [Sandro Fusina, Il Foglio 18/4/2015].

• Allo sport sono dedicati tre congressi per automobilismo, ippica e ginnastica, mentre il ciclismo e la nautica sono accolti in specifiche sezioni.

• Come a Parigi, 1889, ma in modo più visibile, anche qui sono presenti le automobili di varie case costruttrici, tra cui la Daimler Benz, con i loro primi modelli. «Dietro al petrolio e al motore a scoppio avanzava anche l’elettricità, la fonte energetica che aveva consentito e stava consentendo, con le dighe che si venivano realizzando in Valtellina e nel Bergamasco, il processo di industrializzazione della Lombardia E il trenino che univa il Parco alla Piazza d’Armi ne era l’emblema. I motorini elettrici che muovevano tutto attrassero molti visitatori. Ma il maggior successo lo ebbero gli allestimenti della Galleria del Sempione che esibivano le varie fasi della costruzione in maniera chiara e comprensibile» [Agnese Visconti, Da Londra 1851 a Milano 2015].

• Per l’Esposizione sono costruiti più di 120 tra caffè, buvette e ristoranti. Milanesi e visitatori rimangono stupiti davanti al ristorante cinese con tre cuochi intenti a sfornare pinne di pescecane arrosto con prosciutto. L’esposizione ospita anche il primo ristorante self service della storia di Milano. Si chiama “Automat” e offre piatti caldi a 50 centesimi, piatti freddi da 30 a 40, vino e birra da 10 a 30, liquori a 15.

• Fra le innovazioni tecnologiche presentate: il faro Salmoiraghi elettrificato, la radio Marconi, un nuovo sistema per la produzione industriale dell’ossigeno, la filovia elettrica.

• Il padiglione di Architettura e quello dell’Arte decorativa italiana vanno in fiamme durante il 3 agosto. Nell’incendio svanisce la testimonianza di un artigianato antico: pizzi, ricami, abiti, arredi. Sui giornali sono pubblicate le immagini del disastro e sei giorni dopo gli operai sono già al lavoro per riallestire il padiglione che in breve è riaperto [Agnese Visconti, Da Londra 1851 a Milano 2015].