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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Milano 6 agosto 1937. Manager. Presidente di Mediaset, consigliere d’amministrazione della Mondadori e del quotidiano Il Giornale, membro del Consiglio Direttivo e della Giunta di Confindustria, presidente dell’Associazione Televisioni Nazionali. «Sono Fedele di nome e di fatto. Sono fedele a mia moglie, al mio lavoro, al Milan e al ristorante del mio amico Domenico».
• Compagno di studi di Silvio Berlusconi, era lui che lo accompagnava al pianoforte durante le crociere estive in cui il giovane Silvio cantava. Dal 1973 lo ha affiancato all’interno del gruppo Fininvest. «Bisogna esser belli. Per noi brutti è sempre stata dura».
• È nato all’Isola, un quartiere di case di ringhiera a Porta Garibaldi. La mamma era una Borghi, quelli della Ignis: «Mia mamma Luigia, Gina, classe 1909, era la sorella di Giovanni Borghi, la secondogenita, aveva un anno più di lui. Lasciammo Milano per andare a Comerio, nel Varesotto, perché eravamo sfollati dopo i bombardamenti del 1943. A Comerio, in località Orocco, il nonno Guido Borghi aveva acquistato una casetta. Io avevo solo sei anni e osservavo questo zio, grande e possente, severo ma buono, generoso e geniale, con la venerazione con cui si osserva un mito. Aveva tre fratelli, ma era lui il leader, l’uomo dalle idee geniali, cui piaceva vivere alla grande» (da un’intervista di Gigi Moncalvo).
• È laureato in Legge, tesi sul Concetto di intesa nelle norme istitutive della Cee, articoli 85 e 86: «Da giovane aveva la sua orchestrina (che si chiamava prima Roxy, poi I cinque diavoli, che andava in giro per la riviera romagnola e sulle navi da crociera). Aveva assunto un cantante-intrattenitore che rispondeva al nome di Silvio Berlusconi. E Silvio racconta: “Qualche volta Fidel si arrabbiava e mi licenziava perché andavo in sala a chiacchierare con le ragazze invece di fare il mio lavoro”. Insomma, il futuro presidente-operaio da giovane era come tutti i giovani. Poi, le cose si capovolgono. L’orchestrina di Fidel non ha tanto successo, in famiglia c’è qualche rovescio, mentre Berlusconi comincia a farsi strada con le case. Ed è lui a offrire un lavoro all’amico della riviera romagnola. Insieme vanno avanti, fino alla costruzione di Milano 2, il capolavoro imprenditoriale del Cavaliere. Poi, una mattina, Berlusconi convoca tutto il suo staff di allora e dice: “Da oggi in avanti ci occuperemo di televisione. Ho studiato bene la cosa ed è un affare”. Tocca proprio a Confalonieri, l’amico più stretto, cercare di gettare un po’ di acqua sul fuoco: “Ma Silvio, non sappiamo niente di televisione, non abbiamo nemmeno una telecamera”. “Non importa, gli risponde il Cavaliere, impareremo. Intanto tu, e si rivolge a Galliani, parti per la Sicilia e risali la penisola, comprando tutte le piccole tv che trovi”. Così nasce Canale5, che poi comprerà da Rusconi Italia1 e da Mondadori Rete4, trasformandosi definitivamente in Mediaset. In tutta questa storia, Confalonieri è sempre vicino a Berlusconi, una specie di ombra. E svolge tanti mestieri in una volta. È lui, ad esempio, diplomatico nato, a tenere i rapporti con i politici e con i palazzi del Potere. È lui che mantiene i rapporti con la stampa. È lui che corteggia un po’ di cultura (ma Mediaset è più un affare di ballerine). Ed è con lui che Silvio si apparta quando c’è da prendere qualche decisione importante. Il vero confidente del Cavaliere, se ne esiste uno, è proprio questo appassionato di musica classica. È lui, ad esempio, che ancora qualche anno fa, ogni volta che Berlusconi partiva per andare a Torino a trovare l’Avvocato Agnelli, gli ricordava: “Silvio, non dimenticare che tu sei quello più ricco, ma che lui è il Re”. Insomma, sei già ricco, sei il più giovane di tutti, lasciali vivere nella loro gloria, non disturbarli, sii generoso e gentile. E questa è appunto la filosofia di Confalonieri. Quando nel 1993 il Cavaliere decide di tentare la politica, prima Fidel cerca di dissuaderlo, poi capisce che la scelta è già fatta. E allora si mette come sempre al lavoro. È ovvio che sarà lui a prendere il posto di Silvio alla testa della Fininvest e di Mediaset. E lo fa come un buon zio che si siede a capotavola al pranzo della domenica perché il capofamiglia è in trasferta. Non cambia niente, non fa rivoluzioni, non mette una sua impronta sulle tv. E non gli viene nemmeno