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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Nasce a Genova Giacomo Della Chiesa

• Nasce a Genova Giacomo Della Chiesa. È il terzo di quattro figli. I genitori: il marchese Giuseppe, appartenente a una famiglia patrizia le cui origini vengono fatte risalire ai tempi di Sant’Ambrogio, e Giovanna Migliorati, discendente di un casato nobiliare che aveva dato alla Chiesa il Papa Innocenzo VII.

Dal padre «no» al sacerdozio

• Studente esterno presso il Seminario di Genova, Giacomo esprime il desiderio di avviarsi al sacerdozio, ma il padre glielo vieta: «Ne riparleremo quando avrai ultimato gli studi».

Della Chiesa si laurea in Legge

• Giacomo Della Chiesa si laurea in Giurisprudenza all’Università di Genova.

Il padre acconsente: Giacomo sarà sacerdote

• Con il consenso paterno, Giacomo intraprende il cammino per diventare sacerdote: entra nel Collegio Capranica di Roma e frequenta la Pontificia Università Gregoriana (si laureerà in Teologia nel 1880).

Giacomo Della Chiesa ordinato sacerdote

• Giacomo Della Chiesa è ordinato sacerdote. Viene quindi ammesso all’Accademia pontificia dei Nobili ecclesiastici, dove vengono preparati al servizio diplomatico della Santa Sede i giovani appartenenti a famiglie patrizie.

A Madrid, segretario del nunzio apostolico

• Il sacerdote Giacomo Della Chiesa parte per Madrid con le funzioni di segretario del nunzio apostolico Mariano Rampolla del Tindaro.

Della Chiesa rientra a Roma

• Quando Rampolla del Tindaro è creato cardinale e nominato segretario di Stato di Leone XIII, Della Chiesa rientra a Roma.

Della Chiesa sostituto della segreteria di Stato

• Don Giacomo Della Chiesa Diventa “minutante pontificio” e sostituto della segreteria di Stato.

Veto austriaco su Rampolla Papa

• Il patriarca di Venezia, cardinale Giuseppe Sarto, è eletto Papa. Sceglie il nome di Pio X. All’apertura del Conclave, il più accreditato dei papabili era il segretario di Stato Rampolla del Tindaro, principale referente di Della Chiesa. Rampolla però aveva dovuto subire il veto dell’imperatore d’Austria e Ungheria, un diritto appannaggio di tutti i sovrani cattolici d’Europa, che lo accusava di essere filo-francese (Pio X in seguito avrebbe disposto la nullità di qualsiasi veto). Della Chiesa mantiene per un certo periodo l’incarico di sostituto della segreteria di Sato vaticana anche con Rafael Merry del Val, il quale è subentrato a Rampolla.

Della Chiesa diventa vescovo

• Nella Cappella Sistina Pio X consacra vescovo Giacomo Della Chiesa, che viene destinato a guidare la diocesi di Bologna, succedendo al cardinale Domenico Svampa.

A Della Chiesa la diocesi di Bologna

• Sera. Giacomo Della Chiesa giunge a sorpresa a Bologna. Non è ancora cardinale, nonostante la sede sia tradizionalmente titolata per una berretta cardinalizia. «Si dedica al ministero pastorale con una cura indefessa e con una sensibilità eccezionale». [www.vatican.va]

Pio X fa cardinale Della Chiesa

• Pio X conferisce la porpora cardinalizia a mons. Della Chiesa, che ha sessant’anni e da sei è arcivescovo di Bologna.

Muore Pio X

• In seguito a un attacco di broncopolmonite, muore Pio X.

Il conclave con 57 cardinali

• Inizia il Conclave che dovrà scegliere il successore di Pio X. Partecipano 57 cardinali: molti hanno raggiunto Roma a stento, attraverso un’Europa già sconvolta dalla guerra.

