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 2018  luglio 16 Lunedì calendario

Consorte Giovanni • Chieti 16 aprile 1948. Manager. • Ex amministratore delegato (1990-2005) e presidente (1996-2005) dell’Unipol, costretto alle dimissioni nel gennaio 2006 dopo la fallita scalata alla Banca Nazionale del Lavoro. «Ho tentato di scalare una banca con i soldi veri io, erano sei miliardi di euro, cash. Ma chi li ha mai messi in questo Paese così tanti soldi veri? Chi?».
• «Laureato in Ingegneria chimica a Bologna, dopo i master alla Luiss e alla Bocconi e l’apprendistato alla Montedison di Schimberni è adottato dai due grandi vecchi della finanza cooperativa, Cinzio Zambelli ed Enea Mazzoli. Che gli affida le Coop di Milano, Bologna e Genova, in grave crisi. Lui chiude le botteghe e punta sulla grande distribuzione. Quando arriva all’Unipol, la capogruppo ha 815 miliardi di debiti e cento di perdite. Dalla sede di via Stalingrado 45, ha aperto il capitale ai privati (la Reale Mutua, fondata da Carlo Felice); ha ottenuto l’appoggio di Cuccia per l’ingresso in Borsa e l’acquisto della quota Generali della Bnl, soprattutto ha partecipato con i “capitani coraggiosi” alla scalata Telecom. Non ha badato ai simboli, se non per infrangerli: ha venduto il villaggio “Città del mare” di Terrasini, voluto nel 1970 da Zambelli come prova dell’impegno delle Coop nelle terre di mafia; si è beccato lo sciopero di quasi tutti i 300 dipendenti di Linear, compagnia telefonica del gruppo, cosa mai vista; si è tenuto alla larga dall’Unità morente, ma con spirito quasi ugonotto (e attraverso la controllata Finec Merchant) ha dato una mano all’Unità risorta. L’ultima svolta è stata la rottura con il Monte dei Paschi, tradizionale roccaforte della finanza comunista e diessina, per inghiottire un boccone ancora più grande e creare il primo polo bancario-assicurativo» (Aldo Cazzullo nel settembre 2005) Tra i protagonisti delle scalate che movimentarono l’estate 2005 (vedi anche Antonio Fazio, Gianpiero Fiorani, Stefano Ricucci): presidente e amministratore delegato dell’Unipol, società assicuratrice appartenente al mondo delle cooperative e pienamente inserita nel sistema politico-finanziario della sinistra e in particolare dei Ds, cercò di impadronirsi della Banca Nazionale del Lavoro (Bnl) al cui possesso però aspiravano anche gli spagnoli del Banco di Bilbao. Antonio Fazio,allora governatore della Banca d’Italia, convinto della necessità di difendere l’italianità dei nostri istituti, tentò in ogni modo, ma invano, di farlo riuscire nell’impresa.
• L’attacco cominciò con l’acquisto del pacchetto Bnl dagli immobiliaristi Caltagirone, Ricucci, Coppola, Statuto, Lonati, Bonsignore e Grazioli. Le azioni passarono di mano tutte insieme e Consorte le pagò 2,7 euro l’una, sborsando in totale due miliardi e 48 milioni. Si trattava del 27,5 per cento della banca. I sette immobiliaristi venditori guadagnarono dall’operazione un miliardo e duecento milioni, quasi tutti esentasse. Il Banco di Bilbao aveva già annunciato l’intenzione di lanciare un’offerta di pubblico scambio sulla Bnl, ma Consorte mostrò di avere vincolato con vari accordi un altro 13,5 per cento della banca e disse che avrebbe a sua volta lanciato un’Opa a settembre. Era il 18 luglio del 2005. Si tenga conto che la Bnl, in passato, era stata la banca del Psi e che il suo presidente Luigi Abete era considerato in quota Margherita, partito che visse l’operazione Consorte come il tentativo diessino di impadronirsi di una banca della sua area e lo avversò in ogni modo. Sergio Bocconi: «Tutti pensano che il vero via libera all’intervento della compagnia sulla Bnl sia arrivato dal segretario dei Ds Piero Fassino (“Se Unipol lancia l’Opa dico sì”). E quindi da Massimo D’Alema».
