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 2017  ottobre 19 Giovedì calendario

• Torino 19 maggio 1942 - 22 luglio 2011. Critico letterario, linguista e narratore. Collaboratore de La Stampa e poi della sezione culturale del Corriere della Sera dal 1980 fino alla morte. Negli ultimi anni ha scritto anche su Vanity Fair. Laureato in Lettere nel 1965 con una tesi su Antonio Fogazzaro, l’autore di Piccolo mondo antico. Ha insegnato Letteratura italiana contemporanea all’Università di Torino e all’Università del Piemonte orientale “Amedeo Avogadro”. Ha pubblicato saggi su Manzoni e narratori italiani dell’Ottocento, e vari testi sull’uso della lingua: l’ultimo SOS lingua. Manuale di pronto soccorso per l’uso corretto dell’italiano (Kowalski, 2011). Nel 1995 l’esordio come narratore con Caccia al ladro in Casa Savoia (Mondadori). Altri libri L’indagine (2004), Lettere d’amore di un giudice corrotto (2006), entrambi editi da Marsilio, e Il mostro di Bargagli (2007, Rizzoli). Nel 2011 ha scritto Raccontami nonno (uscito postumo nel 2012 per Baldini Castoldi Dalai), «testamento morale di un uomo temprato dalla lotta quotidiana contro un tumore, ma anche una riflessione filosofica sull’eutanasia e i timori superstiziosi del contagio che allontanano gli amici e rinserrano il malato in un anello di solitudine» (Dario Fertilio) [Cds 23/8/2011].
• «Sarei diventato un bravo ingegnere. Per colpa o per merito di una professoressa e di un professore di liceo molto bravi mi sono incaponito a fare il letterato». «Io sono innamorato della parola, consulto in continuazione il vocabolario, cerco la parola più giusta e in questo sono proprio un allievo piccolo piccolo di Manzoni (...) Cerco la parola propria, non che sia una parola oscura ma una parola semplice ed efficace. Questa è la cosa più bella del mio mestiere» (da una serie di videointerviste a scrittori pubblicate sul sito della Rai).
• Sulla progressiva scomparsa del congiuntivo: «Non è una fisima solo grammaticale ma anche un problema di pensiero e di cultura, su cui sarebbe davvero delittuoso sorvolare. Oppure preferiamo adagiarci in una società in cui chiunque parli, come capita, pensi di detenere la verità e che tutto si possa risolvere in uno sbrigativo (pragmatico) indicativo?» [Cds 22/9/2010].
• «I veri letterati come Giorgio De Rienzo a volte provano il bisogno imperioso, fisiologico quasi, di tradurre la loro stessa fine nel capitolo ideale di un romanzo d’addio» [Fertilio, cit.].
• Aveva un «cinismo onesto e pulito che gli permetteva di guardare le cose di cui si occupava, i libri e le parole, per quello che sono: libri e parole, appunto» [Daniele Bresciani, Vanity.it 25/7/2011].
• «Siamo un paese dove ogni giorno la critica giornalistica dà il suo triste spettacolino di sé: apri il Corriere della Sera e c’è Giorgio De Rienzo che sale in cattedra per attaccare un’opinione di Vladimir Luxuria riguardo alla “poesia gay” di Montale» (Massimiliano Parente) [Lib 24/6/2008].
• In gioventù giocò a basket a livello nazionale, negli ultimi anni ammise di essersi «ridotto a giocare a golf».
• Sposato due volte, la seconda con Vittoria Haziel. Ha avuto due figli dal primo matrimonio. Una nipote, Chiara.