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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "BOSSI, UMBERTO"


(frammento diviso in due schede. SEGUE - 216985) -

N.B.: la ricerca è stata fatta cercando la voce "Bossi" in testo

•2010
ALBERTO RONCHI: [...] «L’unico partito che parla una lingua diversa - anche se io lo combatto - è la Lega. Si può dire tutto del partito di Bossi, ma è l’unico che non è culturalmente subalterno al berlusconismo»
Luca Telese, il Fatto Quotidiano 11/5/2010

A dimostrazione che questa volta Bossi non scherza e vuol ricordare a Berlusconi che anche un’alleanza che funziona, come quella tra il premier e la Lega, ha bisogno di essere riscaldata di tanto in tanto con atti concreti. Al Senatùr, va da sè, poco importa che ieri a frenare le sue brame si sia alzato il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl per gli ex-An Ignazio La Russa. L’idea di mettere le mani sull’intero comparto delle politiche agricole marcia di pari passo con la conquista di tutto il Nord avviata con i risultati delle ultime regionali. Dopo aver portato a casa due governatori su tre nelle principali regioni in cui si votava, Bossi si era fatto avanti con Berlusconi per ribadire che lo scambio tra il ministero ex di Zaia e la presidenza del Veneto non gli andava giù. Poi, come fa sempre nelle trattative, dove dà il suo meglio, il leader del Carroccio aveva finto di «accontentarsi» dei tre assessorati all’agricoltura in Piemonte, Lombardia e Veneto per la Lega, per bilanciare, aveva spiegato, il passaggio di consegne all’interno del governo. Ora invece Bossi torna alla carica sostenendo che la strada più semplice da seguire per Berlusconi, per chiudere al più presto lo strascico del caso Scajola, è di spostare Giancarlo Galan, ex-governatore del Veneto approdato a Roma, dall’Agricoltura allo Sviluppo economico liberato da Scajola, e consentire che il Carroccio torni a ricoprire la responsabilità che le era stata assegnata al momento della formazione del governo. Far circolare i due nomi di Bricolo e di Fogliato fa parte della tattica bossiana; così come lo scarto di mercoledì contro il Cavaliere e d’accordo con Fini in difesa della magistratura serviva ad aumentare le difficoltà di Palazzo Chigi, accerchiato in questo momento dalle inchieste sulla corruzione.
Naturalmente, come in tutte le sue trattative, Bossi ha anche una carta coperta, che in questo caso lo è meno di altre volte. Il Senatùr infatti aspetta da troppo tempo di sapere che ne è stato dei famosi «numeri» del federalismo fiscale, indispensabili per metterne a punto i decreti attuativi, che aveva chiesto di conoscere per marzo e che Tremonti fatica a tirar fuori. Il guaio, infatti, è che Bossi lo aveva chiesto a gennaio 2009 per marzo dell’anno scorso. E intanto siamo arrivati a maggio 2010.
Marcello Sorgi, La Stampa 7/5/2010

Umberto Bossi, che nel 1969 aveva incontrato un discepolo di Chanoux
Philippe Ridet, Le Monde, Francia. Traduzione di Stefano Valenti. Internazionale, 30 aprile/6 maggio 2010. Frammento numero 208843 sulle lezioni di federalismo organizzate dalla Lega nord

[...] Non ci sarà da stupirsi se Bossi passerà alla storia come il salvatore dell’unità nazionale, che non vuole festeggiare.
Sergio Soave, Il Foglio 4/05/2010

«Bossi sta combattendo per il suo territorio! Bravo! Noi per il nostro» (Antonello Iannarilli, Pdl di tendenza forzista, presidente della Provincia di Frosinone, dopo il giruamento di Fossanova)
Goffredo Buccini, Corriere della Sera 01/05/2010

[...] è chiaro che Destra nel PdL nasce anche per distinguersi dalla Lega di Umberto Bossi, miglior alleato del Cavaliere.
Fausto Carioti, Libero 3/5/2010

La Lega ha guadagnato in termini assoluti più di un punto percentuale, sfiorando il 14 per cento in Emilia e toccando il 7 in Toscana. Ha aggiunto Piemonte e Veneto ai territori che amministra. Ha preso meno voti del Pdl in Lombardia, ma si sente abbastanza forte per reclamare il sindaco di Milano (si vota l’anno prossimo). Non c’è da sforzarsi troppo per interpretare le ragioni di questa vittoria. Bossi guida da vent’anni un partito vero, ben presente sul territorio, che pretende dai propri iscritti dedizione assoluta, che non è stato coinvolto - praticamente mai - in scandali di nessun tipo, che ha imparato persino a non gridare. I leghisti hanno fatto una campagna elettorale quasi silenziosa, defilandosi da Berlusconi anche nella famosa manifestazione di piazza San Giovanni. A risultato acquisito hanno rilasciato dichiarazioni sobrie. Zaia ha comunicato subito che avrebbe rinunciato, per governare il Veneto, al ministero dell’Agricoltura. Appena eletti, Zaia e Cota (nuovo governatore del Piemonte), hanno dichiarato che avrebbero ostacolato in ogni modo la distribuzione della pillola Ru 486, rientrando subito nei ranghi quando il ministro della Sanità, e poi lo stesso Bossi, hanno ammonito che la distribuzione della pillola, e i suoi modi, sono previsti dalla legge. Intanto però l’attacco all’aborto ha confermato la natura profondamente tradizionalista del partito, che si candida anche così al ruolo di ”vera destra”, pronta a conquistare il resto d’Italia e, quando sarà, a rimpiazzare Berlusconi, il Pdl e quanto esisterà ancora dei post-fascisti di An.
La settimana in cinque minuti, Vanity n.14 del 14/4/2010

La prima dichiarazione della giornata [CIOE’ DOPO LE REGIONALI DI MARZO 2010, NDR] è di Umberto Bossi: «Non ho ancora sentito Berlusconi. Mi complimenterò con lui per la tenuta del Pdl. Ma la Lega è scatenata».
La settimana in cinque minuti, Vanity Fair n. 12, 31/3/2010

[...] Ieri Bossi ha detto: «Temo che le cose non si rimettano a posto. Se le cose non andranno a posto, lo scenario possibile saranno le elezioni». Il senatùr se ne intende: dopo aver lasciato il ministero dell’Agricoltura al berlusconiano Galan, ha preteso che Zaia in Veneto rifacesse la giunta e desse l’assessorato all’Agricoltura a un leghista. Saranno leghisti gli assessori all’Agricoltura di tutt’e tre le regioni settentrionali, Lombardia, Veneto e Piemonte. La Lega non cederà nemmeno il sottosegretario governativo, perché Bossi considera allevatori e coltivatori gente sua. Quando Fini dice che nella coalizione la Lega è forte, non ha torto. Quando Bossi dice che, se farà i gruppi, si andrà al voto, non ha torto nemmeno lui. Evidentemente, per evitare di farsi rosolare per tre anni a fuoco lento, i parlamentari del Pdl sono persino pronti, se del caso, alle dimissioni di massa. Un modo, mai usato in precedenza, per forzare la mano al Capo dello Stato.
La Gazzetta dello Sport Anno IV, numero 1152 17 aprile 2010

Ieri Bossi ha detto di volere le banche del Nord, il Senato federale e, nel 2013, un premier leghista. « chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo». Inoltre, Bossi non vuole modifiche alla legge elettorale, «anzi io toglierei il doppio turno anche alle Comunali» (questo peraltro lo aveva già detto Calderoli). Infine non ci sarà nessuna federazione con il Pdl: «La Lega sta sola». Sulla faccenda delle banche ha risposto, indignato, Michele Ventura, vicepresidente dei deputati del Pd: «Dobbiamo annoverare queste parole tra le battute che si perdono nell’etere o dobbiamo seriamente preoccuparci? Chiediamo a Bossi di rassicurare i cittadini che le nomine a cui sono chiamati, nei prossimi mesi, gli Enti Locali del Nord per i posti di loro competenza nelle Fondazioni bancarie saranno sottoposte ai soli criteri di professionalità, onorabilità, indipendenza e assenza di conflitto d’interessi. E non alla tessera del suo partito».
La Gazzetta dello Sport Anno IV, numero 1150 15 aprile 2010

Ieri Bossi, che in Emilia ha sfiorato il 14% e in Toscana il 7, ha detto chiaramente che la Lega condizionerà il governo, in direzione delle riforme. C’è il federalismo da fare. Ci sono nuovi posti di potere da pretendere, perché, anche se la Lega non ha preso al nord più voti del Pdl, il partito è avanzato in percentuale mentre il Popolo della Libertà è arretrato. Si sa che i leghisti puntato sul sindaco di Milano e poi bisognerà vedere come saranno ripartiti i posti di governo vacanti, per esempio chi andrà al posto di Zaia – eletto in Veneto e che lascerà il ministero dell’Agricoltura -, chi al posto di Brunetta se, come i sondaggi davano per sicuro, diventerà sindaco di Venezia. Inoltre: la Lega vorrà dire la sua sul riassetto del capitalismo italiano, sa quella roba di cui non abbiamo avuto modo ancora di occuparci, Geronzi alle Generali, Pagliaro in Mediobanca e la sistemazione di qualche succoso istituto bancario locale del Nord.
La Gazzetta dello Sport Anno IV, numero 1135 30 marzo 2010

[...] «Di fronte agli attacchi - consiglia il Senatur a un Fini ormai esasperato per gli affondi del «Giornale» berlusconiano - un politico deve far finta di niente. Farsi scivolare tutto addosso». Proprio come fa lui. L’altro giorno, uno degli scrittori più raffinati e coccolati nell’establishment culturale e giornalistico, Pietro Citati, ha mosso un attacco greve, al livello di quelli che potrebbero fare certi leghisti non allevati al contrario di Citati alla Scuola Normale di Pisa, al capopopolo lumbard. Dicendo, poco elegantemente, che il suo famoso ictus fu dovuto a overdose di Viagra. E Bossi come ha reagito? Con un’alzata di spalle. Anche Fini dovrebbe fare così?
Mario Ajello, Il Messaggero 29/4/2010

DONNA ASSUNTA ALMIRANTE: [...] «Ha visto quel furbone di Bossi? Lui la sua casetta della Lega se l’è tenuta. Fa l’alleato, ma non ha bisogno di ospitalità da nessuno»
Luca Telese, il Fatto Quotidiano 28/4/2010;

[...] Come tutti sanno, anni fa Umberto Bossi disse che la Lega CELHADURO. E allora – dice questa tradizione ”, una sera per provare i suoi doni sessuali, Bossi andò con una ragazza in uno degli innumerevoli alberghi che decorano i paesotti e le cittadine della Pianura Padana». «Per accrescere la propria forza, ingoiò non una ma due pasticche di viagra. Gli venne un colpo; e di notte, segretamente, venne portato in una clinica svizzera. Ora, se lo vedi alla televisione, balbetta, biascica, sbrodola. Ma Calderoli sostiene che il colpo ha fatto diventare Bossi molto più intelligente di prima: ora è un genio assoluto; qualcosa come Nietzsche dopo l´accesso di follia a Torino». «Non lo sapevo, gli dissi. Bossi mi è sempre stato simpatico. Ma sono certo che la sinistra, austera e severa com´è, non sa nemmeno cosa sia il viagra. Puoi immaginare che Fassino prenda il viagra?» [...] Il mio amico fisico si arrabbiò. Voleva da me cose precise, certe, sicure, anche se fantastiche. «Io, invece, disse, ho una idea chiarissima. Il consumo di viagra si diffonderà, tra vecchi e giovani: il paese (salvo qualche oasi fortunata) crescerà in sciocchezza: l´imprecisione e il pressappoco e l´all´incirca e il «così così» avranno partita vinta. Allora, ci sarà un solo presidente possibile: Umberto Bossi.[...]
Pietro Citati, la Repubblica, 27/4/2010

[....] Arrivando [FINI E I SUOI, NDR] al punto di scagliare addosso al Cavaliere e al gruppo dirigente del PdL l’accusa delle accuse: nell’Italia del nord siamo diventati la fotocopia della Lega, Umberto Bossi è ormai la stella polare del governo.
Giampaolo Pansa, Libero 24/4/2010

[...] La filosofia di Berlusconi, comunque, è quella di un bipolarismo rigido, che consolidi il suo asse con Bossi e scoraggi la formazione di terzi poli (la stessa offerta di uno «Statuto dell’opposizione» ha questa finalità strategica). [...]
Claudio Sardo, Il Messaggero 27/4/2010

[...] Enzo Bettiza ricorre a una metafora onirica per confidare al Corriere una cosa che non aveva mai detto: il giornalista più raffinato d’Italia, lo scrittore mitteleuropeo, vota Lega. La Lega di Bossi, con il Carroccio, Alberto da Giussano, lo spadone e tutto. «Ma Pontida è un mito immaginario, come i druidi, i celti e le bevute dell’acqua del Po. La Lega non è figlia della battaglia di Legnano, condotta dai lombardi contro un imperatore germanico. Al contrario: la Lega discende dal Lombardo-Veneto asburgico. Gli antenati di Bossi sono Maria Teresa, Giuseppe II, il lato umano di Radetzky. Il suo antecedente è la buona amministrazione austriaca» [...] «Il carisma di Bossi, sempre esistito per il suo popolo, si è molto rafforzato dopo la malattia. Ha assunto una ruvidezza un po’ immobile e statuaria, una loquela condensata e tagliata che fa delle sue apparizioni in pubblico un’icona popolare (Bettiza dice ìcona, con l’accento sulla ”i”, alla greca). Non farà il sindaco di Milano, perché non ha la salute né l’interesse a sobbarcarsi il lavoro e le arrabbiature di un sindaco. Il piccolo de Gaulle popolaresco padano che diventa podestà: no, non lo vedo. Bossi ha un grandissimo fiuto politico. Sa bene dove va il boccino e fin dove lo può spingere. Non è certo lui che aizza Berlusconi, anzi, quando lui esagera con la sua attitudine megalomanica è Bossi a tirarlo per la manica, a esercitare una pressione sedativa. evidente che il dopo-Cavaliere è la Lega».
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 26/04/2010

