Biografia di Antonio Di Pietro
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Biografia di Antonio Di Pietro
Montenero di Bisaccia (Campobasso) 2 ottobre 1950. Politico. Ex magistrato (1981-1994), fu il principale protagonista dell’inchiesta Mani pulite. Dal 18 maggio 1996 ministro dei Lavori Pubblici (governo Prodi), si dimise dopo aver ricevuto un avviso di garanzia (14 novembre 1996). Dal 17 novembre 1997 senatore (eletto con l’Ulivo alle suplettive, collegio del Mugello), nel 1998 fondò il movimento Italia dei Valori. Eletto al Parlamento Europeo nel 1999 e nel 2004, alla Camera nel 2006 e 2008, fu ministro delle Infrastrutture nel Prodi II (2006-2008).
La laurea presa di nascosto studiando sul water
• Figlio di Peppino e Annina Palma, contadini, tre sorelle tra cui la gemella Angelina, morta a quattro anni per un’emorragia cerebrale, da ragazzo fece tre anni di seminario: «Avevo 14 anni. E ho scoperto che non c’erano solo le tonache, c’erano anche le minigonne. Una delle ragioni per cui ho messo alle ortiche la veste talare furono due occhi scuri che mi attiravano più del rosario». Andato a Roma, frequentò la scuola superiore delle Telecomunicazioni (pagata facendo il muratore). Servizio militare a Chieti, per 15 mesi fu istruttore delle reclute nel locale reparto di fanteria. Nel 1972 emigrò in Germania, operaio a Bokemkirch in una fabbrica di posate. Nel 1973 sposò Isabella Ferrara, dalla quale ebbe il figlio Cristiano. Dal 1973 al 1977 fu impiegato tecnico al ministero della Difesa. Nel 1978 si laureò in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano: «Mi sono laureato in tre anni perché dopo i 30 anni non avrei potuto più fare i concorsi. Studiavo di nascosto perfino da mia moglie. Mi vergognavo. “E se poi non ce la faccio?”. Mia moglie lo scoprì una notte. Mi sorprese sul water che studiavo».
Il Superman di Mani pulite
• Già segretario comunale nel comasco e commissario di polizia, nell’81 Di Pietro entrò in magistratura. Dall’85 sostituto procuratore della Repubblica di Milano, divenne celebre con l’inchiesta Mani pulite: «Durante gli anni di Tangentopoli io non capivo niente. Stavo dentro al tribunale venti ore al giorno, non leggevo i giornali, non guardavo la tv. Sapevo solo che dovevo correre, incastrarne quanti più possibile prima che gli altri mi fermassero. Da piccolo sognavo di scrivere un rigo nella storia del mio paese. Volevo contribuire a sfasciare un sistema vergognoso, immorale». Gian Antonio Stella: «Che tempi, quei tempi! Francesco Saverio Borrelli scriveva: “Ha capacità di lavoro e produttività eccezionali grazie a vigore intellettuale, memoria e resistenza fuori dal comune”. La Voce titolava: “Così eroe, così normale”. Maurizio Gasparri tendeva entusiasta il saluto romano: “È un mito: mejo lui del Duce”. Silvio Berlusconi gli rendeva omaggio: “Le mie televisioni sono al suo servizio”. Romano Prodi lo blandiva: “Quello lì dove va si porta dietro i voti come la lumaca il guscio”. Perfino Cesare Previti giurava: “Nel Polo l’accoglieremmo a braccia aperte”. Per non dire di Francesco Cossiga: “Ha le qualità morali per andare al Quirinale”. Tale era l’entusiasmo, per quel pm dai modi spicci che sbagliava l’accento su “inebètito” e sventagliava raffiche di “embè” e intimava alla sinistra di “non fare inguacchi”, che un sondaggio Cirm decretò che il 72% degli italiani lo avrebbe voluto accanto come compagno d’ombrellone e un altro sondaggio di Elle lo immortalò come l’uomo più sexy del pianeta dopo Harrison Ford. E quei discolacci di Cuore presero a incensarlo con una rubrica che imitava le copertine di Molino per la Domenica del Corriere e ogni settimana lo salutava agghindato come Superman e impegnato in imprese pazzescamente impossibili».
