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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Argenta (Ferrara) 9 maggio 1940. Imprenditore. Dal 1959 nella Coop Costruttori, nel 1971 ne diventò direttore, nel 1979 presidente, dimissioni nell’aprile del 2003. Nel 1993 finì a San Vittore nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite: una trentina d’avvisi di garanzia in tutto, è sempre stato assolto: «La storia comincia con la magistratura veneta, con Papalia che dice “Mettiamo sotto torchio Donigaglia e lasciamolo lì!”. Siccome tutti i partiti avevano incassato dai lavori sulle autostrade, e io ho rifatto tutti i caselli da Verona fino a Venezia, era convinto che anche i comunisti avessero preso i soldi... 87 giorni in carcere... una vicenda pesantissima, ma alla fine ho vinto. Poi è arrivato il turno di Di Pietro, Davigo, Colombo» (al Corriere della Sera).
• «Se 15 anni fa il Bottegone non fu costretto a chiudere per via giudiziaria, è solo perché poté contare su una ventina di kamikaze come me. I quali finirono nel tritacarne per fedeltà, per difendere l’idea in cui credevano (...) Il Pci, oggi Pd, è sempre stato il nostro socio occulto» (a Stefano Lorenzetto) [Grn 22/12/2008].
• Secondo lui la Coop Costruttori fallì per colpa di Legacoop e di Unipol, che tramite la controllata Finec aveva negato gli aiuti economici: «C’erano soldi per tutti, ma non per la Coop Costruttori! Lei ha tre figli, due li fa star bene e uno lo fa morir di fame, perché?» (a Milena Gabanelli) [Cds 28/12/2005]. Consorte, all’epoca ad di Unipol: «Non erano operazioni che potevamo avvallare senza adeguate garanzie» [Marco Zavagli, Fat 30/10/2011].
• Alla Coop Costruttori è rimasto in tutto «44 anni, dal 1959 al 2003, ultimo stipendio da presidente 1.500 euro al mese, l’equivalente di un capomastro» [a Lorenzetto, cit.]. Dopo le sue dimissioni ha amministrato una ditta di ascensori in Sicilia: «1.265 chilometri da cosa, con uno stipendio più basso di prima» (ibid.).
• Nel febbraio 2013 il verdetto per il fallimento. Confermati 4 anni e mezzo dei 14 chiesti dal pm. Cadute tutte le accuse peggiori (bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, fatture false ecc…), sono rimaste le condanne legate alla dissipazione di 38 milioni di euro per la Spal a cooperativa già vacillante e alle bancarotte documentali, distruttive e preferenziali legate ai rimborsi di Apc, per le quali ha annunciato di voler ricorrere in appello.
• Presidente della Spal tra il 1990 e il 2002: «Per dare una mano a Ferrara e alla sua amministrazione rossa. Mi costava 4-5 miliardi di lire l’anno. Se non altro posso dire d’averla portata dalla C2 alla serie B» [a Lorenzetto, cit.].
• Sposato con Marilena, tre figli.