Umberto Bossi, a un congresso leghista, ne parlò (dello scontro delle armate celtiche con i romani, ndr) accorato come fosse successo la settimana prima: «Fratelli toscani, vorremmo che il mondo celtico ricordasse con un cippo, a Capo Talamone, il monito: fu la divisione tra fratelli a renderci schiavi dei romani». Spiegò infatti, piangendo sulle sorti di re Concolitano ed Aneroesto, sfortunati protagonisti di quella sconfitta, che «l’ armata padana», beffata dall’ infida diplomazia romana, «fu costretta a lasciare forze ingentissime a casa per proteggere le case e le terre minacciate da altri fratelli padani. L’ esercito dei Celti, forte di 50 mila fanti e 5 mila cavalieri arrivò a tre giorni di marcia da Roma ma si trovò davanti un esercito di 250 mila uomini... I nostri andarono incontro a una grande battaglia dalle conseguenze incredibili, la fine del mondo celtico, la schiavitù... Fu l’ inizio del colonialismo».
Sergio Rizzo-Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 24/04/2010

GIULIA BUONGIORNO: «E’ evidente che Bossi e Berlusconi si muovono in sintonia per minimizzare le questioni che pone Fini. Ma noi non vi rinunceremo. Voglio credere che sia ancora possibile farlo. Certo dopo la direzione nulla sarà più come prima».
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 24/04/2010

Vittorio Macioce: «I finiani stanno cercando la loro identità in contrapposizione al nordismo culturale di Bossi, Berlusconi e Tremonti. E anche se Fini è cresciuto a Bologna, sa benissimo che le possibilità di trovare uno spazio per il suo futuro politico crescono in direzione Sud».
Vittorio Macioce, Il Giornale 23/4/2010

Alle regionali nelle due regioni del Nord-Est il Pdl ha preso il 29,4% e la Lega Nord il 29,3%. Per soli 4.332 voti il partito di Bossi nonè riuscito a diventare il primo partito del Lombardo-Veneto.
Roberto D’Alimonte, Il Sole-24 Ore 23/4/2010;

Secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti interne alla maggioranza - massimi livelli - la prossima tornata di decreti attuativi sul federalismo fiscale, dopo quello demaniale approvato prima di Natale, è attesa per il mese di giugno. Comunque prima della pausa estiva. Un’accelerazione imposta e ottenuta da Umberto Bossi e da tutta la Lega Nord, in cambio - spiegano nel Palazzo - del via libera ai provvedimenti sulla Giustizia tanto cari al Popolo della Libertà.
Affari Italiani, 06/02/2010

il capo della Camera ha chiesto al premier: "Perche’ su altre questioni le risorse, quando Bossi te le chiede, prima o poi le trovi?".
RADIOCOR 22/04/10

«Se è il mio delfino? Per ora è una trota» (Bossi sul figlio Renzo)
Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 22/04/2010

il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano, plenipotenziario di Bossi alla Rai
Paolo Conti, Corriere della Sera 22/04/2010

Il Cavaliere vuol tirare le conclusioni, e già prepara un discorso con cui ribattere alle critiche dell’avversario (il nostro è un partito democratico, dirà Silvio, la politica di Tremonti ci ha salvati, quanto a Bossi «che Dio ce lo conservi, rimane il nostro unico alleato»)
UGO MAGRI, AMEDEO LA MATTINA, La Stampa 20/4/2010, pagina 6

[...] Avendo vinto le elezioni, Bossi vuole contare di più nelle fondazioni bancarie del Nord: richiesta legittima perché le fondazioni sono espressione delle amministrazioni locali dove il peso della Lega è cresciuto. Ma prima di cambiare rotta sul rapporto fra fondazioni e banche, Bossi dovrebbe riflettere sul disastro bancario tedesco. E dovrebbe riflettere anche il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, che si considera azionista di riferimento di Intesa-Sanpaolo. Per ottenere rendimenti stabili e il più possibile elevati, in modo da investire sul territorio, le fondazioni dovrebbero diversificare il loro patrimonio. Concentrarlo nel possesso di una singola banca è una pura follia, e ancora più folle sarebbe se la Lega o altri azionisti di nomina politica cercassero di influire sulle scelte dei «loro» banchieri ponendo a rischio i bilanci. Se davvero l’ obiettivo di Bossi è far sì che le banche finanzino le imprese, e che le fondazioni investano in strutture sociali, egli dovrebbe ordinare loro di vendere i pacchetti di controllo delle banche e diversificare il proprio portafoglio. Seguire l’ esempio delle Landesbanken significa ritrovarsi con banche deboli e fondazioni prive di risorse, quindi con poco credito alle imprese e pochi investimenti sociali.
Francesco Giavazzi, Corriere della Sera 19/04/2010

Un anno fa [TREMONTI] ha incontrato insieme a Umberto Bossi e al ministro Calderoli, il patriarca di Venezia Angelo Scola, e ha al contempo rafforzato i suoi contatti con gli uomini chiave del governo vaticano.
Andrea Tornielli, il Giornale 20/4/2010, pagina 4

[...]Questa gente non rimprovera a Fini di opporsi oggi a Bossi e alla Lega, ma al contrario, di non aver opposto a Bossi e alla Lega nessun argine di tipo nazionale e statale, sociale e culturale, lungo tutti questi anni. Quando Bossi chiedeva la svolta federalista, inveiva contro l’Italia, Roma e il Sud, Fini dormiva o nicchiava. Quando Bossi chiedeva più poteri alle Regioni, Fini non insorgeva nel nome dello Stato italiano unitario e della sua tradizione risorgimentale, crociana e gentiliana. Quando Bossi chiedeva di non festeggiare l’Unità d’Italia, Fini e i suoi non reagivano. Quando Bossi firmava le leggi sull’immigrazione, Fini cofirmava le medesime leggi. Da anni manca un contrappeso al ruolo di Bossi che legittimamente difende le tesi leghiste. Svegliarsi oggi dopo aver smantellato la destra nazionale e il partito che recava già nel suo nome la ragione sociale italiana, è quantomeno tardivo, ipocrita, pretestuoso. Serve solo a intralciare il governo Berlusconi e a dare una mano all’opposizione.
Marcello Veneziani, il Giornale 19/4/2010

Tremonti, il superministro Pdl più vicino a Umberto Bossi,
MARCELLO ZACCHE’, il Giornale 17/4/2010, pagina 1

[...] la Lega vuole soprattutto più potere nelle amministrazioni locali, come si è subito capito dalle sparate di Bossi sulle banche («ci tocca anche una fetta di banche»); quanto al Pdl, è piuttosto chiaro che la madre di tutte le priorità è proteggere il premier dall’azione dei giudici.
Luca Ricolfi, La Stampa 19/4/2010, pagina 1

Il messaggio Bossi non lo ha voluto certo dare ai suoi elettori. Si rivolgeva invece ai suoi eletti. Col suo reiterato «ci tocca una fetta delle banche del Nord» non ha «raccolto un invito degli elettori», ma ha voluto rassicurare i sindaci della Lega. Non solo quelli che sono assetati di potere e che guardano ai posti nei Consigli d´Amministrazione di fondazioni e banche locali come a un´occasione per piazzare gli amici e ampliare il proprio potere. Si rivolgeva anche a quegli amministratori che hanno meno ambizioni personali e che si trovano in obiettiva difficoltà a far quadrare i conti delle loro amministrazioni. Sono sempre in più a temere di non riuscire a far fronte agli impegni presi nei confronti degli elettori. Non a caso molti dei protagonisti della «marcia» dei 521 sindaci lombardi che hanno simbolicamente consegnato la loro fascia di sindaco al Prefetto di Milano, hanno esplicitamente minacciato di tagliare le prestazioni sociali per le loro comunità nel caso in cui le loro richieste non fossero state accolte.
TITO BOERI, la Repubblica 17/4/2010

Insomma, Berlusconi in questo diabolico tridente con Bossi e Fini non ha veri rivali, essendo Bossi il capo di una potente nazione autonomista confinata al Nord, e Fini un uomo che si è integrato nel Palazzo e che non gareggia per il consenso popolare.
Giuliano Ferrara, Il Foglio dei Fogli 19/04/2010

Umberto Bossi, almeno, ha il pregio della chiarezza, quando dice che ”la gente ci chiede di prenderci le banche del nord ”. Ma quello che sta succedendo intorno a Intesa Sanpaolo è un altro tentativo senza precedenti da parte della politica di condizionare una banca.
Stefano Feltri, il Fatto Quotidiano 17/4/2010;

GIANCARLO GIORGETTI: «quel che intende Bossi è politica nobile, perché è sacrosanto che i banchieri sappiano interpretare gli umori della società di un territorio. Le elezioni hanno cer-tificato certi rapporti di forza: la Lega riesce a rappresentare meglio di altri queste aspettative.
Marco Alfieri, Il Sole-24 Ore 16/4/2010;

[...] lo stesso presidente della Camera ad aver misurato l’azzardo di un’operazione che avrebbe danneggiato il Pdl e reso irrilevanti gli esponenti dell’ex An. Gli unici a trarre vantaggio dall’operazione sarebbero stati i leghisti: con Bossi che nelle ultime ore si godeva lo spettacolo del litigio tra i due cofondatori del partito alleato. Un Bossi che è arrivato persino a considerare l’ipotesi di elezioni anticipate, avendone compreso il tornaconto per il Carroccio. Del resto, Fini non ha mai nascosto di considerare la nascita del gruppo autonomo una sorta di mossa disperata: un «muoia Sansone con tutti i filistei». Un modo per rappresentare in forma plastica e drammatica il disagio politico e anche psicologico di chi non si sente padrone in casa propria, cioè in quel Pdl che l’ex leaderdi An ha contribuito a creare. Di qui la quasi rottura di giovedì. Un passo azzardato, non c’è dubbio. Se in politica il tempismo è importante, non si può dire che il presidente della Camera si sia mosso in questa circostanza con grande senso tattico. Tuttavia con il passare delle ore è emersa una linea più realistica. Niente mini-scissione, nessun atto di clamoroso autolesionismo, bensì una più decisa sottolineatura dei temi politici cari a Fini, quelli che distinguono il profilo del presidente della Camera rispetto a Bossi e allo stesso Berlusconi.
Stefano Folli, Il Sole-24 Ore 17/4/2010;

NICOLA PIEPOLI: «Non c’è un rapporto tra gradimento di un leader e peso elettorale del suo partito. Umberto Bossi ha sempre avuto percentuali scarse di gradimento. Malgrado ciò la Lega ha sbancato alle ultime consultazioni ».
Celestina Dominelli, Il Sole-24 Ore 17/4/2010;

un altro ex politico, uomo di fondazioni e di banche, il rappresentante della Crt e vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona: «Bossi vuole fare un’Opa? Il mercato è contendibile».
Paola Pica, Corriere della Sera 16/04/2010


"Bossi ce lo ha sempre raccomandato. Gazebo, gazebo, gazebo, fuori per strada, tra la gente, cosa ci fate qui chiusi in una stanza?". Mauro Manfredini, 68 anni, modenese, recordman di preferenze tra i leghisti eletti in regione (7.392)
Gigi Riva, L’espresso, 15/4/2010

Giorgetti, sottosegretario all’Economia, è infatti l’uomo di fiducia del leader della Lega Umberto Bossi nel mondo delle banche e delle imprese, pubbliche e non. [...] I leghisti sono anche nella A2A, società che fornisce energia e gas a mezza Lombardia, con Bruno Caparini (padre del deputato Davide e proprietario del castello di Ponte di Legno dove Umberto Bossi trascorre le vacanze)
Marco Cobianchi e Gianluca Ferraris, Panorama 15/04/2010

[...] Da tempo il presidente della Camera si ritiene emarginato dall’asse tra il premier e il Senatùr e non ha tollerato che il progetto di riforma elettorale concordato tra i due venisse annunciato dopo un’allegra serata di canti e barzellette, per festeggiare il neo-governatore leghista del Piemonte Cota, nella villa berlusconiana di Arcore. [...] a Berlusconi, di concordare con l’opposizione, tutta o in parte, il suo progetto riformatore, non ha alcuna voglia. E men che meno di rischiare di finire in minoranza, perché magari Fini, Bersani, e lo stesso Bossi si mettono d’accordo ai suoi danni.[...]
Marcello Sorgi, La Stampa, 16/4/2010

[...] Ma l’eventuale nascita di gruppi parlamentari autonomi promossi da Fini equivarrebbe a una scissione del Pdl, con tutte le conseguenze del caso. Saremmo di fronte a un singolare episodio di suicidio politico da cui l’unico a trarre vantaggio sarebbe Umberto Bossi. [...] Ma se si dovesse davvero consumare la frattura, Berlusconi sarebbe più debole e non più forte nei confronti di Bossi. Questi potrebbe decidere di approfittarne, alzando il prezzo dell’alleanza, oppure al contrario potrebbe addirittura scegliere di svolgere in prima persona un ruolo di mediatore nel centrodestra. In un caso come nell’altro sarebbe padrone della scena più di quanto già non sia.
Stefano Folli, Il Sole-24 Ore, 16/4/2010

La risposta del Cavaliere, anziché tranquillizzare il presidente della Camera, lo rafforza nella sua determinazione: «Gianfranco, la Lega siamo noi, con Bossi siamo amici, garantisco io per lui».
Francesco Bei, la Repubblica, 16/4/2010 (scheda molto confusionaria. Numero: 206036).

[...] Qualcuno dovrebbe spiegare a Bossi che «le banche più grosse del Nord» verso cui vuole allungare le mani - in particolare le citate Unicredit e IntesaSanpaolo - oggi sono società da tempo quotate in Borsa e, in varia ma non piccola misura, partecipate da capitali che vengono dall´estero. Quindi, che i suoi proclami di conquista politica rischiano di influenzare pesantemente l´andamento dei titoli sul mercato, con conseguenze pure per il portafoglio della vasta platea dei piccoli azionisti. Anche perché va ricordato che i precedenti bancari della Lega depongono per il peggio: com´è il caso di quel Credieuronord che fu salvato dal fallimento con un avventuroso (e anche un pò torbido) intervento della Popolare di Lodi ai tempi della famigerata gestione Fiorani. Il fatto più sorprendente, tuttavia, non è che dalla bocca di Bossi escano simili spropositi. Ancora più allarmante è che le sue parole siano state accolte senza il minimo scandalo da gran parte degli esponenti del centrodestra. Quelli stessi, per intenderci, che seppero crocifiggere con parole di fuoco la ormai celebre battuta («Allora, abbiamo una banca») pronunciata da Piero Fassino quando sembrava vicina al successo la scalata di Unipol alla Bnl. Questa logica dei due pesi e delle sue misure getta un´ombra inquietante sulla mossa di Bossi. Non si vorrebbe che la sua sortita sia soltanto un mettere le mani avanti in una guerra sotterranea, ma già aperta dentro la maggioranza, per la spartizione del potere dapprima dentro le Fondazioni e poi all’interno delle banche.
MASSIMO RIVA, la Repubblica 15/4/2010

«Abbiamo i comuni e le province, è chiaro che anche le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri ad ogni livello...». L’ambizione fa un certo effetto perché a parlare è direttamente Umberto Bossi. [...] Parole forti quelle del Senatur. Tanto da mandare in fibrillazione un pezzo di establishment bancario alle prese con i rinnovi in Intesa San Paolo (poco dopo la sparata bossiana è stata ufficializzata guarda caso l’indicazione in CdG del tremontiano Siniscalco, si veda aritcolo a pagina 41) e il difficile parto del "bancone" profumiano. [...]
Marco Alferi, Il Sole-24 Ore 15/4/2010

Luca Zaia, neo presidente della Regione Veneto. Nel 2008 ha dichiarato 161mila euro di reddito, più di Umberto Bossi e di Roberto Maroni
Alessandro Penna, Oggi 14/4/2010.