Della Chiesa è il nuovo Papa: Benedetto XV

• Giacomo della Chiesa è eletto Papa. Fatto assolutamente straordinario, perché è cardinale solo da poco più di tre mesi. Eletto al decimo scrutinio, assume il nome di Benedetto XV in onore del Pontefice Benedetto XIV, Prospero Lambertini, anch’egli arcivescovo di Bologna prima di salire al soglio pontificio.

• «Poche ore dopo essere diventato Benedetto XV, il 3 settembre 1917, diede immediatamente una serie di ordini, prima ancora di toccare cibo, tanto da fare esclamare, a un porporato colpito da tanta sicurezza: “Caspita, abbiamo un Papa già ‘professo’, non un Papa ‘novizio’”». [Andrea Tornielli, leggi anche qui]

• Quasi tutta l’Europa è in guerra, dopo che il 28 luglio l’Austria-Ungheria ha dichiarato guerra alla Serbia e la Germania alla Russia (1 agosto) e alla Francia (3 agosto). Il 4 agosto le truppe tedesche, per attaccare la Francia, hanno invaso il Belgio neutrale e nello stesso giorno la Gran Bretagna ha dichiarato guerra alla Germania.

• Dato il momento tragico, il nuovo Papa non vuole che la solenne consacrazione pontificale avvenga nella grandezza della basilica vaticana, ma nella Cappella Sistina.

In Curia lo chiamano «il piccoletto»

• «Era un mingherlino (in Curia veniva chiamato “il piccoletto”), con una scoliosi molto pronunciata e un volto emaciato e pallido; anche il sarto, incaricato di adattare una delle tre taglie disponibili del primo abito bianco papale, ebbe difficoltà a restringere con vari spilli la taglia più piccola, onde permettergli di presentarsi alla cerimonia della prima benedizione». [Antonio Borrelli, www.santiebeati.it]

Subito un appello per la pace

• Troppi lutti, troppe lacrime straziano l’umanità, sottolinea Benedetto XV nell’Esortazione “Ubi primum” che l’8 settembre indirizza “a tutti i cattolici del mondo”: “Allorché da questa vetta apostolica abbiamo rivolto lo sguardo a tutto il gregge del Signore affidato alle Nostre cure, immediatamente l’immane spettacolo di questa guerra Ci ha riempito l’animo di orrore e di amarezza, constatando che tanta parte dell’Europa, devastata dal ferro e dal fuoco, rosseggia del sangue dei cristiani… Preghiamo e scongiuriamo vivamente coloro che reggono le sorti dei popoli a deporre tutti i loro dissidi nell’interesse della società umana”.

La prima enciclica nel nome della pace

• Prima enciclica di Benedetto XV: “Ad Beatissimi Apostolorum”. Il Papa denuncia che «ogni giorno la terra ridonda di nuovo sangue e si ricopre di morti e feriti». E scongiura principi e governanti a considerare lo straziante spettacolo presentato dall’Europa: «Il più tetro, forse, e il più luttuoso nella storia dei tempi». Scrive Benedetto XV: «Sembrano davvero giunti quei giorni, dei quali Gesù Cristo predisse: “Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre… Infatti si solleverà popolo contro popolo, e regno contro regno” (Matteo XXIV, 6-7). Il tremendo fantasma della guerra domina dappertutto, e non v’è quasi altro pensiero che occupi ora le menti. Nazioni grandi e fiorentissime sono là sui campi di battaglia. (…) E chi direbbe che tali genti, l’una contro l’altra armata, discendano da uno stesso progenitore, che sian tutte della stessa natura, e parti tutte d’una medesima società umana? Chi li ravviserebbe fratelli, figli di un unico Padre, che è nei Cieli? E intanto, mentre da una parte e dall’altra si combatte con eserciti sterminati, le nazioni, le famiglie, gli individui gemono nei dolori e nelle miserie, funeste compagne della guerra; si moltiplica a dismisura, di giorno in giorno, la schiera delle vedove e degli orfani; languiscono, per le interrotte comunicazioni, i commerci, i campi sono abbandonati, sospese le arti, i ricchi nelle angustie, i poveri nello squallore, tutti nel lutto. (…) Ci conceda Iddio misericordioso che, come all’apparire del Redentore divino sulla terra, così all’iniziarsi del Nostro ufficio di Vicario di Lui, risuoni l’angelica voce annunziatrice di pace: “Pace in terra agli uomini di buona volontà” (Luca II, 14). E l’ascoltino, li preghiamo, l’ascoltino questa voce coloro che hanno nelle loro mani i destini dei popoli (…)».