in mente. Il genio, nella coppia, è Silvio. In realtà, Confalonieri non eredita da Silvio, nel 1993, una “buona” Mediaset. Anzi, riceve una società quasi sul punto di fallire, piena di debiti e di problemi. Confalonieri, d’accordo con Berlusconi, ovviamente, manda avanti due progetti. Il primo è quello di portare la società in Borsa, in modo da incassare i soldi necessari per mettere tranquille le banche (e il bilancio della società). Poi comincia un paziente lavoro di controllo e taglio delle spese. Poco a poco, la società rifiorisce. E diventa quello che è oggi: cioè uno dei migliori affari che ci siano in Italia» (Giuseppe Turani). Per anni ha avuto un grande rimpianto: quello di non aver portato a termine gli studi di pianoforte iniziati in gioventù: «Ho cominciato a suonare il pianoforte verso i cinque anni. Ho studiato musica classica; ho fatto anche l’esame di ottavo anno di Conservatorio per il pianoforte, mentre frequentavo il liceo. Beethoven, Mozart, Chopin, Bach hanno accompagnato la mia giovinezza». L’8 ottobre 2007 si diplomò al Conservatorio di Milano al decimo e ultimo anno in Pianoforte: «Un paio d’anni fa mi sono deciso a concludere gli studi al conservatorio. Ho trovato un bravo maestro, Tiziano Poli, e mi son messo a studiare di sera, sabato e domenica e quest’estate». Dopo aver tenuto ostinatamente in piedi l’unico appuntamento con la classica a Mediaset, la domenica mattina su Rete4, ha dovuto rinunciare a partire dalla stagione 2007-2008, non riuscendo più a trovare chi si accontentasse di quegli spazi pubblicitari.
• Ha commentato così il discorso dal predellino del novembre 2007: «Le immagini di piazza San Babila stracolma di gente che lo circonda, e lui che sale sul predellino dell’auto per salutare, mi ricordano l’arrivo di Lenin in Russia a bordo del treno piombato (...) la dimostrazione che Berlusconi, oltre i contenuti, ha la potenza della fisicità».
• Il primo febbraio 2008 ha incontrato a Milano, nella sede legale di Mediaset, Piero Ricca, il giornalista diventato famoso nel 2003 per aver dato del buffone a Berlusconi, col quale aveva battibeccato più volte. Hanno parlato di conflitto di interessi, Craxi, mafia, Mangano, Dell’Utri, politica, frequenze di Europa 7, All Iberian, Mani pulite. Confalonieri: «Amo guardare in faccia le persone, capire cosa bolle in pentola. Per esempio io la domenica, verso mezzogiorno l’una, faccio un giro al parco a vedere russi e russe che fanno il picnic. Si capisce di più della realtà così, che con i trattati di sociologia».
• Nel 2008 Mediaset ha intentato una causa contro You Tube per 550 milioni di euro: «Alla data del 10 giugno 2008 sono stati individuati su YouTube almeno 4.643 filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso senza possedere i diritti».
• Nel 2005, insieme a Silvio Berlusconi e ad altri manager del gruppo, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Milano per presunti reati commessi tra il 2001 e il 2003. Secondo l’accusa, Mediaset avrebbe acquistato diritti tv dalle major americane a prezzi gonfiati: la differenza sarebbe stata restituita in nero tramite intermediari. Assolto nel 2012 “per non aver commesso il fatto”, con la stessa sentenza che ha condannato Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione per frode fiscale, pena in seguito confermata dalla Cassazione.
• Rinviato a giudizio nel 2008 per frode fiscale e nel 2009 per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta di Hdc, la società di sondaggi di Luigi Crespi, anche in questi casi è stato assolto con formula piena. Nel 2011, di nuovo rinviato a giudizio dal Tribunale di Milano per frode fiscale nell’ambito dell’inchiesta Mediatrade-Rti, insieme a Pier Silvio Berlusconi.
• Dopo la condanna di Berlusconi per il processo Mediaset, ha dichiarato: «La prova che questa sentenza sia aberrante è che io, che sono quello che firma i bilanci di Mediaset, sono stato assolto due volte».
• Solito ribadire che «non ci capisco di politica».
• È sposato con la francese Annick Cornet: « Hymne à l’amour cantato da Edith Piaf era una delle nostre canzoni, insieme a quelle di Juliette Greco, Mouloudji, Brassens, Yves Montand, Charles Trenet». Due figli, Aline e Yves.
• «Io credo che la parte più bella della vita sia quando tu sei così rincoglionito che credi di avere vinto ad Austerlitz, di essere stato Coppi sul Pordoi e di avere scritto Emozioni. Probabilmente il paradiso è quello».