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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Avviso di garanzia per Craxi

• All’hotel Raphael di Roma Bettino Craxi, segretario del Psi ed ex presidente del Consiglio, riceve dai giudici di Milano un avviso di garanzia con l’accusa di concorso in corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti: in 18 pagine Antonio Di Pietro e i suoi colleghi gli contestano 41 episodi di malaffare calcolando bustarelle per 36 miliardi di lire.

Secondo avviso di garanzia per Craxi

Bettino Craxi, segretario del partito socialista ed ex presidente del Consiglio, riceve dai giudici milanesi un secondo avviso di garanzia. Accusato di corruzione e violazione del finanziamento ai partiti, deve rispondere di altre due tangenti: trecento milioni di lire per i lavori di riconversione della centrale nucleare di Montalto di Castro pagati a nome di una cordata di imprese da Enzo Papi, ex amministratore delegato della Cogefar Impresit; duecentottanta milioni sborsati da un altro gruppo di aziende per gli interventi in Valtellina dopo la frana dell’87.

Terzo avviso di garanzia per Craxi

• In quella che secondo i magistrati è «la giornata più importante dell’inchiesta Mani pulite dall’arresto di Mario Chiesa», Bettino Craxi riceve il suo terzo avviso di garanzia, in cui gli vengono contestati otto capi d’accusa: quattro concorsi in concussione, una corruzione, tre violazioni della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Avviso di garanzia anche per Gianni De Michelis, per la prima volta accusato da Milano: concussione e finanziamento illecito insieme al deputato socialista Paris Dell’Unto e al senatore dc Giorgio Moschetti; concussione per Severino Citaristi (dc, sesto avviso), finanziamenti illeciti per Bruno Tabacci (Dc). Vengono inoltre eseguiti sette arresti: il più illustre fra gli ammanettati è Ugo Finetti, socialista, ex vicepresidente della Regione Lombardia, accusato di concussione e corruzione. A Roma viene perquisita la sede del Psi. 

Craxi, avviso di garanzia n° 4

Bettino Craxi, segretario del Psi ed ex presidente del Consiglio, riceve il quarto avviso di garanzia: stavolta l’atto di accusa si basa sulle dichiarazioni di Valerio Bitetto, ex consigliere d’amministrazione dell’Enel in quota socialista che ha raccontato i meccanismi dei pagamenti delle tangenti spiegando che alcune mazzette (7 miliardi) destinate al Psi venivano versate su un conto a Singapore. Replica di Craxi: «Bitetto è un cretino». Nuovi avvisi di garanzia anche per i socialisti Paolo Pillitteri e Giorgio Gangi (ex segretario amministrativo) e per il cassiere dc Severino Citaristi. Antonio Savoia, 51 anni, capogruppo del Pri alla Regione Lombardia, tenta di togliersi la vita con una miscela di alcol e barbiturici: lo trovano in coma nella sua macchina in una stradina nell’hinterland milanese, non è in pericolo di vita.

Dopo gli avvisi di garanzia...