[...] Quando il povero Bossi si faceva vedere in canottiera scandalizzava mezzo mondo e gridavano alla sua cafoneria. Lo fa Marchionne alle cerimonie ufficiali, e nulla da obiettare, anzi che figo, che elegante.
Marcello Veneziani, il Giornale 14/4/2010, pagina 1

Bossi, che nei suoi primi anni romani si faceva ampiamente aiutare da un quasi novantenne giornalista ex democristiano, Gigi Rossi, con cui poi litigò.
FILIPPO CECCARELLI, la Repubblica 12/4/2010

La Lega vuole: senato federale, nuova riforma del titolo quinto per dare reali poteri alle regioni, semipresidenzialismo alla francese, taglio dei parlamentari. Incontro del 6 sera ad Arcore: i tyre coordinatori, Maroni, Calderoli, Bossi padre e figlio. Galan all’agricoltura. Perplessità su Bossi sindaco
varie (frammento 205266).

Gianpaolo Gobbo, quello che Bossi chiama "il mio imam in Veneto".
FRANCESCO JORI, la Repubblica 9/4/2010

Roberto Maroni insiste: «La Lega è il motore delle riforme». Senz’altro, e Silvio Berlusconi è la benzina. E se la Lega è il motore e Berlusconi è la benzina, Gianni Letta è l’acceleratore, Umberto Bossi è il pistone e Roberto Calderoli è lo spinterogeno, così come Ignazio La Russa è il volante e Denis Verdini è il navigatore. E Sandro Bondi è la freccia che indica la direzione e Fabrizio Cicchitto è il tergicristallo che spalanca l’orizzonte e Maurizio Gasparri è il clacson dell’allegra brigata. E Gianfranco Fini? Eh, un attimo di calma: intanto gli stanno spiegando che bisogna tenere la destra.
Mattia Feltri, La Stampa 9/4/2010, pagina 2

[...] E sul terreno riformatore più specificatamente istituzionale, non mancavano, per logica natura delle cose, i riferimenti corposi a una cultura di origine cristiana. Più volte, quando ogni sera passava a colloquio con il direttore del giornale (e senza dare neppure un occhio alla prima pagina da pubblicare), l’onorevole Bossi confessava di ritrovare più consonanza rispetto alla sua azione politica con il solido autonomismo di Luigi Sturzo più che con l’architettura di pensiero di Carlo Cattaneo, anche se in pubblico non poteva certo ammetterlo. Apparendo comunque (e non solo sul terreno federalista) insieme attirato e respinto dal mistero della fede cristiana – che disconosceva solo per sé stesso – e dai suoi influssi innegabili sedimentati nella storia e nella società.
Giuseppe Baiocchi, Liberal, 7/4/2010 (ripreso dal blog di Sandro Magister)

E allora che cosa volete? ROBERTO MARONI: «Che sia affidato a Umberto Bossi e Roberto Calderoli il compito di formulare una proposta di grande riforma della Costituzione disegnando il nuovo assetto costituzionale e federale. Credo che la Lega lo meriti, che sia il riconoscimento del nostro straordinario successo. Siamo pronti e soprattutto abbiamo la capacità per farlo [...] Abbiamo già riformato le pensioni e il Welfare, ora Bossi e Calderoli sono le persone giuste per fare il resto». Il candidato sindaco di Milano sarà del Carroccio? «Bossi si è già prenotato».
Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 06/04/2010

Quanto ai suoi alleati e partner principali, Bossi e Fini, i custodi della democrazia diffidano del primo (Bossi), perché detestano la sua xenofobia e il suo antimeridionalismo; e confidano nel secondo (Fini), perché trovano affascinanti le sue uscite eterodosse, ora a difesa degli immigrati, ora a difesa della Magistratura, ora a difesa del Mezzogiorno.
Luca Ricolfi, La Stampa 4/4/2010, pagina 1

[...] Bossi non è più un avventurista, nel centrodestra ci sta come il topo nel formaggio, nel senso che se lo mangia e si ingrassa. Non farà alzate di testa, e anzi potrebbe perfino imporre a Berlusconi una maggiore prudenza nei rapporti con l’opposizione, essenziale per quelle riforme, in primis il federalismo, che alla Lega interessano più di ogni altra cosa.
Antonio Polito, Il Riformista 30/3/2010

l´«amicizia», categoria che Bossi ha elevato al cielo della politica
ODOLFO SALA, la Repubblica 3/4/2010

Ma quali sono le ragioni e i meriti concreti per cui la Lega ha tenuto e ora celebra il suo tsunami, la sua clamorosa vittoria alle elezioni regionali? Una delle ragioni è di essere un partito compatto e disciplinato: Bossi dura da più di vent´anni, il suo primato è indiscutibile, quando Maroni tentò una sortita venne richiamato all´ordine e tornò fedelissimo. L´altra sono i segni di una identità, il colore verde esibito nelle cravatte e nei fazzoletti, la difesa degli interessi locali. Ecco perché i nuovi governatori del Piemonte e del Veneto sanno come esordire. Cota: «A me di Termini Imerese non importa niente, io penso al Lingotto e a Torino». Zaia: «Il ministero dell´Agricoltura? Lo lascio ai romani, io preferisco incontrare i contadini del Veneto».
GIORGIO BOCCA, la Repubblica 3/4/2010

E Bossi (AL QUIRINALE, NDR)? ROBERTO CALDEROLI: «No lui sarebbe imbrigliato in un ruolo del genere. Lui è un capopopolo ed è un complimento»
Eugenio Bruno, Il Sole-24 Ore 4/4/2010;

un esempio per tutti il compianto arcivescovo di Como, Alessandro Maggiolini, che nel ’98 incontrò segretamente Umberto Bossi, per anni etichettato come il " vescovo leghista".
Carlo Marroni, Il Sole-24 Ore 3/4/2010;

[...] Bossi sfrutta le difficoltà attuali delle gerarchie ecclesiastiche. E cerca di piegare le posizioni della Cei alle priorità leghiste in materia di lotta alla diffusione dell’islamismo; all’immigrazione clandestina; e di competizione sia col Pdl che con la sinistra. Per raggiungere lo scopo non esita a bacchettare i cardinali che ritiene «fuori linea», come avvenne nel dicembre scorso contro l’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, considerato dai leghisti troppo «filo-islamico». L’offensiva di Cota e Zaia riflette un leghismo popolare, cristiano e padano che offre i propri «crociati» alla Chiesa cattolica; ma in cambio pretende un collateralismo senza cedimenti sui temi che interessano al partito.
Massimo Franco, Corriere della Sera 02/04/2010

Bossi: 156.405 euro nella dichiarazione dei redditi 2009 + 22 mila rispetto all’anno prima
La Gazzetta dello Sport Anno IV, numero 1121 16 marzo 2010

Bossi ha fatto una dichiarazione il cui significato capiremo fino in fondo solo dopo le elezioni: «Abbiamo fatto cose più grandi, ma non vedo perché definire la protesta grottesca». Starà prendendo le distanze dal Cavaliere?
La Gazzetta dello Sport Anno IV, numero 1119 14 marzo 2010

Pare che lo stato maggiore della Lega, Umberto Bossi in testa, arrivi tra gli stucchi del Carignano venerdì 9, a godersi Stasseira, regista Massimo Scaglione, coordinatore artistico Giulio Graglia, scene di Carmelo Giammello, collaboratore ai testi Bruno Quaranta.
ALESSANDRA COMAZZI, La Stampa 2/4/2010, pag. 33

LUCA ZAIA: «Ero sempre stato democristiano, poi quando esplose Tangentopoli mi trovai disorientato. Un giorno ricordo che Bossi venne a Fusina. Ne fui conquistato».
JACOPO IACOBONI, La Stampa 2/4/2010, pag. 9

[...] Umberto Bossi, come sempre, aveva reso plasticamente la questione proclamando: «Devono cacciare i soldi!» Ma la partita che si è subito aperta tra Zaia, Unicredit e Intesa San Paolo, che ha costretto martedì Alessandro Profumo e Giovanni Bazoli a piantare i loro paletti rispetto alla conclamata invadenza della nuova politica vincente, ha subito fatto un salto di qualità allargando l´editto imperiale leghista dalle banche alle società di gestione autostradale che, come le fondazioni bancarie, allineano in alcuni casi tra i loro azionisti di peso gli enti locali controllati dalla Lega: comuni, province e adesso anche regioni. «Vogliamo governare queste realtà in prima persona», ha detto papale papale Dario Fruscio, ex senatore, consigliere dell´Eni, commercialista e economista di fiducia di Bossi, che governa l´economia leghista al fianco di Giancarlo Giorgetti.
ALBERTO STATERA, la Repubblica 1/4/2010

Angelo Alessandri ora di anni ne ha 40. Da nove è il capo della Lega emiliana, che ha portato dal 3 al 13%. Come premio, Bossi gli ha dato la presidenza della Lega Nord, di cui l’Umberto è segretario. [...] I primi dieci parlamentari leghisti furono eletti in Emilia nel ”94, quando Bossi strappò a Berlusconi gran parte dei collegi del Nord; ma quando il governo cadde, in otto andarono con Forza Italia e restarono soltanto in due, tra cui Giorgio Cavitelli, storico sindaco monocolore di Busseto, culla di Verdi. «Bossi era venuto per la prima volta in Emilia nel ”91. Parlò a Luzzara, nella sala che oggi è dedicata al figlio più illustre del paese, Cesare Zavattini. Zavattini è sempre stato il mio mito, insieme con Guareschi e Gianni Brera, il primo a parlare di Padanìa, con l’accento sulla ”i”. Bossi ci disse che dovevamo portare pure sotto il Po il vento del cambiamento. Sembrava pazzia, ma ora ci siamo, il traguardo è a un passo».
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 01/04/2010

[...] Il vero exploit economico l’ha ottenuto la Lega Nord di Umberto Bossi, che avrà diritto a un rimborso di 26,3 milioni di euro affermandosi ormai come terzo partito italiano. Economicamente il Carroccio vale quasi il doppio dell’Italia dei valori, anche se Antonio Di Pietro è il solo insieme a Berlusconi e Bersani ad ottenere rimborsi in tutte le regioni in cui si è votato. Per Bossi non erano attesi i quasi 3 milioni di euro conquistati in Emilia Romagna e Toscana e l’altro milione e mezzo racimolato fra Liguria, Marche e Umbria, scendendo ben al di sotto della linea del Po.
Chris Bonface, libero 31/3/2010

Dove vince LA LEGA
Uno studio mostra come Bossi abbia raccolto al Nord i consensi che erano della Dc. Grazie alla diffusione della piccola proprietà agricola e alla resistenza alla secolarizzazione
L’Espresso, 31/3/2010

Qualche mese fa, ad esempio, era presente alla prima del pur non memorabile «Barbarossa», officiante proprio Umberto Bossi.
FRANCESCO MANACORDA, La Stampa 31/3/2010, pagina 6

Bossi è, come sempre, abilissimo a spostare l’attenzione verso la sinistra con l’ormai consunta retorica del voto operaio, ma i dati sono inequivocabili: il Pdl è andato male (meno 7% dei voti rispetto al 2008), la Lega ha sfondato al nord, il Pd tiene e dunque è difficile immaginare ipotetici travasi elettorali dall’opposizione al governo. [...] Nell’attuale sistema Bossi si è conquistato una posizione di controllo invidiabile, simile a quella di Craxi negli anni Ottanta e ora, è facile prevedere, incomincerà anche lui a parlare di "grande riforma". Va riconosciuto che se l’è meritata con atti di coraggio che forgiano un autentico leader politico: tra il 1994 e il 1995, resosi conto che Berlusconi si stava annettendo il suo partito per via parlamentare, ebbe la forza di uscire dal governo, di consegnare nel 1996 l’Italia al centro- sinistra per cinque anni, nella consapevolezza che, se Berlusconi e Fini avessero voluto riconquistare il governo, sarebbero dovuti tornare a prendere il caffè con lui, ma con al-tri rapporti di forza, tutti a suo favore. Per compiere simili operazioni servono determinazione e convinzione ideale non comuni: tenere un partito unito dal governo è facile, portarlo deliberatamente all’opposizione per difenderne l’identità è una prova del fuoco.
Miguel Gotor, Il Sole-24 Ore 31/3/2010;

«La Padania è una nazione, l’Italia solo uno stato...». Ieri il vecchio mantra bossiano è uscito dai cassetti delle prime Pontida per finire sulla bocca di molti leghisti, in un modo così liberatorio che solo la presa del Piemonte e di Torino può completare, a pochi mesi dal centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia?
Marco Alfieri, Il Sole-24 Ore 30/3/2010;

