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Roberto Calasso
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• Firenze 30 maggio 1941. Scrittore. Saggista. Editore. Presidente e amministratore delegato dell’Adelphi. «La casa editrice come forma è una somma di oggetti cartacei che messi insieme possono anche essere considerati come un unico libro».
Vita «Raffinato editore e mediocre scrittore, dopo aver frequentato il liceo classico T. Tasso di Roma si è laureato in letteratura inglese con Mario Praz presentando una tesi sulla teoria ermetica del geroglifico in Sir Thomas Browne, erudito e occultista secentesco. Infatuatosi poi del filosofo Theodor W. Adorno, che ne apprezzò la solerzia bibliografica (“Ha letto tutti i miei libri e anche quelli che non ho avuto ancora il tempo di scrivere” disse di quel ventenne incontrato nel salotto di Elena Croce), si riprese dalla sbandata francofortese grazie a Bobi Bazlen, lettore onnivoro e fondatore dell’Adelphi, che gli spiegò come “l’io illuministico non andava salvato ma condotto a naufragio definitivo” e gli dischiuse le porte della cultura mitteleuropea che avrebbe segnato il suo destino di editore eclettico e esoterico “estraneo sia al bigottismo della sinistra sia al buzzurrismo della destra”. Tocca la perfezione nelle quarte di copertina» (Pietrangelo Buttafuoco).
• Ha poi raccolto in volume e pubblicato nel 2003 queste quarte di copertina con il titolo Cento lettere a uno sconosciuto: tutti i suoi scritti sono editi dalla stessa Adelphi, fatto che ha suscitato qualche critica in passato.
• «Sono nato in mezzo ai libri. Mio padre [il giurista Roberto Calasso], che era storico del diritto, lavorava per lo più su testi stampati fra l’inizio del Cinquecento e la metà del Settecento. Molti erano i volumi in-folio. Impossibile non vederli. Anche mio nonno Ernesto Codignola, che insegnava Filosofia all’Università di Firenze e fondò la casa editrice La Nuova Italia, aveva una biblioteca notevole, soprattutto di storia e filosofia, oggi incorporata nella biblioteca della Scuola Normale di Pisa».
• Negli anni Cinquanta ha fatto parte della redazione della rivista d’arte e letteratura Paragone, diretta dalla scrittrice Anna Banti. Insieme a lui c’erano anche Alberto Arbasino, Elémire Zolla e Umberto Eco (Sandra Petrignani) [Fog 02/11/2013]. «Per vari anni ho preferito il leggere allo scrivere. Il primo testo che ho pubblicato era un saggio su Adorno, il surrealismo e il mana. Apparve su Paragone nel 1961. Avevo vent’anni».

