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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Rosy Bindi da ragazza voleva fare il prete

• Sinalunga (Siena) 12 febbraio 1951. Politico. Deputato dal 1994 (Ppi, Margherita, Pd). Vicepresidente della Camera. Ministro della Sanità nel Prodi I, D’Alema I e II, della Famiglia nel Prodi II. «È vero, non mi trucco, ma non ho niente contro chi lo fa: se vado in tv, anch’io metto il fondotinta, un po’ di rossetto».

• Da ragazza voleva fare il prete: «Sì. Dicevo messa da sola. Però la parte preponderante era l’omelia. Quindi in realtà volevo fare il politico».

La Bindi, i Dico, e la pura di dannarsi l’anima

• Docente universitario, dall’83 all’89 fu consigliere nazionale e vicepresidente dell’Azione cattolica italiana. Dal 1975 all’80 consigliere comunale di Sinalunga, nell’89 fu eletta per la Dc al Parlamento europeo. Membro del consiglio nazionale e della segreteria del Ppi. Nel 2007 candidata alla segreteria del neonato Partito democratico, prese il 13,8% dei voti, seconda dietro Walter Veltroni. «È stata la candidata anti-Walter, la più aggressiva, anche la più divertente. Per questo ha interessato quelle che nel Regno Unito si chiamano le chattering classes, “classi chiacchieranti” di gente dei media, della cultura, vicine alla politica ma in modo critico» (Maria Laura Rodotà).

• Come ministro della Famiglia nel gennaio 2007, insieme al ministro per i Diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini, è stata firmataria del disegno di legge sui diritti delle persone formanti coppie di fatto. «Certo che ho sofferto, che ho avuto paura di dannarmi l’anima. Ma sono convinta che i Dico non siano peccato, anzi credo possano rappresentare semi di bene».

Per la Santanché la Bindi «è una mezza suora»

• «Detestata dalla CdL che la considera una terribile cattocomunista, rispettata ma talvolta guardata con inquietudine dai suoi stessi amici di partito che la considerano una tosta rompiscatole (“Questa ci farà perdere un sacco di voti” sussurravano alcuni di loro quand’era ministro della Sanità e tartassava le aziende farmaceutiche), è abituata ad attraversare gli eventi a passo di carica. Assistente del professor Vittorio Bachelet (era con lui quando fu assassinato dalle Br) dopo la militanza nelle Acli toscane, planò sulla Dc ai tempi della segreteria di Arnaldo Forlani, diventando eurodeputata, eletta in Veneto. Fu lei che, nel 1992, scrisse il famoso “j’accuse” contro i corrotti della Balena bianca mostrando, dicevano in quei giorni gli “amici” dc, più intransigenza che carità cristiana. I talk show la invitavano in tv e, allora come oggi, davanti alla telecamera lei caricava a testa bassa l’avversario. In effetti, racconta Enzo Carra che per l’appunto la conosce dai tempi della segreteria Forlani e l’ha ritrovata nella Margherita, “della Bindi si possono criticare certi atteggiamenti, per esempio il suo pacifismo un po’ ultrà, ma è certo una che ci crede”. Tutto quello che di lei piace agli ulivisti, il rigore etico e il tacco basso comodo, quel suo vivere a Roma senza frequentare salotti mentre invece non perde una parrocchia toscana, un dibattito, una sagra popolare, la rende invece insopportabile “dall’altra parte”. Per Daniela Santanché costituisce un’ottima ragione per rimanere di destra: “È seriosa, ma la serietà è un’altra cosa. Meglio mettersi i tacchi a spillo, allora, e non fare la mezza suora”» (Maria Latella).

• «Non è il tipo da prenderle da altri o con­frontarle con i collaboratori, che tratta col frustino in stile Moira Orfei. Le escono spes­so parole di odio e disprezzo con cui alluviona chi non le va a genio. Tra le vittime negli anni: il Msi, la destra dc, Cra­xi, il Cav, ecc. Si può, dunque, ritenere che il suo organo più vivace sia la bile e concludere che lì si trovi la sede dei suoi ragionamenti». [Giancarlo Perna, Giornale 18/2/2011]

Berlusconi: «Bindi più intelligente che bella»

• Molto spesso insultata (Francesco Storace, davanti alle iscritte ad An «E non parliamo della Bindi, che non è neppure una donna...»): «Ho portato i calzettoni fino a sedici anni. Il che non mi impediva di andare alle feste. Ballare mi è sempre piaciuto. Da ragazzi, è vero, si tende al conformismo e un po’ mi è costato discostarmi dai modelli. Non è stato semplice attraversare le varie fasi della vita, i vari ambienti... Però i miei compagni di scuola erano gran signori, di piccoli Storace non ne ho mai trovati. In classe ero molto amata, e rispettata. Come rappresentante di classe prendevo voti a valanga. Una volta, avrò avuto 17 anni, uno della mia classe disse: “Certo, se la Bindi fosse bella quant’è intelligente, sarebbe miss Mondo”. C’era dell’affetto, nelle sue parole, mica del disprezzo. Mi intristisce dirlo, ma solo facendo politica ho incontrato persone che, per dirla con Arturo Parisi, più che uomini sono “maschi”. Ricordo ancora la battuta di Silvio Berlusconi a Brescia. Presentava la candidata di An, mi pare, e disse: “Mica come la Bindi, quella che è più intelligente che bella”. La politica è più barbara della società che dovrebbe rappresentare, non per niente marginalizza le donne che infatti l’abbandonano, fuggono».

• Berlusconi ha ripetuto poi la battuta sulla Bindi («più intelligente che bella») in una puntata di Porta a Porta dell’ottobre 2009, ricevendo in risposta: «Io non sono una donna a sua disposizione».

Bindi, il sesso, gli innamorati e le lesbiche

• Nel giorno in cui il secondo governo Prodi otteneva la fiducia alla Camera (23 maggio 2006), il senatore di An Maurizio Saia dichiarò che, essendo lesbica, la Bindi non avrebbe dovuto diventare ministro della Famiglia (redarguito con un «imbecille» da Gianfranco Fini, ammise infine di aver detto una sciocchezza). Sua replica: «Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi».

• Ha avuto «due, tre innamorati» e un fidanzato che presentò anche in casa: «Piaceva tanto a mia nonna, era innamorata di quel ragazzo perbene con gli occhi celesti». Le storie sono finite sempre per volere suo: «E che, mi faccio lasciare, io? Piuttosto non mi faccio prendere... un amore non corrisposto non l’ho mai preso in considerazione». [Cds 23/3/2011]

Rosy Bindi, le diete e i tacchi a spillo

• «Mia madre dice: “In questa società, come fai a non tener conto dell’immagine?”. Ma io ne tengo conto. A dieta mi ci metto, perché è una questione di salute e, detto fra noi, presumo anche di avere un mio stile, una mia eleganza, rispetto ai tacchi a spillo, alle ostentazioni che non sempre mi sembrano eleganti. La cura di sé è indispensabile, quello che non mi piace è trasformare attraverso l’immagine la verità di se stessi» [Dell’Arti-Parrini 2008]