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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Licata (Agrigento) 9 maggio 1930. Giudice. Ex presidente della terza sezione civile della Cassazione. In magistratura dal 1953 (primo in tutti i concorsi), presidente della prima sezione della Cassazione, fu costretto ad andare in pensione in seguito a una condanna a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (29 giugno 2001) annullata dalla Cassazione senza rinvio perché «il fatto non sussiste» (30 ottobre 2001). Presentata nel 2004 domanda al Csm per tornare in magistratura avvalendosi della legge ribattezzata con il suo nome (stabilisce il diritto di reintegro di tutti i dipendenti pubblici, magistrati compresi, che siano stati sospesi o che siano andati anticipatamente in pensione in conseguenza di un procedimento penale che si è concluso con un’assoluzione), vide respinta la richiesta per poi ottenere ragione dalla Corte costituzionale (14 luglio 2005). Bocciata dalla IV commissione del Consiglio la sua istanza (28 settembre 2005, 3 voti contro 2), ottenne nuovamente ragione dal Tar del Lazio, che rispedì la questione al Csm (23 aprile 2006) dove il 7 marzo 2007 vide infine accolta la sua richiesta di lavorare per altri sei anni, sei mesi e 24 giorni (la votazione finì 11 a 10 con quattro astenuti). Il 13 luglio 2011 il Csm ha preso atto della sentenza del Consiglio di Stato che imponeva di ricalcolare i tempi di permanenza di Carnevale nell’ufficio da lui diretto (Cds 14/7/2011). Il giudice sarebbe quindi dovuto rimanere in servizio fino al 2015, ma ha deciso di andare in pensione il 9 dicembre 2013.
• «La persecuzione subita da Corrado Carnevale è stata la più violenta aggressione nel mondo occidentale contro l’indipendenza del giudice. Il più giovane e il più preparato dei giudici italiani: laureato a 21 anni, ha vinto il concorso in magistratura a 23, ha bruciato tutte le tappe, giudice di tribunale, giudice di corte d’appello, giudice di Cassazione, a 53 anni presidente di sezione, a 55 anni il più giovane presidente titolare della Cassazione. La sua colpa: “Aveva formato in Cassazione un proprio partito circondandosi di magistrati con un orientamento spiccatamente ed esasperatamente garantista”. Il linciaggio del giudice garantista, mentre impazzavano i giustizialisti di Mani pulite e i professionisti dell’antimafia, è durato una ventina d’anni, da quando Luciano Violante, il nostro piccolo Vishinskj, come lo chiama Francesco Cossiga, presentò in Parlamento un’interpellanza in cui sosteneva che Carnevale, nelle sue sentenze, avrebbe commesso “nove errori di fatto”. Il ministro della Giustizia Giuliano Vassalli concluse che non era vero, che gli errori li avevano fatti i giudici nelle sentenze che Carnevale aveva cassato. Carnevale divenne ugualmente l’“ammazzasentenze”» (Lino Jannuzzi).
• «Chiamato “ammazzasentenze” perché annullava in Cassazione le condanne dei mafiosi per vizi di forma (un timbro saltato, una pagina mancante), riceveva a casa sua i loro avvocati e sparlava al telefono di Falcone e Borsellino» (Marco Travaglio) [Fat 23/11/2013].
• «Amato e odiato. Verbosissimo. E con una memoria formidabile. La leggenda racconta che ricordi ogni parola che è dentro ogni sentenza che ha giudicato» (Attilio Bolzoni).
• Ha raccontato la sua verità al giornalista Andrea Monda nel libro Un giudice solo (2008, Marsilio).