• Suo primo libro, L’impuro folle, del 1974: «Venne fuori di sorpresa, lo scrissi in due mesi con una sorta di febbre, mentre stavo lavorando a una introduzione alle Memorie di un malato di nervi di Schreber. Successe che Schreber improvvisamente diventò personaggio di romanzo. Come se le sue allucinazioni proseguissero in altra forma».
• Sul lavoro di editore: «Luciano Foà aveva lasciato l’Einaudi [di cui era stato segretario generale] e insieme a Roberto Olivetti il 20 giugno 1962 aveva fondato questa nuova casa editrice il cui programma era in gran parte nella mente di Roberto Bazlen. Foà era amico di Bazlen, e voleva fare con lui certi libri che altrimenti non si riuscivano a fare. Quanto a me, venni coinvolto nel 1962, quando il nome Adelphi non era ancora stato trovato». Calasso aveva conosciuto Bazlen con Elémire Zolla e Cristina Campo nel suo appartamento romano di via Margutta 7 (Paolo Di Stefano) [Cds 3/5/2010]. Nel 1967 salì a Milano (Ranieri Polese) [Cds 26/01/2005], dove frequentò Franco Battiato e Giorgio Gaber: «Ero un ragazzo alle prime armi. Ci siamo divertiti da pazzi nelle balere dell’hinterland milanese. Giocavamo a poker io, [Gaber], Ombretta Colli, Roberto Calasso e Fleur Jaggy. Ci giocavamo i libri dell’Adelphi» (Franco Battiato) (Giancarlo Dotto) [Sta 29/4/2009].
• «Negli anni Cinquanta in Italia, paese di civiltà editoriale ottima ma gracile, per via del periodo fascista e della precedente pochezza intellettuale, vi erano tre aggregazioni: quella marxista, quella laico-liberale e quella cattolica. I marxisti, se erano intelligenti, leggevano i libri Einaudi, o comunque Il contemporaneo. I laici-liberali leggevano Il Mondo e i cattolici, tendenzialmente, leggevano assai poco. I democristiani erano appagati dalla pura gestione del potere e avevano capito che la cosa più accorta era quella di lasciare la cultura alla sinistra. In questo quadro Adelphi si affacciò come un corpo estraneo. Allora però i libri che a noi sembravano più importanti per tre quarti mancavano. Per quel che riguarda la letteratura, il vuoto era enorme. Si era in un’epoca in cui perfino la categoria del fantastico suonava sospetta, non so se mi spiego. Per questo facemmo subito L’altra partedi Kubin e il Manoscritto trovato a Saragozza di Potocki. C’era solo l’imbarazzo della scelta».
• «Ricordo che quando pubblicammo Karl Kraus, nel 1972, Erich Linder – uno dei pochi che lo conoscevano – mi disse con il suo tono di sicurezza assoluta: “Ne venderete venti copie”. Non fu così, ma ci volle un po’ di tempo. Ricordo le 3000 copie con cui partimmo per la Cripta dei Cappuccini, di Joseph Roth. Era allora un ignoto, poi diventò la passione dei giovani dell’ultrasinistra. Già nel 1978, la prima tiratura del Profeta muto di Roth fu di 30 mila copie. Quanto a Siddharta, dilagò dopo l’edizione nella Piccola Biblioteca, che è del 1975».
• Battuto per un voto al premio Strega da Giuseppe Pontiggia nel 1989. Da allora l’Adelphi non vi ha più partecipato (Francesco Erbani) [Rep 09/05/2006].
• Il volumetto einaudiano curato da Luciano Zagari fu al centro di un rovente e insieme elegante confronto critico tra Roberto Calasso e Cesare Cases (Marino Freschi) [Mes 25/06/2008].
• «Il marketing, una disciplina che non abbiamo mai praticato. Ogni tanto ne incontro un rappresentante e mi dice che ci considerano un esempio da imitare. Ma non so bene a che cosa si riferisca...».
• «Salvo nei primissimi mesi - non abbiamo mai avuto un grafico. Vizi e virtù son tutti nostri. E, se mai, di Aubrey Beardsley: l’impianto della Biblioteca riprende una gabbia ideata da lui. È vero comunque che, sin dall’inizio, Foà e io concordavamo nel dare molta importanza sia alla qualità delle traduzioni, sia all’aspetto fisico, tattile del libro».
• «Dietro l’Adelphi c’è il progetto di una casa editrice come forma. È un punto che stabilisce una divisione netta nell’editoria. Kurt Wolff, la Insel, Gallimard, Einaudi, Suhrkamp sono applicazioni ogni volta diverse di quell’idea...».
• Tra le sue opere: La rovina di Kasch (1983); Le nozze di Cadmo e Armonia, la più importante, del 1988, a lungo in testa nella classifica dei libri più venduti; Ka (1996); K (2002); Il rosa Tiepolo (2006).
• Tra i maggiori successi Adelphi che si devono a Calasso: L’insostenibile leggerezza dell’essere e le altre opere di Kundera (Alain Elkann) [Sta 28/06/2009], La versione di Barney, Zia Mame, le opere di Gadda. «Da trent’anni abbiamo testimoniato la nostra passione per Gadda» (Calasso) (Paolo Di Stefano [Cds 10/02/2011]. «Con Simenon non ci si annoia mai (Manuela Grassi) [Pan 26/06/2003].
• Potente articolo demolitorio, sul Corriere della Sera del 7 aprile 2007, contro il pregiudizio che considera realmente esistenti la «cultura di destra» e la «cultura di sinistra» («destra e sinistra sono categorie storiche agonizzanti e categorie del pensiero inutilizzabili») o il «fronte progressista» («progressista è una parola che è ormai difficile pronunciare senza arrossire»).
• Il 12 marzo 2008 ha ricevuto a Parigi la Legion d’onore. Nel 2010 ha vinto il premio Cesare Angelini per l’opera L’ardore (Adelphi), il Premio Gogol 2011, il 26° Prix Chateaubriand (2012) per La folie Baudelaire (Gallimard): è la prima volta che il premio viene assegnato a uno scrittore non di lingua francese [CdS 04/11/2013].
• I libri di Calasso sono stati tradotti in ventisei lingue e ventotto Paesi. Il suo agente all’estero è Andrew Wylie, considerato il più potente e pericoloso degli States (Alessandra Farkas) [CdS 31/10/2008]
• «La Central di Barcellona è la libreria più bella del mondo» [S24 15/07/2012].
• «Gli occhi troppo neri di Roberto Calasso» (Massimiliano Parente) [Lib 07/10/2008].
• «Scrive a mano» (Donata Righetti) [CdS 03/12/2000].
• «Sono stato per anni malato di cinema. Ora, con rammarico, devo dire che lo sono un po’ meno».
• Appassionato di fotografia (ha pubblicato un saggio su Chatwin fotografo),
• Sposato con la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy (niente figli).
• Juventino.
Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2016 (in preparazione)
scheda aggiornata al 21 novembre 2013

Sabato 1 ottobre 2016
DAI GIORNALI DI OGGI


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