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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Tombolo (Padova) 3 luglio 1940. Banchiere. Presidente di Banca Mediolanum, amministratore delegato di Mediolanum Spa, gruppo leader nel risparmio gestito, di cui è anche il principale azionista con Silvio Berlusconi (detiene il 35% della holding, il 5% sua moglie Lina Tombolato, mentre Fininvest ha il 35,88%). È l’uomo che ha fatto (nel 2014 sostituito dal figlio Massimo) pubblicità alla propria azienda «mettendoci la faccia»: nello spot relativo a Banca Mediolanum lo si vedeva disegnare un cerchio intorno ai piedi mentre scandiva lo slogan: «Una banca intorno a te». È inoltre consigliere di Mediobanca Spa, Banca Esperia Spa, Fondazione San Raffaele del Monte Tabor.
• Nato da una famiglia povera in «uno dei Paesi più poveri del Veneto» del secondo dopoguerra («il sogno di noi bambini era alzarci alle 2 del mattino e andare nelle stalle ad accudire le bestie, cosa che ci faceva sentire grandi»), si diploma ragioniere e a diciotto anni inizia a lavorare in Antonveneta. A ventinove entra, da dipendente, nel settore della vendita di prodotti finanziari e dei fondi d’investimento. Un giorno legge un’intervista dove Silvio Berlusconi dice: «Se qualcuno ha un’idea e vuole diventare imprenditore, mi venga a trovare. Non vada da Agnelli o De Benedetti perché tanto non lo riceveranno. Io sì. E se l’idea è buona, la realizziamo insieme». Un mese dopo Doris incontra il Cavaliere per caso a Portofino e gli propone di costituire insieme una banca che abbia come obiettivo quello di «risolvere tutti i problemi del cliente e della sua famiglia» attraverso la gestione dal risparmio e dalla previdenza (assicurazioni, eccetera). Il 2 febbraio 1982 fonda Programma Italia, società partecipata al 50% da lui e al 50% dalla Fininvest. Due anni dopo, i due acquisiscono le compagnie assicurative Mediolanum Vita e Mediolanum Assicurazione. Nell’85 creano Gestione Fondi Fininvest, che si occupa di Fondi comuni d’investimento.
• L’anno della svolta è il 1995. I due soci danno vita a Mediolanum spa, holding di tutte le attività del settore. Nel 1996 la quotano in Borsa mantenendo ognuno una quota del 25,5%. L’anno successivo Programma Italia si trasforma in Banca Mediolanum, una banca telematica che sfrutta l’interconnessione tra il telefono e il teletext del televisore. L’iniziativa ha successo e nel 2000, grazie ai risultati economici ottenuti, Mediolanum si espande all’estero (in Spagna, acquisendo Finbanc) ma soprattutto in Italia: un 2% scambiato con Mediobanca rende possibile la nascita di Duemme (poi Banca Esperia), una joint-venture nel settore di private banking per una clientela di fascia alta. Una mossa che fa entrare Doris nel patto che gestisce Mediobanca e rappresenta l’ingresso definitivo di Berlusconi nel salotto buono della finanza italiana. I rapporti tra il Cavaliere e l’istituto di via Filodrammatici erano stati fino a quel momento assai difficili. Cuccia aveva sempre sbarrato il passo a Berlusconi e la decisione di affidare a Mediobanca la quotazione Mondadori (1994) non lo aveva ammorbidito. Al punto che il Cavaliere aveva reagito duramente: al momento della quotazione di Fininvest aveva chiamato Morgan Stanley e Imi. Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, racconta che Mediobanca non solo non collaborò a quell’operazione, ma tentò di farla saltare. «Vi fu un incontro in una sede importante nella quale i rappresentanti di Mediobanca ci dissero: “Voi avete un conflitto d’interessi, dovete congelare il 60% del capitale e cambiare tutto il management”». A detta di Berlusconi i suoi rapporti con Cuccia erano sempre stati buoni: «Ogni volta che ho incontrato Cuccia ho sempre avuto modo di percepire un atteggiamento di stima e di simpatia nei miei confronti. Mai, dico mai, ho potuto verificare quella leggendaria ostilità che Cuccia nutrirebbe verso di me» (gennaio 97). Soltanto nell’anno della morte del banchiere, però, il Cavaliere riuscirà a entrare in Mediobanca. Un passaggio gestito da Doris, che viene ammesso in via Filodrammatici anche grazie alle sue buone relazioni con l’ amministratore delegato, Vincenzo Maranghi. «Un manager validissimo. Abbiamo legato da subito. Una vera sintonia», dice di lui Doris. Durante uno dei loro incontri i due considerano che «l’Italia è cambiata, ci sono tanti nuovi protagonisti, patrimoni cresciuti in tempi relativamente brevi. Un mercato di grande interesse, non possiamo lasciare che le banche straniere se ne impossessino». L’operazione fu resa possibile dall’uscita concordata dall’azionariato di Mediobanca delle tre bin (banche d’interesse nazionale, cioè Banca Commerciale, Credito Italiano e Banca di Roma). Il 2% rilevato da Mediolanum proveniva dal pacchetto Comit.
• Andato a monte il progetto di fusione con Unicredit, che avrebbe collocato Mediolanum ai centro del sistema bancario italiano (ostacolarono l’operazione Profumo e Modiano, vicini al centro-sinistra), Doris si rafforza all’estero acquisendo in Germania Bankhaus August Lenz.e Co.
• La fusione tra UniCredit e Capitalia, con il conseguente collocamento di una quota del 9,4% di Mediobanca da parte del nuovo istituto, offre a Doris e Berlusconi una nuova occasione di crescere in Piazzetta Cuccia. A dicembre 2007, difatti, Mediolanum sale dal 2% al 3,38% (a cui va aggiunto un altro 0,11% in mano alla H-Invest di Doris), mentre Fininvest compra il 2%. Un cambiamento rilevante dell’assetto di Mediobanca, dato che è un ulteriore passo avanti verso l’addio al patto di sindacato guidato da Cesare Geronzi, dove è concentrato il 47,7% del capitale. Il patto scadrà a fine 2009, e Tarek Ben Ammar, amico di Berlusconi e portavoce dei soci francesi di Mediobanca (Groupama e Bolloré, che hanno il 10%) ha lasciato capire che potrebbe non essere rinnovato.
• Attualmente occupa la 882ª posizione nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, stilata annualmente dalla rivista Forbes, e la 19ª in quella relativa agli uomini più ricchi d’Italia con un patrimonio di circa 1,7 miliardi di euro.
• «Ha acquistato da Silvio Berlusconi il “vecchio” Principessa VaiVia, un 40 metri varato nel 91 e ora ribattezzato - anche se cambiare nome a una barca porta male - Marisa» (Andrea Brambilla). Porta sempre con sé un rotolo di banconote nella tasca sinistra.
• Sposato nel 1966 con Lina Tombolato, due figli, Massimo (nato nel 68, amministratore delegato e direttore generale di Fibanc, nominato ai primi di agosto 2008 anche amministratore delegato e direttore generale di Banca Mediolanum, numero due del gruppo) e Annalisa.
(a cura di Pietro Saccò)