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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Crema (Cremona) 25 marzo 1921 – Milano 17 novembre 2015. Giornalista. Storico coautore con Indro Montanelli, tra i fondatori del Giornale, di cui fu direttore dal 1997 al 2001 (si dimise il giorno del suo ottantesimo compleanno) ed è adesso editorialista.
• Inizi al Corriere della Sera nel 1945. «Ero appena tornato dalla guerra di Grecia. Mio padre, pellicciaio come mia madre, aveva un amico stenografo al Corriere, Umberto Frisoni. Il giornale cercava giovani cronisti. Frisoni ci mise una buona parola» (a Stefano Lorenzetto) [Pan 31/3/2011]. Nel 1974 è con Indro Montanelli nella fondazione del Giornale, in polemica con la piega sinistrosa che aveva preso il Corriere sotto la direzione di Piero Ottone. Nel 1994 lo segue anche nella breve esperienza de La Voce: «Per affetto verso Indro, ma m’accorsi d’avere sbagliato» (ibid.). Rientra al Giornale nel 1997, dopo un breve periodo al Resto del Carlino, succedendo a Vittorio Feltri come direttore.
• Definito «il braccio destro (e anche sinistro) di Indro Montanelli», insieme hanno condiviso passioni lavorative e non. Tra queste ultime, il telefilm L’ispettore Derrick: «Alle sei di sera Indro accendeva il televisore del suo ufficio e s’accomodava su una poltrona, io prendevo posto su una accanto alla sua, e insieme seguivamo con incomprensibile ma autentico interesse l’ennesima puntata» (a Roberto Angelino) [N20 31/3/2011].
• Coautore con Montanelli dei 13 volumi de La storia d’Italia, hanno fatto scalpore le sue dichiarazioni secondo le quali i libri, in verità, erano stati scritti interamente da lui: «come Indro ha sempre riconosciuto. (...) Poi lui faceva le prefazioni e le postfazioni, molto importanti».
• Nel 2007 ha pubblicato con Nicola Porro Sprecopoli (Mondadori).
• «Splendido interprete della scuola giornalistica montanelliana del “bastonare lisciando”, cioè del distruggere un libro o un’idea parlandone apparentemente benissimo» (Luigi Mascheroni) [«Grande giornalista non certo catalogabile fra le penne rosse» (Gian Antonio Stella).
• È morto alle 8.30 del 17 novembre 2015. Gian Galeazzo Biazzi Vergani: «Una grande disgrazia per il Giornale, del quale era uno dei fondatori e una colonna importante. Ma è una sciagura anche per il giornalismo italiano, che aveva in Cervi un personaggio di primo piano per qualità e limpidezza di comportamenti».
• «Molto avanti con gli anni era ancora giovanile sul lavoro e imbattibile per la memoria» (Gian Galeazzo Biazzi Vergani).
• Nel corso della sua vita ha ricevuto diverse onorificenze come quella di grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (26 novembre 1990) e quella di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (15 dicembre 1995).
• Bisnonno di Andrea, aveva una gatta (Stella) e due barboncini (Gilda e Golia). Sposato per 64 anni con Dina Ciamandrani (si erano conosciuti ad Atene nel 1943), morta la vigilia di Natale 2007: «Da allora non trovo pace».
• Laico incallito. «Dina era molto devota e l’unica ragione che può sospingere anche me verso un ritorno alla religione è proprio questa tenue speranza di reincontrarla, almeno per ripeterle che le voglio bene. Ma non riesco ad avere fiducia nell’aldilà. Sono incoraggiato, in questo mio scetticismo, dal timore della morte di tanti che pure si dicono credenti e pertanto dovrebbero affrontarla con serenità». Se dopo c’è il nulla, perché ti rincuora il fatto che sia già pronta da tempo la tua ultima dimora nel cimitero di Fontanella, tra Crema e Bergamo? Non ho mai visto nessuno prepararsi al niente. «Servirà a chi si ricorderà di me e vorrà portarmi un saluto e un fiore, come faccio io per mia moglie, mia madre, mio padre» (a Lorenzetto) [Pan 31/3/2011].