• Ma, aggiunge Benedetto XV nella sua prima enciclica, «vi è un’altra furibonda guerra, che rode le viscere dell’odierna società». «Da quando si è lasciato di osservare nell’ordinamento statale le norme e le pratiche della cristiana saggezza, le quali garantivano esse sole la stabilità e la quiete delle istituzioni, gli Stati hanno cominciato necessariamente a vacillare nelle loro basi, e ne è seguito nelle idee e nei costumi tale cambiamento che, se Iddio presto non provvede, sembra già imminente lo sfacelo dell’umano consorzio. I disordini che scorgiamo sono questi: la mancanza di mutuo amore fra gli uomini, il disprezzo dell’autorità, l’ingiustizia dei rapporti fra le varie classi sociali, il bene materiale fatto unico obiettivo dell’attività dell’uomo, come se non vi fossero altri beni, e molto migliori, da raggiungere».

La puntualità di Benedetto XV, che regalava orologi

• Papa Benedetto XV ama molto la puntualità. Regala orologi ai suoi collaboratori. In un appunto autografo di quest’anno si legge: «Un buon orologio può giovare a renderci esatti e pronti a ogni convegno, senza perdere tempo con inutili anticipazioni, o senza apparire scortesi con ingiustificati ritardi».

L’Italia firma il Patto di Londra

• L’Italia firma a Londra un trattato segreto con i rappresentanti della Triplice Intesa nel quale si impegna a scendere in guerra contro gli Imperi centrali in cambio di compensi territoriali. Con l’articolo 15 la Santa Sede viene esclusa dalle trattative di pace. Il governo italiano intendeva così cautelarsi «nei confronti di un eventuale arbitrato della Santa Sede, dal quale esso temeva che avrebbe potuto nascere occasione per sollevare in sede internazionale la questione romana». [Gabriele De Rosa, Enciclopedia dei Papi, Treccani, 2000]

L’Italia in guerra, la Santa Sede più isolata

• Anche l’Italia, che si è mantenuta neutrale per quasi un anno, entra in guerra: gli Stati nemici dell’Italia ritirano i propri rappresentanti diplomatici accreditati presso il Vaticano e li trasferiscono in Svizzera. La Santa Sede, chiusa in Vaticano, è ulteriormente isolata.

Benedetto XV e la «diletta Italia»

• In una lettera al cardinale decano Serafino Vannutelli, Benedetto XV esprime la propria amarezza per il fatto che la sua invocazione alla pace è finora caduta nel vuoto: «La voce dell’amico e del padre, lo diciamo coll’animo affranto dal dolore, non venne ascoltata; la guerra continua a insanguinare l’Europa, e neppur si rifugge in terra e in mare da mezzi di offesa contrari alle leggi dell’umanità e al diritto internazionale. E quasi ciò non bastasse, il terribile incendio si è esteso anche alla Nostra diletta Italia, facendo purtroppo temere anche per essa quella sequela di lagrime e disastri che suole accompagnare ogni guerra».

