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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Napoli 12 maggio 1952. Imprenditore. Direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e Ambiente spa. Diventato noto per aver riso al telefono alla notizia del terremoto in Abruzzo, parlando degli «affari» che si sarebbero potuti fare con la ricostruzione. Arrestato il 5 marzo 2010 (corruzione), il 31 marzo 2011 tentò il suicidio (nel suo appartamento ingerendo barbiturici). Poi pentito e collaboratore. Il 31 ottobre 2012, in primo grado, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione nell’inchiesta sull’appalto per la Scuola marescialli dell’Arma di Firenze. Con lui condannati anche l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, l’ex provveditore alle Opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis (entrambi a 3 anni e 8 mesi), e il costruttore Riccardo Fusi (2 anni).
• «(...) Quello che al telefono confessava di aver riso la notte del terremoto in Abruzzo, immaginando gli affari che ne potevano venir fuori» (Giovanni Bianconi) [Cds 17/2/2010].
• «Il 6 aprile, poche ore dopo la scossa avvenuta nella notte, l’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli parla con il cognato che lo esorta: “Oh, occupati di ’sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... Non è che c’è un terremoto al giorno”. Piscicelli ride mentre risponde: “Lo so”. E, più avanti, aggiunge: “Io ridevo da stamattina alle 3 e mezza dentro il letto”. L’orario non è citato a caso. È esattamente quello in cui si è verificata la scossa che ha fatto 308 morti e 1.600 feriti: una catastrofe, ma l’imprenditore se la ride. Tocca al cognato di Piscicelli concludere il colloquio: “Io pure... Va buo’, ciao”» (Fulvio Milone) [Sta 12/2/2010].
• «Attraverso il suo avvocato (...) ha scritto una lettera al sindaco dell’Aquila e a tutti gli abruzzesi (...) “Scrivo perché sono un padre, un marito e un uomo – si legge –. Non posso nemmeno pensare che l’ipotesi di un mio coinvolgimento in questa vicenda possa avere offeso persone che, come me, hanno sofferto e soffrono per i loro cari, per i loro luoghi, per la loro storia. Anche se sono innocente mi scuso. Non ho mai pronunciato quella terribile frase che ho solo dovuto ascoltare e che mi ha lasciato, come è chiaro dal tono della telefonata, senza parole limitandomi appunto a rispondere a monosillabi”» (Sta 13/2/2010).
• «Non sono io che dico quella frase. La dice la persona che è al telefono con me (...) Pierfrancesco Gagliardi (...) mio cognato (...) I carabinieri devono aver fatto confusione. Ci sarà il nastro no? Lo giuro. È mio cognato. Io ho detto solo “vabbuò”, “vabbuò”. Sa no, come si dice a Napoli quando si vuole tagliare corto. Guardi ero inorridito anche io quella mattina quando ho sentito quella frase. I-nor-ri-di-to (...) “Vabbuò”. Sì. Ho detto solo “Vabbuò”. Lo so, è orripilante. Ma io volevo attaccare. E infatti ho attaccato. (...) Rido di imbarazzo. Si ride anche di imbarazzo, no? (...) Ho lavorato in Calabria. Ho costruito una caserma della Guardia di finanza in Sardegna. Ho fatto il disinquinamento del Lido di Latina. Ho lavorato a un’ala della scuola di Polizia di Nettuno. Ho costruito a Valco San Paolo la piscina dei mondiali di nuoto del 2009» (Carlo Bonini) [Rep 13/2/2010].
• «“Non ho avuto la prontezza di chiudere il telefono. E ora mi pesa sulla coscienza più dell’accusa di corruzione” (...) Prende le distanze dal cognato: “A causa sua non vedo più mia sorella e mio nipote. Ma, per onestà, devo dire che quello è il suo solito linguaggio cinico da torinese dissacrante che usa anche con suo figlio”. Battute, dunque, a sentire Piscicelli. “Di un cattivo gusto grottesco”, certo. Ma tutto lì. Lo sciacallaggio non c’entra: “Gagliardi non è un costruttore. Non ho neanche ben capito cosa fa. Si occupa di operazioni di carattere finanziario”. Ma per gli investigatori non è così. Quelle battute erano indice di un interesse ai futuri appalti post-sisma. “Ma come si può pensare una simile cosa? È vero che poi, casomai, con queste cose ci si guadagna anche. Ma il suo era solo un modo di dire da me, napoletano, di famiglia antica, lontano mille miglia. E poi non sono lavori che faccio. Io mi occupo di opere pubbliche. A L’Aquila non abbiamo partecipato a nessun appalto e nemmeno al G8 de La Maddalena” (...) Per l’indagine Piscicelli “è un personaggio alquanto importante”. Non solo per i suoi rapporti con Antonello Colosimo, magistrato della Corte dei conti, coinvolto. Si parla di una sua “intermediazione” per fare in modo che un’impresa, la Btp, “venisse favorita nell’aggiudicazione di nuovi appalti” come compensazione per avere perso quello dell’auditorium di Firenze per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Piscicelli avrebbe presentato i vertici della Btp (Riccardo Fusi e Vincenzo Di Nardo) ad Angelo Balducci e Fabio De Santis, il direttore e il dirigente del dipartimento Sviluppo del ministero del Turismo con sede in via della Ferratella, diretta diramazione della presidenza del Consiglio che gestisce gli appalti assieme alla protezione civile. La Btp avrebbe ricevuto “preventiva assicurazione di aggiudicazione di appalti” (da spartire con la Consorzio Stabile Novus, “riferibile a Piscicelli”). Ma i tempi per “il secondo pacchetto” dei lavori per il 150° slittavano. L’interesse si spostò sul G8 de La Maddalena. Per l’intermediazione l’imprenditore avrebbe chiesto “un riconoscimento economico” di 1.500.000 euro. Facendo pesare alla Btp di avere messo a disposizione il suo “background di 10 anni di buttamento di sangue” presso il gruppo di funzionari facente capo a Balducci. E alcuni “sacrifici”. Il gip ne enumera diversi. Tra questi si parla di un immobile di De Santis del quale Piscicelli avrebbe offerto “almeno i materiali della ristrutturazione” (ma lui smentisce). C’è poi la storia di “un prestito con alcuni soggetti campani, per soddisfare alcune richieste avanzategli dall’ufficio di via della Ferratella”. Al cognato Piscicelli riferisce di aver dovuto restituire 140 mila euro a fronte del prestito da 100 mila ricevuto da soggetti che descrive così: “Son quella gente che meglio se ci stai lontano... se si sgarra è la fine... io già l’altra volta dal 5 al mese sono passati al 10”. Per il gip è la traccia di soggetti legati al clan “che controllano imprese interessate al banchetto degli ultramilionari appalti”» (Virginia Piccolillo) [Cds 13/2/2010].
