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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Torino 3 luglio 1973. Ex hacker, fondatore di Clusit (associazione italiana per la sicurezza informatica) e proprietario di @Mediaservice.net che si occupa di sicurezza informatica per aziende. 

• «Dal 1986 al 1995, Chiesa era conosciuto come Nobody e si fece conoscere nel mondo per una serie di intrusioni eclatanti. Visitò i sistemi informatici di istituzioni finanziarie, governative e militari. Fino a quando fu beccato. Nel 1997, a soli 24 anni cambiò vita. Oggi si definisce un Ethical Hacker, cioè una persona mossa da curiosità e non da intenti criminali. “Si diventa hacker per curiosità, passione, età (quasi tutti iniziano tra i 10, 12 anni ed i 18 anni max). È la voglia di scoprire cose, mondi e concetti nuovi. E poi, perché no, essere un hacker, dalla metà degli anni ’80 in poi, fa anche un po’ figo, ha molto appeal sulle donne, a quanto pare... Ai miei tempi l’hacking era sostanzialmente differente rispetto ad oggi. Eravamo la generazione nata con Wargames, il mitico film con Matthew Broderick, non c’era Internet, gli strumenti per fare hacking non li scaricavi da Google... te li scrivevi da solo. C’era passione ed una sorta di romanticismo unitamente a un codice etico: mai danneggiare il sistema che attacchi, mai rubare, mai fare il vandalo. Oggi invece l’hacking è quello che leggiamo sui giornali: furto di identità, frodi con carte di credito e bancomat, web defacement (danneggiamento dell’home page di un sito web), ricatti e così via. Si è perso quasi definitivamente quello spirito originale di libertà e difesa dei diritti telematici delle persone. L’hacking si sta spostando verso il crimine organizzato (Ucraina, Russia, Brasile, Romania, Egitto, etc.) e questo è un dato di fatto. Purtroppo”» (Fabio Gibellino) [Wrd 8/7/2010].
• «(...) È il decano degli hacker italiani. Nel ’95, dopo essere “entrato” dappertutto, lo condannano con la condizionale per un’intrusione nei pc della Banca d’Italia. Oggi ha cambiato cappello, da “black” a “white hat”, ha una sua società di sicurezza ed è consulente Onu sul cybercrimine. (...) “Nel ’94, quando ero ancora un ragazzo, attaccavo i computer israeliani perché erano un trofeo tecnologicamente ambito. Scoprii però che le loro reti erano un buon trampolino di lancio per colpire la Francia. Quando mi arrestarono l’anno successivo i carabinieri mi raccontarono che i servizi francesi erano convinti che il Mossad li stesse attaccando mentre in realtà ero stato io, un pivello ventenne”» (Riccardo Staglianò) [Rep 8/8/2009].