La «tremenda responsabilità della pace e della guerra»

• Nel primo anniversario dello scoppio della guerra, Benedetto XV indirizza «ai popoli belligeranti e ai loro reggitori» un’accorata esortazione perché si ponga termine all’«orrenda carneficina che ormai da un anno disonora l’Europa. (…) Le più belle regioni dell’Europa, di questo giardino del mondo, sono seminate di cadaveri e di ruine: dove poc’anzi fervevano l’industre opera delle officine e il fecondo lavoro dei campi, ora tuona spaventoso il cannone e nella sua furia demolitrice non risparmia villaggi, né città, ma semina dovunque e strage e morte. Voi portate innanzi a Dio e innanzi agli uomini la tremenda responsabilità della pace e della guerra; ascoltate la Nostra preghiera, la paterna voce del Vicario dell’Eterno e Supremo Giudice, al Quale dovrete render conto così delle pubbliche imprese, come dei privati atti vostri».

Il mondo «ospedale e ossario»

• Nel discorso al Sacro collegio cardinalizio, in occasione del Natale, Papa Della Chiesa condanna ancora una volta «l’espansione, la pertinacia, l’oltranza, aggravate da quelle micidiali conseguenze che del mondo hanno fatto ospedale e ossario, e dell’appariscente progresso della umana civiltà un anticristiano regresso».

I soccorsi del Papa ai feriti e ai prigionieri

• Mentre si adopera a favore delle persone e delle regioni più colpite, inviando e stimolando soccorsi ai bimbi affamati, ai feriti e ai prigionieri, parlando al Sacro collegio cardinalizio, Benedetto XV invoca «quella pace giusta e durevole che deve mettere fine agli orrori della presente guerra».

Nasce la Congregazione per la Chiesa orientale

• Con il Motu proprio “Dei providentis”, Benedetto XV istituisce la Sacra Congregazione per la Chiesa orientale. «Se abbracciamo nel Nostro paterno affetto tutte le particolari Chiese – scrive Papa Della Chiesa – Ci sono specialmente care quelle orientali, le quali, con le più antiche memorie della loro storia, offrono così luminosi esempi di santità e di dottrina che anche oggi, dopo tanto tempo, Ci appaiono riverberare il loro splendore su tutto il rimanente mondo cristiano. E davvero non possiamo considerare senza dolore in che stato di miseria e debolezza siano cadute, così fiorenti e prestigiose quali esse erano, dopo che una serie ininterrotta di eventi deprecabili ebbe sottratto la maggior parte dei cristiani orientali all’abbraccio della Madre Chiesa».

Istituito il nuovo Codice di diritto canonico

• Con la Bolla “Providentissima Mater”, Papa Benedetto XV promulga il nuovo Codice di diritto canonico, già auspicato dal Concilio Vaticano e voluto da Pio X. Questo testo ha resistito fino al 25 gennaio 1983, quando Papa Giovanni Paolo II ha promulgato il nuovo Codice di diritto canonico (l’idea di una revisione del vecchio Codice era però partita da lontano: era stato Giovanni XXIII a manifestarne l’intenzione, e i lavori, cominciati nel 1965, a Concilio ecumenico terminato, erano stati portati avanti anche durante il pontificato di Paolo VI).

L’enciclica sulla predicazione

• Benedetto XV pubblica l’enciclica “Humani generis Redemptorem”, dedicata alla «predicazione della parola di Dio» e indirizzata ai patriarchi, primati, arcivescovi, vescovi e altri ordinari. Per il Papa la predicazione non porta sufficiente rimedio alla crescente disattenzione per le cose soprannaturali nel costume pubblico e privato. Ricercatezza formale, effetto, animosità politica, istrionismo, ambizioni di utili materiali, i difetti comuni della predicazione.

Benedetto XV «ai capi dei popoli belligeranti»

• Esortazione apostolica di Benedetto XV «ai capi dei popoli belligeranti». Il Papa non si limita a deplorare una volta di più «l’inutile strage» che si sta consumando nei campi di battaglia, ma fa alcune «proposte più concrete e pratiche» per il ritorno alla pace, «una pace giusta e duratura». Scrive fra l’altro Benedetto XV: «Il punto fondamentale deve essere che sottentri alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto. Quindi un giusto accordo di tutti nella diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti (…). Si tolga ogni ostacolo alle vie di comunicazione dei popoli con la vera libertà e comunanza dei mari: il che, mentre eliminerebbe molteplici cause di conflitto, aprirebbe a tutti nuove fonti di prosperità e di progresso. Quanto ai danni e spese di guerra, non scorgiamo altro scampo che nella norma generale di una intera e reciproca condonazione (…). Ma questi accordi pacifici, con gli immensi vantaggi che ne derivano, non sono possibili senza la reciproca restituzione dei territori attualmente occupati (…)». [Leggi qui]