• «Incastrato dal costruttore Francesco De Vito Piscicelli, l’uomo (pentito) che rideva la notte del terremoto all’Aquila, ha deciso di collaborare con i magistrati e ha raccontato che per poter ottenere appalti pubblici “è stato dissanguato”. Non soltanto da Angelo Balducci e dalla “cricca” della Ferratella, ma anche dall’ex consigliere della Corte dei conti, Antonello Colosimo, arrestato per concussione nell’ambito dell'inchiesta sugli appalti del G8. Colosimo, che è stato anche capo di gabinetto del ministero delle Politiche agricole, è accusato di aver ottenuto regali e favori per 200 mila euro fin quando Piscicelli non si è ribellato e lui, a quanto emerge da intercettazioni telefoniche, lo avrebbe minacciato e ricattato» (Rita Di Giovacchino) [Fat 8/11/2012].
• «Napoletano, alto borghese, vicino ad Alleanza nazionale, Piscicelli è stato uno dei quindici costruttori scelti dalla cricca della Ferratella per lavorare al soldo della Protezione civile di Bertolaso. Ora è un collaboratore di giustizia. In otto interrogatori ha consegnato alla procura di Roma il racconto della corruzione italiana negli appalti di Stato dal 2000 al 2010. (…) “Il sistema Protezione civile, la deroga totale per ogni gara pubblica, nasce con il Giubileo del Duemila: l’incontro fra il sindaco di Roma Francesco Rutelli, il provveditore alle Opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Allestiscono una macchina per costruire opere in un paese bloccato, ma nel corso delle stagioni le missioni diventano un sistema di arricchimento personale. Sfruttato a sinistra e a destra. L’ho visto con i miei occhi, l’ho vissuto dall’interno: una montagna di denaro pubblico per dieci stagioni è stata messa a bilancio per realizzare auditorium, stadi, caserme, svincoli e in percentuale è stata poi trasferita a ministri, sottosegretari, parlamentari, magistrati, funzionari della Protezione, dirigenti delle Opere pubbliche. Nessuna istituzione, nessun partito, tutto ad personam”. È accusato di corruzione, Piscicelli, con i costruttori della Btp. L’appalto della Scuola dei marescialli a Firenze. “Ho pagato per lavorare, se non lo facevo chiudevo l’azienda che avevo ereditato da mio padre. A Firenze ho fatto da intermediario tra il gruppo di Riccardo Fusi e l’ingegner Balducci. Quelli della Btp, provinciali, rozzi, non riuscivano ad arrivare al capo del mattone pubblico italiano. Con una telefonata organizzai l’incontro. (…)” (…) “Lavoro con Balducci dal 2004, ho partecipato a trecento bandi pubblici e ottenuto due lavori: la scuola di polizia di Nettuno e la caserma della finanza di Oristano. Per i Mondiali di nuoto di Roma, quelli del 2009, ho partecipato a tutte e cinque le gare. Ho speso 700 mila euro in progetti e ho vinto le piscine di Valco San Paolo. Per le gare bandite dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e dalla Protezione civile non c’era notaio, nessun vincolo. Tutto nella discrezione del presidente Balducci: ottanta punti al progetto che voleva spingere. Bandi europei pilotati da Balducci, il Consiglio superiore ratificava silenzioso”. Lei chi pagò e quanto? “Per le piscine di San Paolo, 14 milioni di base d’asta, ho versato tre tangenti. Me ne avevano chieste quattro. (…)”» (Corrado Zunino) [Rep 20/10/2012].
• Nel febbraio del 2012, fu aggredito per strada a Roma, preso a calci e pugni da due uomini mentre camminava parlando al telefono nel quartiere dei Parioli: «Mi hanno aggredito ai Parioli, spedito in villa tre proiettili, mi hanno bloccato mentre salivo in auto lungo la mulattiera sterrata... Poi l’elicottero, me l’hanno bruciato alle otto di sera un anno fa... Sono otto attentati. (…) Dal febbraio 2012, quando iniziai a collaborare con la procura di Roma. (…) Ho iniziato a collaborare perché dal giorno alla notte mi sono ritrovato solo, incarcerato, impoverito. Dal giorno della pubblicazione di quella intercettazione in cui si dice che rido per il terremoto dell’Aquila, ma in realtà ride mio cognato, tutto è precipitato. E allora ho deciso di raccontare com’era il sistema d’affari della Protezione civile, il G8, i 150 anni» (a Corrado Zunino) [Rep 3/10/2013].