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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Firenze 1 ottobre 1931. Compositore, regista, scrittore, pittore, attore, scenografo, costumista. Iniziò lo studio del violino prima dei cinque anni. Al Conservatorio di Firenze studiò armonia e contrappunto con Roberto Lupi e pianoforte con Luigi Dallapiccola. Interrotti gli studi senza conseguire alcun titolo a causa della guerra, trovò le prime tracce della propria omosessualità: «Da ragazzetto ricordo i soldati alleati che pagavano i giovinetti per una pompa fra le macerie. Lì ho intravisto un mio parente stretto guadagnarsi una stecca di sigarette». Dal 1949 al 1956 continuò gli studi da autodidatta, nel 1954 con Carlo Prosperi, Bruno Bartolozzi, Arrigo Benvenuti, Smith-Brindle fondò la Schola fiorentina, congrega artistica di musica contemporanea. Dal 1956 al 1958 si spostò a Parigi, dove frequentò i celebri corsi di Max Deutsch («era rimasto colpito dal fatto che in una delle mie composizioni avessi introdotto i campanacci di mucca») e conobbe Pierre Boulez. Il musicologo Heinz-Klaus Metzger lo condusse poi a Darmstadt, la città delle scienze tedesca dove conobbe Karlheinz Stockhausen e soprattutto John Cage, che lo introdusse nel movimento Fluxus: «Eravamo amici, veniva sempre da mia zia per farsi ripassare cinquanta nomi di funghi in latino». Nello stesso anno, in Germania, iniziò l’attività pubblica con l’esecuzione delle sue musiche da parte del pianista David Tudor. A Parigi, la cantante Cathy Berberian, diretta da Boulez, eseguì alcuni suoi brani. In seguito lavorò con Theodor W. Adorno, da cui riprese l’idea di “frammento ininterrotto”, e trascorse un biennio (1964-65) negli Stati Uniti.
• La sua musica suona come «uno sfogo ingordo di voluttà incontrollate e condotte a estenuarsi fino a una specie di liquefazione, in fondo alla quale gemono smaniose nostalgie» (Fedele D’Amico).
• In cinquant’anni di attività ha scritto numerose composizioni, tra cui Due voci (1958), Sette fogli (1959), I semi di Gramsci (1967-1970), Rara Requiem (1969-1970), Dai, dimmi su! (1978), Madrelingue (1996), Mozartiane 1 e 2 (2005-2006). Numerose le opere teatrali, tra cui La Passion selon Sade (1965), Lorenzaccio (1968-1972), il balletto Bergkristall (1973), Nottetempo (1976), Phèdre (1988), L’ispirazione (1988). Tra le ultime composizioni, Rebus bene gestis presentato nel marzo 2006 al Teatro Comunale di Firenze ed eseguito dall’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Roberto Abbado, l’autobiografia musicale Silvano/Sylvano (2007) e l’opera Gegenliebe (Amore corrisposto, 2011). Ha pubblicato per le principali case discografiche: Universal, Moeck, Bruzzichelli e Ricordi. Artista eccentrico e polivalente, è stato di volta in volta interprete, pittore, letterato, scenografo, regista, costumista, attore.
• «Massimo Mila diceva di Bussotti che sotto la pellaccia del ragazzaccio irriverente abita un’anima candida. Questa, è rimasta tutta. Poco sopravvive invece del compositore che negli Anni 60 ha collaborato con il Living Theatre, che ha portato a nuova vita scenica, anche, tre grandi eretici profanatori delle regole e dei costumi: l’incestuosa Fedra; Eliogabalo, l’imperatore adolescente; il marchese De Sade. Che ha dedicato un’opera a Tieste, costretto a mangiare le carni dei propri figli dal fratello Atreo» (Sandro Cappelletto).
• Nato per iniziativa sua e di Paolo Grassi presso il Teatro alla Scala di Milano nel 1976, il BussottiOperaBallet (B.O.B.) si è stabilito nel 1984 presso Genazzano (Roma), dove hanno sede le sue due scuole principali, lo Studiomusica e lo Studiodanza, dirette rispettivamente da lui e dal coreografo Rocco. La passione per la pittura, assimilata dal fratello Renzo Bussotti e dallo zio materno Tono Zancanaro, si rispecchia nelle partiture, annotate con stile personalissimo («Un manoscritto di Bussotti è già un’opera totale: il concerto incomincia dall’apparato grafico che ha il compito di trasmettere il programma», Roland Barthes). Per quanto riguarda gli scritti, da ricordare I miei teatri (Novecento, 1982), Moda e Musica (Idea Libri, 1984), Disordine alfabetico (Spirali, 2002), oltre alle poesie raccolte in Non fare il minimo rumore (Girasole, 1997) e Letterati ignoranti (Quaderni di Barbablù, 1986) di chiaro sapore omoerotico: «Ragazzi nel bar. Ragazzi che sanno / menare bene il culo e che lo danno, / più torbido di birra l’aspro sperma / spandono e a litri e tornano in caserma». Legatissimo a Sandro Penna, «che ho tanto musicato e mi fu amicissimo», e ad Aldo Braibanti, ha dedicato alla sua musa, il danzatore e coreografo Rocco Quaglia, il racconto Calligrafia di un romanzo. Uno e Due nella raccolta Peccati veniali (Coniglio Editore, 2004). Gay. La guida italiana in 150 voci (Mondadori, 2006) gli ha dedicato una voce immortalandolo in quel di Palermo, nel 1965, quando interpretò il kapellmeister nella sua Passion selon Sade manovrando «con altrettanta disinvoltura la bacchetta o la frusta» dirigendo musiche di Bach «piagate d’erotismo».
• Ha ricoperto diversi incarichi, tra cui la direzione artistica del Teatro La Fenice di Venezia, del Festival Pucciniano di Torre del Lago e della sezione Musica della Biennale di Venezia (alla quale una volta invitò Moana Pozzi con cui lavorò anche in tv).
• Ha insegnato Composizione e analisi alla Scuola di Musica di Fiesole ed è stato perito del tribunale nel processo Al Bano-Michael Jackson. Vive tra Milano («L’unica città italiana che sembri europea»), Parigi (dove un giornalista gli storpiò il nome con la y e dove è stato insignito del titolo di Commandeur de la Légion d’honneur) e Firenze.
• «Esco poco e non incontro quasi più nessuno. Con il mio compagno Rocco vediamo parecchia televisione. Molti artisti ostentano di non guardarla. Non me ne vergogno. Seguo gli oroscopi e adoro i Simpson, mi piacerebbe scriverci sopra una musica» (Antonio Gnoli) [Rep, 7/4/2010].
• Nel 2013 Luigi Esposito pubblica il volume Un male incontenibile. Sylvano Bussotti, artista senza confini (Edizioni Bietti).