La guerra «inutile strage»

• L’esortazione del Papa, legata soprattutto a quella definizione della guerra «inutile strage», «suscita più proteste che consensi. Mentre i pangermanisti la ritengono uno strumento diretto a strappare la vittoria dalle mani degli Imperi centrali ormai lanciatissimi, in Italia e in Francia c’è chi la giudica addirittura al servizio della Germania e dei suoi alleati, tanto che Georges Clemenceau (primo ministro francese) definisce Benedetto XV il “Pape boche” (il “Papa tedesco”)». [www.vatican.va]
 
• Benedetto XV confida: «Vogliono condannarmi al silenzio. Non riusciranno mai a sigillare il mio labbro. Guai se il Vicario del Principe della pace fosse muto nell’ora della tempesta. La paternità spirituale universale, di cui sono investito, mi impone un dovere preciso: invitare alla pace i figli che dalle opposte barricate si trucidano a vicenda». [Andrea Tornielli, leggi anche qui]

Ignorate le proposte di pace del Papa

• Il cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato, insistette inutilmente per avere dalla Germania una risposta favorevole sulla questione del Belgio occupato, ritenuta pregiudiziale a ogni trattativa con l’Intesa, l’Austria si oppose alla più piccola concessione all’Italia. Anche l’Intesa lasciò cadere l’iniziativa papale, scaricando ogni responsabilità sull’atteggiamento reticente e degli Imperi centrali. Il governo francese e quello americano non presero nemmeno in considerazione la proposta della Santa Sede.

Il Papa fonda l’Istituto per gli studi orientali

• Con il Motu proprio “Orientis Catholici”, Papa Benedetto XV fonda a Roma l’Istituto pontificio per gli studi orientali. L’istituto, in cui è prevista «l’esposizione della dottrina cattolica e di quella ortodossa, in modo che a ciascuno, secondo il suo parere, appaia evidente da quali fonti siano derivate l’una e l’altra confessione», completa il progetto della Sacra Congregazione per la Chiesa orientale, istituita nel mese di maggio «per risvegliare alla speranza dell’antica prosperità l’Oriente cattolico». Come i suoi predecessori, Leone XIII e Pio X, Benedetto XV sogna il ritorno delle Chiese orientali separate.

L’enciclica per «una vera pace»

• La guerra è finita, con l’enciclica “Quod iam diu” Benedetto XV invita a pregare i cattolici di tutto il mondo, perché invochino «su coloro che parteciperanno alla Conferenza di pace la sapiente assistenza del Signore», per «una vera pace, fondata sui principi cristiani della giustizia».

Benedetto XV ha tolto di fatto il «non expedit»

• Per iniziativa di don Luigi Sturzo nasce il Partito popolare italiano: è la conseguenza dell’implicita abolizione, da parte di Benedetto XV del «non expedit», il divieto per i cattolici di partecipare alle elezioni e in genere alla vita politica dello Stato italiano (divieto che era stato sanzionato con decreto della Sacra Penitenzieria il 10 settembre 1874).

Vertice Cerretti-Orlando sulla Questione romana

• Monsignor Bonaventura Cerretti, segretario della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari, incontra a Parigi, all’Hotel Ritz, il presidente del Consiglio italiano Vittorio Emanuele Orlando. Primo approccio diretto, a questi livelli, tra Santa Sede e Regno d’Italia per avviare a soluzione la Questione romana. Cerretti presenta a Orlando un promemoria del cardinale segretario di Stato Gasparri con le proposte della Santa Sede (che prevedono il carattere di Stato indipendente e sovrano per la Santa Sede, con un ampliamento territoriale). Proposte che il governo ritiene un buon punto di partenza per aprire le trattative, non così invece Vittorio Emanuele III.

