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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Roma 2 marzo 1943. Costruttore. Editore (Il Messaggero, Il Mattino, il Gazzettino di Venezia, il Corriere Adriatico, il Quotidiano di Puglia, Leggo), importanti partecipazioni in Assicurazioni Generali, Unicredit (quota stimata sull’1%), Grandi Stazioni e Acea (15% circa). Dal 2006 al 2012 vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena.
• Dal 2007 consigliere, dal 2012 vicepresidente di Assicurazioni Generali.
• Nel 2008 la consueta classifica della rivista Forbes lo mise al 446° posto tra i più ricchi del mondo (10° italiano). Nella classifica 2011 è undicesimo con 1,5 miliardi di dollari e 833° al mondo.
• «Il successo non è un furto, il profitto non è peccato, il parassitismo è peccato, l’assistenzialismo immeritato è peccato».
• Dopo aver alleggerito le sue quote Monte dei Paschi già nel 2011 (dal 4,7 a poco più dell’1%) a inizio 2012 ne è uscito completamente, autosospendendosi prima, dimettendosi poi da vicepresidente, a seguito della condanna in primo grado nel processo Bnl-Unipol (assoluzione in secondo grado annullata dalla Cassazione pochi giorni prima che il reato cadesse in prescrizione). 320 milioni di titoli venduti per una minusvalenza di 3,21 milioni (dalla cessione ne ha incassato circa 50, ma risultato comunque in perdita, i titoli erano in carico fra 0,80 e 1 euro, la vendita fra 0,25 e 0,31 euro). «L’apprezzabile capacità sensitiva e analitica di un autorevole capitalista italiano come Francesco Gaetano Caltagirone gli ha suggerito di prendere negli ultimi tempi le distanze dal Monte dei Paschi» (Paolo Cirino Pomicino) [Il Foglio 6/2/2013]. «Tutto andava bene, finche l’ingegnere non ha sentito puzza di bruciato a metà 2011. Lo raccontano i verbali dei Cda. Quando Caltagirone chiede se il portafoglio della banca sia ben bilanciato o se ci siano delle criticità. Viene rassicurato, ma forse non convinto» ( Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci) [Il Giornale 30/1/2013]. «“Quanti Btp abbiamo in portafoglio?”, chiede secco Caltagirone al consiglio dell’8 settembre. Di lì a poco tempo venderà tutte le azioni e lascerà il board. Il capo del risk management Giovanni Conti, con accanto il direttore finanza Gianluca Baldassarri, spiega che reperire la liquidità diventa sempre più difficile, anche per la “necessità di integrazioni di collaterale in relazione ai pronti contro termine effettuati dalla banca, che hanno come sottostante titoli governativi italiani”. Insomma, si annaspava. E risponde a Caltagirone: 28 miliardi di titoli governativi, 21,6 dei quali dello Stato italiano, il 40% dei quali “si concentra su scadenza lunghe”. Caltagirone contesta: il portafoglio è “marcatamente sbilanciato” sia per Paese sia per le scadenze “prolungate”. Baldassarri cerca di difendersi: se avessimo comprato altri Paesi “equipollenti” all’Italia ci saremmo trovati nella stessa situazione; se avessimo comprato Bund tedeschi saremmo stati più protetti, ma i guadagni sarebbero stati “nulli o addirittura negativi”. Insomma, bisogna rischiare. “La situazione non è ulteriormente sostenibile”, è la reazione di Caltagirone, “sia come rischiosità che come conseguenze di conto economico, si devono prendere opportuni provvedimenti per alleggerire queste posizioni”» (Fabrizio Massaro) [CdS 27/1/2013]. Dopo l’uscita definitiva da Mps, unico strascico, 225mila euro di multa dalla Banca d’Italia per le mancate funzioni di vigilanza e carenze nell’organizzazione e nei controlli interni in quanto membro del Cda (Stefani Tamburello) [CdS 17/05/2013].
• Pochi mesi dopo aver venduto azioni Mps, approfitta della ricapitalizzazione ed entra ad aprile 2012 in UniCredit con una quota azionaria di circa l’1% (il figlio Alessandro è nel Cda): «Il titolo Mps era sceso molto, anche Unicredit era sceso tantissimo per l’aumento di capitale. Ci siamo resi conto che il titolo Unicredit, una banca con il 70% delle attività all’estero, aveva molte più possibilità di rimbalzare rispetto a Mps, che è una banca solo italiana e le prospettive dell’Italia non erano buone» (adnKronos 24/4/2013).
