Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  novembre 20 Lunedì calendario

• Catania 14 novembre 1952. Giornalista. Conduttore tv. Dopo dieci anni alla guida de La vita in diretta e tre a Unomattina (insieme a Eleonora Daniele), è quasi scomparso dagli schermi, per dedicarsi alla radio (dal 2010 Radio2days su Radio Due, dal 2013 Rosso di sera su Qlub Radio), alla carta stampata (Il Corriere dell’Umbria, Diva & donna) e a Internet (il suo blog e vari siti d’informazione).
• «Sorridente e anzi “gioviale”, come preferisce definirsi. Figlio di un vulcanologo, si fa notare nel Movimento studentesco, poi debutta a Milano nell’ufficio stampa della Uil, approda a Radio Popolare e infine a Raidue. È educato e sa incantare tutti: a Raidue è passato da Alberto La Volpe a Paolo Garimberti a Clemente Mimun senza lasciarci le penne. Al contrario, dopo una ricaduta come agit-prop nel memorabile Abbonato, alza la voce! con varie esibizioni al fianco di Carmen Lasorella, Lorenza Foschini e Lilli Gruber, è lanciato dal sornione Mimun in interviste a Valeria Marini, Monica Bellucci e Maria Grazia Cucinotta» (Cesare Lanza).
• L’uscita dal telegiornale, dove aveva fatto l’inviato in Polonia, Ungheria, Francia, Arabia Saudita (caduta del muro, bicentenario della rivoluzione francese, guerra nel Kuwait ecc.), venne favorita dalla partecipazione al programma La posta del cuore di Sabina Guzzanti (1998), dove fingeva di litigare con la finta fidanzata Claudia Pandolfi. Il buon successo delle sue apparizioni indusse i dirigenti Rai ad affidargli La vita in diretta (ottobre 1998).
• Quando nel dicembre 2007 Silvio Berlusconi alluse alle raccomandazioni attraverso le quali venivano assegnati i posti in Rai, fu tra i pochi ad ammettere: «Ero un giovane che si sforzava di fare bene il proprio lavoro, simpatizzavo per il partito socialista, sono stato precario per due anni e sono entrato in Rai attraverso i meccanismi di lottizzazione che vigevano nella prima Repubblica».
• Nel dicembre 2013 ha condotto, con Rula Jebreal, Mission, programma in due serate prodotto in collaborazione con l’Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e l’ong Intersos in cui otto personaggi raccontavano la loro esperienza nei campi profughi visitati (tra gli altri, Albano e le figlie in Giordania, Emanuele Filiberto e Paola Barale in Congo, lo stesso Cucuzza e Barbara De Rossi nel Sudan del Sud): subissato di critiche ancor prima della messa in onda, è stato uno dei maggiori fiaschi della stagione (poco più di due milioni di spettatori e neppure il 9% di share, in prima serata su Rai Uno). «C’è molta astuzia nella bontà, almeno in termini comunicativi. Lanciato come “reality umanitario”, Mission è stato in realtà un documentario commentato in studio, che all’approfondimento del giornalista ha preferito lo sguardo e la voce narrante dei vip di turno o le musiche tensive da dramma incombente. Un talk show, condotto maluccio da Michele Cucuzza e Rula Jebreal, insistentemente mesto per sottolineare l’importanza delle parole e delle testimonianze, anche quelle più scontate, e per sancire l’impegno del cooperante Onu. Costa poco mostrarsi buoni» (Aldo Grasso) [Cds 6/12/2013].
• «Ha avuto tre storie importanti: prima con una giornalista francese, da cui ha avuto la figlia Carlotta, poi con Simona Bonaiuto, autrice del programma tv Blob, relazione dalla quale è nata Matilde, e infine con la showgirl e presentatrice Katia Noventa. Capita di vederlo paparazzato in compagnia di nuove, affascinanti fiamme» (Concetta Desando) [N20 8/9/2011].
• «Tra le tante manie che mi porto dietro, c’è quella del collirio. Io porto le lenti a contatto e una volta mi sono preso una congiuntivite bestiale. Da allora, vado giù di brutto con le goccine... So che non ha senso, ma una parte di me è convinta che mi salvaguarderanno gli occhi. A una cena o nel bel mezzo di una conversazione, tiro fuori il flaconcino e butto 5-6 gocce per occhio. Non riesco nemmeno a contare le volte che mi capita in un giorno».
• Ha scritto, tra l’altro, Sotto i 40. Storie di giovani in un paese vecchio (Donzelli 2007), ritratti-intervista a infraquarantenni in ascesa, e Gramigna. Vita di un ragazzo in fuga dalla camorra (Rizzoli 2013), in cui ha raccolto la storia vera di Luigi Di Cicco, figlio di un camorrista che è riuscito, da solo, a costruirsi «una vita pulita e dignitosa».