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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Imola (Bologna) 21 agosto 1930 – Bologna 15 febbraio 2016. Musicologo. Dopo il liceo studiò organo con Ireneo Fuser e si laureò in Storia del diritto italiano. Nel 1955, Leo Longanesi lo chiamò al Borghese, dove si occupò di «musica e guerre». Dopo aver lasciato il giornalismo politico, insegnò nei Conservatori di Torino, Venezia e Bologna e si occupò di critica musicale per Il Giornale di Indro Montanelli. Tra i suoi libri: La stanza della musica (1976), Bach (1985), Paesaggio con rovine (1989), La morte di Mozart (1996) e un monumentale Beethoven edito da Rizzoli nel 2004. Nel 2010 pubblica Dalla parte dei vinti. Memorie e verità del mio Novecento e nel 2013 Una nazione in coma. Leggendaria asprezza di carattere. Si definiva «superstite della Repubblica sociale in territorio nemico».
• «È un genio. I suoi molti libri procurano imparzialmente diletto e insegnamento a destra come a sinistra. Il suo comportamento (per es., la sua campagna contro le recchie, o arrusi, fece perdere molti voti ad An, partito nel quale militava alle elezioni europee) procura oggettivo vantaggio alla sinistra. Odia gli amici» (Pietrangelo Buttafuoco).
• «Litigava con tutti perché tutti coloro che lo circondavano avevano la grave colpa di essere italiani. E per lui i suoi connazionali erano quanto di peggio l’Europa avesse mai generato: “Trattandosi di italiani, non ci si possono aspettare esiti veloci in materie come l’onore nazionale e la morale” scrive in Dalla parte dei vinti che è uno dei suoi libri importanti, miracolosamente pubblicato da Mondadori» (Camillo Langone) [Grn 16/2/2016].
• «Se dipendesse da me, li manderei in campo di concentramento» (sui gay nel 1994 a Maria Latella) [Cds 31/4/1994].
• «Si compiace di sottolineare il suo essere un “bastian contrario”, un “solitario”, un controcorrente. Ciò è fondamentalmente vero, anche se certe cose vanno dette una volta sola. Ma si può e si deve capirlo. Colui ch’è diventato il più venduto, essendo il meno ruffiano, tra gli scrittori italiani di cose musicali, colui ch’era vietato persino citare e adesso è titolare di pareri storici autorevoli e imprescindibili, è davvero un caso a sé. Il primo dei suoi monumentali volumi, il Bach, venne pubblicato dalla Mondadori quasi controvoglia, venne ignorato dalla critica giornalistica e da quella specializzata, e il successo d’un volume di 1.500 pagine esplose in mano all’editore che non sapeva come accettarlo. La formula del libro era inedita, nella mescolanza di biografia rigorosissima e critica che s’inseguivano e chiarivano reciprocamente, mentre possenti squarci si riaprivano sul passato o anticipavano il futuro della narrazione. L’Autore godeva fama di reazionario: si sarebbe dunque aspettata l’immagine di un Bach più che mai inteso alla metafisica e attratto dalla liturgia in contrasto col “mondo”. Ne esce una personalità demonica dominata da una volontà di potenza quale pochi artisti possedettero. Buscaroli non è un “musicologo” professionista. È un vero storico, possiede quindi profondità e ampiezza di visione che all’altro manca quasi sempre; e ha una cultura generale, una conoscenza del mondo classico, una preparazione specialistica sull’arte figurativa e l’iconologia che pochi possono vantare. Eppure non lavora costruendo il “grande affresco”, metodo che ti rende inevitabile il grande, talora il fatale, errore. Con pazienza rabbiosa rilegge le sterminate fonti» (Paolo Isotta).
• Scrive a Gianfranco Fini: «Sei proprio un maiale e via della Scrofa è l’indirizzo più adatto per te (...) Ti maledico a nome dei morti e dei vivi (...) Ti aspetto seduto sulla riva, ti aspetto ad ogni passaggio, di vergogna in vergogna, di sconfitta in sconfitta. In fondo alla tua casa c’è tutta la merda che meriti» [Lo Stato 13/1/1998].
• Sull’Olocausto: «Ritengo che Hitler non sapesse. Ma non mi si annoveri fra i negazionisti. Non voglio approfondire, non voglio credere» (Bruno Quaranta) [Sta 6/2/2010].
• Auspica «la fine del popolo italiano. Non è degno di sopravvivere. La sconfitta della dittatura ha portato alla guerra permanente e alla tirannia del denaro che sta facendo morire la civiltà. Io credo che l’Occidente entro 20 anni sarà finito» (Stefano Lorenzetto) [Grn 11/4/2010].
• «La Lega è l’unica salvezza. Può spazzare via la classe dirigente tarlata che ci tiriamo appresso da decenni. Io non voto, sia chiaro. Ma ieri sera a Otto e mezzo su La7 era ospite Roberto Cota. Be’, ho visto una persona diversa, ho ascoltato un modo di ragionare nuovo. È stata una frustata. In quell’uomo parlava un’autenticità che non riscontro in nessun altro politico» (ibid.).
• «L’Italia è stata una finzione che la monarchia e il fascismo hanno potuto solo parzialmente migliorare. Mussolini ha trovato i Savoia e se li è tenuti, ha trovato gli Agnelli e se li è tenuti, ha trovato la Chiesa e se l’è tenuta, anzi l’ha fatta padrona d’Italia. Il fascismo è stato una delusione totale» (ibid.)
• Sui politici di oggi: «Bersani dice cose serie, sensate, ma non lo voto. Berlusconi è stato una delusione» (Bruno Giurato) [Grn 3/2/2013].
• Quando incappò nella possibilità di aver comminata un’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, scrisse, sulla lettera del Quirinale che lo informava di questo fatto, respingendola al mittente: «Io non desidero e non voglio alcuna onorificenza da questa repubblica. Mi parrebbe uno scherzo di cattiva specie. Fermi la macchina, La prego e non se n’abbia a male. Detesto questa repubblica. Grazie» (Pietrangelo Buttafuoco) [Fog 17/2/2016].
• «Era talmente controcorrente, volutamente dalla “parte sbagliata” della storia, fascista intransigente e ostile a ogni compromesso, che pochi hanno avuto e hanno il coraggio di scrivere sullo storico della musica, giornalista e scrittore Piero Buscaroli. Ora che è morto, possiamo dire che ben si adatta a lui il passo di Brecht: “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”» (Pierluigi Panza) [Cds 16/2/2016].