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 2017  agosto 21 Lunedì calendario

• Pisa 19 novembre 1963. Giornalista. Dall’agosto 2008 al 1° luglio 2011 direttore de l’Unità (prima donna). Ora a Repubblica. «Designata dal governatore sardo, Renato Soru, patron di Tiscali e nuovo proprietario dell’Unità, Concita si è insediata in punta di piedi. La redazione era traumatizzata dall’improvvisa cacciata di Padellaro anticipata da un’inopportuna intervista di Walter Veltroni. “Sarebbe bello un direttore donna”, aveva detto il capo del Pd rivelando quanto bolliva segretamente in pentola sul futuro del giornale. Un fulmine a ciel sereno. Padellaro intuì il benservito; la redazione che era stata scavalcata. Arrivava Concita» (Giancarlo Perna). «Veltroni l’aveva fermamente voluta, soprattutto perchè era una donna e per di più bella, elegante, spigliata» (Gianpaolo Pansa) [Rif 4/3/2009]. Con Bersani segretario del Pd è sostituita alla direzione del giornale di Antonio Gramsci perché «poco allineata» (Gian Maria De Francesco) [Grn 10/5/2011].
• Ultime Dopo il fallimento dell’Unità la cause sono ricadute sui direttori e sui croninisti. Su si lei ne pendono circa 40: «Finora – racconta lei – ho già pagato 150 mila euro di risarcimenti per le condanne subite, altrimenti per me e per gli autori degli articoli i pignoramenti sarebbero diventati esecutivi. Mi aspettavo che intervenissero Renato Soru, l’editore che mi assunse, e il Pd, che di fatto controllava il quotidiano. Ma Soru è sparito, anche se adesso fa l’europarlamentare del Pd, mentre il Pd renziano sostiene che il partito non c’entra. E la cosa più incredibile è che io l’ho scoperto solo l’estate scorsa, dopo che la società editrice, la Nie, è andata in concordato amministrativo per evitare il fallimento. Nessuno mi aveva avvisato che c’erano questi processi, gestiti fino all’ultimo dallo studio Macciotta di Cagliari. Non so cosa abbiano fatto questi avvocati, so che se io e gli autori degli articoli fossimo stati in grado di produrre le carte avremmo vinto sicuramente. Ma non è finita. Ho presentato appello contro le 40 condanne di cui non sapevo nulla fino a dieci mesi fa, e lo faccio anche per conto dei giornalisti che hanno firmato gli articoli, perché o sono disoccupati o sono collaboratori dalla Sicilia o dalla Calabria, e io mi sento responsabile verso di loro. A cinquemila euro ad appello sono un sacco di soldi. E intanto mi pignorano i redditi» (a Sebastiano Messina) [Rep &/5/2015]
• Figlia di un magistrato (Paolo, morto nel 2008), mamma catalana, Concita anche lei, come la nonna Concita, secondo l’uso di Barcellona di tramandarsi il nome tra primogeniti. Perna: «Nasce a Pisa. Elementari a Biella, seguendo gli spostamenti del padre. La maestra dice: “Questa bambina farà la scrittrice”. Si stabilisce a Livorno dove frequenta il liceo classico. È tentata dal Conservatorio, dietro la madre concertista. “Ma non avevo abbastanza talento al piano”. A 16 anni si presenta al Tirreno. Franco Magagnini, direttore, guarda il filo di perle che ha al collo e dice: “Bimba, il giornalismo non è per te”. Manda egualmente articoli. Batti e ribatti, il Tirreno la imbarca nell’85, già laureata in Scienze politiche. Cinque anni di nera. “Storie bellissime, teste mozzate e vecchiette squartate”. Vince il concorso Mario Formenton per uno stage nei grandi giornali e finisce alla Repubblica. Giampaolo Pansa le fa da chioccia. Il direttore, Eugenio Scalfari, la assume e catechizza: “Vedi con occhi che io non posso più avere” (...). Chi la detesta per la decisione con cui strappa ai colleghi le persone che vuole intervistare appartandosi con loro, dice che non capisce nulla di politica, non ha notizie, eccetera. In realtà, fu lei a scoprire le famose scarpe di D’Alema a 1,5 milioni di lire. Ha inventato la parola “girotondini” e lanciato le suffragette tipo Marina Astrologo. Tra i suoi cavalli di battaglia, Nanni Moretti, che si apre solo con lei».
• Nel novembre 2011 rivela, in un suo intervento ad un convegno all’Università di Pisa, che un «altissimissimo» dirigente del Pd le confidò che il partito perse di proposito le elezioni regionali del Lazio del 2010 per favorire la candidata di Fini (Polverini) e agevolare il Presidente della Camera nella sua lotta contro Berlusconi per dividere il Pdl. Del clamore provocato dal suo intervento accusò i media, «stupefatta dai livelli di ipocrisia dei giornali italiani» (intervista a Radiotre). « Se avessi fatto come i colleghi del Fatto, di Libero o del Giornale, e avessi denunciato la cosa, avrei fatto un danno alla campagna di Emma, al Pd e al quotidiano che dirigevo» (Massimo De’ Manzoni) [Lib 30/11/2011].
• I libri: Non lavate questo sangue (Laterza 2002) sui giorni del G8 di Genova, Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto (Mondadori 2006, tra i sei finalisti del premio Bancarella) storie di madri e maternità, Malamore. Esercizi di resistenza al dolore (Mondadori 2008) dal quale è stato tratto uno spettacolo teatrale con Lucrezia Lante della Rovere, Un paese senza tempo. Fatti e figure in vent’anni di cronache italiane (Il Saggiatore 2010), Così è la vita. Imparare a dirsi addio (Einaudi 2011) sulla morte e i modi di affrontarla, da ultimo Io vi maledico (Einaudi 2013), inchiesta sulla rabbia e l’indignazione dell’italia contemporanea.
• Sposata con Alessandro Cecioni, (giornalista, autore di un libro sul mostro di Firenze, ottimo rugbista), hanno avuto tre figli maschi: Pietro (1994) e Lorenzo (1996) e Bernardo (2003) con loro anche il figlio che il Cecioni ha avuto da un precedente matrimonio.
• Dall’autunno del 2013 conduce su Raitre Pane quotidiano, striscia quotidiana «sulla cultura, le storie, i libri che cambiano il nostro paese» (dal sito del programma). «Là dove c’era Augias ora c’è Concita. A spezzare il pane quotidiano della cultura, a spezzarlo per noi, lavagne non scritte in trepida attesa che qualcuno scriva su di noi, pungolati dall’infernale buona volontà di acculturarci per via televisiva (…). Concita De Gregorio è la perfetta incarnazione della professoressa democratica, regina dolente del ceto medio riflessivo e della correttezza politica, Madame Bovary del progressismo finto sexy» (Aldo Grasso) [Cds 4/10/2013].
• «Io non sono d’accordo con chi dice che con la cultura non si mangia, in un Paese come l’Italia che ha questo come risorsa, un giacimento di storia incommensurabile che è una straordinaria occasione di crescita».
• Non si ritiene capace di cucinare (ma le piace mangiare). Si rilassa davvero solo quando guida. Balla (bene) il tango. Nel tempo libero suona il pianoforte (l’ha studiato per qualche anno al Conservatorio ma non è arrivata alla fine) e va in barca a vela.