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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Firenze 1 marzo 1931. Politico. Eletto alla Camera nel 1996, poi nel 2001e 2006 (Margherita). Dal 2008 al 2013 al Senato (Pdl). Presidente della commissione Affari esteri (2006-2008). Presidente del consiglio e ministro del Tesoro ad interim dal 18 gennaio 1995 all’11 gennaio 1996 (dall’ottobre 1995 anche ministro della Giustizia), ministro del Tesoro nel Berlusconi I (1994-1995), degli Esteri nel Prodi I, nel D’Alema I e II, nell’Amato II (1996-2001). Laureato in Economia e commercio a Firenze, perfezionamento presso le Università di Minnesota e Michigan, dal 1959 al 1975 collaborò con il Fondo monetario internazionale fino a raggiungere la carica di direttore esecutivo, dal 1979 al 1994 fu direttore generale della Banca d’Italia.
• «Avevo poca voglia di studiare. Ma dai 16 anni in poi ho cominciato a prendere passione. Alla fine la laurea l’ho presa con 110 e lode e pubblicazione di parte della tesi. Sono stato immediatamente assistente all’Università a Roma e a Firenze. Poi andai negli Stati Uniti».
• «Avevo ottenuto borse di studio di grande prestigio: la Fullbright, la Stringher. Ma mentre ero negli Stati Uniti all’Università di Michigan, qualcuno da Roma, non seppi mai chi, fece il mio nome al Fondo monetario. Io non ne volevo sapere. Ma l’offerta era allettante professionalmente e economicamente... Quasi mezzo milione al mese, nel 1959, quando in Italia si entrava in banca con la laurea con stipendi di 65 mila lire al mese. Sono stato fortunato. Divenni direttore esecutivo nel 1976. Ho vissuto negli Usa vent’anni. Mi sono anche sposato negli Stati Uniti. Con Solange. Il matrimonio è durato una quindicina di anni. Ho avuto una figlia, Paola» (da un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti).
• «Non è affatto un politico. Si definisce un civil servant. Ma con una spiccata vocazione alla leadership, e una naturale versatilità nel pianificarne il raggiungimento. Ha “programmato” la sua carriera con piglio volitivo, pragmatico. Grande dedizione al lavoro, grandissima competenza tecnica. Ma anche salotti romani, feste mondane nel suo lussuoso attico in piazza Fontanella Borghese. E dunque anche amicizie giuste (vere o presunte), come quelle con Craxi e Andreotti, spesso rinfacciategli dai colleghi in Bankitalia. Amicizie che gli costarono la promozione a governatore nel 1993. Lui nega: “Ma quali amicizie? Se fosse vero che io ero un uomo del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani, l’asse politico che ha dominato l’Italia nel corso degli anni Ottanta – ndr), sarei diventato governatore della Banca d’Italia. E invece, per la prima volta nella storia dell’Istituto di emissione, il direttore generale fu scavalcato da un vice”. Fu un brutto colpo, per Dini, la prima, cocente sconfitta in una corsa al Prestigio e al Potere fino ad allora priva di ostacoli. Non protestò. Ma ricominciò a lavorare diligentemente, da bravo numero due della Banca. Aspettando la prima occasione per la rivincita. Che arrivò a maggio 1994, allorché il governo delle destre lo chiamò al ministero del Tesoro. Anche in quel caso, a Dini, oltre che la competenza di tecnico e il prestigio internazionale, giovò qualche amicizia. Come quella con Cesare Previti, falco di Forza Italia, nella cui magione romana è spesso ospite. O come quella con lo stesso Berlusconi. “Sì – ammette – gli sono amico, e per me l’amicizia è soprattutto lealtà”. Per questo, forse, nella giornata dell’incarico Dini può lamentare sommessamente un solo cruccio interiore: l’alba della sua Grande Rivincita coincide, nei fatti, con il tramonto dell’amico e mentore Silvio. Gli succede a Palazzo Chigi, e cessa anche solo di apparire (perché in realtà non lo è mai stato) un uomo del Polo delle libertà» (Massimo Giannini).
