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 2017  dicembre 10 Domenica calendario

• Grammichele (Catania) 22 febbraio 1965. Magistrato. Pm a Bari, col collega Giuseppe Scelsi a capo dell’inchiesta sugli intrecci tra politica, sanità e mafia nel capoluogo pugliese, nell’estate del 2013 è stata trasferita alla procura di Roma in seguito a un procedimento di «incompatibilità ambientale» aperto dal Csm dopo che lei e il collega Francesco Bretone avevano inviato un esposto al procuratore generale di Bari segnalando l’amicizia tra il giudice Susanna De Felice (che nel 2012 assolse Nichi Vendola dall’accusa di abuso d’ufficio) e la sorella del governatore (Cds 18/6/2013).
• Nell’agosto 2009 Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, le inviò una lettera «(...) insinuando “anomalie” nell’inchiesta. Compreso il fatto che non si astenga malgrado “la sua rete di amici e parenti” che, a detta di Vendola, le impedirebbe di “svolgere con obiettività questa specifica inchiesta”. Ma chi sono questi amici incompatibili? A Bari da quando aveva 16 anni, Desirée (con due “e” l’avevano chiamata i suoi genitori), di amici ne ha in entrambi gli schieramenti. Ha sposato un imprenditore poi finito in politica anche in area di centrodestra, Enrico Balducci, con il quale ha avuto due figli: Luigi e Anna (...) Ma sono separati (...) Iscritta a Magistratura democratica la corrente della quale fa parte anche l’attuale sindaco di Bari, magistrato in aspettativa, Michele Emiliano. E molti suoi amici sono di sinistra. Compresa Patrizia, sorella di Nichi Vendola. Ma la pm che ha fatto condannare l’intero e spietato clan Strisciuglio non sembra tipo da fare sconti» (V. Pic.) [Cds 8/8/2009].
• «Aveva le sue ragioni Nichi Vendola a chiedere la testa del pm Desirée Digeronimo. Non solo perché aveva osato indagare su di lui e sulla giunta che porta il suo nome, impelagata in brutti affari di tangenti e concorsi truccati di sanità, ma perché – si scopre soltanto oggi leggendo gli atti della chiusura indagini dei pm di Lecce sulla guerra fra il procuratore di Bari Laudati e l’ex pm Scelsi – voleva chiedere il suo arresto. Ipotesi strutturata su un’informativa dei carabinieri che suggeriva l’iscrizione nel registro degli indagati per concussione del governatore della Puglia. Su quelle carte, la Digeronimo intendeva dunque emettere una misura cautelare, ma un’improvvida (o provvida) fuga di notizie mandò all’aria il progetto: sui giornali finirono nomi degli indagati e ipotesi di reato. Il risultato fu che la battagliera pm venne immediatamente “commissariata” da Laudati, indispettito dalla soffiata alla stampa, e affiancata da altri due colleghi. Ed “era stato poi con questi ultimi – scrive il pm di Lecce – che, a dire della Digeronimo, si era manifestata una diversità di orientamento” su Vendola per il quale “in particolare, a differenza dei colleghi, lei riteneva la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza almeno per un episodio di concussione e aveva intenzione di chiedere l’applicazione di una misura cautelare”. La questione scottante era stata discussa in numerose riunioni, e Laudati secondo la stessa Digeronimo “non aveva mai sollecitato o richiesto l’archiviazione nei confronti di Vendola”, chiedendo solo “che si giungesse a una decisione condivisa”. Tanto basta per “archiviare” l’esposto anonimo che imputava al procuratore capo di aver voluto proteggere il Governatore» (Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica) [Grn 26/9/2012].
• «Dopo essere stata trasferita a Roma dal Csm, la pm barese Desirée Digeronimo è tornata all’attacco. Una lunga lettera in cui ha spiegato la sua posizione e ha respinto le accuse mossele dai colleghi. Digeronimo se l’è presa con le toghe pugliesi, che hanno chiesto l’avvio contro di lei del procedimento di incompatibilità ambientale, e con il presidente della Regione, Nichi Vendola. Fu lei a presentare esposto con il collega Francesco Bretone contro Susanna De Felice, che nell’ottobre 2012 aveva assolto il presidente della Regione Puglia, Vendola, dall’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità pugliese. “La mia incompatibilità ambientale nasce dall’incolpevole circostanza di essermi imbattuta in un’indagine che avevo il dovere di approfondire e concludere; doveri che mi imponevano di non voltare la testa, di non tenere le carte nei cassetti”. Ma la pm potrebbe impegnarsi in politica e candidarsi a sindaco di Bari. “Vado via dalla mia città lasciando processi delicati e indagini in corso, e se si creeranno le condizioni sarò felice di continuare a servire in altro ruolo i miei concittadini”. La lunga lettera è, però, in gran parte dedicata a confutare le accuse “totalmente infondate” che le sono state rivolte da colleghi anche dinanzi al Csm e che sono state alla base del procedimento per incompatibilità ambientale aperto nei suoi confronti e archiviato dopo la sua richiesta di trasferimento. Digeronimo è poi andata all’attacco di Vendola: “Oggi sono fiera di essere riuscita ad indossare con onore una toga (...) mentre un ‘potente’, come lui stesso si è definito in recenti interviste, presidente di Regione, nell’agosto del 2009 in una lettera aperta pubblicata su tutte le testate nazionali, pur dichiarando di agire ‘per amore della verità’ chiedeva a gran voce la mia astensione dall’indagine, mi tacciava di incompetenza, accusandomi genericamente di intrattenere rapporti di parentela e amicizia incompatibili con il ruolo”. (...) L’ex pm barese ha citato peraltro nella sua lettera aperta, per smentirle, una serie di “false affermazioni” fatte da alcuni protagonisti della vicenda. A partire da quelle dello stesso Vendola: “Non sono stata mai amica della collega De Felice”. Poi quelle della sorella del governatore, Patrizia: “Non ho mai chiesto favori a lei o al fratello”. Quindi quelle della collega pm Francesca Pirrelli, moglie del magistrato scrittore ed ex senatore del Partito democratico Gianrico Carofiglio: “Non ho mai avuto rapporti conflittuali con giudici o avvocati del distretto, né con la maggior parte dei colleghi sostituti di Bari”. Infine, ai colleghi che l’hanno “condannata all’esilio”, ha ricordato Diogene il cinico, anche lui condannato alla stessa pena dai Sinopi, che “condannava costoro a rimanere in Patria”» (L43 26/7/2013).
• Dal 2010, quando ha ricevuto nuove minacce di morte dalla mafia, le hanno raddoppiato la scorta.
• Il 6 dicembre 2013 ha annunciato l’intenzione di candidarsi a sindaco di Bari nelle elezioni della primavera del 2014.