Bossi non è mai stato così forte in un arco alpino che va dal Veneto al Piemonte. Zaia ha trionfato nel nordest, Cota si è affermato nel nord-ovest; solo Formigoni è riuscito a controllare in Lombardia l’avanzata leghista. Ma non basta, perché la Lega deborda oltre le sue aree di antico insediamento, ottiene risultati a due cifre in Emilia-Romagna, avanza in Liguria, Toscana e Umbria. In altre parole, incalza la sinistra nei suoi territori storici.
Da oggi il suo messaggio a Berlusconi è molto chiaro. La Lega sostiene con lealtà il premier, ma diventa il motore della maggioranza e del governo. Bossi può chiedere o meglio pretendere le riforme, il federalismo fiscale, un assetto più snello dello Stato. In un certo senso assume la veste di presidente del Consiglio «ombra», con il preciso intento di difendere le ragioni e gli interessi del Nord. Spetterà a lui limitarsi a questa missione, con tutti i rischi connessi per l’unità nazionale, oppure fare un passo avanti. Proprio in virtù della sua grande forza, Bossi potrebbe essere il mediatore di un nuovo patto politico-istituzionale offerto all’opposizione, a cominciare dal Pd. [...] Ma Bossi ora è più che un partner: è il detentore delle chiavi del Nord più di quanto non sia mai stato in passato. Tutti dovranno fare i conti con lui. Primo fra tutti, Berlusconi. Quanto all’opposizione, l’Udc ha confermato più o meno le sue percentuali dove si è presentata da sola. Ha dimostrato in qualche caso (la Puglia) che con il suo appoggio il centrodestra avrebbe vinto. Come è accaduto nel Lazio. Al Nord ha tentato senza riuscirvi (in Piemonte) di costruire un muro davanti alla Lega. Ora per Casini comincia un lungo cammino da compiere senza errori verso le scelte del 2013, sapendo che i suoi voti restano importanti, talvolta decisivi. Tanto più che Bersani, nel momento in cui il Pd evita il tracollo e conferma la sua solidità, deve prendere atto del successo dell’Italia dei Valori e anche delle liste «grilline »: le nuove forme del radicalismo. Non sarà facile per il centrosinistra comporre una credibile alternativa di governo, evitando il rischio di logorarsi. Comunque un personaggio nuovo c’è e si chiama Vendola. E in ogni caso la prossima scommessa passa dal rinnovamento del paese. Un tema che riguarda tutti, governo e opposizione. Sarebbe grave lasciarlo nelle mani del solo Bossi.
Stefano Folli, Il Sole-24 Ore 30/3/2010;

ROBERTO COTA: «Ha ragione Bossi. La classe dirigente leghista è la migliore in assoluto». [...] La prima volta che Bossi mi disse ”un giorno sarai tu il governatore del Piemonte” fu nel 2000. E quando si è trattato di scegliere le candidature per queste Regionali, la mia discesa in campo era nell’aria. Me l’ha chiesto con insistenza anche il PdL per mesi. Bossi mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto: ”Roberto, ma tu sei sicuro di voler fare il candidato alla presidenza del Piemonte? Perché, sai, io conto molto su di te come capogruppo”. Lui non era mica tanto d’accordo». Ma alla fine all’Agricoltura chi ci andrà? Bossi ha detto che ci resterà Zaia, ma non è credibile. « Bossi che decide». [...] grazie a un giornale che lei si innamorò di Bossi.
«Votavo per lui dal 1987. Sono il più vecchio della generazione di quelli che hanno sempre votato solo Lega. Nel ”90 lessi quest’articolo su Panorama e dissi: ”Adesso basta. Vado”».
La sua investitura è avvenuta nel sottoscala di un bar. «Il bar ”Otello” di Novara. Andai lì con il mio amico Giorgio Ferrari e l’Otello ci sussurrò: ”Sì sì, per la Lega. Ma andate nel sottoscala, sennò perdo i clienti”. Abbiamo fatto un paio d’incontri lì, e poi ci demmo appuntamento nella sede della Lega, in periferia di Novara. Da quel giorno iniziai a mangiare pane e Lega».
Il suo primo incontro con Bossi?
«La prima volta che Bossi venne a Novara, nel ”91. Io facevo la gavetta. Andammo con altri della Lega ad aspettarlo. Lui ci caricò tutti sulla sua Citroën rossa, e noi, dai sedili di dietro, gli indicavamo la strada». Il rapporto tra voi si saldò nel ”99, quando scoppiò il caso di Domenico Comino, il segretario del Piemonte cacciato dalla Lega, che lei sostituì.
«Bossi mi telefonava tutte le notti. La mattina mi chiedevo: mi avrà chiamato o l’ho sognato? Lui mi dava tutti gli ordini e io puntualmente sbagliavo qualcosa. Poi non mi sono fatto più prendere alla sprovvista: block notes sul comodino e non ho più fatto errori».
E in breve tempo lei riuscì a scalzare Matteo Brigandì, diventando l’avvocato di fiducia del Senatur. «Brigandì è ancora il suo avvocato di fiducia. Ogni tanto Bossi mi chiede consiglio. Ma una volta è stato lui a farmi vincere un processo in cui difendevo delle persone per un reato di opinione, suggerendomi la linea difensiva».
Lei è diventato più intimo di Bossi di tanti leghisti storici e gli è stato molto vicino durante la malattia. Che rapporto ha Bossi con la fede? « già difficile parlare della propria fede, figuriamoci di quella altrui. Quello che posso dirle è che nel cortile di casa sua c’è una Madonnina di legno. Tutte le volte che esce, lui l’accarezza».
Barbara Romano, Libero 25/3/2010

[...] Correva il 2003, quando Bossi, che prima della malattia inondava le platee di interminabili discorsi, infiammava il popolo del congresso di Assago con queste parole: «Il ministro Tremonti e il nostro Giorgetti hanno messo fine a quella logica che tolse il controllo delle fondazioni agli enti locali. Le fondazioni ritornano al territorio, agli enti locali, ai comuni,alle province. Io mi auguro che tutti noi sappiamo cosa vuol dire avere il potere finanziario, avere o non avere le banche».
ALBERTO STATERA, la Repubblica 25/3/2010

Jean-Marie Le Pen: «Conosco Borghezio. Bossi non lo conosco e non abbiamo molto in comune. Lui vuole dividere il suo Paese, io la Francia la voglio salvare».
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 23/03/2010

la fondazione "Carlo Cattaneo", che riunisce lo stato maggiore del Carroccio e di cui è presidente onorario Umberto Bossi
PAOLO BERIZZI, la Repubblica 23/3/2010

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Libri:
DI PIETRO Antonio - La mia politica. Presentazione di Paolo Flores d’Arcais. Micromega, Roma 1997
Subur
Parla di
Bossi e la Lega, Patrimoni, riforma pubblica amministrazione, Rifondazione comunista, Amnistia per Tangentopoli, corruzione, elettori socialisti, voto degli italiani all’estero, finanziamenti illeciti, presidenzialismo, indulto, art. 513 c.p.p.

FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "BOSSI, UMBERTO" (FRAMMENTO DIVISO IN DUE SCHEDE. LA PRECEDENTE È LA NUMERO 209615)

N.B.: la ricerca è stata fatta cercando la voce "Bossi" in testo

•2010

Che resta quindi al milanese? Lavorare. Ed è indubbio che i milanesi, a parte le ore che passano in macchina, siano gente che lavora. Un tempo sostenevo, solo parzialmente smentito poi dai fatti, che Roma e Lazio non avrebbero mai vinto un campionato. Chi glielo fa fare, diciamo la verità, a un calciatore che vive a Roma di andare ad allenarsi (è il motivo per cui il primo Bossi quando arrivò a Roma con i suoi leghisti voleva rinchiudersi in una foresteria)? Qui se uno non va a Milanello o a Interello crepa di noia.
Massimo Fini, il Fatto Quotidiano 14/7/2010;

L´asse Bossi-Tremonti e Expo è scettico da sempre. Se fosse per il Tesoro non si farebbe proprio. «Non vedo perché tanti cinesini dovrebbero venire a vedere l´Expo di Milano», ha sfottuto Tremonti, il quale, con coerenza, nella finanziaria ha tagliato all´evento tutto il tagliabile. Bossi ha dato ai suoi un solo, saggio consiglio: «Non firmate niente, perché poi la Corte dei Conti chiede i soldi a voi».
CURZIO MALTESE, la Repubblica 5/7/2010

l´incredibile vicenda Brancher, il pidiellino amico promosso ministro all´Attuazione del federalismo all´insaputa di Bossi (che lo credeva insediato all´Agricoltura) e due giorni dopo degradato a titolare del Decentramento da un Senatùr furioso sul palco di Pontida. RODOLFO SALA, la Repubblica 2/7/2010

Un discorso analogo vale per il leader della Lega, Bossi. Anche lui pare condannato a durare in eterno. Continua a sembrarlo anche in questi giorni, mentre emergono le prime crepe nel suo partito. Pure nella Lega è comparso il cancro correntizio. Per di più Bossi tentenna. Adesso pure lui vuole cambiare la manovra finanziaria. Provo molta ammirazione per l’Umberto. Ha superato una prova fisica durissima. Ed è fatale che voglia restare al potere. Ma neppure Bossi è indispensabile. Sento dire di continuo che l’Italia è un paese per vecchi. In settembre il Cavaliere avrà 74 anni. E credo sia il premier più anziano in Europa. Anche il leader leghista non è più un ragazzo: in settembre compirà 69 anni, e inoltre va avanti stringendo i denti. […]Berlusconi e Bossi sono ormai al di sotto delle terribili esigenze di questa fase politica. Hanno fatto il loro tempo. Anche per loro è arrivato il momento di cedere il passo ad altri.
Giampaolo Pansa, Libero 1/7/2010

BRANCHER è grande ammiratore di Bossi, che definisce «un alleato sempre chiaro e leale». stato lui a rendere possibile l’asse tra Berlusconi e la Lega, convincendo il Cavaliere a ritirare le querele contro Bossi e La Padania che per anni lo avevano chiamato «il mafioso di Arcore». […]Bossi a Pontida: «C’è un solo ministro per il Federalismo, e sono io!», la denominazione viene cambiato in ministro per il Decentramento e la Sussidiarietà.[..] La decisione di ricorrere al legittimo impedimento da parte del neo-ministro è talmente clamorosa e inattesa da provocare, non solo lo scandalo generale (Bossi: «Non è stata una mossa da furbi»), ma persino una nota del presidente della Repubblica (SCHEDA SU ALDO BRANCHER. FRAMMENTO NUMERO 216059).

Bossi che aspira ormai a diventare il "primo azionista" di Piazza Cordusio (ALBERTO STATERA, la Repubblica Affari & Finanza 22/3/2010)

Il patto di sangue tra il leader padano e Berlusconi è apparentemente inscalfibile e certo più sincero dell’interesse strategico nutrito nei confronti del presidente della Camera, eppure Bossi ha più volte voluto manifestare anche in privato simpatia per Fini (’fa bene il suo lavoro” e ”credo abbia imparato molto da Tatarella”). […] Il Foglio 19/03/2010

Paolo Cirino Pomicino: «Non dimentico il cappio sventolato da un leghista in Parlamento: in quel momento loro incassavano il famoso contributo illecito per cui Bossi è stato condannato nello stesso processo in cui sono stato condannato io. Eppure noi eravamo i ladri, loro il nuovo».MICHELE BRAMBILLA, La Stampa 20/3/2010, pagina 7

[…] Tanto che Umberto Bossi ha il vezzo di scherzare così con il direttore responsabile Leonardo Boriani: «Che combini te e le tue ragazze?». Paola Sacchi, Panorama 25/03/2010

[…] Ora, se vuole continuare l’espansione, Bossi deve strappare pezzi di elettorato a Berlusconi e costringerlo ad ammettere che il Nord è in larga misura leghista. O almeno condizionato in misura determinante dal partito bossiano. Stefano Folli, Il Sole-24 Ore 19/3/2010;

Berlusconi a parte, il più ricco del governo è Gianni Letta (1,3 milioni), mentre tra i leader politici è Di Pietro con 193 mila euro. Seguono Bossi (156 mila) e Bersani (150 mila). Alberto D’Argenio, la Repubblica 16/3/2010

Poi Umberto Bossi con 156.405, che sale di 22 mila euro rispetto all’anno prima. Francesca Angeli, il Giornale 16/3/2010

la «Fondazione insubrica Amici di Carlo Cattaneo», presieduta da Bossi. ALESSANDRA LONGO, la Repubblica 16/3/2010

ABRAHAMOWICZ Floriano: ”La secessione? Sì certo, era una bella idea. Devo dire che io preferivo il Bossi delle piazze, non quello istituzionale. Perché certe cose le puoi dire solo in piazza”.(Parrini, scheda 201843)

Al suo desco, almeno metà di tutti, ma proprio tutti i governi, persino Umberto Bossi e Maria commentò come si era comportato bene anche se certo, non tutti possono essere dei lord, e si capisce. Denise Pardo, L’espresso 18/3/2010

Giorgio Vido, ex deputato della Lega, oggi leader della Liga Veneta alleata col centrosinistra, ha nello studio un collage realizzato da Umberto Bossi nel 1994, pochi giorni prima che la Lega sfiduciasse Berlusconi. Soggetto: il funerale del Cav. C’è una vignetta ritagliata da un quotidiano, un verso latino («Nunc est bibendum») e la frase: «Il piccolo tiranno è morto». Fonte: Filippo Tosatto, la Repubblica 8/2/2010

Umberto Bossi (nativo di Cassano Magnago), RODOLFO SALA CASSANO, la Repubblica 7/2/2010

Pierguido Vanalli : «Problemi non direi. Certo, mi prendono in giro in parecchi. Umberto Bossi, per esempio, mi riprende spesso. Pensare che io l’ho anche nominato cittadino onorario di Pontida.» Marco Sarti, Il Riformista 31/1/2010

PRECEDENZE Gianni Letta ha inviato a tutti i ministri un documento del cerimoniale di Stato che indica «l’ordine protocollare di precedenza», cioè l’ordine in cui si assegnano le poltrone ai ministri nelle cerimonie ufficiali: 1˚ Franco Frattini (Esteri), 2˚ Roberto Maroni (Interno), 3˚ Angelino Alfano (Giustizia), 4˚ Ignazio La Russa (Difesa), 5˚ Giulio Tremonti (Economia), 6˚ Claudio Scajola (Sviluppo economico), 7˚ Luca Zaia (Politiche agricole), 8˚ Stefania Prestigiacomo (Ambiente), 9° Altero Matteoli (Infrastrutture), 10° Maurizio Sacconi (Lavoro), 11° Mariastella Gelmini (Istruzione), 12° Sandro Bondi (Beni culturali), 13° Ferruccio Fazio (Salute), 14° Elio Vito (Rapporti Parlamento), 15° Umberto Bossi (Riforme), Alessandro Trocino, Corriere della Sera 16/01/2010

Cambiare? E secondo Rino Gattuso come si cambia?
«Ad essere sincero io condivido molte delle cose che dice Bossi». Lei? Uno del Sud? «Mi ritrovo in molte delle sue posizioni. Ormai è un luogo comune identificare la Lega con gli interessi del Nord, lo prova il fatto che Bossi prende tanti voti anche al Sud». Scusi, ma lei vota Lega? «Non voto Lega ma, ad esempio, apprezzo l’idea del federalismo fiscale. Ognuno deve governare da solo, in questo modo viene responsabilizzato molto di più. Certo, non si può pensare di fare tutto dall’oggi al domani, ci vuole tempo, ma la strada è quella». Alberto Costa. Corriere della Sera 5/1/2010

