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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Boscotrecase (Napoli) 6 febbraio 1937. Magistrato. Ex presidente del Consiglio di Stato. «In 50 anni di attività ha ricoperto tutti i ruoli apicali della giustizia amministrativa, è stato capo gabinetto presso il ministero del Bilancio, della Programmazione economica, dei Trasporti, per 3 volte al ministero del Tesoro; capo ufficio legislativo di una infinita lista di ministeri, è stato membro di tutte le Commissioni che contano, ha espresso pareri per la riforma del sistema delle Autorità indipendenti e le riforme istituzionali. Presidente di sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio, presidente della Commissione istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri per l’attuazione delle direttive comunitarie che ha redatto il codice dei contratti pubblici. Giudice del Tribunale supremo militare, componente del Comitato per la pensioni privilegiate ordinarie, componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ha collezionato tutte le più prestigiose onorificenze al merito. Oggi il pensionato De Lise (…) è ovviamente presidente emerito del Consiglio di Stato, presidente della Commissione di garanzia per la giustizia sportiva presso la Federcalcio, componente del Comitato etico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, della Commissione scientifica consultiva sul codice della Pubblica amministrazione» (Milena Gabanelli) [Cds 4/3/2013].
• «Nativo di Boscotrecase, una parlata quasi dialettale, una vita iniziata nella magistratura nel 1961 e proseguita nelle stanze dei ministeri che conosce meglio delle sue tasche. Il suo padre putativo e grande mentore va cercato agli albori degli anni ’70 in Giovanni Torregrossa il potente siciliano, consigliere di Stato e capo di gabinetto dei Lavori Pubblici, che oltre a insegnargli i segreti della giustizia amministrativa, lo costrinse per anni a portargli la sacca del tennis e a subire il suo ego smisurato. Da quell’esperienza Pasqualino ricavò lezioni decisive e apprese i segreti della “concessione” l’istituto giuridico che in nome dell’urgenza e della riservatezza consente di affidare appalti miliardari ai costruttori senza l’obbligo della gara. Fu allora che il giovane De Lise cominciò a tessere il suo formidabile network di relazioni tra gli imprenditori e i politici affamati di gloria e di quattrini. Poi il ragazzo di Boscotrecase spicca il volo verso altri ministeri, affianca Goria e Guido Carli, per approdare nel ’71 al Consiglio di Stato dove dopo 11 anni diventa presidente di Sezione. Il vero salto avviene però (…) quando sostituisce Corrado Calabrò alla presidenza del Tar del Lazio, l’anticamera di una poltrona ben più importante che arriva nel 2009 quando “Pasqualino sette poltrone” (o forse più) va a sedersi come presidente al vertice di Palazzo Spada, l’antica sede del Consiglio di Stato, l’organo più alto della giustizia amministrativa. Nella carriera di un magistrato civile questo è il massimo delle aspirazioni, la vetta più alta del potere, ma la storia di Pasqualino non finisce qui. Il cerchio magico delle sue amicizie in questi decenni si è allargato e si rafforza con Gianni Letta a Palazzo Chigi e con l’Opus Dei dove Navarro Valls e Pippo Corigliano lo considerano di casa anche se lui ci tiene a dire che di questa lobby nutre soltanto un gran rispetto. Cavaliere dai modi eleganti e monumento di discrezione, Pasqualino finisce per colpa di un assegno da 250 mila euro nei torbidi giri della cricca Balducci-Anemone, ma lui – che non ha mai disprezzato il denaro – si difende con argomenti precisi dicendo al Messaggero “non mi viene in mente niente, casco dalle nuvole, è roba del 2009 quando ho acquistato una casa all’Argentario”. E quando viene tirato in ballo per gli appartamenti di Propaganda Fide, il grand commis sfodera il ruolo di semplice consulente, quanto basta per uscire dal vortice delle chiacchiere» (Dag 2/1/2012).
• «Nel suo curriculum non manca nulla. Era il ’61 quando indossò la toga. Magistratura ordinaria, un’esperienza al civile, poi al penale. Qualche anno alla Corte dei conti e infine la giustizia amministrativa. Al Consiglio di Stato ha cominciato nel ’71 ed è rimasto 34 anni. In mezzo, le esperienze nei palazzi della politica, capo di Gabinetto o dell’ufficio legislativo in quasi tutti i ministeri» (Valentina Errante) [Mes 9/3/2008].
• «(...) Amico dell’ex presidente Franco Carraro che nel 2005 lo confermò alla guida della Corte federale, in piena tempesta Calciopoli si era autosospeso per il conflitto tra la carica sportiva e la presidenza del Tribunale amministrativo. La nuova Federcalcio di Giancarlo Abete (...) ha deciso di nominarlo presidente della commissione di garanzia della giustizia sportiva» (Corrado Zunino) [Rep 25/10/2007].