• Presto i giornali cominciarono a pubblicare conversazioni telefoniche, intercettate dai magistrati che indagavano su Fiorani, dalle quali la scalata di Consorte a Bnl pareva inserita in un quadro più vasto il cui fine ultimo sarebbe stato la conquista del Corriere della Sera. Tra le telefonate, quelle che riguardavano Consorte potevano far pensare che Unipol si muovesse avendo ogni tipo di aiuto e di copertura da parte dei Ds (in una telefonata Fassino chiedeva: «Allora, abbiamo una banca?»), anche se in un’altra telefonata Consorte, parlando con il tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, si raccomandava di non far saper niente a Fassino, per carità, o solo il minimo indispensabile (il che fa pensare che il segretario diessino, sapendo a che punto di compromissione Consorte avesse portato la Unipol, avrebbe potuto mettere i bastoni tra le ruote). In ogni caso, dopo la pubblicazione delle intercettazioni (vedi FORLEO Clementina), il caso si fece politico e le questioni che venivano sollevate relativamente alla scalata Unipol e che avevano, per dir così, valore universale erano due: poteva una società (Unipol) lanciare un’Opa su una società quattro volte più grande (Bnl)? Poteva una società che, per la sua struttura cooperativa, godeva già di certi vantaggi fiscali e normativi, operare sul mercato alla stregua di una qualunque società di capitali? Il procedere dell’inchiesta su Antonveneta e l’emergere di elementi che corroboravano la tesi secondo cui la scalata a Bnl era strettamente e, per dir così, politicamente connessa alle altre due fecero nel volgere di pochi mesi tramontare il piano di Consorte, che il 9 gennaio 2006 si dimise dalle sue cariche. La Banca d’Italia, alla cui presidenza era subentrato Mario Draghi, negò poi a Unipol l’autorizzazione all’Opa su Bnl. Gli elementi concreti che corroboravano la tesi di un’alleanza stretta e segreta tra Consorte e i protagonisti delle altre due scalate erano: l’esistenza di conti di Consorte e del suo vice Ivano Sacchetti presso la Banca Popolare Italiana (ex Lodi) da cui risultava attività di trading specialmente sul mercato dei derivati in costante profitto (cosa statisticamente molto improbabile); un prestito di 210 milioni della Unipol a Ricucci; il fatto che Consorte fosse socio di Emilio Gnutti e vicepresidente della sua Hopa; varie telefonate in cui Consorte pareva non solo consapevole, ma anche partecipe delle vicende relative alle altre due scalate.
• Il colpo del ko fu la scoperta del cosiddetto “tesoro di Consorte”, circa 54 milioni di euro erogati tra il 2001 e il 2005 dalle società della galassia Hopa e che attraverso la triangolazione con Fiorani finivano regolarmente nelle tasche dei vertici della Unipol («credo mi abbiano mandato via sulla base del sospetto che avessi fatto qualcosa di male per Unipol»). Sua difesa: «Quei soldi (25 milioni miei e 25 di Sacchetti) sono stati il riconoscimento per l’attività di supporto a Hopa, nell’ambito della vicenda Bell-Olivetti-Telecom. Tali compensi sono pervenuti con regolari bonifici bancari e operazioni borsistiche perfettamente corrette». Il riferimento è alla famosa trattativa del settembre 2001 in cui Tronchetti Provera rimise in discussione il contratto con cui Pirelli acquistava Telecom. Quando Marco Tronchetti Provera, dopo l’11 settembre 2001, chiese alla Bell del finanziere Gnutti di rinegoziare il prezzo pattuito in agosto per acquisire il controllo di Telecom, «il mio ruolo professionale nella trattativa - rivendica Giovanni Consorte alleato di Gnutti - fu determinante. All’incontro finale in Pirelli, gli dissi: “Caro dottor Tronchetti, lei sta disattendendo un contratto che ha firmato un mese fa: noi le facciamo una causa da 7 miliardi di euro”». Luigi Ferrarella: «Se per Consorte fu “Gnutti a voler condividere” i soldi guadagnati “con chi lo aveva aiutato”, per Gnutti invece furono Sacchetti e Consorte a pretenderli. Inoltre, il premio a Consorte arrivò all’estero e dall’estero, ma lui giura: “Neanche sapevo esistessero queste società”».
• Nel gennaio 2007, per ordine della Procura di Roma, gli vengono sequestrati nove milioni e mezzo di euro, depositati su sette conti Bnl. Sarebbero il pagamento di un’operazione immobiliare economicamente dannosa per l’Unipol («Un’operazione di trading immobiliare legittima, corretta e documentata»). Nell’estate 2007 vengono rese pubbliche le intercettazioni telefoniche tra gli indagati nel caso Unipol-Bnl e alcuni politici. Diventa un tormentone l’esclamazione rivoltagli da Massimo D’Alema nell’estate 2005: « Facci sognare. Vai! ». Nella stessa telefonata Consorte: «È da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni» Già condannato in appello per insider trading (6 mesi di reclusione, 100 mila euro di multa con i coimputati, 92.500 di risarcimento alla Consob, 12 mila euro di spese di lite), a fine 2007 le vecchie telefonate con Fassino e Nicola Latorre fecero aprire alla Procura di Milano una nuova inchiesta. Luigi Ferrarella: «A Consorte non è qui addebitato di aver lucrato alcunché in denaro. La norma che gli viene contestata è quella meno nota, e giuridicamente assai più complicata, che nel Testo unico della finanza (Tuf) punisce anche “chi, in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, le comunica ad altri al di fuori del normale esercizio della professione, della funzione o dell’ufficio”. E per “privilegiata” se ne intende una precisa, che non è stata resa pubblica, ma che, “se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi degli strumenti finanziari”. Qui l’informazione privilegiata sarebbe stata il fatto che Unipol disponesse già del 51% di Bnl nel momento in cui annunciava il lancio dell’Opa. E gli “altri”, estranei al novero di persone legittimate a conoscerla, sarebbero stati Fassino e Latorre».