Va da sé che la parte del leone la facciano le lettere e i messaggi e le suppliche dei vari politici. Infinite le personalità internazionali - dalla Thatcher a Boutros Ghali - e numerosi gli scambi epistolari con Marco Pannella, Armando Cossutta, Emma Bonino, una lettera di Mario Segni, altre più datate di Loris Fortuna, in sostanza tutti i segretari dei partiti di allora. Compare anche una lunga lettera di Umberto Bossi all’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato (25 giugno 1992, Mani pulite furoreggiava) in cui il senatur commenta le linee programmatiche del governo. Molti i bigliettini di cordiale scambio con Giorgio Napolitano: sia che fossero scritti da semplice parlamentare del Pci (ala migliorista, già accusata di intelligenza col nemico socialista) sia da presidente della Camera quale fu dal 1992 al 1994. Questo bigliettino è dell’11 marzo 1988: «Caro Bettino, Ci terremmo, e ci terrei, al tuo intervento. Potrebbe essere una buona occasione di dialogo e convergenza. Posso contarci?». Altri messaggi volanti: «Parlerà ora Capanna, e poi io, e riprenderò il tema di una possibile missione europea, su cui Andreotti non ha detto nulla». Quando invece Napolitano gl’inviò la seguente, ed è interessante, era il 4 agosto 1992 e in teoria Craxi si era già avviato a divenire un appestato politico: «Desidero informarla di averla chiamata a far parte della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali». Notare che Napolitano è passato al «Lei». Anche Francesco Rutelli, da radicale, è piuttosto assiduo. Nel luglio 1991 scrive a Craxi per lamentarsi che una sua lettera non è stata pubblicata dall’Avanti!: «Non è stata pubblicata domenica, né martedì né mercoledì. Oggi abbiamo addirittura appreso che il direttore Villetti se l’è persa!». Terribile. Sarà per questo che nell’autunno 1993, durante la campagna elettorale per le amministrative di Roma (ballottaggio Fini-Rutelli), l’ex radicale e neo progressista dichiarerà a tutti i giornali, di Craxi, che «sognava di vederlo consumare il rancio in carcere».
Filippo facci, Libero, 3/1/2010

BRANCHER è grande ammiratore di Bossi, che definisce «un alleato sempre chiaro e leale». stato lui a rendere possibile l’asse tra Berlusconi e la Lega, convincendo il Cavaliere a ritirare le querele contro Bossi e La Padania che per anni lo avevano chiamato «il mafioso di Arcore». […]Bossi a Pontida: «C’è un solo ministro per il Federalismo, e sono io!», la denominazione viene cambiato in ministro per il Decentramento e la Sussidiarietà.[..] La decisione di ricorrere al legittimo impedimento da parte del neo-ministro è talmente clamorosa e inattesa da provocare, non solo lo scandalo generale (Bossi: «Non è stata una mossa da furbi»), ma persino una nota del presidente della Repubblica (SCHEDA SU ALDO BRANCHER. FRAMMENTO NUMERO 216059. SENZA DATA PRECISA, PERIODO GIUGNO 2010).

•2009
Silvio Berlusconi era l’invitato d’eccezione alla festa di compleanno di Anna Maria Quattrini, l’antiquaria dei vip. Presenti anche Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia e il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo.
CHI, n. 9 , 03/03/2009, p. 137
Nominato senatore e vita (1991) (Andreotti, ndr) nel 1992 l’improvviso voltafaccia di Umberto Bossi gli fece mancare i voti per diventare presidente della Repubblica. Catalogo dei viventi 2009

All’interno della sua (di calderoli) casa di Cisano Bergamasco (Bg) ci sono i suoi ricordi. Una foto ritrae Umberto Bossi, «il mio capo, l’uomo che mi ha cambiato la vita, al quale non potrei mai dire di no». In un’altra, con dedica, c’è Silvio Berlusconi: «E’ un amico». In un’altra ancora, l’incontro con Papa Benedetto XVI. Francesco Giorgianni, CHI, n. 8 , 24/02/2009, pp. 42-45

Donna Assunta Almirante ritiene che Fini sia eccessivamente educato: "Di fronte a gente come Bossi, che l’educazione non sa dove stia di casa, bisognerebbe essere meno educati". In particolare, confessa che le vengono i "brividi" quando ascolta Bossi: "Come è possibile che un ministro parli e si comporti come lui? Io Bossi lo afferrerei per la giacchetta e gli darei due cazzotti". Claudio Sabelli Fioretti, ”Sette” 20/11/2003, pagina 92.

(Tremonti) Oggi è a cena con Berlusconi e Bossi, di cosa parlerete? «Avendo una qualche esperienza in ordine a questo tipo di incontri ed essendo Natale le posso assicurare che parleremo di tutto, ma non di politica. Per la verità parleremo di una cosa che per noi è importante anche in politica: l’amicizia». Nicola Porro, il Giornale 19/12/2009

Nel gennaio del ”92 l’incontro con Bossi: (Cota) «Andai ad aspettarlo all’ingres­so della città per portarlo al comizio. Arrivò, sulla sua Citroen rossa, da so­lo. Quando poi mi affidò la Lega in Piemonte, mi chiamava tutte le notti per darmi suggerimenti. Qualche volta alle 5 del mattino. Mi riaddor­mentavo e mi svegliavo di soprassal­to, pensando di aver sognato o te­mendo di aver dimenticato tutto. Co­sì presi l’abitudine di dormire con notes e penna sul comodino. Io sono avvocato e una notte Bossi mi spie­gò come vincere un processo impor­tante, appellandomi all’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero».
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 19/12/2009

Un anno, nel raccogliere l´acqua santa sul Monviso, Bossi era inciampato e stava per infilare il piede in una pozza; quindi l´ampolloforo, corsi i primi chilometri con il prezioso liquido, s´era fermato a far bisboccia; poi forse, a Venezia, l´ampolla s´era rotta, ma ce n´era un´altra.
Filippo Ceccarelli, la Repubblica 9/12/2009

Anche se a Venezia il suo principale, Umberto Bossi, aveva annunciato pubblicamente che con la bandiera degli italiani ci si sarebbe pulito il culo.
Fabrizio Gatti, L’Espresso, 10 dicembre 2009

Ma le parole di Bossi, che ha ricordato come Berlusconi sia un leader a sovranità limitata perché senza i voti della Lega andrebbe a casa”.
Salvatore Merlo, Il foglio 3/12/2009

Aldo Cazzullo: «L’altro giorno, un altissimo esponente del Pdl mi ha raccontato un aneddoto. Quando Umberto Bossi viveva di espedienti faceva, tra le altre cose, anche il fotografo dilettante. Al matrimonio della sorella Angela, lui le disse: ”Guarda, lascia perdere di assumere un fotografo. Ti faccio io le foto e mi dai metà dei soldi”. Fatto sta che la sorella di Bossi è l’unica sposa d’Italia a non possedere una foto del proprio matrimonio». Altro che il Nord al potere. Per Aldo Cazzullo la Lega di Alberto da Giussano è «un partito de noantri». Tipico esempio di un Paese, che l’inviato del Corriere della Sera ha immortalato nel suo libro «L’Italia de Noantri – Come siamo diventati tutti meridionali» (Mondadori), unificato dall’egemonia di Roma e del Sud. Che non risparmia nessuno, tantomeno il partito verde che inveisce ogni giorno contro ”Roma ladrona”. « Per carità, io rispetto Bossi. un uomo pieno di carisma, sembra un generale ferito ma vittorioso e ha la tempra del fondatore. Ma è chiaro che a Pontida non contano lo statuto o il merito, come sarebbe in un partito di ispirazione anglosassone, quanto piuttosto l’amicizia e la fedeltà al capo, cioè, a ben vedere, il più mediterraneo dei criteri».
Costanza Rizzacasa, ItaliaOggi28/11/2009

Lui (Berlusconi) che a Bossi perdonerebbe tutto, anche le frasi peggiori sugli immigrati, deve invece cercare la quadra sul diritto di cittadinanza per gli extracomunitari.
Marcello Sorgi, La stampa 27/11/2009

Se la valanga continua a scivolare verso il Pirellone ciellino, forse si materializza il sogno di Umberto Bossi: il nuovo grattacielo voluto da Formigoni, più bello e soprattutto più alto del Pirellone, finalmente alla Lega. Alberto Statera, la Repubblica 22/11/2009

Milano. Si riuniranno nuovamente domani. E non per misurare la loro forza, affinare le politiche di un esercito territoriale che è avanguardia del Carroccio, costruito sul famoso motto di Umberto Bossi, ”il popolo è come un albero, che senza radici è destinato a morire”.
Cristina Giudici, Il foglio 19/11/2009

All’epoca Maroni faceva coppia fissa con Umberto Bossi, un’altra testa calda. Racconterà poi il Senatùr: «Il sistema era questo. Bobo guidava l’auto. Mi scaricava con vernice e pennelli. Poi proseguiva e faceva inversione al casello successivo e tornava a prelevarmi. Quella sera arrivò una pattuglia. Io me ne accorsi con un attimo di ritardo e mentre fuggivo sentii urlare: ”Fermo o sparo”». La pattuglia sparò sul serio, almeno secondo Bossi. «Scavalcai la rete e mi nascosi. Sbucai dal nascondiglio solo mezz’ora dopo. Ero tutto imbrattato di vernice perché durante la fuga mi ero rovesciato il secchio addosso. Povero Bobo, come gli conciai i sedili della macchina».
Mattias Mainiero, Libero 16/11/2009

(Margherita Boniver) Ispirò anche Umberto Bossi, ma in modo molto più prosaico: ”Siamo armati... Boniver, bonazza... Armati sì, ma di manico!” levando su il braccio ad ombrello (indimenticabile).
Luca Telese, il Fatto Quotidiano 13/11/2009;

(Tabacci) Detesta Bossi per la primitività cispadana
Giancarlo Perna, il Giornale 10/11/2009

(Olmi) vero che fra le comparse dell’Albero degli zoccoli ha avuto un giovane Umberto Bossi?
«Me lo disse Baratti, ora non ricordo il nome, il funzionario che pagava i figuranti. Pare che durante le riprese Bossi abbia visto in paese un manifesto che annunciava una rievocazione storica della Lega lombarda e anni dopo vi si sia ispirato per fondare il suo partito. Solo che nel frattempo era sparita la Padania. Il Po è diventato una specie di sentiero sigillato fra argini in cemento, colture intensive e industrie inquinanti. Per ricostruire nel Mestiere delle armi il paesaggio padano del ”500 ho dovuto traslocare la troupe in Bulgaria».
Stefano Lorenzetto, First 11/2009

Il suo (di Fini) è un continuo di aperture alla società del Duemila in linea con l’ariosa mentalità occidentale. Gli immigrati, ancora negli anni Novanta, erano per lui un pugno in un occhio. Ricordate i manifesti che inalberavano le impronte digitali e la scritta: «L’orgoglio di essere italiani»? Acqua passata anche questa. Oggi è per il voto degli stranieri alle amministrative, per la cittadinanza breve degli adulti e per quella immediata dei nuovi nati nel Belpaese. Fa tutto da sé. Di quale sia l’atteggiamento prevalente nel suo ex partito se ne infischia. Idem, per come la pensino gli alleati berlusconiani, leghisti e ammennicoli vari. La loro opinione è stata comunque espressa da Bossi con l’immortale: «Chel lì è matt».
Giancarlo Perna, il Giornale 5/11/2009

Se Umberto Bossi fa la Padania, addio Stato veneto.
Vittorio Selmo: «Secondo me non vuol proprio farla. Mica può sputare nelpiatto romano dove anche lui mangia. stato due volte ministro delle Riforme e che cos’ha riformato? Nemmeno una proposta d’indipendenza è riuscito a presentare. Parlano tanto di federalismo fiscale, che Dio solo sa cos’è. Ma qui non si tratta di dare più potere alle regioni, bensì di avere noi il potere di decidere. Su tutto. Oggi invece non possiamo decidere su niente, dobbiamo prima passare dal governo centrale».
Stefano Lorenzetto, il Giornale, 1/11/09

Una guerra farebbe la felicità di Umberto Bossi, che un giorno disse: «Facciamoci invadere dalla Svizzera, quando arrivano ci arrendiamo subito così risolviamo tutti i nostri problemi».
Michele Brambilla, La stampa 3/11/2009

Quanto al governo Berlusconi, non hanno mai guadagnato la laurea 2 ministri, Umberto Bossi e Giorgia Meloni, insieme a un drappello di 9 sottosegretari. Michele Ainis, Il Sole-24 Ore 15/10/2009;

In concreto si tratta, come Napolitano ha auspicato più volte, di completare la riforma del Titolo V della Costituzione arrivando alla trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, sul modello del Bundesrat tedesco. Questo è un punto che preme particolarmente alla Lega e l’impegno mostrato da Napolitano in questa direzione spiega perché Umberto Bossi eviti il più possibile di attaccarlo, anche quando questi inveisce contro le «bestemmie separatiste». Fin da un incontro con lui a Milano all’inizio del suo settennato, il presidente prospettò al leader leghista uno scambio di questo genere: pieno riconoscimento della Lega e delle sue istanze federaliste a condizione di una esplicita rinuncia al separatismo. Pur con qualche strappo, il patto non scritto fin qui ha sostanzialmente tenuto.
Paolo Passarini, La Stampa 14/10/09

Umberto Bossi siede ai tavolini del bar Giolitti, con la coppetta di gelato sotto al naso, la Trota, Rosi Mauro e Federico Bricolo attorno, la scorta che fa trincea. L’argomento è da terre del finimondo: «... una top model con due gambe così...».
Mattia Feltri, La stampa 8/10/2009

Così come sia Berlusconi sia il ministro leghista Umberto Bossi hanno più volte detto: "Gli immigrati hanno dei diritti, però a casa loro".
Fabrizio Gatti e Claudio Pappaianni, L’Espresso, 8 ottobre 2009

Umberto Bossi ha chiesto di tappezzare Como di cartelli con scritto «No al muro. Como non è Berlino». E Roberto Formigoni ha fatto al sindaco una telefonata di quelle che non si dimenticano.
Michele Brambilla, La stampa 29/09/2009

Furio Colombo, in «Salviamo il soldato Obama» addita Berlusconi e Bossi come alleati traditori che rischiano di lasciare Obama in grosse difficoltà sul fronte interno.
Luca Mastrantonio, Il Riformista, 24/09/09