• Condannato dal Tribunale di Milano il 31 ottobre 2011 a tre anni e sei mesi nel processo per aggiotaggio nel processo sulla tentata scalata di Unipol a Bnl (fatti del 2005), il 31 maggio 2012 in appello la condanna è annullata per insussistenza del fatto: «Non avrei avuto alcun interesse a favorire Unipol, i nostri interessi e quelli di Unipol erano contrapposti come quelli tra venditore e compratore» (Stefano Elli) [Il Sole 24 Ore 31/5/2012]. Il 7 dicembre però la Cassazione annulla per vizi di motivazione la l’assoluzione, ma «il processo d’appello bis dovrebbe essere incentrato sul reato di aggiotaggio, su cui però scatterà la prescrizione il prossimo 19 dicembre, secondo calcoli della stessa Cassazione» (CdS 7/12/2012).
• Figlio e nipote di costruttori, primo di tre figli, perse presto il padre e cominciò a lavorare appena finito il liceo (circostanza che non gli impedì di prendere la laurea in Ingegneria): «La nostra famiglia ha origine a Palermo, Palermo era una capitale, e ottant’anni fa mio padre, costruttore, andò da mio nonno anch’egli costruttore e disse: “Vado a Roma perché a Palermo non succede più niente”. È venuto a Roma, io sono nato e ho operato a Roma, se mio padre non avesse fatto quella scelta illuminata, probabilmente avrei potuto fare molto meno nella vita. Chi è rimasto a Palermo ha un pil pro capite molto inferiore a chi è emigrato al Nord. Qualche volta mi sono chiesto: siamo nella stessa situazione? I miei figli dovranno andare a Londra o a Francoforte?».
• «Come sottolineano molti analisti Caltagirone ha una capacità particolare per rimettere a posto una società e riportarla all’utile o per farla rendere ancora di più. Così ha fatto fin dall’inizio, fin da quando, nel 1983, uscì per la prima volta dal suo bunker, il settore immobiliare: acquistata la società di costruzioni in situazione prefallimentare Vianini dallo Ior (l’Istituto per le opere di religione del Vaticano, allora guidato da Monsignor Marcinkus), in tre anni l’ha riportata all’utile, poi l’ha quotata facendo affluire nelle sue casse 330 miliardi di lire. Bisogna aspettare quasi un decennio per vedere il secondo grande colpo di Caltagirone. Nel 1992 acquista Cementir, soffiandola a un’agguerrita concorrenza. Lui è un outsider ma mette sul piatto della bilancia più soldi di chiunque altro. Troppi, dice qualcuno. Ma lui dimostra invece che l’investimento è giusto. Oggi Cementir, a capo del quale c’è il figlio Francesco Jr., è ormai un gruppo internazionale e produce l’80 per cento dei suoi ricavi all’estero. Inoltre, Cementir con i suoi 1,2 miliardi di fatturato è il vero cuore dell’impero quotato di Caltagirone: infatti pesa per circa tre quarti del giro d’affari totale, che ha raggiunto 1,6 miliardi nel 2006. Come a dire che Caltagirone Spa (la holding), Caltagirone Editore, Vianini, sono in realtà degli accessori al business principale. Dal 1996 Caltagirone inizia un’altra avventura, quella dei media. Compra prima Il Tempo (ma lo rivende subito, uno dei pochi casi in cui il suo proverbiale fiuto imprenditoriale ha sbagliato). Poi però aggiusta il tiro e compra Il Messaggero, poi Il Mattino di Napoli, a cui si aggiungono negli anni successivi il Quotidiano di Puglia, il Corriere Adriatico e Il Gazzettino. Si butta inoltre nella free press con Leggo che diventa in breve il primo quotidiano di questo tipo. Se l’ingresso nel cemento era comprensibile (sebbene non ci sia alcuna sinergia con le costruzioni e l’immobiliare, nonostante quel che comunemente si crede), quello nei media viene visto da molte parti con preoccupazione. Che cosa se ne fa un costruttore dei giornali? Pesa sempre nei suoi confronti un pregiudizio atavico del mondo dell’economia e della finanza verso i “palazzinari”. Per Caltagirone, comunque, conta avere una vetrina, e si sa che i giornali possono dare prestigio. Ma in ogni caso lui non investe per ottenere notorietà e perdere soldi, non è il tipo, e anche in queste attività riesce a spremere valore. Ma anche il Caltagirone-editore non esaurisce tutti gli aspetti di questo multiforme imprenditore. Infatti fra le sue attività preferite c’è anche quella delle speculazioni finanziarie. Prima si cimenta nell’acquisto di un pacchetto di Rcs, e molti gridano alla scalata, salvo poi ricredersi quando esce dal capitale con una lauta plusvalenza. Il Caltagirone finanziere mette poi gli occhi su Bnl. Diventa capofila, nel 2005, di un variegato e scombinato gruppo di immobiliaristi che si riuniranno poi nel cosiddetto “contropatto’, pronto a cedere il pacchetto del 24 e passa per cento a chi offre di più. Lui, che nel frattempo aveva acquisito il 4 per cento di Banca Mps, lo offre su un piatto d’argento a Giuseppe Mussari, allora presidente della Fondazione, ma si sa com’è finita. Così, dopo l’inutile tentativo di Unipol, Bnl finisce a Bnp Paribas, ma Caltagirone “si consola” con una plusvalenza di 250 milioni. E infine c’è il Caltagirone-banchiere. Forse il Caltagirone più enigmatico» (Adriano Bonafede).
