Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 24 calendario

• Potenza 11 aprile 1920 – Roma 24 giugno 2013. Politico. Senatore a vita (nominato il 14 gennaio 2003 da Carlo Azeglio Ciampi). Deputato alla Costituente nel 1948, fu confermato in tutte le elezioni successive fino al 1994. Presidente del Consiglio, presidente del Parlamento europeo, ventinove volte ministro (dal 1955, Esteri, Tesoro, Finanze), nella Dc è stato uno dei leader della corrente dorotea. «Al massimo, in tutta la mia vita, può essermi scappato, fesso! Ma parolacce mai. In pubblico, beninteso...»

• «A soli ventisei anni il dottorino delle Acli varcava per la prima volta il portone di Montecitorio per partecipare ai lavori della Costituente. Indossava un abito modesto nella stoffa, ma di buon taglio. Arrivava da Potenza, cuore della Lucania povera e dignitosa – così si sarebbe detto una volta – che per quasi mezzo secolo non gli volterà mai le spalle. Alle elezioni europee del 1979 raccolse oltre ottocentomila preferenze. Una messe di voti insuperata. Quella sua faccia da “chierichetto di campagna” incorniciata dagli occhialetti di metallo chiaro finì subito per colpire l’attenzione del vecchio Francesco Saverio Nitti. “Quel Colombo volerà”, osservò l’altro quarto di nobiltà della politica italiana di allora, Vittorio Emanuele Orlando. Ma ad aver visto giusto sul ragazzo di casa Colombo era stato soprattutto don Vincenzo D’Elia. Un sacerdote dalle idee moderne, almeno per l’epoca, che aveva avviato il pio Emilio sulla strada impervia dell’impegno politico. Da chierichetto a cardinale laico. Una lunga parabola per lui. Che una volta Alcide De Gasperi definì, chissà poi perché, “un vulcano freddo”. Spiegò il diretto interessato: “De Gasperi aveva una certa immagine dei meridionali: intelligenti, vivaci, esuberanti, clamorosi. Credo gli facesse impressione il mio contegno piuttosto riservato...”. Di tempo ne è trascorso davvero tanto per quello che una volta si sarebbe chiamato un democristiano di lungo corso. O, meglio, un doroteo con un solo hobby: la politica. E basta. Doroteo dal passo felpato e dal tono della voce soave, spesso incrinata da un fastidioso raschietto, è capace di sfuriate repentine e violente. Ne sanno qualcosa tutti i diccì, a cominciare dal suo ex allievo Angelo Sanza, che in Lucania hanno tentato di scalfire il suo enorme potere. Una volta affrontò a muso duro il segretario Ciriaco De Mita: “Cirì sarà una coincidenza ma ogni volta che c’è di mezzo Andreotti io non faccio mai il ministro degli Esteri”» (Fernando Proietti).

• «Suo il record di preferenze di tutti i tempi: alle elezioni del 1972 oltre il 70 per cento dei voti Dc portava il suo nome sulla scheda (gli altri cavalli di razza, Moro, Fanfani e appunto Andreotti, oscillavano tra il 39 e il 41 per cento). Uno dei rari politici cui pure Indro Montanelli riconosceva una dimensione internazionale, a cominciare dalla padronanza dell’inglese e dell’economia, e che nel contempo padroneggiava il collegio e l’apparato con meticolosità» (Aldo Cazzullo) .

• Coinvolto in un caso clamoroso nel novembre 2003: il costruttore Giuseppe Martello, arrestato per spaccio di cocaina, trascinò nella sua vicenda personale due militari della guardia di finanza, a loro volta messi subito in cella. I due militari facevano parte della scorta di Colombo e per scagionarli il senatore a vita si presentò ai due pm Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza e rilasciò la seguente dichiarazione: «La cocaina di Giuseppe Martello era per me. Sono un assuntore da non molto, non più di un anno, un anno e mezzo. I due militari non sapevano assolutamente niente, telefonavano soltanto ma non erano a conoscenza di che cosa si trattasse. Assumo cocaina per ragioni terapeutiche». La deposizione finì sui giornali, fatto che Colombo stigmatizzò come «vergognoso».

 • Nel Prodi II i senatori a vita vennero attaccati dall’opposizione per il peso dei loro voti nel tenere in piedi il Governo, Colombo (che votò la fiducia) difese i propri diritti: «Mettere in discussione il voto e contestare le scelte di alcuni membri del Senato equivale a censurare la libertà di voto», ma non nascose «il piacere di ritrovarsi determinante. Al punto da suscitare ancora le ire, alla mia età, di chi non aveva la “gratificazione” del mio voto».

• Su un numero dell'Espresso del febbraio 2007 Eugenio Scalfari, con la volontà di evidenziare le contraddizioni tra la vita privata dei politici cattolici e la loro posizione pubblica sui Dico (vedi POLLASTRINI Barbara), fece outing per il senatore a vita: «Colombo ha rivelato al pubblico la sua omosessualità».

• «Negli ultimi anni sembrava assai vago, ma la sensazione, o meglio il sospetto era che ci facesse, per non rispondere. Almeno tre generazioni di giornalisti politici, indomiti nella loro dabbenaggine, hanno provato e penato per fargli confessare il suo leggendario e peccaminoso privato. Colombo li riceveva con l’abituale cortesia, li guardava di sottecchi, l’incantava di chiacchiere, per lo più soporifere, specialmente sull’Europa (e ne aveva i titoli: sapeva davvero tutto, uno dei pochissimi italiani a potersi fregiare del “Premio Carlo Magno”) e insomma, alla fine i giornalisti ritornavano in redazione con un materiale del tutto esangue, ai limiti dell’impubblicabilità». [Filippo Ceccarelli, la Repubblica 25/6/2013]

• Ultimo gesto pubblico, la presidenza provvisoria del Senato il 15 marzo 2013, quando proclamò Pietro Grasso nuovo presidente. [Paolo Conti, Corriere della Sera 25/6/2013]