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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Roma 18 febbraio 1939. Imprenditore.
• Figlio illegittimo di Ignazio Caltagirone, ha cominciato a usare il secondo cognome per distinguersi dagli altri, non si sa se per sua scelta o dei cugini (Stefano Cingolani) [Linkiesta 13/8/2013].
• Socio con il 2,4% di Cai (Compagnia Aerea Italiana), che ha rilevato Alitalia.
• Nel 1980 lo scandalo Italcasse lo portò in carcere: «Per i fratelli Caltagirone – oltre a Francesco, Gaetano e Camillo – quella vicenda rappresenta una svolta. Gaetano era il più famoso in quegli anni, noto alle cronache giornalistiche per il celebre “a’ Fra’, che te serve”. Appena tre anni prima era stato nominato Cavaliere del lavoro, titolo revocato in seguito allo scandalo. “Gaetano ha spento le luci anzitempo. Ha preferito fortificare le mura intorno a sé, blindarsi nel silenzio”. I fratelli Caltagirone, dice oggi Francesco B., non c’entravano niente. “In tutto quello sfracello il vero obiettivo era Giulio Andreotti”. Tentarono il contrattacco, ma “si rivelò il peggiore degli antidoti, le reazioni ne provocarono altre ancora più violente, per cui a un certo punto la diga franò. Travolgendoci”. Se ne occupa anche il New York Times. Francesco e Gaetano – il primo ha aggiunto al suo cognome quello della madre, il secondo no – vengono arrestati a New York su richiesta della magistratura italiana. Poi un lungo silenzio, durato quasi venti anni, fino all’alba del millennio. Quando riparte con le acquisizioni nel settore turistico-alberghiero, come il Molino Stucky a Venezia, o Villa Igea a Palermo. E ancora porti, servizi aeroportuali, appalti. E qualche problema con il fuoco – a distanza di pochi giorni, nell’aprile 2003, vanno in fiamme il Molino Stucky e lo Sharet, lo yacht di 30 metri di Bellavista ormeggiato nel porticciolo di Beaulieu, in Costa Azzurra» (Gianluca Paolucci).
• Entrato nel 2005 attraverso la società Acquamare in Porto d’Imperia Spa (che gestisce la concessione demaniale, 33% Acquamare, 33% al Comune, 33% a imprenditori locali), è stato arrestato per truffa aggravata ai danni dello stato il 5 marzo 2012 nell’inchiesta sulla costruzione del nuovo porto, «perché non c’è mai stata una gara, perché i costi sono lievitati, dai 30 milioni di euro iniziali ai 140 attuali, con un guadagno illecito ai danni del Comune di Imperia», l’accusa del pm Maria Antonia Dilazzareri (Wanda Valli) [Rep 6/3/2012]. «Alle 10 del mattino, si presenta puntuale nella sede del comune della città ligure. Ha un appuntamento con il sindaco, Paolo Strescino, per chiedere una proroga della concessione: serve per ultimare i lavori, le opere a terra. L’imprenditore e il sindaco non fanno a tempo a cominciare il colloquio. Dieci minuti dopo, arrivano gli uomini della Polizia postale e della Guardia di finanza, l’ingegnere esce scortato e con un mandato di arresto. Viene portato in una caserma e interrogato per due ore, poi, molto provato, è trasferito in carcere. Per cinque giorni non potrà vedere nessuno, neppure i suoi legali, una misura che molto raramente viene applicata, segno che, secondo la procura, l’inchiesta è arrivata alla svolta decisiva» (Valli, cit.). Indagato, poi prosciolto, anche Claudio Scajola: «Che parte ha avuto nella costruzione del porto? “Io non ho mai partecipato a nessuna riunione, consiglio, comitato. Ho sempre voluto che Imperia avesse un porto turistico, è il mio sogno e mi sono speso per questo. Dopodiché quando Beatrice Cozzi Parodi mi ha detto nel 2005 che Caltagirone Bellavista avrebbe potuto costruire io l’ho presentato a Gianfranco Carli che con altri imprenditori benemeriti si dava da fare per lo scalo. Da lì in poi se l’è vista il Comune”. Senza gara pubblica. “Perché quello è un porto privato. C’è un parere dello studio Alpa, mica l’ultimo arrivato, che dice che è un’opera privata. Comunque lo ha deciso il Comune”» (Claudio Scajola a Erika Dellacasa) [Cds 18/03/2012]. Processo a Bellavista Caltagirone fissato per il 7 maggio 2014.
• Guai anche per il porto di Fiumicino (già sequestrato nel novembre 2012): è finito di buovo in carcere nel marzo 2013 con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture, appropriazione indebita e trasferimento fraudolento di denaro per circa 35 milioni di euro in merito ai lavori sul porto turistico alla foce del Tevere. Qualche giorno dopo è arrivato anche il maxisequestro della Guardia di Finanza per circa 162 milioni di euro di imposte evase: «Fiscalmente residente in Lussemburgo, è stata considerata “esterovestita” una galassia societaria costituita da 50 imprese e trust con sedi formali in Lussemburgo, Antille Olandesi, Liechtenstein, Cipro, Principato di Monaco, Madeira, Isole Vergini britanniche» Tra i beni sequestrati: un aereo Falcon, un superyacht di oltre 70 metri (battente bandiera di Madeira, valore stimato 100 milioni), 23 immobili tra cui appartamenti di lusso a Roma, Milano e provincia, Venezia, una villa ad Anacapri e cinque in Costa Azzurra: «Secondo il gip del Tribunale di Roma, Bellavista Caltagirone è il “dominus” dell’associazione a delinquere finalizzata alla evasione fiscale. Nel decreto l’immobiliarista è chiamato in causa quale “amministratore di fatto delle società italiane ed estere riconducibili al gruppo Acqua Marcia”» (Repubblica, cit.).
• «Il 16 gennaio 2013, del resto, è arrivata al capolinea anche l’ultracentenaria avventura della Acqua Pia Antica Marcia, la holding del gruppo. Per lei non resta che la procedura di liquidazione. Il primo getto d’acqua, dai tempi dell’impero romano, era tornato a zampillare nella fontana di piazza dell’Esedra (oggi della Repubblica) il 10 settembre 1870, grazie a Pio IX che aveva finanziato la ristrutturazione dello storico acquedotto costruito nel 144 avanti Cristo dal pretore Quinto Marcio Re. Dieci giorni dopo i bersaglieri facevano irruzione a Porta Pia. E per Roma cominciava la bonanza edilizia, l’era dei palazzinari, il brodo di coltura dei Caltagirone. Proprio in seguito all’inchiesta scattata a Imperia, è venuto fuori che la società, con una perdita di 600 milioni, non è in grado di ristrutturare i propri debiti (è esposta con le banche per 900 milioni). Svalutata bruscamente da 2,6 a un miliardo, con l’ultimo fatturato calcolabile che non arrivava a 300 milioni, non può più tirare avanti. Fiumicino era l’ultima flebile speranza alla quale appendersi ed è probabile che, se confermate, le accuse di aver condotto i lavori in modo sommario e truffaldino, dipendessero dalla brama di dimostrare, in fretta e furia, che c’era ancora qualcosa di concreto al quale appellarsi, lavoro, cemento, cantieri. Quel che ha fatto la fortuna dei Caltagirone, fratelli e cugini, ma che a Francesco Bellavista stavano troppo stretti. Altre erano le sue ambizioni, grandi alberghi, high society, signore eleganti e ricche, molto ricche» (Cingolani, cit.).
• Quando a Roma, vive in un’elegante dimora a via Monti Parioli (Carlo Rossella) [Sta 27/6/2010].