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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Milano 31 maggio 1958. Terrorista. Ex militante di Avanguardia nazionale, poi dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), in seguito membro di spicco della Banda della Magliana. Più volte arrestato, è stato tra l’altro accusato e poi prosciolto per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli; condannato a dieci anni nel 1999 nel processo, scaturito dall’operazione Colosseo, che vide alla sbarra l’intera Banda della Magliana; da ultimo arrestato il 2 dicembre 2014 nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo sulla presunta cupola malavitosa che gestiva appalti e affari nella Capitale durante l’amministrazione Alemanno. Noto come “Il Cecato” o “Il Pirata” per l’occhio sinistro perso in una sparatoria nel 1981, e come “Il Nero” (interpretato da Riccardo Scamarcio nel film Romanzo criminale).
• «Non ama guidare e preferisce spostarsi a piedi o cavalcando uno scooter. Nessun lusso negli abiti, modi controllati e cortesi: in una città dove tutti parlano troppo, lui pesa le parole ed evita i telefonini. Sembra un piccolo borghese, perso tra la folla della metropoli, ma ogni volta che qualcuno lo incontra si capisce subito dalla deferenza e dal rispetto che gli tributano che è una persona di riguardo. Riconoscerlo è facile: l’occhio sinistro riporta i segni di un’antica ferita. Il colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata da un carabiniere nel 1981: è sopravvissuto anche alla pallottola alla testa, conquistando la fama di immortale. Anche per questo tutti hanno paura di lui. La sua biografia è leggendaria. È stato un terrorista dei Nar, un killer al servizio della Banda della Magliana, l’hanno accusato per il delitto Pecorelli e per le trame degli 007 deviati, l’hanno arrestato per decine di rapine e omicidi. Come disse Valerio Fioravanti, “è uno che non voleva porsi limiti nella sua vita spericolata, pronto a sequestrare, uccidere, rapinare, partecipare a giri di droga, scommesse, usura”» (Lirio Abbate) [Esp 12/12/2012].
• «Quando lo arrestarono la prima volta mentre tentava di attraversare il confine tra Italia e Svizzera, nel 1981, dopo che un poliziotto gli sparò un colpo di pistola che gli fece perdere un occhio, faticarono a identificarlo. Perché aveva addosso un documento falso, e perché il suo vero nome era uno dei tanti estremisti di destra ricercati, niente più (…) Perfino l’averla quasi sempre scampata nei tribunali, o comunque essersela cavata con pene leggere, secondo gli inquirenti contribuisce ad accrescere il mito dell’impunità e quindi del potere sotterraneo che riesce a esercitare. Il resto l’hanno fatto alcuni articoli di rotocalco dove veniva definito (insieme ad altri) il “Re di Roma”, e lui stesso commentava: “Sul nostro lavoro... sono pure cose buone... Se sentono tranquilli”, riferito alle persone con cui aveva rapporti. Oppure, quando c’era da sfruttare l’aura di duro con chi doveva adeguarsi alle sue indicazioni: “Sennò viene qua il Re di Roma... tu sei un sottoposto... è il Re di Roma che viene qua... entro dalla porta principale... vede io che gli combino”. Sia quando militava nelle file della destra sovversiva, sia nei rapporti con i banditi della Magliana (in particolare Franco Giuseppucci, boss con simpatie neofasciste), Carminati si è mostrato attento a mantenere un ruolo autonomo, amico che non tradisce gli amici e fa valere più il vincolo personale che quello politico o di batteria» (Giovanni Bianconi) [Cds 3/12/2014].
• «Se l’è cavata mille volte, sempre assolto. Magari in appello, dopo qualche mese di galera. Ma è tornato libero. Anche per il caso più oscuro di quella stagione di piombo: l’omicidio di Mino Pecorelli, direttore di Op ( Osservatorio Propaganda). Uomo schivo, silenzioso, iscritto alla P2, amico di Licio Gelli e dei vertici dei Servizi segreti. Ucciso con tre colpi di pistola la sera del 20 marzo del 1979. Usciva dalla redazione, nel quartiere romano di Prati, una copia fresca di stampa dell’ultimo numero del settimanale. Con l’ennesimo ricatto, il più emblematico: un titolo che svelava il vorticoso giro di tangenti ai partiti: “Gli assegni del Presidente”. Secondo Antonio Mancini, pentito della banda della Magliana, “fu Massimo Carminati a sparare assieme ad Angiolino il Biondo e Angelo La Barbera, killer di Cosa Nostra. Il delitto era servito alla banda per favorire entrature negli ambienti giudiziari e finanziari romani, ossia gli ambienti che detenevano il potere”. L’assassinio di Pecorelli era un favore a Cosa Nostra. Carminati ne uscì assolto. Come le altre volte. Solo nel 1988, dopo una grande operazione della polizia e grazie alle rivelazioni di numerosi pentiti della Magliana, l’uomo nero fu condannato in secondo grado a 10 anni di reclusione. Scontò la pena solo in parte. Poi fece perdere le sue tracce. Sparì dalla circolazione, riparò in Giappone: terra scelta da tanti altri estremisti di destra inseguiti dalla giustizia. Prese tempo, si concentrò su se stesso. Cambiò. Solo in apparenza. Tornato in Italia, riannoda i fili, riprende i contatti che non ha mai interrotto con gli amici e gli alleati di un tempo. Molti sono morti, altri si sono solo riciclati. Gli anni degli scontri, delle riunioni al “Fungo” dell’Eur, degli assalti, delle aggressioni, delle protezioni con i Servizi segreti deviati appartengono al passato. Restano i legami con la destra di un tempo, oggi in doppiopetto. Soprattutto ora che Gianni Alemanno ha conquistato l’impossibile ed è diventato sindaco di Roma. È il momento di farsi avanti. Di presentare il conto. Di tessere quella tela che unisce i vecchi militanti e la grande criminalità» (Daniele Mastrogiacomo) [Rep 3/12/2014].
• «E non è solo Giusva Fioravanti, l’amico dell’Istituto paritario Federico Tozzi del quartiere di Monteverde, perché frequenta anche Alessandro Alibrandi, figlio di un noto giudice della Capitale, Franco Anselmi, ex missino e fondatore dei Nar. È stato processato e assolto anche per il depistaggio relativo alla strage di Bologna, così come per l’omicidio di Fausto e Iaio, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, all’epoca diciottenni, frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo, uccisi da 8 colpi di pistola per mano di estremisti di destra. Indagato per essere l’ideatore del furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio nel 1999, viene coinvolto nell’inchiesta sul calcioscomesse. Da quasi 40 anni le mani di Massimo Carminati sono sulla città di Roma. Da sempre in mezzo ai mondi, così come vuole la sua filosofia» (Cristiana Mangani) [Mes 3/12/2014].
• Arrestato nel dicembre 2014, i suoi avvocati lo hanno descritto come una persona senza reddito, sostenendo che avesse solo gestito il negozio di abbigliamento “Blue Marlin”, che fa capo alla Amc Industry srl, di cui è amministratore unico la moglie Alessia Marini. Il nome di Carminati non compare neanche come socio [Cristiana Mangani, Mes 3/12/2014].
• Spiegava Carminati a un amico in una delle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Roma del dicembre 2014: «È la teoria del mondo di mezzo… Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, com’è possibile che quello… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi… Capito, come idea? Il mondo di mezzo è quello dove tutto si incontra… si incontrano tutti là… Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… E tutto si mischia».
• Collezionista d’arte contemporanea. Nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, la Finanza gli ha sequestrato varie opere d’arte di Andy Warhol e Jackson Pollock.