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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Milano 16 marzo 1956. Giornalista. Direttore del Tg3 dal 2001 al 2009, poi direttore di rete fino al 2012 alternandosi con Paolo Ruffini (vedi). Ora corrispondente Rai da Parigi. Figlio d’arte (suo padre Franco fu direttore del Corriere della Sera), prima di arrivare alla direzione del Tg è stato anche vicedirettore e corrispondente da New York (Michele Anselmi: «Risultò il giornalista più blobbato della Rai: in attesa di collegarsi, faceva di tutto, canticchiava i classici dei Beatles, scherzava con i cameramen, raccontava fatti suoi»).
• Con gli Usa ha sempre avuto un ottimo rapporto: nel ’76 fu nominato cittadino onorario del Texas e sulla sua esperienza americana ha scritto un libro: Le giacche blu fanno a pezzi i blu jeans (Anabasi 1994). Più che uomo di sinistra si definisce “clintoniano pragmatico”.
• «La mia ricetta giornalistica è semplice: andare sul posto, raccontare quel che si vede con semplicità, senza banalità, e un pizzico di impertinenza».
• Nel marzo 2007 Sandro Curzi lo accusò di fare un tg «appesantito, paludato, schiacciato sui Ds, o meglio sulla segreteria Ds». Sua replica: «Sono stato definito anche berlusconiano, kabulista, rifondarolo. Ho sempre risposto con un sorriso e con il lavoro».
• «Mio padre diceva che sono di sinistra nelle dichiarazioni, ma non negli atteggiamenti. Ricordo un furioso litigio sul Cile. E non nascondo che, con lui direttore, il Corriere visse una brutta sterzata a destra. All’epoca leggevo la Repubblica, lavoravo a Radio Milano Centrale, non sopportavo quegli articoli di Giovanni Testori piazzati polemicamente in prima pagina».
• Nel 2009 viene nominato direttore di Raitre, al posto di Paolo Ruffini: «Io non ho mai fatto alcuna trattativa per cambiare la linea di Raitre, come si vede bene dai primi passi della mia direzione e da ciò che farò anche futuro. Con Paolo Ruffini, un grande professionista e un mio amico, di cui ho apprezzato doti professionali e umane, abbiamo lavorato insieme per anni con lealtà e credo con reciproca soddisfazione. La condizione esplicita che ho posto prima di accettare era di proseguire nella sua linea» (Carlo Panella) [Lib 10/11/2009]. Lo sostituisce alla direzione del Tg3 Bianca Berlinguer. • «Giovanna Botteri spende volentieri una parola per il direttore uscente: “Ci ha permesso di essere liberi negli ultimi otto anni”. Già, Antonio Di Bella lascia i suoi orfani» (Alessandra Longo) [Rep 2/10/2009].
• Bianca Berlinguer: «Immaginare Antonio nel ruolo del censore fa semplicemente ridere. In otto anni non ho mai ricevuto non dico una censura ma una pressione (…). Ha un carattere da mediatore, raccomanda responsabilità. Ma ha le sue idee e certo non vestirebbe mai i panni del "normalizzatore"» (Paolo Conti) [CdS 7/11/2009].
• Nel maggio 2010 minaccia le dimissioni «se andrà in porto la proposta del direttore generale Mauro Masi di ridurre a una sola puntata a settimana (dalle quattro attuali) il talk show di Serena Dandini Parla con me (…). I collaboratori di Di Bella garantiscono che il direttore non mollerà». [Style.it 25/5/2010]. Il centrodestra aveva criticato la trasmissione per le posizioni ironiche nei confronti del premier Berlusconi.
• Nel giugno 2010 il Cda Rai, su proposta di Masi, decide di reintegrare “con riserva” Paolo Ruffini, dopo che il tribunale di Roma ha accolto il ricorso di Ruffini che aveva chiesto di essere reintegrato alla direzione di Raitre (Paolo Conti) [CdS 3/6/2010].
• Nell’ottobre 2010, dopo alcuni mesi di inattività in Rai, Di Bella torna a ricoprire il ruolo di corrispondente da New York, per il Tg1.
• Il 28 settembre 2011 viene nominato nuovamente direttore di Raitre, prendendo ancora una volta il posto di Paolo Ruffini che passerà a dirigere La7. «Dice che il tg condotto da Enrico Mentana “è molto one-man show”, e consiglia a tutti i colleghi, “come pure ai leader della sinistra italiana, una buona dose di Caterpillar, per prendersi un po’ meno sul serio”. Antonio Di Bella, da poche settimane di nuovo alla guida di Raitre, racconta di aver posto, come condizione per tornare, quella di continuare a condurre la fascia pomeridiana del contenitore di intrattenimento di Radio2, dove canta, dà consigli di lettura e in questi giorni segue anche il Festival del Film di Roma. “Il vizio dei dirigenti, siano essi della tv o della politica, è quello di ritenersi molto importanti”, osserva Di Bella. “Adesso sto leggendo il nuovo libro di Federico Rampini (Alla mia sinistra, Mondadori): tra le colpe della sinistra c’è la sua seriosità (…). Molti colleghi mi prendono in giro per la radio, ma è un ottimo esercizio per rimanere coi piedi per terra” (…) Quali siano le nuove iniziative che ha in mente Di Bella è presto detto. “Prima fra tutte riportare Roberto Saviano su Raitre. E poi io non mi arrendo: anche se debutterà presto su La7 sto cercando di recuperare una forma di collaborazione con Serena Dandini”. (…) Già, La7. A quanti sottolineano che sotto la guida del suo predecessore Paolo Ruffini, la rete sia diventata la nuova Rai Tre, con gli stessi programmi e stessi personaggi (oltre alla Dandini, i quattro speciali di Saviano e il duo Fabio Fazio-Roberto Saviano di Vieni via con me), Di Bella risponde diplomaticamente ricorrendo al linguaggio dello sport: “La7 ci ha sfidati e noi dobbiamo rispondere”» (Costanza Rizzacasa) [Iog 3/11/2011].
• Rimane in carica fino al 23 dicembre 2012, per poi passare come corrisponde Rai a Parigi, ruolo che ricopre tutt’ora.
• Appassionato di musica, soprattutto quella brasiliana, si diletta nello scrivere canzoni. «Farei di tutto per esibirmi a Sanremo. Qualche anno fa ho scritto una canzone, Samba fiesolana, per Irene Grandi. Non ebbi il coraggio di spedirgliela». Come ha iniziato a cantare? «Galeotto fu l’ascensore. Nel 1996 tornai dagli Stati Uniti e in ascensore, in Rai, incontrai Massimo Cirri e Sergio Ferrentino di Caterpillar. Li conoscevo, sapevano della mia passione per la musica. La cosa è nata per gioco ed è continuata».
• Ha una figlia dalla prima moglie e vive con la nuova compagna, che ha un figlio (Marianna Aprile)[Novella 2000, 15/01/2009].
• Interista.