Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  ottobre 17 Martedì calendario

• Palermo 11 settembre 1941. Politico. Nel 1996 fu eletto alla Camera, nel 2001, 2006 e 2008 al Senato (Forza Italia/Pdl). Laurea in Giurisprudenza, dirigente d’azienda, ex presidente di Publitalia.
• Una condanna a due anni, passata in giudicato, per frode fiscale e false fatture. Assolto nel 2012 per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa, ex presidente della Pallacanestro Trapani e poi senatore repubblicano.
• Il 25 marzo 2013 è stato condannato in Corte d’Appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza confermata in via definitiva il 7 maggio 2014 dalla Corte di Cassazione. Secondo le motivazioni della sentenza, Dell’Utri sarebbe stato il «mediatore contrattuale» di un patto tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, e in questo contesto tra il 1974 e il 1992 «non si è mai sottratto al ruolo di intermediario tra gli interessi dei protagonisti», «mantenendo sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento». «La genesi del patto che ha legato Berlusconi alla mafia è l’incontro del maggio 1974 di Dell’Utri, a Milano, con i boss Cinà, Bontade e Teresi: fu raggiunto un accordo “in virtù del quale i contraenti e il mediatore hanno conseguito un risultato concreto e tangibile costituito dalla garanzia della protezione personale all’imprenditore tramite l’esborso di somme di denaro che quest’ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Dell’Utri, che ha consentito che l’associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere”. Così Berlusconi “è rientrato sotto l’ombrello di protezione mafiosa assumendo Vittorio Mangano ad Arcore”» (Lucio Galluzzo) [Mes 10/5/2014].
• Il 12 aprile 2014, mentre si trovava nell’hotel Phoenicia di Beirut, è stato fermato dalla polizia libanese in esecuzione di un mandato di cattura europeo; il giorno prima la Corte d’Appello di Palermo ne aveva decretato la custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga. Dell’Utri spiegò che si era rifugiato a Beirut per controlli ed esami in seguito a un intervento di angioplastica. L’ex senatore aveva raggiunto Beirut da Parigi con due valige del peso di 23 e di 27 chili e al momento dell’arresto era in possesso di circa 30 mila euro in contanti, quattro cellulari e due passaporti, di cui uno di servizio scaduto. Subito dopo il fermo è stato ricoverato all’ospedale Al Ayat per problemi cardiaci, piantonato dalla polizia libanese Il ministero della Giustizia italiano ha presentato una domando di estradizione.
• Coinvolto nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia seguita alla stagione delle stragi, nel 2012 è stato rinviato a giudizio insieme ad altre 12 persone per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. La sua prima reazione: «La mafia fa schifo ma l’antimafia, invece di combattere la mafia, combatte me».
• Sotto inchiesta dal 2010 per presunta appartenenza a loggia massonica (la P3 di Denis Verdini e Flavio Carbone).
• «Io Marcello lo conosco da quarant’anni. La mafia ha la faccia bestiale, gli occhi iniettati di sangue di Totò Riina, non il viso dolce e spiritoso di Marcello Dell’Utri» (Fedele Confalonieri a Salvatore Merlo) [Fog 12/4/2014].
• Amico di Silvio Berlusconi da quarant’anni, fu il suo primo assistente personale: «Per lui ha creato una macchina da soldi, Publitalia. Lo ha appoggiato contro tutti nella decisione di fondare Forza Italia» (Claudio Sabelli Fioretti).
• «L’anno è il 1974. Inizia lì l’irresistibile scalata di un oscuro impiegato di un’agenzia creditizia di Belmonte Mezzagno, uno dalle segrete frequentazioni che diventerà prima amministratore delegato di Publitalia e poi sarà tra i fondatori di Forza Italia. E lì inizia anche la mafia story di Marcello Dell’Utri scritta dai procuratori di Palermo. C’è una data precisa – il 5 marzo – che segna l’origine di quello che sarà il suo processo, il primo atto d’indagine che porterà alla condanna per l’intesa con Cosa Nostra: è la sua lettera di dimissioni dalla Cassa di Risparmio. Meno di un mese dopo – il 2 aprile – è già a Milano all’Edilnord, segretario particolare del suo amico Silvio conosciuto negli anni dell’Università. Meno di quattro mesi dopo – il 7 luglio – arriva ad Arcore anche Vittorio Mangano, l’uomo d’onore che veste come un lord inglese ma che tutti chiamano “lo stalliere”. Va a vivere pure lui a Villa San Martino, ufficialmente fa il guardaspalle a Berlusconi che teme sequestri per i suoi figli, è in contatto con la Cupola, quando la sua presenza comincia a farsi imbarazzante (investigazioni della Criminalpol) lo “stalliere” lascia Arcore e si trasferisce all’hotel Duca di York dove dirige un traffico di eroina. È il primo incrocio pericoloso, una connection tra Palermo e Milano e al centro c’è lui, l’allenatore della Bacigalupo, squadra di calcio della borgata dell’Arenella» (Attilio Bolzoni).