Bettino Craxi si dimette da segretario del Psi (11 febbraio 1993), partito che guidava dal 15 luglio 1976. Mercoledì 17 febbraio 1993 Enza Tomaselli, la sua segretaria è arrestata per concorso in corruzione aggravata [Leggi intervista su frammenti 201402 e 145405]: l’ha inguaiata Silvano Larini, ex latitante adesso collaboratore dei giudici che ha raccontato di aver portato «nella stanza accanto a quella di Craxi, in piazza Duomo 19, tangenti per sette-otto miliardi». Interrogata dai giudici, la Tomaselli sostiene che a ritirare quei soldi fu il segretario amministrativo del Psi, Vincenzo Balzamo, morto d’infarto il 2 novembre 1992. L’ex ministro Gianni De Michelis riceve due avvisi di garanzia, uno da Milano e uno da Roma. Craxi dice di aver appreso dai giornali l’invio dell’avviso n° 7. Il 9 marzo 1993, A Roma la Giunta della Camera concede l’autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi per tutti i reati contestati: corruzione, violazione della legge sul finanziamento dei partiti, ricettazione. Saranno possibili anche perquisizioni personali e domiciliari. Per il definitivo via libera ai giudici servirà però un altro voto (scrutinio segreto) in aula. Ma il 29 aprile la Camera lo salva (scrutinio segreto) vota quattro “no” alle richieste di autorizzazione a procedere avanzate dalla procura di Milano nei confronti dell’ex segretario del Psi Bettino Craxi: il primo “no” implica per i magistrati l’impossibilità di ordinare perquisizioni a Roma anche domiciliari e cioè di mettere le mani su registri, estratti conto, bilanci, contratti e così via (316 no, 245 sì); il secondo “no” riguarda i reati di corruzione continuata e aggravata commessi a Milano (291-273); il terzo “no” si riferisce alla ricettazione – consumata a Roma e a Milano – milioni e milioni che sarebbero finiti nelle tasche dell’ex segretario del Psi e dei quali era nota la provenienza illecita (307-253); il quarto “no” riguarda un episodio di corruzione avvenuto in un luogo imprecisato e a una data incerta (304-257). Via libera alle indagini per un episodio di presunta corruzione avvenuto a Roma (282-278) e per la ripetuta violazione della legge sul finanziamento dei partiti, ampiamente ammessa da Craxi (314-244). Il 30 aprile del 1993 (Lancio delle monetine). Piena Tangentopoli. Il giorno prima la Camera aveva respinto quattro autorizzazioni a procedere nei confronti di Bettino Craxi, che si era da poco dimesso da segretario del PSI e aveva fatto il famoso discorso alla Camera in cui accusava gli altri partiti di condividere alla pari del suo le responsabilità sui finanziamenti illeciti [Leggi qui il discorso]. Seguirono il giorno dopo grandi manifestazioni di piazza, organizzate soprattutto dai partiti di opposizione, e un pezzo di quei manifestanti stazionò davanti all’hotel Raphael, a Roma, a due passi da piazza Navona, dove Craxi abitualmente lavorava. Aspettarono la sua uscita, che Craxi decise di effettuare comunque dal portone principale dell’albergo, e i manifestanti tirarono di tutto sulla sua auto. Soprattutto monetine. [Il post nel 2011]; Parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro "Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?" sull’aria della canzone "Guantanamera" [Wikipedia] Frase di Craxi, quel giorno, dopo esser salito sull’auto circondata dai dimostranti: «Tiratori di rubli» [Filippo Facci 8/1/2010]. [Sull’argomento leggi anche scheda 1409704 di Aldo Cazzullo]. Il 17 dicembre, Craxi è in aula per il processo Cusani. Interrogato da Di Pietro risponde: «I 75 miliardi? Ho letto, ho letto. Ho letto quello che Sama dice, che ero molto carismatico. E a questo titolo, cioè come omaggio al mio carisma politico, mi avrebbero messo a disposizione 75 miliardi. Beh, mi si consenta l’ironia di dire che allora il mio carisma vale 150 volte quello di Martelli e 200 quello di La Malfa... E una maxipalla questa maxitangente». In breve: «Tutti sono colpevoli, tutti sapevano».  Il 12 maggio 1994, quando viene meno l’immunità dall’arresto, gli viene ritirato il passaporto per pericolo di fuga, ma Craxi è già in Tunisia ad Hammamet, protetto dall’amico Ben Alì [Corriere della Sera 21/6/2012]. Fillippo Facci su Giornale del 16/1/2010: «Roma-Tunisi il 5 maggio 1994, Tunisi-Parigi l’8 maggio, Parigi-Tunisi il 16 maggio, poi non ha più lasciato la Tunisia. Bobo Craxi nel suo libro Route El Fawara: Hammamet: “Arrivammo all’aeroporto di Orly (Parigi) all’ora di pranzo, Mitterand gli telefonò in albergo e lo ricevette poco dopo. Quando ritornò era sereno e sorridente, Mitterand gli aveva fatto un discorso da spocialista e da amico: ‘Se ritieni opportuno avere una protezione io sono in grado di offrirtela’. Mio padre era soddisfatto, aveva avuto da Mitterand esattamente quel che s’aspettava... Però la sera stessa apprendemmo dal telegiornale francese che si era appena suicidato Pierre Bérégovoy, ex primo ministro di Mitterand e suo uomo di fiducia, per una vicenda di tangenti... annunciava anche in Francia una sorta di Mani pulite”». Il 21 luglio 1995, Craxi è un latitante. Durante un’udienza nel processo della tangenti pagate per l’appalto della metropolitana milanese, viene ufficializzata la latitanza di Bettino Craxi: secondo i magistrati si deve ritenere che l’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Psi si sia sottratto all’ordinanza di custodia cautelare, visto che ne è stato abbondantemente informato dai giornali. Era stato condannato con sentenza passata in giudicato a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai (12 novembre 1996), a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese (20 aprile 1999); in primo grado era stato condannato a 4 anni e una multa di 20 miliardi di lire per il caso All Iberian (13 luglio 1998, pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (22 gennaio 1999); in appello era stato condannato a 5 anni e 9 mesi per il conto protezione (sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999), in appello bis a 3 anni per il caso Enimont (1 ottobre 1999). Era stato inoltre rinviato a giudizio per i fondi neri Montedison (25 marzo 1998) e per i fondi neri Eni (30 novembre 1998).