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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Milano 17 febbraio 1970. Giornalista. Direttore de la Repubblica dal 15 gennaio 2016. Dal 2009 al 2015 direttore de la Stampa.
• Figlio del commissario Luigi (assassinato il 17 maggio 1972, vedi Ovidio Bompressi, Leonardo Marino, Giorgio Pietrostefani, Adriano Sofri), fratello di Paolo, Luigi e Uber (Uber è nato da un secondo matrimonio della madre Gemma Capra con Tonino Milite): «Spararono a mio padre alle 9.15 mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre. Era appena uscito di casa, dopo vari tentennamenti che lo avevano portato a rientrare per ben due volte, la prima per sistemarsi il ciuffo, la seconda per cambiarsi la cravatta».
• Ha raccontato la sua storia in Spingendo la notte più in là (Mondadori, 2007): «Non racconta soltanto sé e il proprio lungo lutto di bambino, di adolescente e poi di uomo, elabora anche i lutti degli altri, delle vittime dimenticate, cancellate, talvolta irrise e spesso umiliate nell’abbandono. Lo fa cogliendo struggenti particolari minimalisti, un nome storpiato di vittima anonimizzata dalla sciatteria, una battuta feroce in un salotto di Portofino, la persistenza di una lingua dell’odio ormai slegata da una stagione tramontata eppure ancora viva nell’orizzonte malato di molti forsennati» (Il Foglio).
• Dal 2000 al 2002 inviato speciale della Stampa, dal 2002 al 2009 alla Repubblica, nel 2009 il ritorno alla Stampa come direttore.
• Tra il 2011 e il 2012 ha condotto in prima serata su Raitre il programma di approfondimento Hotel Patria.
• «Conosco Mario da dieci anni, quando ci siamo incontrati, da cronisti politici, a Montecitorio. Nel 1999, Mastella, alleato di Cossiga nell’Udr, disse: “Il presidente emerito è come un attaccapanni a cui appendo il mio cappello”. Il giovane Calabresi si piazzò sotto casa Cossiga, convinto che ci sarebbe stata una reazione. Aveva visto giusto. A sera, dettò un lancio con le parole del picconatore: “L’Udr non esiste più”. Era uno scoop enorme, il governo D’Alema poteva cadere. Solo un anno più tardi, sulla prima pagina de la Repubblica (era stato appena assunto), i lettori trovarono questa intervista a Berlusconi: “Ho avuto un tumore, e l’ho combattuto”. Era di nuovo Mario a firmare. Calabresi ha un altro dono, oltre a quello di attendere il tempo che serve per tuffarsi. È carismatico, ironico, a tratti persino seduttivo» (Luca Telese).
• «In buoni rapporti con il Cavaliere, ma collocato sull’altro versante, senza però l’acrimonia e il giacobinismo di tanti primi violini; a Repubblica ma senza avere addosso il marchio del giornale-partito; e poi, intendiamoci, con ottime entrature al Quirinale, prima con Cossiga e successivamente con Napolitano che stravedeva per lui. E ancora, come è ovvio, di casa ai piani alti del Lingotto. Lettiano con Letta e renziano con Renzi. Anzi, si potrebbe dire che sia più renziano di Renzi, con quella patina di ottimismo spalmato sui disastri italiani, lo zucchero a velo della retorica negli editoriali, il culto per l’America, trasmessogli forse dal suo maestro Gianni Riotta, obamiano fin nella camicia bianca con le maniche arrotolate» (Stefano Zurlo) [Grn 25/1/2016].
• Dopo l’addio di Ferruccio de Bortoli, a più riprese e da più parti era stato indicato come candidato alla direzione del Corriere della Sera, incarico poi assegnato a Luciano Fontana nel maggio 2015.
• Nel dicembre 2012, si è conclusa la querelle con Alessandro Sallusti, condannato ad un risarcimento da 75 mila euro dal Tribunale di Milano, per la frase, pubblicata sul Giornale del 23 maggio 2010, «Mario Calabresi sta strizzando l’occhio a chi gli ha ucciso il padre».
• Tra l’aprile e il settembre 2013 si è trovato ad affrontare, come direttore della Stampa, il rapimento in Siria dell’inviato Domenico Quirico.
• Ultimo libro: Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa (Mondadori, 2015). In precedenza anche La fortuna non esiste (2009), Cosa tiene accese le stelle (2011), entrambi editi da Mondadori e A occhi aperti (Contrasto Due, 2013).
• Una passione per i formaggi (il Verzin di Occelli è il suo preferito), per i peperoni in Bagna Cauda e le pesche di Canale con l’amaretto che gli preparava la nonna. «Il mio vino del cuore è l’Arneis».
• È sposato con Caterina Ginzburg, giornalista, nipote di Carlo Ginzburg, dalla quale ha avuto due gemelle.