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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Nusco (Avellino) 2 febbraio 1928. Politico. Europarlamentare dell’Udc (dal 2009). Dal 1963 al 1994 deputato della Dc (partito di cui fu segretario dal 1982 al 1989), nel 1996 fu eletto con Democrazia e libertà, nel 2001 e 2006 con l’Ulivo. Ministro per gli Interventi nel Mezzogiorno nell’Andreotti III e IV (1976-1979), fu anche presidente del Consiglio (13 aprile 1988-22 luglio 1989).
• Indispettito per la decisione di Veltroni di non ricandidarlo alla Camera (troppo vecchio), il 20 febbraio 2008 lasciò il Pd e si candidò con l’Udc (capolista al Senato in Campania). La lista ottenne il 6.8%. Vigendo al Senato lo sbarramento dell’8%, De Mita non venne eletto per la prima volta dopo 11 legislature. Il Pd aveva candidato al suo posto la giovane Pina Picierno, autrice di una tesi di laurea sul linguaggio politico dello stesso De Mita e sua allieva («L’ho cresciuta io. Ha scritto una tesi sulla mia oratoria. Che dire? Il nuovismo al posto del progresso. Il Nuovo è corruzione di minorenni»).
• Non ha risparmiato critiche velenose a Veltroni, sconfitto alle elezioni e principale oppositore della sua candidatura: «Nei momenti di difficoltà non si scappa, mai. Nel 1982 persi le elezioni o meglio, non le vinsi. Ma salii sul palco da solo e dissi che ero il responsabile della sconfitta. Non mi feci scortare dal resto del gruppo dirigente, come ha fatto Veltroni. Che brutta scena. Ha voluto recitare la parte dell’uomo solo al comando. I grandi leader però sono soli per condanna, mai per scelta».
• Figlio di un sarto, studi in legge alla Cattolica di Milano, allievo di Fiorentino Sullo (gran patron della Dc irpina). «Quand’ero ragazzo io, mi verrebbe da dire secoli fa, ebbi una discussione con un compagno della Cattolica, un marxista. Gli esposi — il discorso durò ore — la mia idea della politica, e lui mi disse: “Ciriaco, tu sei crociano”. Io non avevo mai studiato Croce, ma compresi che alcune cose si respirano nell’aria, si sedimentano, ritornano anche senza evocazioni solenni o spiegazioni teoretiche».
• «Intellettuale della Magna Grecia» (Gianni Agnelli), «c’è stato un momento in cui era uno degli uomini più potenti d’Italia: presidente del Consiglio e segretario della Dc» (Claudio Sabelli Fioretti).
• «La stagione del duello De Mita-Craxi è l’ultima prima di Tangentopoli e della caduta della Prima Repubblica. Forse è anche quella in cui con più convinzione, anche se con non altrettanta determinazione, si cercherà di riformare il sistema, intuendone il collasso. Ciriaco pensa a un cancellierato, cioè a un rafforzamento del premier e a una legge elettorale con premio di maggioranza, che renda più stringente il legame interno delle coalizioni e tenga i socialisti saldamente ancorati al centrosinistra. Bettino punta più sull’elezione diretta del presidente della Repubblica e vuole tenersi “le mani libere”, governare insomma con la Dc fino a che non saranno realizzate le condizioni (un’evoluzione e un ridimensionamento del Pci, con il prevalere, a sinistra, delle idee riformiste e socialiste) per un’alternativa modello Mitterrand» (Marcello Sorgi).
• «Alla fine Craxi dà il via libera al governo, che però affonda nel giro di un anno per la nascita dell’alleanza con Andreotti e Forlani, poi divenuta nota come Caf. Oggi viene da sorridere di fronte al racconto di Berlusconi e Confalonieri costretti a fare lunghe anticamere a piazza del Gesù per esser ricevuti da Clemente Mastella (allora factotum di De Mita per l’informazione), ma all’epoca era così che andavano le cose. E che idea aveva, allora, Ciriaco De Mita di Silvio Berlusconi? “All’inizio mi stava anche simpatico. Ha sempre avuto la mania di convincermi che era democristiano, mi raccontava sempre di avere sei zie suore. E invece non è vero, è socialista. Ma io glielo dicevo: non m’importa che lei non sia democristiano, le chiedo solo di avere con noi rapporti leali... Poi c’è stata la questione della Sme, in pochi giorni è venuto da me quattro o cinque volte...”. Le liti con Indro Montanelli, che lo additava a simbolo del malaffare: “Quando il giornalista è entrato nella sua stanza, lui gli ha dato la mano e si è presentato così: ‘Piacere, Raffaele Cutolo’...”» (La Stampa citando Piazza del Gesù, il libro del suo ex collaboratore Giuseppe Sangiorgi).
• «D’Alema per i miei ottant’anni mi ha fatto un regalo: la pagina dell’Unità con il titolo “De Mita si è arricchito con il terremoto” e un biglietto di scuse, “Con il tempo si riconoscono gli errori”. Firmato dall’autore dell’articolo Federico Geremicca, peraltro uno dei rari giornalisti che mi ha capito, e dall’autore del titolo. D’Alema, appunto».
• «Il merito della Dc non è nelle cose fatte; è stato creare la democrazia in Italia, portare su posizioni democratiche un popolo istintivamente reazionario».
• Linguaggio complicato, ragionamenti tortuosi: «Una professoressa dell’università di Roma ha scoperto che il mio linguaggio è innovativo rispetto alla realtà, perché non è la liturgia del suono, ma il tentativo di analizzare le situazioni».
• Suoi riferimenti per la campagna elettorale 2008: «Mozart. Perché l’armonia non nasce dalla linearità del suono, ma dai contrasti. Van Gogh. Era sua la prima mostra che vidi in vita mia, a Milano: entrai senza sapere nulla, uscii in lacrime; perché le cose vere non si spiegano, si intuiscono. Lizzani. Mi sento come il partigiano di Acthung Banditen, che si avvia da solo verso il patibolo nazista e poco per volta si ritrova dietro l’intero paese. Cecov. Da ragazzo non perdevo uno spettacolo di Strehler al Piccolo teatro, ad esempio le Tre Sorelle: all’inizio la confusione è massima, i protagonisti raccontano ognuno la sua storia, man mano il quadro si ricompone; come nell’ Angelo sterminatore di Buñuel, dove tutti perdono e ritrovano la memoria, ancora mi riecheggia dentro quel grido, “Fuori le autorità!”» (ad Aldo Cazzullo).
• Nel febbraio 2014 ha criticato duramente il riavvicinamento di Casini a Berlusconi. «Dopo la svolta a destra del capetto dell’Udc, ha riunito i suoi fedelissimi e in una convention centrista a Napoli ha sparato a zero sulla mossa casiniana: “Tolta al Pdl la base popolare, resta il grillismo. Rimango sconcertato dal fatto che qualcuno possa pensare a un avvicinamento a Berlusconi, populista e antieuropeista. Stare con lui sarebbe irrazionale, è contro natura”» (Fabrizio d’Esposito) [Fat 9/2/2014].
• «Dicono che sia superbo. Invece io mi dolgo di dare questa impressione. Certo, la confidenza la offro a pochi amici. Ma è giusto che sia così».
• Ha per medico personale un pediatra: «È un mio amico, ed è bravo. E poi, per il mal di gola, un pediatra va bene anche se hai 80 anni».
• Sposato con Anna Maria, quattro figli: Giuseppe (Avellino 7 aprile 1968, nel 2008 candidato alla Camera), Antonia, Gloriana, Simona.