• «(...) Passione della lirica. Tecnico con competenze di livello, viene iscritto dai colleghi a quella ristretta schiera di supergiuristi che vivono il loro lavoro come “missione civile”. Proviene dal “piano alto” del Consiglio di Stato e quindi ha l’abitudine a confrontarsi con i ministri, ma nessuno lo indica come legato a qualche carro politico. Diverso è il discorso degli incarichi esterni. Prima di lui era stata decisa una sorta di moratoria: vista la delicatezza delle cause affidate al Tar del Lazio, si suggeriva di evitare anche il sospetto di conflitti d’interessi. Con De Lise invece è stata segnalata l’ascesa di due suoi fedelissimi, Roberto Proietti e Salvatore Mezzacapo, nel consiglio di presidenza che sovraintende la giustizia amministrativa. Così De Lise che in due anni si è visto assegnare l’incarico di componente della commissione per la riforma delle authority; la presidenza della commissione di garanzia della giustizia sportiva; l’incarico nel comitato etico dell’Autorità delle telecomunicazioni (17.500 euro l’anno), oltre a un arbitrato e varie docenze, tra cui quella all’Università di Salerno per 12.750 euro» (Primo Di Nicola) [Esp 27/12/2007].
• Alla fine di dicembre 2011, sotto il governo Monti, è nominato direttore generale della nuova Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali. Designato come membro dell’Autorità dei Trasporti nel luglio del 2012, la sua nomina è stata poi bloccata dal Pd: «Uno Stakanov della nomenklatura pubblica (…) non ha alcuna intenzione di farsi rottamare. L’uomo che ha abitato ai piani alti di tutti i governi della prima Repubblica (dal 1972 al 1992 è passato senza interruzione dal ruolo di capo dell’ufficio legislativo dei Lavori Pubblici, delle Partecipazioni Statali, delle Poste, della Sanità a capo di gabinetto del Tesoro, del Bilancio, di Palazzo Chigi e delle Finanze), per poi collezionare un numero impressionante di presidenze nei posti chiave della magistratura amministrativa, dai Tar al Consiglio di Stato, oggi ha trovato degli estimatori anche nel governo Monti. È infatti uno dei tre candidati del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, per il vertice della nuova Authority dei Trasporti. Ma non è solo una questione di età. La carriera di De Lise sembrava avviata al tramonto per il ruolo che ha avuto nell’ultimo scandalo degli appalti pubblici, quelli gestiti dall’unità speciale di Angelo Balducci sotto la giurisdizione di Guido Bertolaso e con la manovalanza di Diego Anemone. Pur non essendo indagato, dalle intercettazioni emerge quanto era importante per la cricca averlo come “consulente giuridico” nelle questioni più spinose: era l’uomo che trovava il timbro legale alle gesta di Balducci&C. Ma tuttora De Lise è il garante degli interessi delle grandi imprese e dei concessionari che lo vogliono a tutti i costi nel cuore del potere pubblico, dove appunto si decidono i destini degli appalti e delle grandi opere. (…) Ma un uomo del genere non si rassegna al tramonto. Soprattutto se ha dalla sua parte dei super-poteri come Gianni Letta e Propaganda Fide (che lo ha scelto come consultore per le faccende immobiliari). (…) L’uomo che ha firmato il codice degli appalti, che ha scritto sentenze memorabili come arbitro o come giudice del Tar in partite milionarie. Uomo delle istituzioni e beniamino delle imprese. È il suo nome infatti che rispunta nella terna scelta dal ministro Passera e che il consiglio dei ministri approva per guidare l’Authority. Non come presidente, questa volta, poltrona destinata al professore universitario Mario Sebastiani, ma come consigliere in abbinamento con Barbara Marinali, appena promossa direttore generale del ministero delle Infrastrutture proprio da Passera» (Paola Pilati) [Esp 27/7/2012].
• «De Lise ha saputo investire. Il patrimonio immobiliare intestato a lui, alla moglie Gabriella Speranza, alle figlie Flavia e Fabiana, moglie di Leozappa, è nell’ordine di decine di milioni di euro e si concentra nelle zone top dell’immobiliare italiano. A Roma i De Lise hanno 112 vani complessivi e vari locali commerciali tra la centralissima via del Seminario e il quartiere Parioli dove il magistrato frequenta il circolo Antico tiro a volo insieme al suo grande sponsor Gianni Letta e a un Gotha di giuristi, ex ministri e gran commis (…). Solo le proprietà romane dei De Lise valgono ben oltre 20 milioni di euro. Vanno poi aggiunte una villa a Golfo Pevero in Costa Smeralda e tre villette all’Argentario (…) Anche a Cortina d’Ampezzo i De Lise hanno fatto investimenti d’oro. Oltre alla residenza dove hanno come vicini di casa Gianni Mezzaroma e i suoi figli Cristina, moglie di Claudio Lotito, e Marco, marito di Mara Carfagna, la signora De Lise possiede 13 vani in centro (corso Italia e via Roma), più altri locali commerciali» (Gianfrancesco Turano) [Esp 12/1/2012].