Lo stesso Bossi, che si dice parli un linguaggio tanto semplice da arrivare dritto alla testa e al cuore del popolo, deve arrendersi e parlare nella lingua dello Stato unito dal Risorgimento. Anche quando parla colorito. Ad esempio. Domenica a Venezia ha detto: «Non rompeteci i coglioni, perché allora dimostriamo il nostro valore in battaglia. La nostra gente non si spaventa: se la battaglia è giusta, una battaglia per la libertà, non abbiamo nessuna paura. Neppure di finire in prigione».
Michele Brambilla, La Stampa, 17/09/09

In quest´operazione rientra anche la riscoperta dei dialetti locali, che Bossi vorrebbe introdurre nelle scuole.
Francesco Bei, la Repubblica, 05/09/09

Parole un po’ più eleganti di quelle pronunciate dal ministro per le Riforme, Umberto Bossi, quando nelle stesse ore ha attaccato il governo dell’isola: "Malta è grande come uno sputo, non ci stanno neanche i maltesi".
Fabrizio Gatti, L’Espresso, 10 settembre 2009

Umberto Bossi celebrerà il rito dell’ampolla, per concludersi a Venezia. Non manca la festa dell’Idv, alla 4ª edizione, dal 18 al 20 settembre a Vasto, poco lontano dai luoghi di Antonio Di Pietro. E anche Sinistra e Libertà avrà la sua festa nazionale, la prima, a Bacoli, vicino a Napoli. Rinuncia alla kermesse l’Udc, per austerity causa crisi, mentre ritorna dopo un anno di pausa la Festa dell’Udeur di Clemente Mastella, sempre a Telese, dal 3 settembre.
Maria Grazia Bruzzone, La stampa 24/8/2009

Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.
Matteo Lazzaro, Corriere della sera 19/8/2009

Che il Cavaliere ridimensiona: «Bossi fa delle carezze ai suoi elettori. Dobbiamo considerare queste cose come dei messaggi d´amore ai suoi elettori», dice.
Umberto Rosso, la Repubblica 18/8/2009

Per fortuna, il 16 giugno a Pontida Umberto Bossi dà inizio alla secessione proclamando la Repubblica del Nord, con Mantova capitale. Bruno Gambarotta, La stampa 10/8/2009

La nuova strategia non convince Bossi. «Credo - attacca il Senatur - che portare le donne col burqa al voto sia un´illusione che costa moltissimo, e comincia a fare troppi morti». «Il premier è un´idealista», dice Bossi, che rassicura: «Farò quello che dice la maggioranza». Berlusconi, subito, rintuzza: «Sull´Afghanistan non si cambia linea».
Alberto Mattone, la Repubblica 29/7/2009

Dice Lombardo che «stavolta sta na­scendo una cosa seria». Che vuole «riequilibrare il peso schiacciante del­la Lega Nord». Ricorda che «Bossi di­fendendo gli interessi settentrionali fa il suo mestiere. Solo che è ora che nasca una forza che difenda fino in fondo gli interessi del Sud». […]Al Mezzogiorno ci penso io, replicò l’ir­ruento Giancarlo Ci­to. E dopo aver preso Taranto e tentato di sbarrare la marcia se­cessionista sul Po sa­lendo con un manipo­lo di arditi fino a Chioggia («sono ve­nuto a prendere Bossi a calci nel cu­lo ») si candidò alla conquista del ca­poluogo lombardo alle comunali del ”97 alla testa della sua Lega d’Azione Meridionale con uno slogan indimen­ticabile: «Voglio tarantizzare Milano. Voglio che questa città diventi come Taranto, la Svizzera del Sud». I milane­si (chissà mai perché...) non lo apprez­zarono.
Gian Antonio Stella, Corriere della sera 12/7/2009

A quale politico daresti un programma se avessi una rete tua?
Giovanni Minoli. «Ne vorrei due. Uno di politica per Bossi e uno di economia per Tremonti».
Bossi ti piace?
«Bossi è uno forte. Ho fatto dei Faccia a Faccia fantastici con lui. Parlava chiaro e diretto».Claudio Sabelli Fioretti, La stampa 13/7/2009

Renato Pozzetto, fino a poco tempo fa presidente della Lombardia Film Commission, da amico personale del Senatùr cosa ne pensa di questa Cinecittà Milanese?
«Voglio fare i complimenti a Umberto Bossi e ai suoi collaboratori, perché sembrava un sogno impossibile e invece è successo. Con gli studi significa aprire una concorrenza sul mercato e creare posti di lavoro. Non sarà una cattedrale nel deserto come successo altrove. A Milano male che vada le produzioni che riguardano le pubblicità funzionano sempre. Poi è chiaro che il cinema è un modo di comunicare e ai politici la comunicazione interessa sempre».
La stampa 13/7/2009

LEGA 2 «Bossi fu l’uomo nuovo del nativismo settentrionale, lo straniero camusiano che piacque ai cronisti e agli intellettuali perché nella politica degli anni Novanta, soffocata dentro un linguaggio esangue, tutto rituali e finzioni, Bossi sembrava autentico, simpatico e sanguigno, con le sue camicie incredibili, i colletti alati, le cravatte in opposizione ideologica. In Tv liquidava De Mita dicendogli in milanese ”attaccati al tram”, ed era un sollievo perché la battuta volgare era l’uscita collettiva dal soffocamento della cipria, l’illusione dell’ossigeno tra profumi stagnanti e irrespirabili, la catarsi. De Mita infatti incarnava, suo malgrado, l’arzigogolio del meridionale, l’imbonimento della politica, la sordità delle istituzioni, l’intellettuale della Magna Grecia. Ebbene, ”attaccati al tram” era l’invito che tutta l’Italia voleva rivolgere a quel mondo bloccato, ingessato nei suoi abiti di gessato istituzionale».
Francesco Merlo, Faq Italia Bompiani 2009

Umberto Bossi rispose qualche anno fa a Lucia Annunziata, che gli chiedeva cosa sarebbe successo del debito pubblico in caso di secessio­ne, con una grassa risata: «Il debito pubblico italiano? Il Nord è ricco: lo paghiamo noi!» Gian Antonio Stella, Corriere della sera 17/06/2009.

Ne è nata una scarpa sportiva («bio, si dice adesso») di color panna, fatta solo con pellami veneti, ça va sans dire, «vitelli allevati nel Padovano e conciati a Chiampo». Ha la rosa celtica verde, detta anche Sole delle Alpi, ricamata sui fianchi e il vessillo rosso col Leone di San Marco dorato cucito sulla linguetta. Il primo paio è stato consegnato a Umberto Bossi, il secondo a Roberto Calderoli, che ha ringraziato commosso su carta intestata del ministero, il terzo a Luca Zaia.
Stefano Lorenzetto, Il Giornale 10/5/2009

BEL PAESE A Pier Ferdinando Casini sembra di avere a che fare con dei ”baluba” (in milanese, persone rozze e incolte) quando è costretto a parlare con il comunista Oliviero Diliberto, e con i Verdi in generale; Calderoli, fra una vignetta denigratoria su Maometto e un’elezione di Miss Padania, trova anche il tempo per comporre allegorie: «per il federalismo fiscale abbiamo fatto un tandem: Bossi alla guida, io a pedalare come un matto e Tremonti davanti, a suonare la trombetta per far spostare la gente»
Antonio Caprarica, Papaveri e papere, Sperling e Kupfer 2009

ALESSANDRA MUSSOLINI Durezza. «Di duro Bossi c’ha solo il cervello».
Claudio Sabelli Fioretti intervista Alessandra Mussolini, Se ci fosse ancora lui, Aliberti editore, 2009, 123 pagine, 12 euro.

RAVERA Bruno Morbello (Alessandria) 17 giugno 1929. Politico. Ha fondato la Lega Nord con Umberto Bossi, affiancando il nuovo simbolo a quello della ”sua” Union ligure nel 1989. stato segretario del Carroccio in Liguria e oggi ne è presidente onorario. Alle politiche 2008 s’è visto «soffiare» il seggio in Senato da Roberto Castelli, che ha optato per la Liguria • «[...] l’ultimo dei padri fondatori rimasti nella Lega Nord. ”Umberto a parte, sì”. Correva l’anno? ”1989. Ci vedemmo in un bar di via Lunigiana, a Milano, e decidemmo di fondare la Lega”. Ravera aveva fondato l’Union ligure un paio d’anni prima. ”L’allora Alleanza Nord,trascinata dalla Lega Lombarda, funzionò e guadagnò due europarlamentari, Francesco Speroni e Luigi Moretti. Bossi mi telefonò in vista delle elezioni comunali. In Liguria, a Chiavari, decidemmo di correre con il nuovo simbolo, ma senza rinunciare all’Union ligure” [...] Nel’ 94 fu tra quelli che se ne andarono per protesta contro il patto con Silvio Berlusconi. ”Tornai nel ”97, perché in fondo io e Umberto siamo rimasti sempre amici. La Lega stava andando male, tornai per risollevarla”. Lo chiamavano l’’attacchino”. ”Tappezzavo le città di manifesti e volantini. Ma a quei tempi era dura per noi leghisti” [...]» (Paola Setti, ”Il Giornale” 14/5/2009). (PARRINI, 176729)

Marco Travaglio dice che Di Pietro non è il suo referente politico: «Non ho un partito mio. Dovrebbero risorgere Luigi Einaudi o Cavour. E quindi se un politico si avvicina al mio punto di vista, lo voto. Nel 1996 Bossi e i leghisti davano addosso a Berlusconi e li ho votati. Nelle ultime due tornate ho scelto Di Pietro».
Fonte: Giovanni Audifreddi, Vanity Fair 13/5/2009

Dopo il coccolone di Umberto Bossi, ha raccolto il testimone del celodurista.
TINTO BRASS. «Non me ne sono mai vantato. Così come non frequento i locali per scambisti qui in Italia, dove appena entro mi chiedono l’autografo. Ci vado solo all’estero, soprattutto a Parigi».
Stefano Lorenzetto, First maggio 2009

Il Pdl è alleato con la Lega Nord. Come le pare Bossi?
Mario Vargas Llosa, G: «A differenza di Fini, Bossi ha carisma. Ma per ovvi motivi non sarà mai un leader nazionale. La sua è una forza di rottura, pericolosa in uno Stato dalla storia breve come l’Italia. Però la prima vittima di Bossi è la sinistra. Perché la Lega ha un elettorato popolare».Aldo Cazzullo, Corriere della sera 20/3/2009

Invece attacchi quelli che non sopporti: i commenti cattivi della tua rubrica Mosca al naso li hai dedicati 4 volte a Silvio Berlusconi, 3 a Paola Binetti, 3 a Umberto Bossi e 3 a Costantino Vitagliano.
«Mi arrendo: sono reo di aver pensato tre volte per più di un quarto d’ora a Costantino Vitagliano».Giovanni Audifreddi, Vanity Fair 18/3/2009

Su Facebook il politico con più ammiratori è Silvio Berlusconi: solo nell’ultimo mese la pagina di suoi sostenitori si è arricchita di 25 mila fan (in tutto ne ha 109 mila; sono 89 mila invece gli iscritti al gruppo che vuole trovare un miliardo di persone a cui il premier non piace). Al secondo posto c’è Umberto Bossi con 49.818 tifosi. Al terzo posto c’è Renato Brunetta (41.402) poi, con 35.060 fan, Mariastella Gelmini. Il primo politico dell’opposizione è al quinto posto: Renato Soru, con 27. 546 sostenitori, un paio di migliaia in più rispetto a Veltroni (25.400). Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha 24.969 supporters, mentre Antonio Di Pietro, ottavo posto, 18.390. A seguire c’è il ministro alla Difesa Ignazio la Russa, 17.200 fans, mentre Luca Zaia è al decimo posto con 14.780 tifosi.
Corriere della Sera 3/3/2009, pagina 15

Superassenteista giustificato Umberto Bossi, che dopo l’ictus è andato a Strasburgo 21 volte (per le elezioni di giugno conta di ricandidarsi come capolista),
Emiliano Fittipaldi, L’Espresso, 12 febbraio 2009

Bossi e Berlusconi si sono appena scontrati sul tema, il primo a difendere i writer («i muri sono la storia del popolo») e il secondo che vuole un giro di vite contro «gli imbrattatori».
Luca Telese, Panorama 29/1/2009

Melania Rizzoli: «Sono una donna temprata al dolore e ne sono pure orgogliosa. Vivere il dolore è stato quasi un privilegio, perché oggi sono più forte e più consapevole. Quando mi sono ammalata, dopo un periodo di crisi e di depressione, ho scoperto che in realtà volevo ancora vivere, che avevo un istinto alla vita. C’è solo un modo per continuare a vivere: avere una vita a cui tornare. […] Di queste cose ne ho parlato a lungo anche con Umberto Bossi. […] Lui è tornato alla vita perché aveva una vita a cui tornare. Dopo quello scambio di esperienze reciproche, ho maturato una grande stima per il leader della Lega. Bossi è uno degli uomini politici che ammiro di più».Pierluigi Diaco, Novella 2000, n. 4, 22/01/2009, pp. 52-54

•2008
Più volte attaccata anche dal collega di governo Umberto Bossi, che preoccupato per il taglio del corpo insegnante tuonò: «Purtroppo mettono a fare i ministri gente che non ha mai fatto l’insegnante», lei rispose: «Non mi risulta che Bossi sia un costituzionalista insigne».Annuario Panorama 2008

Certo, la sera in cui Umberto Bossi si è presentato a palazzo Grazioli ad uno dei vertici del centrodestra accompagnato dal figlio Renzo, Silvio Berlusconi è stato festosissimo e si può capire perché: per il Cavaliere il partito personale è sempre stata una vocazione e tanto meglio se diventa un modello. Naturalmente Silvio chiese di tornare, invito che i due Bossi hanno raccolto. Sorride Bruno Tabacci, un battitore libero che si è formato nella Prima Repubblica: «Ma ve l’immaginate Andreotti, Moro o Fanfani che si presentano ad un vertice con Nenni o Berlinguer portandosi dietro uno dei loro figli? E il buon Amintore di figli ne aveva otto... La verità - ma molti l’hanno dimenticata - è che nella Dc i figli dei leader non potevano entrare in politica sino a quando la parabola politica dei genitori non si fosse conclusa. Una legge non scritta, ma ferrea».Fabio Martini, La Stampa 30/12/2008, pagina 5

Riccardo Bossi parla del rapporto ritrovato con il padre Umberto. Dopo alcune incomprensioni (per l’assenza del Senatùr al battesimo della nipotina Lavinia da un lato; per il desiderio di Riccardo di partecipare all’Isola dei famosi l’anno scorso dall’altro), a casa Bossi è scoppiata la pace. « un nonno fantastico, Lavinia è la sua gioia», spiega Riccardo, e rivela: «Mi sono scusato con lui per i miei errori».
Valerio Palmieri, Chi, 7 gennaio 2008

A volte, e questo uno come Umberto Bossi può testimoniarlo, i figlioli vengono usati. Per dire: due anni fa, il ventottenne Riccardo, primogenito del Senatur e della sua prima moglie Gigliola Guidali, espresse il desiderio di partecipare al reality-show «L’isola dei famosi » (contattato dalla Simo, lui s’era visto subito celebre naufrago ai Caraibi: antesignano di Luxuria e del bidello piangente Capponi).
I ranghi della Lega insorsero però indignati, i colonnelli della Padania (Maroni, Calderoli etc) si dissero allibiti, buona parte della politica italiana avviò, sulla notizia, un banchetto memorabile.
Quasi quanto quello – in effetti però più simile a un tormentone – che ormai da mesi coinvolge anche l’altro figlio di Bossi, il Renzo, detto Renzino, vent’anni, nato dalle seconde nozze del Senatur con Manuela Marrone. Il Renzino che fa? Non riesce a conquistare la maturità. Niente. Tre volte, l’ha ripetuta (grazie anche a un ricorso al Tar), e tre volte l’han bocciato.
Fabrizio Roncone, Corriere della Sera 29/12/2008, pagina 13.