• Nel febbraio 2008, i pm rinunciano a sostenere in giudizio l’imputazione di riciclaggio di 20 dei miliardi di lire avuti all’estero dalla galassia Gnutti. In cambio Consorte accetta di patteggiare sia le accuse di appropriazione indebita e di truffa allo Stato, determinata dall’aver utilizzato lo scudo fiscale per far rientrare dall’estero parte dei soldi senza che ce ne fossero (secondo i giudici) tutti i presupposti. L’accordo prevede 11 mesi di pena, più 12 milioni e 600 mila euro che Consorte e Sacchetti dovranno versare all’agenzia delle Entrate: «Quando in guerra ci si ritrova abbandonati da quasi tutti gli amici, mentre i nemici sono superiori per numero e qualità di mezzi in forze, è saggio ritirarsi su fronti difendibili».
• Il 4 giugno 2008 la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Consorte e altri trenta, tra i quali Fazio, Fiorani e Sacchetti. Le accuse sono di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza Consob, insider trading.
• Il 22 luglio 2008 rientra in possesso di gran parte di quei 50 milioni sequestratigli nel corso delle indagini. «Nella lunga partita con la magistratura, Consorte ha ottenuto l’archiviazione dell’accusa di associazione a delinquere che determinò la sua uscita da Unipol, quella di corruzione nei riguardi di un magistrato (si tratta del giudice Francesco Castellano), e la truffa ai danni dello Stato per l’omesso versamento di imposte sul capital gain ottenuto con diverse operazioni di Borsa. L’ultimo proscioglimento, sempre da parte del Gup di Milano, è arrivato per l’accusa di riciclaggio legata al bonifico effettuato da Gpp a favore di Consorte e Sacchetti. Premesso che nel dedalo di accuse e contro accuse in cui Consorte è stato coinvolto è difficile orientarsi, nel computo delle pendenze dovrebbe essere rimasto in piedi il reato di ostacolo alla vigilanza e manipolazione di mercato inerente alle vicende Antonveneta e Bnl» (Paolo Madron). Non ha intenzione di patteggiare gli ultimi reati rimasti a suo carico: «Aspetto sereno il responso dei giudici. Anzi sto scrivendo per mio conto un libro che dovrebbe riservare molte sorprese non solo sulle scalate ma anche sui suoi rapporti con i Ds e le cooperative».
• A proposito di Unipol, parlando solo da azionista: «L’andamento del titolo ha risentito più degli altri titoli assicurativi del cattivo andamento dei mercati. Gli effetti positivi della “deconsortizzazione”, come normalmente viene definita la nuova gestione, non sono ancora visibili».
• Alla vigilia delle elezioni 2008 si definì un indipendente di sinistra: «A me il Pd non procura alcuna emozione, di alcun genere, quindi non mi chieda del Pd (...) Sono stati rimossi 50-60 anni di storia della sinistra e non vedo da che cosa venga sostituita».
• Il 7 dicembre 2012 la Cassazione annulla con rinvio a un nuovo processo in appello le assoluzioni, disposte in secondo grado, il 30 maggio 2012. Confermate, invece, le condanne per insider trading agli ex ad di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (rispettivamente ad un anno e sette mesi e ad un anno e sei mesi di carcere). I due manager erano stati assolti in secondo grado dall’aggiotaggio, proscioglimento anche questo annullato con rinvio dai supremi giudici.
• Il 6 dicembre 2013, la terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha assolto l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, e l’ex a.d. di Bnl, Giovanni Consorte e altre 11 persone (tra cui Ricucci, Coppola, Bonsignore e Gnutti) dal reato di aggiotaggio relativamente alla tentata scalata di Unipol a Bnl perché il fatto non sussiste.
• I giudici hanno inoltre revocato le sanzioni pecuniarie a Unipol, Bper e Hopa e la provvisionale di 15 milioni di euro in favore del Banco di Bilbabo, parte civile. Gli imputati erano gia’ stati assolti in un primo processo di appello, nel maggio 2012, annullato però nel dicembre scorso dalla Corte di Cassazione. [Agi 6/12/2013]
• «È stata un’azione che mi ha rovinato la vita, soprattutto dal punto di vista personale. Pero’, negli anni, ho avuto anche tanti amici che mi stimano»
• Presidente e amministratore delegato della merchant bank InterMedia dal 2007 al 2013. Dall’aprile 2013 è diventato azionista unico di Gct Immobiliare, una società costituita a Bologna a fine 2011.
• Nel 2011, ha contribuito a salvare il Bologna Calcio.
• Sposato. Una figlia, Francesca.