Il pensiero del Papa all’Europa centrale

• La guerra è finita da più di un anno, il 28 giugno si è conclusa la Conferenza di pace ma la popolazione civile soffre ancora in molte regioni del Vecchio continente. «Il Nostro pensiero spontaneamente vola agli infelici fanciulli soprattutto dell’Europa Centrale, che sono più crudelmente assillati dalla mancanza di quei beni che sono necessari alla vita», scrive il Papa nell’enciclica “Paterno iam diu”, e invita quanti hanno a cuore l’umanità a offrire «oltre al denaro, anche alimenti e medicine, vesti e indumenti».

Benedetto XV per i missionari

• Con l’enciclica “Maximum illud” Benedetto XV dedica la propria attenzione al lavoro svolto dai missionari che, a rischio talvolta della propria vita, sono chiamati a predicare il Vangelo. Esorta i banditori della parola divina a svolgere il loro apostolato con tutto lo slancio che la carità cristiana consiglia, impegnandosi a preparare un clero indigeno in grado di amministrarsi autonomamente. Deplora «certe riviste di missioni, sorte in questi ultimi tempi, nelle quali più che lo zelo di estendere il regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese». Mette in guardia il missionario dal «cercare altri guadagni che non siano quelli delle anime».

Benedetto XV fa santa Giovanna d’Arco

• Con una solenne celebrazione nella basilica di San Pietro, Benedetto XV proclama santa la beata Giovanna d’Arco, «la quale, per eseguire gli ordini divini, abbandonò la famiglia, lasciò le occupazioni femminili, imbracciò le armi e guidò i soldati alla battaglia: non temette poi le minacce di morte né l’ingiusta sentenza, che la condannava a essere bruciata».

«Deporre gli odii, condonare le offese»

• Benedetto XV pubblica l’enciclica “Pacem, Dei munus pulcherrimum”. Dopo oltre due anni dalla fine delle ostilità sui campi di battaglia, la guerra è una ferita ancora aperta, i trattati di pace non hanno mitigato i rancori tra le nazioni, «i germi di antiche inimicizie». Scrive il Papa, preoccupato: «Voi ben comprendete, Venerabili Fratelli, come nessuna pace possa consolidarsi, come nessuna convenzione possa valere, ancorché escogitate in diuturne e laboriose conferenze e solennemente sottoscritte, se contemporaneamente non si placano gli odi e i rancori per mezzo di una riconciliazione fondata sulla vicendevole carità. (…) Adoperatevi il più possibile non solo per indurre i fedeli a voi affidati a deporre gli odii e a condonare le offese, ma anche per promuovere con maggiore intensità tutte quelle opere di cristiana beneficenza, che siano di aiuto ai bisognosi, di conforto agli afflitti, di presidio ai deboli, e che arrechino insomma un soccorso opportuno e molteplice a tutti coloro che hanno riportato dalla guerra i maggiori danni».

• Nell’ultima parte dell’enciclica il Papa promette il suo appoggio alla Lega delle Nazioni: «… Una volta che questa lega tra le nazioni sia fondata sulla legge cristiana, per tutto ciò che riguarda la giustizia e la carità, non sarà certo la Chiesa che rifiuterà il suo valido contributo».

Riprendono le relazioni tra Santa Sede e Francia

• Jean Doulcet, inviato come incaricato di affari presso la Santa Sede, conclude un accordo con il segretario di Stato Gasparri per la ripresa delle relazioni tra la Santa Sede e la Francia.

• Papa Benedetto XV non nascose mai la sua aspirazione di vedere risolto il conflitto con la Francia: «Se in Francia mi si offre un dito, io tenderò la mano; se mi si offre la mano, aprirò le braccia».