• Presente, con i Benetton e la Pirelli, anche in Eurostazioni, il consorzio che possiede il 40 per cento della società Grandi Stazioni, che gestisce i 13 principali scali ferroviari italiani, unico asset davvero ricco del sistema ferrovie. L’amministratore delegato di Grandi Stazioni, Enrico Aliotti, è stato scelto proprio da Caltagirone.
• «Avere un’idea precisa dei confini dell’impero è difficile. Eppure in questo labirinto di società c’è il polmone finanziario del gruppo. C’è un pacchetto di edifici di pregio nel centro di Roma, acquistati dagli enti pubblici durante le dismissioni targate Giulio Tremonti. Vi figurano la sede dei Ds in via Nazionale, il grande edificio ex Inail di piazza Euclide, due alberghi in via del Corso, l’Hotel Mozart in via dei Greci, comprati nel 2002 per la cifra complessiva di 65 milioni di euro. Il tutto ora è finito in una società che, per la prima volta, porta impresso il marchio di famiglia: Immobiliare Caltagirone. Nella Ical, come viene chiamata in breve, sono state fuse altre società; poi il controllo di questo patrimonio (detenuto in precedenza attraverso l’Immobiliare Giuseppina) è stato trasferito alla capogruppo Fgc. Non basta. Al di là degli edifici affittati a terzi, ci sono le grandi aree in fase di realizzazione alla periferia di Roma. È qui, in questi grandi progetti di sviluppo, che probabilmente si crea la liquidità della famiglia» (Luca Piana).
• «Non ha molti amici, ma la cosa non gli pesa affatto. Non è mondano, non è accattivante, non sprizza simpatia al primo incontro. Al contrario, è taciturno, riservato fino alla maniacalità, molto attento alle forme (soprattutto quelle che lo riguardano). Non è uomo di cuore, ma di testa. Non è uomo di sentimenti, ma di ragionamenti. Non gli si conoscono vizi, a parte l’ira che gli scoppia improvvisa e gli dura a lungo. È uomo di rancori e di pochi amori. Non gli si conoscono tentazioni, a parte la passione per alcune forme di collezionismo e, prima di ogni altra cosa, per il denaro. Colleziona quadri preziosi, arazzi preziosi, monete greche e romane preziosissime, mobili preziosi. E colleziona quattrini. In questo è insuperabile» (Prima comunicazione).
• Dalla campagna elettorale delle elezioni 2013 per il Campidoglio prende le distanze dal Pd romano e il futuro sindaco Ignazio Marino, preferendogli invece il candidato indipendente Alfio Marchini, imprenditore e amico di famiglia, «l’Arfio capitolino. “È l’unico di cui ti puoi fidare” (il nonno al giovane Marchini), e insieme all’editore-immobiliarista tentarono nel 2003 la scalata sulla spagnola Metrovacesa osteggiata da tutto l’establishment iberico). Marchini (che siede nel Cda di Cementir) e Caltagirone sono amici. “Ma l’amicizia è un fatto personale, non di interessi. Io non ho mai fatto affari con i miei amici”, dice. E certo nella Roma, dov’è potentissimo, è difficile per tutti pensare di fare il sindaco “contro” Caltagirone» (Roberto Mania) [Affari&Finanza la Repubblica 10/12/2012]. «E’ una delle più fenomenali campagne di stampa che si siano mai viste, quella in corso in questi mesi del Messaggero sul sindaco Marino. Dicono che fu quando Nicola Zingaretti, adesso governatore e allora presidente della provincia, decise di acquistare certi uffici all’Eur dalla famiglia Parnasi (e molto il Messaggero scrisse contro, scrisse). Poi, sia Zingaretti sia l’antico amico Bettini di fresco festeggiamento, si sono battuti a favore di Marino. E adesso all’orizzonte c’è la questione Acea, di cui Caltagirone possiede una rilevante quota» (Stefano Di Michele) [Il Foglio 28/09/2013].