Strenne Regali di Natale nel segno dell’ironia. Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice dei senatori del Pdl, regalano dvd agli amici del governo. A Roberto Maroni (Interno) Il poliziotto super più, con Terence Hill. A Giulio Tremonti (Economia) una doppia scelta: L’avaro, o Harry Potter (il maghetto). A Mariastella Gelmini (Istruzione) Notte prima degli esami. A Mara Carfagna (Pari opportunità) Evita. Ad Altero Matteoli (Infrastrutture) Quel treno per Yuma. A Stefania Prestigiacomo (Ambiente) A piedi nudi nel parco. A Sandro Bondi (Cultura) Una notte al museo. Per il paladino dell’ippica Alessandro Zaia (Politiche agricole) Febbre da cavallo; per il nuclearista Roberto Scajola (Attività produttive) Il dottor Stranamore; e per Umberto Bossi (Riforme), ovviamente, Braveheart. Strenna di lama anche per Ignazio La Russa (Difesa): L’ultimo samurai. A Maurizio Sacconi (Welfare), che tribola con la sanità, Il medico della mutua; a Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), che invece scova i fannulloni, Il malato immaginario; a Franco Frattini (Esteri), con l’augurio d’incontrare il Dalai Lama, Sette anni in Tibet. Ad Angelo Alfano (Giustizia) Accadde al penitenziario; ad Andrea Ronchi (Politiche comunitarie) Amici miei. E a Gianni Letta? Alta fedeltà.
Panorama, 18 dicembre 2008

Bossi aveva anche detto: «Ministro dell’Istruzione una che non ha mai fatto l’insegnante?». E lei ha risposto che Bossi era in confusione mentale. «Ci sono state le scuse da parte sua e da parte mia e la cosa si è chiusa lì. La volta prossima prima di credere a un’agenzia, chiamo il diretto interessato e verifico».
Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa 1/12/2008

Chicco Crugnola, chef di Varese, ha creato in onore di Umberto Bossi, suo cliente affezionato, la pizza polenta, uno strato di polenta di farina gialla che viene stesa come una palla di pasta di pane, condita con pomodoro e mozzarella, e messa a cuocere nel forno a legna: «Erano anni che utilizzavo la polenta come ingrediente sulla pizza, spesso abbinata al gorgonzola, ma l’idea mi è venuta perché ho cercato di accostare due elementi distanti tra loro, anche nell’immaginario collettivo: la polenta è un vessillo del nord e la pizza che il simbolo del sud. Poi sapevo che a Umberto piacevano entrambe e allora ho provato l’azzardo di stendere la polenta al posto della pasta tradizionale».
Ambra Craighero Corriere della Sera 28/11/2008

Ancora sei mesi fa la Lega annunciava: «Più lontani da Roma, più vicini a te. Basta Roma!». E Bossi, sobriamente: «Con i fucili contro le canaglie romane».Concetto Vecchio, la Repubblica 10/11/2008

Umberto Bossi è andato più in là, barrendo al congresso della Lega di qualche anno fa: «Nei prossimi dieci anni vogliono portare in Padania tredici o quindici milioni di immigrati, per tenere nella colonia romano-congolese questa maledetta razza padana, razza pura, razza eletta».
Gian Antonio Stella, Corriere della Sera10/10/2008, pagina 57

Nonostante l’ictus di due anni fa, però, è in gran forma.
MOIRA ORFEI «Mi sono ripresa. Ogni tanto penso al povero Bossi: lui è proprio messo male. Mi trovavo a Crotone, nel letto da sola. Ero al telefono con mio marito e ho sentito una botta alla testa. Sono stata sei mesi tra un ospedale e l’altro. Ho avuto una grande forza di volontà. Ogni tanto ancora oggi mi gira la testa e mi vedo stesa a terra».Alessandra Menzani, Libero 30/9/2008

Sull’uscita di Bossi, che nel discorso ferragostano di Ponte di Legno, ha detto che vuol rimettere l’Ici (su cui vedi commento di Deaglio nella scheda successiva)
Roberto Giovannini, La Stampa 17/8/2008

La prova del fuoco, un esame questa volta politico, per lui c’è stata nel marzo 2005, quando il Senatùr lo volle accanto a sé affacciato dalla casa di Cattaneo a Lugano, per la sua prima uscita pubblica dopo la malattia. Guardò, quasi stupito, il padre quando gli chiese di prendere la parola. «Padania libera!» esclamò il ragazzo, mandando in visibilio il popolo in camicia verde. Tutti interpretarono quel gesto di Bossi come un’investitura del figlio a suo successore. Ma in realtà il Senatùr non ha mai detto con nettezza che dopo di lui verrà Renzo. Ha sempre giocato sull’allusione, da istrione della comunicazione qual è.
A Panorama, nel 2006, annunciò che dopo di lui sarebbero venuti i giovani, con conseguente trambusto fra i colonnelli cinquantenni allora ritenuti in pole position per la successione. Il leader del Carroccio non aveva ancora vinto la sua scommessa contro la malattia. Panorama 31 luglio 2008, PAOLA SACCHI

Il caso scoppia poco dopo pranzo, quando l’europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, segnala che sulla home page del sito internet della compagnia aerea low cost Ryanair compare una pubblicità, afferma Borghezio, «offensiva per l’immagine» del leader del Carroccio, Umberto Bossi. Di che si tratta? Di un riquadro giallo con dentro la foto del ministro delle Riforme che fa il gesto del dito medio alzato (lo ha fatto di recente ascoltando in una pubblica manifestazione l’inno di Mameli) e la scritta: «Il ministro Bossi ai passeggeri italiani». Per spiegare perché Bossi manderebbe a quel paese i suoi concittadini, nel banner si legge: «Il governo supporta le alte tariffe di Alitalia, i frequenti scioperi di Alitalia, se ne frega dei passeggeri italiani». Il banner infine lampeggia e al posto di Bossi compare lo slogan: «Vola Ryanair a 10 euro».Enrico Marro, Corriere della Sera 26/7/2008

MANZATO FrancoLui però minimizza: ”Prima c’è Bossi, poi c’è il nostro imam, Gian Paolo Gobbo (sindaco di Treviso, segretario della Liga veneta) e poi c’è il buio”, scherza. Cristina Giudici, ”Il Foglio” 26/7/2008).

Ma ci sono inni che invece ritiene musicalmente apprezzabili?
Ennio Morricone: «Di sicuro il nostro inno non è una bella cosa rispetto alla Marsigliese, all´inno inglese, a quello tedesco. Questi sono un´altra cosa... Quello inglese in particolare lo trovo bellissimo. Una volta partecipai a un dibattito pubblico con un giornalista. Dissi le mie ragioni, che aveva un significato importantissimo, anche per me, mentre il giornalista sosteneva che era anche bello, poi ci fu la votazione, e ovviamente vinsi io. In realtà Bossi non capisce niente, quando dice schiava di Roma, si sa che è la vittoria che è schiava di Roma, e anche il suo voler adottare il "Va pensiero" è un´altra fesseria della sua ignoranza, perché "Va pensiero" è il canto di una sconfitta, è il canto dell´esodo. Anche l´inno americano è bello, e poi c´è quello russo, quasi tutti sono più belli del nostro. In realtà, ci sarebbe un inno stupendo che è l´Inno a Roma di Puccini, ma è un inno a Roma e quindi a Bossi piacerebbe ancora meno».
(g.cast.) La Repubblica 23 luglio 2008

Il personaggio italiano più famoso, volato fino a Cleveland per farselo impiantare, lontano da occhi indiscreti, è Silvio Berlusconi. Prima di lui ne ha avuto bisogno il presidente Ciampi. Mentre Umberto Bossi ne utilizza uno di varietà diversa, un defibrillatore. Ma non sono i soli. Ogni anno in Italia sono almeno 50 mila i pazienti che chiedono venga impiantato loro un pacemaker. La Repubblica 20 giugno 2008, CARLO BRAMBILLA

Si candida a diventare l’intellettuale che manca alla Lega?
Vittorio Sgarbi « il mio progetto. Sappia che Bossi inizialmente parlava di "Padana": sono stato io a dirgli che quello era un aggettivo, che la parola giusta è "Padanìa". Peccato che lui si sia perso l’accento».Vanity Fair 4 giugno 2008, Sara Faillaci

Il leghista con l’orecchino, [matteo salvini] quello che per l’elezione del Parlamento Padano si è presentato con la lista Comunisti padani, che venera tre persone al mondo: "Umberto Bossi, Franco Baresi e Fabrizio De Andrè" e non disdegna le serate al Leoncavallo. […]Il monello del Carroccio non se la prende. "Sono in pochi a conoscere le grandi doti umane di Bossi. E poi, io le venero". Quasi un mistero religioso.
Maurizio Giannattasio, Corriere della Sera 26/4/2008

E Bossi? Raffaele Lombardo«Un mito. Uno che ha sacrificato un pezzo di sé per la politica. Ammiro i leghisti. Sì, anche Calderoli. Hanno sempre portato a casa qualcosa per la loro terra».
ALDO CAZZULLO, Corriere della sera 23 marzo 2008

Bossi non è mai venuto?
MARIA ANGIOLILLO: «Una volta sola d’estate. E quando siamo andati in giardino qualcuno chiamava da sopra: "Bossi, Bossi che fai?”. ”Lasciatemi in pace sono qui con Maria". In quell’occasione portava un vestito blu».
Che impressione le fece?
«Mi colpì. Un uomo semplice, ma politicamente preparato. Altri amici? Mario D’Urso o tra i giornalisti (che conosco tutti, forse perché mi ricordano la professione di mio marito) Alfonso Dell’Erario, Massimo Franco e anche Antonio Di Bella che tra l’altro suona bene anche la chitarra, e poi Carlo Rossella, Giuliano Ferrara, Paolo Mieli, Giulio Anselmi, Mauro Mazza e naturalmente Ferruccio De Bortoli, mio grande amico».
La Stampa 10 febbraio 2008, Alain Elkann

Che rapporti hai con Umberto Bossi, il tuo ex mentore?
IRENE PIVETTI: «Nessuno. Mi espulse dalla Lega in modo violento. Ma non ci penso. Il rancore è faticoso e non ci spendo neanche una caloria».
Giancarlo Perna, Il Giornale 4 febbraio 2008

•2007
OLIVO Rossella : un debole per Bossi (’Grande fiuto politico, tutto quello che aveva previsto sull’invasione islamica si è avverato”) [...]» (Roberto Rizzo, ”Corriere della Sera” 3/12/2007).

Veltroni che rimette una querela a Bossi, dopo l´ictus. La Repubblica 07/12/2007, FILIPPO CECCARELLI

BRESCIANI Luciano Carbonara di Po (Mantova) 28 marzo 1940. Cardiologo • «[...] Medico di Umberto Bossi, quello che portò il leader leghista dall’ospedale di Varese in quello svizzero di Sion. [...]» (’Corriere della Sera” 20/11/2007).

D’altra parte, commenta Umberto Bossi, «con la fede non si scherza. Sono cose che possono lasciare il segno tra la gente, un segno che può essere negativo».Marisa Fumagalli, Corriere della Sera 10/11/2007

Pertini non è mai stato amico della Lega. Il suo portavoce, Antonio Ghirelli, diceva: "Bossi è pericoloso".Il Giornale 14/10/2007, Stefano Lorenzetto

«Adesso con quella cravatta lo strozzo». Umberto Bossi minaccia il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che al «matrimonio interetnico» sfoggia una vistosa cravatta verde leghista, dono di Roberto Maroni. Non per altro, spiega: «Il verde gli sta male».
Marco Cremonesi, Corriere della Sera 24/9/2007

Credieuronord, l´istituto fondato da Bossi, che su 40 milioni di impieghi ne aveva 8 di sofferenze.
Luca Pagni, la Repubblica 14/7/2007

«Dopo di me, penso a Roberto Maroni. nato come politico nella Lega e lo stimo molto». Parole di Umberto Bossi, in una intervista a Gente. Di successioni annunciate in Lega ne ho viste e sentite parecchie. Tutte ovviamente precedute da quel «intanto ci sono io».Gianluigi Paragone, Libero 11/7/2007

Verso Bossi TOSI ha maturato un severo distacco critico: ”Oltre che un grande politico, è l’unico statista di statura internazionale che abbiamo avuto nel dopoguerra, insieme con Berlinguer e forse Moro. Un uomo di visione prospettica, capace di guardare al di là del tempo, di dire dieci anni fa le cose che accadono oggi”. (Aldo Cazzullo, ”Corriere della Sera” 17/5/2007).

Nel 2001 Pino daniele definì Umberto Bossi "un uomo di merda": «Siamo ancora in causa. A volte riesco a frenarlo, ma non sempre».Andrea Scarpa, Vanity Fair numero 17 3 maggio 07.