Il Papa: aiutate l’Austria sconfitta

• Viste «la singolare e triste condizione in cui è venuta a trovarsi l’Austria, (…) che si dibatte tra gli orrori della miseria e della disperazione» dopo la sconfitta dell’impero, Benedetto XV si augura un intervento dei governi stranieri, ispirato «ai principi di umanità e di giustizia» (lettera al cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato).

Benedetto XV per l’Università cattolica

• Benedetto XV pubblica l’epistola “Cum sempre Romani” con la quale si dice favorevole al proposito di fondare a Milano un’università cattolica e mette a disposizione una somma per consentire a due giovani di proseguire gli studi. L’Università cattolica del Sacro Cuore, fondata da padre Agostino Gemelli, sarà inaugurata il 7 dicembre 1921.

Benedetto XV e la «catastrofe» russa

• Papa Benedetto XV scrive al cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato «sulla condizione di miseria in cui versa il popolo russo». «Ci troviamo di fronte a una delle più spaventose catastrofi della storia. Masse sterminate di creature umane, colpite dalla fame, falciate dal tifo e dal colera, ondeggiano disperatamente sopra una terra inaridita e si riversano su i centri più popolosi, dove sperano di trovare il pane e donde vengono ricacciate con la forza delle armi. (…) La vastità della rovina è tale che tutti i popoli debbono unirsi per provvedere; e nessuno sforzo, per quanto grande, riuscirà di troppo dinanzi all’immensità del disastro».

Raffreddore fatale per il Papa

• All’alba, Benedetto XV, che sta andando a dire la messa mattutina dalle suore di Santa Marta, si vede costretto ad attendere il gendarme che gli apre la porta che dalla Sala del Sacramento immette nella Basilica di San Pietro. La breve attesa al freddo gli fa prendere un raffreddore che si trasformerà in bronchite.

Muore Benedetto XV

• Papa Benedetto XV muore di broncopolmonite. Viene sepolto nelle Grotte vaticane di fronte alla tomba del suo predecessore, Pio X.

• Al suo attivo, fra l’altro: «L’ammodernamento e il generale ampliamento dei poteri di intervento della Chiesa nell’opera di assistenza in una società sconvolta dai mezzi della guerra moderna e dalle rivoluzioni; nuovi e più moderni indirizzi all’attività missionaria; la promulgazione del Codice di diritto canonico; il superamento del “non expedit”, quindi l’avvio a soluzione della questione romana; la liquidazione delle pesanti dilacerazioni intervenute fra i cattolici nel corso delle arroventate polemiche fra modernisti e integrasti». [Gabriele De Rosa, Enciclopedia dei Papi, Treccani, 2000]

Il Papa che ha tolto la Santa Sede dall’isolamento

• Benedetto XV tolse la Santa Sede dall’isolamento internazionale: grazie alla sua opera furono ristabiliti contatti diplomatici e operativi nei singoli Stati, tramite la nomina di nunzi apostolici, cioè ambasciatori del Papa, allora assenti in molti paesi dopo la caduta dello Stato Pontificio. Con Papa Della Chiesa gli Stati con sede diplomatica presso il Vaticano salirono da 14 a 27.

Benedetto XV e i tre Papi dopo di lui

• «Giacomo Della Chiesa fu anche un ottimo talent-scout, buon conoscitore delle qualità dei suoi sottoposti. Si deve alle sue decisioni l’ascesa di ben tre suoi successori: è stato Benedetto XV ad avviare alla carriera diplomatica il Prefetto della Biblioteca vaticana Achille Ratti, che diventerà nunzio in Polonia, cardinale arcivescovo di Milano per qualche mese prima di essere eletto Papa. È stato Benedetto XV a consacrare personalmente arcivescovo Eugenio Pacelli, nominandolo nunzio in Baviera, così come è stato sempre lui a chiamare a Roma da Bergamo don Angelo Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, affidandogli l’incarico di direttore dell’Opera di Propaganda Fide». [Andrea Tornielli, leggi anche qui]