• Nel 2008, a proposito di Mangano, morto di cancro nel 2000: «È stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me (...) Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con aiuti premio e si sarebbe salvato. È un eroe, a suo modo» (a Klaus Davi).
• «Da una parte serve il fedele amico conosciuto alla Statale, dall’altra incontra nei ristoranti milanesi boss come Stefano Bontate. A volte, al suo fianco, c’è pure Berlusconi. Ne parleranno 20 anni dopo i pentiti Antonino Calderone e Francesco Di Carlo. Ma cosa ci fa Marcello Dell’Utri con quei “don”, cosa vogliono i “siciliani” dal segretario particolare di quel costruttore che sarebbe diventato famoso? “È l’ambasciatore di Cosa Nostra nel più importante gruppo imprenditoriale del nostro Paese”, accusano i magistrati di Palermo quando aprono ufficialmente l’inchiesta sulle sue collusioni mafiose. È la fine dell’inverno del 1993» (Bolzoni).
• «A Dell’Utri, che ha trascinato nelle casse Fininvest migliaia di miliardi, guadagnandosi a buon titolo il posto d’onore nell’al di là di Arcore – gli è stato infatti assegnato un megaloculo nel Mausoleo brianzolo (sul “Mausoleo brianzolo” vedi Silvio Berlusconi) – Silvio Berlusconi deve molto di più di quanto dica in pubblico. E tra quel tanto, deve a lui Forza Italia. Se esiste è perché l’ha voluta la mente di velluto e il doppiopetto grigio del dottore palermitano; se è riuscito a metterla in pista in meno di quaranta giorni (e portarla a vincere le elezioni!) è perché Dell’Utri ha messo a disposizione i migliori venditori di Publitalia. Al presidente il signor Dell’Utri ha consegnato una squadra affiatata e aggressiva, giovane e rapace come un’aquila. Ai venditori commerciali ha affidato “il kit del presidente”, all’epoca perfino trendy: spille, coccarde, più un agile pamphlet. E poi molte foto e molti sogni. La forza, il ruolo che quest’uomo ha occupato nei giorni tribolati della discesa in campo non sono lontanamente paragonabili ai meriti che altri consiglieri vantano oggi. Eppure nel saliscendi di questi anni, il suo nome non è mai figurato tra gli undici titolari. Indispensabile, certo, ma in panchina. Mente straordinaria ma porte sbarrate al governo. Organizzatore irraggiungibile, ma niente partito» (Antonello Caporale). «Nel 1993 Berlusconi mi convocò ad Arcore e mi chiese: “Come si fa un partito?”.“ Che vuoi che ne sappia”, gli risposi io. Era preoccupato dall’avanzata di Occhetto. Aveva parlato con Martinazzoli e con Mariotto Segni, ma quelli non avevano capito nulla. Del resto, uno che si chiama Mariotto cosa vuoi che capisca. Nel 1996 mi sono subito candidato, altrimenti mi arrestavano e andavo in galera. Se non mi avessero tartassato mi sarei occupato del partito, invece devo occuparmi dei processi».
• «Avevo un’idea del partito da organizzare “more militari”, esattamente come non lo voleva Berlusconi ma come si era fatto invece per il Pci e la vecchia Dc. Sono ancora convinto che sia questa la strada. Ero pronto, solo che mi hanno azzoppato. Al principio non pensavo che sarei stato aggredito perché mi accingevo ad organizzare il partito. Poi sono arrivate le bombe giudiziarie, mi sono difeso. In Sicilia c’è un proverbio: se a ogni cane che abbaia gli tiri una pietra hai finito di campare. Io lascio abbaiare, non tiro pietre».
• Bibliofilo. Da vent’anni animatore della “Mostra del libro antico”. Oliviero Diliberto: «Quando ho visto i libri di Dell’Utri a Milano ho provato l’odio sociale».
• Dal 2007 sostiene di aver trovato i diari di Benito Mussolini (1935-1939). Gli storici sostengono che sono un falso, anche piuttosto grossolano. Dell’Utri insiste: «Sono autentici, lo posso assicurare. In quei diari ci sono delle cose che non cambiano la storia, ma che devono farla rivedere perché buttano un fascio di luce potente sui discorsi e sui fatti dell’epoca».
• Grande scalpore per una sua dichiarazione alla vigilia delle elezioni del 2008: «I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione».
• Dal 2003 presidente del Teatro Lirico di Milano.
• Grande appassionato di calcio: «Il mio vero sogno era fare l’allenatore. Ho preso il tesserino a Coverciano. Sono stato forse il più giovane allenatore dilettante d’Italia. Ho allenato anche l’Edilnord di Berlusconi». Sulla Bacigalupo: «Ci giocava anche Pietro Grasso, l’attuale capo dell’antimafia. Era bravo, giocava tecnicamente bene. Non gli piaceva sporcarsi di fango. Era sempre pulito e pettinato».
• «L’astinenza sessuale, se voluta, non è una cosa negativa. Rende più lucidi. Io l’ho praticata, anche da giovane. Adesso la esercito per questioni di età» (a Klaus Davi).
• Sposato con Miranda Ratti, due figli, Marco e Margherita.