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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Villongo (Bergamo) 11 maggio 1937. Imprenditore. Presidente del gruppo Camozzi.
• «È uno che la fabbrica la conosce bene. Fino a 29 anni ha indossato la tuta blu (“Ero un bravo tornitore, sa!”). Conosce bene anche il sindacato. Dal di dentro: nel suo passato c’è la tessera di sindacalista della Fiom. Poi nel ’64 si è messo in proprio. Ed è stato un crescendo. Uno stabilimento inaugurato dopo l’altro, reparti che sembrano cliniche. (...) La tripla C di Camozzi rappresenta un gruppo da oltre 300 milioni di fatturato, con dodici aziende attive dalla Russia agli Stati Uniti nella produzione di pneumatici, macchine utensili, tessili ed energia» (Rita Querzé) [Cds 13/8/2009].
• «Chiedi a Brescia e dintorni (...) l’unico rischio che corri è quello di rimanere sommerso da una colata di consensi. C’è il Camozzi che piace ai sindacati perché nelle sue fabbriche si litiga poco e si studia molto e il Camozzi che sponsorizza il progetto per portare i non vedenti in barca a vela. Il Camozzi che gioca a carte al bar di Polpezzane, dove ha casa oltre che uno dei tanti stabilimenti, e il Camozzi tutto impresa e niente turbofinanza. E poi, ovviamente, c’è il Camozzi industriale che, spiega, ha “lavorato per la prima volta a undici anni” nelle fabbrichette della Val Trompia e oggi guida un gruppo da più di 300 milioni di fatturato, dodici aziende e oltre duemila dipendenti. Una multinazionale nemmeno troppo tascabile che sforna valvole e macchine tessili, macchine utensili e pezzi per centrali nucleari, e che si definisce pudicamente “un gruppo che sa fare tante cose”. Tante davvero, se la meccanica del telescopio più grande del mondo – in Arizona – è fatta tutta in casa Camozzi, o se alla Boeing si usano le loro macchine per costruire gli aerei in fibra di carbonio. Storia tutta da provincia bresciana, quella del Cavalier Attilio. A ventisette anni è operaio assieme ai fratelli Luigi e Giovanni a Lumezzane, nella valle che sputa acciaio e macchinari per tutta l’Italia del boom. È l’ora giusta per diventare padroni di sé stessi: due fratelli si licenziano, il terzo resta in fabbrica perché se poi il sogno dovesse finire male... La Camozzi Lavorazioni Meccaniche, nome pomposo per le prime due macchine comprate con la liquidazione e piazzate proprio in casa di Attilio, comincia a lavorare per conto terzi e ben presto decolla. Dieci anni, è il ’74, dopo il primo investimento all’estero, in Germania, e a seguire una crescita inarrestabile che sembra un grande “puzzle”, dove gli stabilimenti di Palazzolo sull’Oglio e Paderno Franciacorta s’incastrano con quelli di Rockford, Illinois, e Dongtai, non lontano da Shangai. (...) La fabbrica come famiglia e la famiglia in cima a tutto. Nella Camozzi Holding, mai nessuna tentazione di quotarsi in Borsa, restano i tre fratelli a cui si sono aggiunti i loro otto figli. Assieme hanno designato Lodovico – figlio di Arturo – come guida operativa. Il padre mantiene la presidenza, lui è vicepresidente e amministratore delegato. Un altro figlio, Marco, vittima nel 1996 di un rapimento-lampo, fu anche brevemente indagato e per simulazione di reato ma poi l’indagine finì nel nulla» (Francesco Manacorda) [Sta 13/8/2009].