L’addio alla magistratura e l’ingresso in politica
• Nel 1994 Di Pietro sposò l’avvocato Susanna Mazzoleni, dalla quale aveva già avuto i figli Anna e Antonino. Il 6 dicembre di quell’anno, terminata l’ultima requisitoria al processo Enimont, si dimise dalla magistratura: «Mi sono dimesso per difendere il mio onore. Sono stato accusato di tutto: dall’attentato agli organi costituzionali fino alle molestie sessuali. Uscito pulito da tutto, e soltanto grazie alle mie forze». Pochi mesi prima Silvio Berlusconi, uscito vincitore dalle elezioni del 27 marzo, gli aveva offerto un posto nel suo primo governo: «Stavo a Roma per fatti miei, squilla il cellulare: sono Silvio Berlusconi e la chiamo dall’ufficio del presidente della Repubblica. Vorrei avere il piacere di incontrarla per proporle un incarico di governo. La proposta ha il pieno consenso del presidente, che è qui vicino a me. L’aspetto in via Cicerone, 40... Restai a bocca aperta, il capo dello Stato che ti chiede... Presi tempo, telefonai a Davigo che mi disse: da me è venuto La Russa ad offrirmi da parte di Fini l’incarico di ministro della Giustizia. Faccio chiamare Scalfaro da Borrelli. Dopo cinque minuti Davigo mi richiama e mi dice che Scalfaro non ha chiesto niente né patrocinato niente. Io ci metto due minuti per rifiutare l’incarico di ministro dell’Interno. Col senno di poi forse avremmo fatto meglio ad accettare. Io all’Interno, Davigo alla Giustizia: pam, pam, pam». Nel 1996 accettò l’offerta di Romano Prodi e divenne ministro dei Lavori Pubblici: «Dodici minuti dopo che giunge l’avviso di garanzia, la famosa questione Pacini Battaglia, io mi dimetto anche da ministro dei Lavori pubblici. Dodici minuti, capito?». Sulle vicende giudiziare che l’hanno visto protagonista vedi: 3 giugno 1995, 20 novembre 1995, 22 febbraio 1996, 6 marzo 1996, 29 marzo 1996, 24 aprile 1996, 19 settembre 1996, 23 settembre 1996, 10 ottobre 1996, 17 ottobre 1996, 14 novembre 1996, 29 gennaio 1997, 18 febbraio 1999.
Dal secondo governo Prodi ai “No Cav”
• Dal 2006 di nuovo ministro in un governo di Romano Prodi (Infrastrutture), Di Pietro contestò l’esecutivo per l’indulto (non voleva che fosse applicato anche ai reati finanziari, societari e di corruzione). Stretta un’alleanza (apparentamento) col partito Democratico, la sua Italia dei Valori ottenne alle elezioni del 13-14 aprile 2008 il doppio dei voti conquistati nel 2006: 4,3% al Senato (14 seggi), 4,4% alla Camera (28 seggi). Tornato al governo Berlusconi, l’8 luglio 2008 fu tra i principali animatori del No Cav Day di piazza Navona.
Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2015 (in preparazione)
scheda aggiornata al 15 novembre 2011

«...quanto al modo in cui prendemmo lo Stato, i kosovari entrarono facilmente nello studio dell’onorevole Fini. Gli spiccarono il capo dal busto e, posata la testa su una poltrona, senza ulteriori disordini, chiesero di essere guidati, attraverso il passaggio segreto, fino a Palazzo Madama...»
Venerdì 24 ottobre 2014
GLI ARTICOLI CITATI
QUESTA MATTINA DURANTE RADIO1INCORPO9

La Stampa, 24 ottobre 2014
FRANCESCO MANACORDA


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