L’11 marzo grave malore per Umberto Bossi: il leader della Lega, colpito da scompenso cardiaco che crea danni neurologici, viene trasportato all’ospedale di Varese. Inizia una lunga battaglia per riacquistare la salute, e in giugno Bossi torna a parlare dai microfoni di Radio Padania. Corriere della Sera Magazine 26/04/2007, Aldo Grasso

•2006
E Bossi? Jean-Marie Le Pen«Erratico. Cambia idea troppo spesso, è difficile lavorare con lui. Poi ora è anche malato. Preferisco Romagnoli della Fiamma Tricolore. Ma la mia passione è Alessandra Mussolini. Simpatica, grintosa, bella, verace. Peccato per il nonno, un ex socialista... Comunque, creda a me, che di donne me ne intendo: meglio, molto meglio Alessandra di Ségolène».
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 19/11/2006, pagina 13.

Oggi, in Europa, i quattro antisemitismi sono vivi e vivaci. Per esempio, Umberto Bossi è un antisemita nazista. Anni fa, venne intervistato alla televisione padana da un giornalista piccolissimo, umilissimo e adorante, che lo contemplava come se fosse insieme Gesù, Buddha e Martin Heidegger. Quando il giornalista gli chiese quali fossero le cause delle sventure del mondo, Bossi rispose (come Hitler) che tutti i mali derivavano dai banchieri ebrei di New York, i quali cercavano di corrompere con le droghe e gli emigranti maghrebini il sano sangue del popolo lombardo. Quanto agli antisemiti di sinistra, sono talmente tanti che non oso nemmeno nominarli. Ricordo soltanto una giovane, non so se casariniana o carusiana o agnolettiana, che proclamava ad alta voce: "Quelli che non ha ucciso Hitler, li ammazzeremo noi".La Repubblica 28/08/2006, pag.1-18 Pietro Citati

Umberto Bossi (riportate proprio da Repubblica): «Non sono contrario (all’ amnistia). è giusto dare speranze a chi sta dietro le sbarre».Clemente Mastella, la Repubblica 6/6/2006

A Porta a porta la partita si giocò con tre squadre in campo: Berlusconi e Fini, D’Alema e Dini (allora presidente del Consiglio) e in mezzo Umberto Bossi, che correva da solo. Tra me e Bossi ci fu una estenuante trattativa sulla collocazione della sua poltrona: doveva essere sistemata lontana da quella del Polo perché la Lega aveva causato la crisi di governo, ma non troppo a sinistra perché aveva una posizione formalmente autonoma. Bossi si trascinava la poltrona al centro e io cercavo di spiegargli che non poteva sedere al mio posto. Alla fine trovammo un ragionevole compromesso: da allora per i tecnici di studio di Porta a porta quella resta la «posizione Bossi». Il capo della Lega fu il vero vincitore della serata: lo slogan «Roma Polo, Roma Ulivo» gli fruttò il 10 per cento dei voti. Nel 2001 Berlusconi rifiutò il confronto con Francesco Rutelli. Sorteggiammo chi dei due dovesse avere l’ultima puntata utile di Porta a portae vinse il Cavaliere. Rutelli propose una forte riforma fiscale in favore delle famiglie, Berlusconi firmò il «contratto con gli italiani ». Chiedemmo di andare in entrambe le occasioni in prima serata, ma il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, si oppose. Ci fu un ottimo ascolto, ma niente di comparabile a quello del primo confronto di quest’anno tra Berlusconi e Prodi. E il secondo? «Auguri per il 3 aprile» mi disse a sorpresa l’influente personaggio.
Bruno Vespa, Panorama 06/04/2006

•2005
Romanticherie di una volta
Tremonti&Siniscalco+Bossi seduti a un tavolo da Picchioni, la formidabile pizzeria dai prezzi altissimi a via del Boschetto, una traversa di via Nazionale, il menu sulla lavagna reca il nome di una pizza alla verdure – è la prima partendo dall’alto – intitolata ”pizza Meomartini”. E’ esattamente come quando erano ragazzi, ma adesso hanno la loro chance. Attualmente la pizzeria Picchioni ha smesso la sua attività.
Il Foglio 23/09/2005, pag.II-III Marco Ferrante

Mariano Apicella rivela i gusti degli ospiti di Berlusconi: «Tremonti mi chiede sempre "Luna rossa", Bossi "Maruzzella". A Putin piace "Torna a Surriento" ma anche "O sole mio". Blair si diverte con "That’s amore"».l’Unità 12/1/2005, pag. 19.

Diamo atto a Bossi di aver evitato intrugli, quella sera del 1995, quando per una cena poi memorabile (vi si organizzò il famoso ribaltone), accolse D’Alema e Buttiglione «con scatole di sardine e burro».Il Corriere della Sera 08/12/2005, pag.15 Fabrizio Roncone

•2004
Buttiglione ha paragonato Bossi a Hitler (Filippo Ceccarelli, ”La Stampa” 24/7/2004)

Un giudice di Milano ha condannato Giorgio Bocca a risarcire con diecimila euro Umberto Bossi per un’intervista uscita quattro anni fa su "Panorama", in cui il giornalista sosteneva che il leader della Lega «non sa usare Internet non per merito ideologico, ma perché è un cretino».La Stampa 23/12/2004, pag. 8.

L’allora ministro Umberto Bossi parla addirittura di "campagna di tv e giornali contro la madre di Samuele, fatta da chi vuole distruggere la famiglia"Aldo Grasso, "Corriere della Sera" 20/7/2004.

•2003
Berlusconi ha anche raccontato delle barzellette (tra cui quella: «Sapete come Bossi fa l’amore con la moglie?... La "lega" al letto»). "la Repubblica" 19/12/2003, pagina 2.

Erminio Enzo Boso, Celibe, ha scoperto la Lega nel ’91, durante un comizio di Bossi a Brescia. «Le ho dato tutto me stesso: la Lega è una fidanzata che pretende». Dice di Bossi: «Lo amo. Lo ascolto. Lo rispetto. l’unico che ti può insegnare». il primo politico ad aver bestemmiato in un Consiglio provinciale (5 marzo 2002 a Trento) (Concetto Vecchio, ”diario” 31/1/2003).

Bossi l’ha mai sgridata?
BORGHEZIO_ «Bossi non sgrida. Espelle. Io sono del Sagittario ma l’ascendente Bilancia frena la mia naturale vocazione a esagerare». […]Riuscirebbe a dire una cosa cattiva di Bossi?
«Certo. Ci mette troppo tempo a conoscere le persone. Non ha il sesto senso e spesso si è preso delle belle fregature».Claudio Sabelli Fioretti Sette, 27/11/2003

In effetti, Cassano Magnago - paese natale di Umberto Bossi - è lontano appena un chilometro.
Brunella Giovara La Stampa, 10/10/2003

Il ministro Bossi semplifica: «La Lega è come sempre un baluardo contro l’Islam. Come i veneziani a Lepanto. I profughi iracheni? Non li vogliamo, restino a casa loro!».
Aldo Cazzullo La Stampa, 20/03/2003

i ministri Bossi e Maroni suonavano in due diversi complessi, chitarra il primo, tastiere il secondo), (Maurizio Stefanini, "Libero" 30/8/2003) da pag. 14

Pubblicato in prima pagina sulla "Padania" del 23 agosto il «Cruciperfido», cruciverba dei leghisti. Tra le definizioni, «difendono Saddam», due lettere la risposta (Ds); «si comportano come i Ds in Parlamento», quattro (cani) e «servono ai loro intrallazzai», sempre quattro (Coop). Il sessantaquattro orizzontale chiede per undici lettere «a braccetto con i sinistri» (clandestini); il quarantaquattro per tre di meno «lo vuole il Sud d’Italia» (spennare il Nord). Definizione positiva solo per il leader del Carroccio: per cinque lettere «così è Bossi» (leone). G.L.F., "Panorama" 4/9/2003 pagina 22.

Nuova idea della Compagnia De Calza, che da 24 anni organizza i festeggiamenti per il Carnevale di Venezia: mettere all’asta alcuni cimeli appartenuti a vip dello spettacolo, della politica e dello sport per racimolare fondi. Tra i lotti: la canottiera bianca che Umberto Bossi indossava al raduno leghista di Pontida del 1998 (850 euro), un paio di calzettoni usati di Alex Del Piero, una camicia di Maurizio Costanzo, un paio di stivali di Massimo Cacciari. "Panorama" 19/6/2003 pagina 25.

Il gesto dell’ombrello, col duplice significato di minaccia e di rivalsa, il preferito dagli italiani. Al Festival di Sanremo lo ha fatto quest’anno Luciana Littizzetto e, prima di lei, Anna Oxa e Aldo Busi. Sul campo di calcio: il portiere Pastine, Bergomi, Baresi, Mazzone, Capello e la signora Valeria Cecchi Gori. In politica il leader leghista Umberto Bossi è un pioniere (cominciò nel 1989) e un habitué. HannoFilippo Ceccarelli, "La Stampa" 10/3/2003, pagina 10.

•2002
Peppe Massimo, titolare di un bar a Ceppaloni (patria di Clemente Mastella), ha avuto l’idea di creare una serie di panini ispirati ai politici italiani («La cosa funziona più o meno così: perché non diamo un bel morso sulla capoccia del Cavaliere?»). In lista, il Berlusconi (doppio hamburger, mozzarella, prosciutto crudo e lattuga), il Mastella (pomodoro, lattuga, melanzane, provola), il Bossi (prosciutto crudo, provola, rucola), il Buttiglione (salsiccia, scamorza e funghi). Essenziale il Ciampi (prosciutto crudo e scamorza), più robusto il Bertinotti (wurstel, provola affumicata e melanzane). Presenti anche il Clinton (porchetta, hamburger, mozzarella e maionese), il Bush (wurstel, crauti e tabasco) e il Blair (tonno, mais, pomodoro, rucola e mozzarella). Giancristiano Desiderio, "Sette" 12/9/2002

E i politici che ti sono antipatici?
Antonio Ghirelli,«Umberto Bossi e Rosy Bindi. Bossi è pericoloso. Ha un grande talento politico e nessuna cultura politica. Rosy Bindi è intollerante e fondamentalista. Mi è molto simpatico Bertinotti per quella sua aria dandy che bilancia l’eccesso delle opinioni».
Claudio Sabelli Fioretti Sette, 4/04/2002

«D’Alema tiene Berlusconi per i cogl... e cerca di tenere anche me per le palle», spiega Umberto Bossi a una intervistatrice. Gian Antonio Stella Corriere della Sera, 24/12/2002

•2001
Gli eurodeputati più assenteisti sono Berlusconi, Bossi, Casini, Fini, Buttiglione, seguiti da alcuni esponenti del centro-sinistra (Mastella, Bertinotti, Rutelli, Boselli, Veltroni e Cossutta). Pietro Petrucci su L’Espressod el 15/3/2001 a pagina 58.
In cima alla classifica dei Parlamentari più assenteisti della legislatura appena conclusa c’è Umberto Bossi, presente solo allo 0.93 per cento delle sedute del Senato. M.Cal. su la Repubblica del 9/3/2001 a pagina 8.

•1998
«Bossi di federalismo non capisce nulla. Lo lasci dire a me, che gli sono stato vicino a lungo» (Gianfranco Miglio sulla ”Stampa” di martedì 4 agosto 1998).

I deputati che hanno collezionato il maggior numero di procedimenti sono Vittorio Sgarbi 51 e Umberto Bossi 38, anche il presidente del Consiglio D’Alema ne ha 2 in attesa di giudizio. Donatella Stasio, ”Il Sole-24 Ore” 20/10/1998

•1997
Sempre D’Alema e Buttiglione, invitati a casa di Umberto Bossi trovarono pancarré, due lattine di birra, una coca e due scatole di sardine. Gian Antonio Stella, Sette, 18/7/97

Redditi mensili netti di alcuni deputati: Umberto Bossi: 11.799.000; MF, 21/10/1997

•1996
Fra le amicizie di Haider in Europa quella con Umberto Bossi. Tito Sansa, Aldo Rizzo, Ferdinando Camon, Fernando Mezzetti, La Stampa, 14-15-16/10/1996;

•1995
Pizza. Altri maniaci della pizza: Bossi, Miglio (che a casa sua mi fece trovare pizzette napoletane in forma quadrata), ecc. Villaggio globale n. 31, Sette 09/02/1995

•1994
”Sono un barbaro” (Bossi). (da "Insultopoli" di Gianfranco Lotti, Sonzogno 1994).

SENZA ANNO:
"L’immigrazione selvaggia è l’iceberg che farà affondare questo sghangherato Titanic che è l’Italia di oggi" (Umberto Bossi sull’’Espresso” di venerdì 19 marzo).
"Il cavaliere non vincerà mai più" (Umberto Bossi sul ”Corriere della Sera” di sabato 17 aprile).
"Bossi è il vero alleato dei post comunisti. Se la sinistra governa in Italia, lo si deve soltanto a lui" (Silvio Berlusconi su liberal del 9 aprile).
"Preferisco uno che accarezza i soldi, anziché scambiare lo Stato con Dio" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di giovedì 6 maggio).
"Il primo dovere morale di un leghista è votare leghista" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di giovedì 13 maggio)
"Non sempre un uomo è quello che è sempre stato" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di mercoledì 19 maggio).
"Noi siamo in corsa per superare bene lo sprint dei ducento metri. Le europee sono il traguardo dei dieci metri. Contano i cento metri, le regionali. E i duecento metri, le politiche" (Umberto Bossi sul ”Corriere della Sera” di sabato 5 giugno).
"Oggi è chiaro che noi siamo un partito territoriale" (Umberto Bossi sulla ”Repubblica” di lunedì 14 giugno).
"Non sempre un uomo è quello che è sempre stato" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di mercoledì 19 maggio).
"Io non voglio fare il segretario di un partito qualunquista" (Umberto Bossi sulla ”Repubblica” di martedì 15 giugno).
"Non saremo noi a allearci, saranno gli altri a chiedercelo" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di domenica 4 luglio).
’Ci credono in crisi. Li obbligheremo a sputare sangue” (Umberto Bossi sul ”Corriere della Sera” di venerdì 13 agosto).
"Ormai c’è solo un’alternativa: Nord libero sì oppure Nord libero no, questione settentrionale padana oppure schiavitù. Non si può più far finta, non si può continuare ad essere schiavi e allo stesso tempo essere contenti di partecipare a tutti i giochetti" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di sabato 21 agosto).
"Se avessi un figlio tossicodipendente certe merde viventi andrei a liquidarle da solo" (Umberto Bossi sulla ”Stampa” di lunedì 13 settembre).
"Devo picchiare duro perché il tiranno è crudele. E noi dobbiamo essere ancora più crudeli" (Umberto Bossi sul ”Giorno” di domenica 26 settembre).