• «Non sono io che ho voltato le spalle al governo di destra. Sono loro che hanno voltato le spalle a me. Era caduto il governo Berlusconi e lui stesso aveva fatto il mio nome al presidente della Repubblica. Gli accordi erano: governo di programma, composto esclusivamente da non parlamentari. Io formai un governo molto equilibrato in cui c’erano cinque ministri “berlusconiani”, Frattini, Mozzo, Gambino, Mancuso e Corcione. Tutti gli altri erano persone di centro. Un governo di tecnici. Nonostante questo mi telefonavano continuamente per fare pressioni. Da qualcuno di Forza Italia ricevetti anche minacce. Mi invitava a rinunciare al mandato. Se non lo avessi fatto... Il governo non fu votato da Forza Italia e dalle altre forze del centrodestra che lo avevano promosso. Chi è il voltagabbana?» (sulla formazione del governo Dini, vedi anche Massimo D’Alema).
• Basandosi sui dati relativi all’invecchiamento della popolazione (l’Italia è il primo paese dove il numero dei sessantenni ha superato quello dei ventenni, nel 1995), «varò una riforma che prevedeva di mandare in pensione più tardi gli italiani, però con un sistema gradualissimo, che sarebbe entrato a regime non prima del 2012 e in realtà pienamente a regime solo fra il 2035 e il 2040, quando la Natura avrebbe fatto piazza pulita dei troppi vecchi in circolazione, tagliato la popolazione di un quarto e dato inizio alla cancellazione degli italiani dalla faccia della Terra, che si prevedono scomparsi del tutto verso il 2100-2150» (Giorgio Dell’Arti, Primo libro delle profezie Marsilio 2008). Maroni, essendosi la vita media italiana allungata di altri due anni e mezzo, modificò poi il sistema.
• In vista delle elezioni del 1996, con i Socialisti italiani e il Patto Segni, fondò Rinnovamento italiano, aderì alla coalizione dell’Ulivo e fece il ministro degli Esteri fino al 2001. Alle elezioni del 2001 Rinnovamento italiano confluì nella Margherita e venne eletto al Senato (di cui sarà vicepresidente). Rieletto senatore della Margherita, dal Prodi II è presidente della Commissione affari esteri. È stato nei 45 del Comitato nazionale del Pd che ha abbandonato per fondare nell’ottobre 2007 i Liberaldemocratici. Il 24 gennaio 2008 votò per far cadere Prodi. Alla vigilia delle elezioni 2008 l’adesione dei Liberaldemocratici al Pdl. Nel maggio 2008 Dini ha lasciato la formazione appena nata per entrare a far parte del Popolo della libertà: «Alcuni amici che hanno dato vita con me all’iniziativa dei Liberaldemocratici ritengono di fare una scelta politica diversa, incentrata su un’autonoma soggettività politica. È una scelta che rispetto ma non condivido. Per questo motivo considero sciolto il mio sodalizio politico con loro».
• Nel 2009, ha accusato Matteo Renzi (allora candidato sindaco di Firenze) di essere un «ragazzotto presuntuoso e impertinente senza arte né parte e di rappresentare il vecchio modello di fare politica», lui ha replicato: «Lamberto per me è sempre stato un modello. Da non seguire».
• Sposato con Donatella Pasquali Rosso Zingone (seconda moglie), fu con un disco della Vanoni che la convinse a diventare sua moglie [Colonnelli Lauretta, Cds 19/4/1996].
• Voci di un figlio frutto di una relazione avuta da Dini negli Stati Uniti, agli inizi degli anni ’60 con Carita Marketta Erakallio, all’epoca giovane funzionaria dell’ambasciata finlandese. Carlo Erakallio sarebbe nato l’11 aprile del 1962 e Dini non lo avrebbe mai riconosciuto (Rep 18/7/1996).
• Cavaliere di gran croce (per Spagna, Regno Unito, Polonia, Casa di Borbone e Repubblica italiana).
• Consigliere internazionale della Japan Art Association.
• Vive in un attico su due piani in centro a Roma, maggiordomo in livrea e guanti bianchi. Tifa per la Fiorentina.