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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

Napoli 5 dicembre 1861 – Roma 29 febbraio 1928. Militare di carriera. Comandante supremo dell’esercito italiano durante la Prima guerra mondiale (dall’8 novembre 1917). Ministro della Guerra  (1922-24). Nominato a della Vittoria” nel 1921, maresciallo d’Italia nel 1924.
• Famiglia, di lontane origini spagnole, di militari e magistrati. Accademia militare a Torino, dalla quale uscì nel 1882 con il grado di sottotenente di artiglieria, quindi Scuola di applicazione di artiglieria e genio, sempre a Torino, e Scuola di guerra negli anni 1893-95. Nell’aprile 1895 il matrimonio con Sarah De Rosa, napoletana come lui, che gli darà tre figli. Dal 1895 fino agli anni della Prima guerra mondiale, prevalentemente negli uffici del comando del corpo di stato maggiore. A Roma in buoni rapporti con i politici, gli addetti militari stranieri e i sottoposti.
• «Di statura mediobassa, tarchiato ma non pesante, con i capelli tagliati a spazzola e grandi baffi (più tardi ridotti a baffetti), elegante senza esibizioni, di poche e forbite parole, buon conoscitore del francese e sempre disposto a tornare al suo napoletano, autorevole ma non autoritario, esigente ma comprensivo, era un ufficiale che lavorava molto e bene senza mettersi in mostra, sempre all'altezza della situazione, con una forza interna che si inseriva senza difficoltà nell'istituzione militare» [Giorgio Rochat, Dizionario biografico degli Italiani, Treccani 1991].
• Già nel 1910, colonnello al comando del 21° reggimento di fanteria, mostrò le sue attenzioni per le condizioni di vita dei suoi soldati, accattivandosene la simpatia e costruendo un clima di reciproca fiducia. Ferito in Libia, quando tornò a Roma riprese servizio allo stato maggiore come capo della segreteria di Pollio, incarico che gli fu confermato quando Cadorna diventò il nuovo capo di stato maggiore. Scoppiata la guerra, rimase per circa un anno al Comando supremo, poi chiese di andare al fronte e gli fu assegnata la 49ma divisione di fanteria che faceva capo alla III armata. Attenzione costante per la vita dei soldati: «Si comanda col cuore, con la persuasione, con l’esempio», scriveva. Dall’aprile 1917 al comando del XXIII corpo d’armata, anch’esso parte della III armata del duca d’Aosta.
• L’8 novembre 1917, nel momento più difficile di tutta la guerra, dopo la disfatta di Caporetto, fu chiamato a sostituire Cadorna come capo di stato maggiore dell’esercito. Primo sostenitore della sua designazione, il re Vittorio Emanuele. In quelle ore diramò uno stringato ordine del giorno: «Assumo la carica di capo di stato maggiore dell’esercito e confido sulla fede e l’abnegazione di tutti».
• «Il suo primo merito fu la capacità di far funzionare il Comando supremo in modo adeguato alle esigenze e dimensioni della Grande guerra. sapeva valorizzare l’opera dei suoi collaboratori, delegando loro importanti compiti esecutivi, di preparazione e di controllo, riservandosi però la decisione finale e l'intervento personale nelle situazioni di emergenza. (…) L’altro grande e indiscusso merito di Diaz comandante in capo fu il suo fattivo interesse per le condizioni dei soldati. Fece quanto era in suo potere per assicurare loro un vitto curato e regolare anche in trincea, turni sicuri di riposo effettivo e di licenze, un maggior rispetto della vita e della salute anche in trincea e un’assistenza morale e politica non limitata alla pur benemerita attività dei cappellani» [Rochat].
• Seppe inoltre creare una maggiore coordinazione tra tutti i reparti e il governo di Roma. E nonostante le incertezze nello sferrare l’attacco finale (sollecitato a più riprese dall’esecutivo) riuscì a portare a termine la guerra con una vittoria. Gli va riconosciuto «il merito di aver condotto l’esercito nelle migliori condizioni possibili alla battaglia decisiva del giugno 1918, che diresse con una combinazione di energia e prudenza (soprattutto nell'impiego delle riserve), riportando una delle maggiori vittorie difensive dell’intero conflitto». [Rochat]
• Finita la guerra, restò per un anno a capo dell’esercito. Avallò poi la riforma dell’alto comando, che portò a un organo collegiale nuovo, il Consiglio dell’esercito, di cui fu vice presidente (e guida effettiva, dato che presidente era il ministro della Guerra). Dopo una trionfale missione negli Stati Uniti, nell’autunno del 1921, fu celebrato con il titolo di duca della Vittoria. Non appoggiò pubblicamente il movimento fascista, ma Su richiesta di Vittorio Emanuele III accettò l'incarico di ministro della Guerra nel primo governo Mussolini (1922-1924) per ritirarsi poi a vita privata con la nomina di Maresciallo d'Italia