• «A Francesco Gaetano Caltagirone gli ho fatto avere il Messaggero» (Cesare Geronzi) [Confiteor, Massimo Mucchetti intervista Cesare Geronzi, Feltrinelli 2012]. «Senza il suo giornale si poteva anche vincere, ma non governare» (Walter Veltroni). Tra i motivi di scontro, la privatizzazione della società multiservizi Acea (di cui ha già il 15%, 51% del Comune, 11% Gdf Suez). Alemanno pensava di metterne sul mercato un altro 21% puntando a vendere le azioni in piccole quote «in modo da impedire ai due soci di minoranza di fare man bassa e prendersi la società. In realtà nulla impedisce, una volta venduto il pacchetto del Comune, che qualcuno rastrelli le azioni e conquisti il controllo dell’Acea» (Giorgio Meletti) [il Fatto Quotidiano 12/6/2012]. Con il Presidente della Provincia Zingaretti in prima fila contro, la privatizzazione alla fine non s’è fatta: «“La partita è chiusa, il bilancio del comune in via di approvazione non giustifica la vendita di quote di Acea”, spiega Stefano Fassina (Pd) precisando che al risultato, l’ingresso di Caltagirone evitato, “ha concorso un ampio arco di forze politiche”» (Il Foglio 24/10/2012).
• Altro motivo di scontro col Pd romano, stavolta bersaglio Zingaretti, il Palazzo dell’Eur acquistato dalla Provincia come futura sede da Luca Parnasi, costruttore capitolino in forte ascesa negli ultimi anni. «Non è un benvenuto, quello ricevuto ieri dalla neonata giunta Zingaretti alla Regione Lazio. “Quel potere forte della nuova giunta” è, infatti, il titolo del commento in prima pagina, non firmato, che Il Messaggero, il giornale del costruttore Gaetano Caltagirone, ha riservato al neogovernatore e al suo vice, Massimiliamo Smeriglio. “Smeriglio non è un nome qualsiasi - scrive il quotidiano romano - è notoriamente molto vicino, vicinissimo, al costruttore romano Parnasi come del resto lo è il governo Zingaretti”. Per via dell’affare da 263 milioni di euro della sede della Provincia da spostare nella nuovissima torre dell’Eur, nei mesi passati il giovane Luca è stato cannoneggiato a lungo dal Messaggero» (Daniele Martini) [il Fatto Quotidiano 27/12/2012]. Ancora, sempre Parnasi costruirà il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (e tra le aree finaliste c’era anche quella di Tor Vergata di Caltagirone).
• Dà la sua prima intervista televisiva a 70 anni lo scorso mese di giugno: «La partecipazione di Caltagirone giovedì sera a Otto e mezzo, la trasmissione di Lilli Gruber su La7, è un colpo della giornalista, la prima a convincere l’ombroso imprenditore romano a esibire la sua simpatica cadenza davanti a una telecamera (…). Dice che la cementificazione dell’Italia non è colpa dei costruttori ma dell’abusivismo, parla dei 18 anni spesi per un permesso edilizio ma non dice una parola sui suoi rapporti con la giunta Veltroni (2001-2008) che in articulo mortis approvò un piano regolatore per Roma di cui si ricorderanno molte generazioni. In questo perdersi voluttuoso nel proclamare la sua simpatia per Matteo Renzi, e anche in parte per Beppe Grillo, nel dichiarare finito il feeling politico (ma forse anche personale, a giudicare dal tono) con il genero Pier Ferdinando Casini, nel liquidare Mario Monti (con cui il genero ha fatto ditta) con un giudizio dei più sprezzanti (ha distrutto coesione sociale e industrie per proteggere i percettori di rendite), nel commentare le vicende del Corriere della Sera, di cui apprezza l’autonomia concessa ai giornalisti, ma senza nulla dire sul suo Messaggero» (Giorgio Meletti) [il Fatto Quotidiano 29/6/2013].
• Ha donato al partito del genero Casini negli ultimi anni 2,7 milioni di euro: «L’Udc ha ricevuto tra il 2008 e il 2010 ben 27 assegni da 100 mila euro ciascuno provenienti da aziende e dalla cerchia familiare del costruttore. Con un assegno unico da 2 milioni 700 mila avrebbero risparmiato appena 19.570 euro. Con 27, si è potuto moltiplicare per 27 lo sgravio: risparmiando 513 mila euro» (Sergio Rizzo) [Sette 26/4/2012].
• Detto Franco, Franchino, l’Ingegnere, sposato con Luisa Farinon, tre figli: Francesco jr. (Roma 29 ottobre 1968) è presidente di Cementir; Alessandro (Roma 27 dicembre 1969) è presidente della Vianini; Azzurra (vedi) si occupa del settore editoriale.