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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Venezia 26 maggio 1950. Politico. Economista. Già Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione nel Berlusconi IV. Deputato del Pdl (2008, 2013), dal 2013 ne è capogruppo alla Camera; già eurodeputato di Forza Italia (1999-2008), partito per cui svolgeva dal 1997 il ruolo di responsabile del Settore Programma. Dal 1996 al 2009 è stato Professore ordinario presso l’Università di Roma Tor Vergata dove insegnava Economia del lavoro, campo a cui ha dedicato la maggior parte delle sue ricerche. «Volevo vincere il Premio Nobel per l’Economia. Ero non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta... ha prevalso il mio amore per la politica, e il premio Nobel non lo vincerò più. Ho molti amici che hanno vinto il premio Nobel e non sono molto più intelligenti di me» (a Matrix).
• Definito da Furio Colombo mini-ministro per via della statura: «Miserie. Provo sincera pena per chi le dice. Radical-chic, sinistra al caviale: mi fanno un baffo. Certo, un tempo ci soffrivo. Poi ho imparato ad accettarmi. Sono orgoglioso di essere figlio di gente povera. Figlio della Venezia popolare. (...) Gondole di plastica nera. Vetri di Murano. Souvenir. Avevamo una bancarella in lista di Spagna, accanto alla stazione. E lì, sui marciapiedi di Cannaregio, ho imparato tutto. Il lavoro, il sacrificio. Conoscere la gente, parlarci. Vivevamo in nove in novanta metri quadri, con i miei due fratelli, mia zia vedova e i suoi tre figli. In affitto tutta la vita. Quando papà finalmente mise da parte un po’ di soldi, comprò una Topolino usata; mamma ci rimase male, ancora adesso mi tormenta il pensiero che con quel denaro avremmo potuto comprare la casa. Da qui la mia passione per le case. (...) Ho fatto le magistrali, sono maestro abilitato. Ma, un giorno, una giovane supplente mi disse: “Lei non si rende conto di essere diverso?”. “In che senso?”, risposi. “Non capisce che la sua mente è diversa?”. Quella supplente, che non ho più rivisto, mi cambiò la vita. Tornai a casa, parlai con la mamma. Lei capì (...) Cominciai a studiare il greco la notte, di nascosto. Fino a quando un professore, che aveva intuito, non mi fece tradurre l’epigrafe in greco de I Sepolcri di Foscolo. I compagni compresero. E si schierarono con me: il mio successo era il loro riscatto sociale. Mi amavano, anche perché finivo i compiti in un quarto d’ora e li passavo a tutti. Così ho dato l’esame per passare al Foscarini. Il figlio dell’ambulante, il piccolino, al liceo dei siori. Alla maturità fui il primo della classe». Nel ’68 Brunetta aveva 18 anni. «Ed ero contro. Fui cacciato dall’assemblea dei figli di papà che chiedevano il 30 politico. Capii subito l’inganno: “Voi siete ricchi, io povero. Ma io ho la testa; voi no. Così voi chiedete voti uguali per tutti, per restare voi ricchi e io povero. Ma così mi fottete!”. Ho sempre votato Psi. Oggi sono un socialista di Forza Italia. Lib-lab: liberalsocialista» (ad Aldo Cazzullo). «La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell’università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni ’80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis. Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l’ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di parola» (Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo) [l’Espresso 20/11/2008].
• Grandissimo successo per i suoi Manuali di conversazione politica: «Abituato come è da professore universitario a vedere pubblicati i propri testi da prestigiose case editrici, si arrabbiò quando gli rifiutarono il libro Tutte le balle su Berlusconi. Il direttore di Libero Vittorio Feltri gli disse: “Lo pubblichiamo noi”. Vendette 500 mila copie» (Panorama). Tra gli altri libri: Rivoluzione in corso (Mondadori 2009), sul suo operato come Ministro della Pa; Sud. Un sogno possibile (Donzelli 2009); Il grande imbroglio (Marsilio 2012), sull’enfatizzazione dell’importanza dello spread rispetto alla caduta del Berlusconi IV e alla formazione del governo Monti. Ha anche scritto un libro di cucina, insieme al gastronomo Fabrizio Nonis: Oggi (vi) cucino io. Viaggio nella cucina regionale italiana: ricette, ricordi e varia umanità (Sperling & Kupfer 2010).
• Fu a lungo il ministro più popolare del Berlusconi IV grazie alla sua battaglia contro i fannulloni. Suo obiettivo far valere il merito nel mondo del lavoro statale, con l’uso di valutazioni, incentivi e licenziamenti più facili: «Se il privato non lavora interviene il piede invisibile che si chiama mercato. Ma se il pubblico non lavora, il piede invisibile non c’è, o non c’è ancora». Certificato medico anche per le assenze di un solo giorno, visite fiscali per i lavoratori malati, decurtazioni di stipendio per i primi giorni di malattia, una gestione più attenta e severa dei permessi sindacali retribuiti: sono le disposizioni dell’articolo 71 del decreto legge 112 (il cosiddetto «decreto Brunetta» o «decreto anti-fannulloni») contenuto nella Finanziaria 2009 e in vigore dal 26 giugno 2008. Brunetta se ne è assunto la responsabilità con la circolare del 17 luglio 2008, in cui ne chiedeva un’applicazione ferrea. Edmondo Berselli: «Nello schema del ministro della pubblica amministrazione, la popolazione nazionale si divide in due parti ben individuate: da un lato, “sessanta milioni” di italiani per bene, contrapposti a un milione di farabutti, fannulloni, lavativi, buoni a niente, sabotatori. (…) Il format del ministro è un perfetto produttore di consenso, perché colloca la stragrande maggioranza dei cittadini dalla parte del buon senso e della buona volontà, e consegna a una gogna ipotetica un imprecisato milione di italiani (questi, sì, “imbarazzanti”, quindi licenziabili, punibili, penalizzabili dagli ukase ministeriali)» [la Repubblica 18/9/2008].
• Varò l’Operazione trasparenza con la pubblicazione delle consulenze e delle collaborazioni esterne degli enti e delle amministrazioni (la novità sta nell’averle inserite tutte all’interno dell’unico sito della Funzione pubblica). Infine le Reti amiche, progetto che ha reso possibile rinnovare passaporti e permessi di soggiorno alle poste (per passare «dalla cultura del numeretto e della fila a quella della passeggiata e del contatto personalizzato»).
• Nel 2009 fu promulgata la cosiddetta legge Brunetta (L. 15/2009), una riforma «sull’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico». «Tra le misure chiave del provvedimento, quelle improntate a innalzare il livello di trasparenza della Pa, anche grazie alla possibilità offerta ai cittadini di conoscere, via Internet, le valutazioni sulla carriera degli statali, per i quali diventa obbligatoria, e non più facoltativa, l’esibizione allo sportello del cartellino di riconoscimento. Un altro pilastro su cui poggia la riforma è l’introduzione della class action nella pubblica amministrazione (…). La nuova legge delega, che introduce anche la riforma della dirigenza pubblica (con l’accentuazione del criterio di responsabilità), agevola il ricorso alla mobilità con l’obiettivo di ridurre l’uso di consulenze e contratti a termine e incide anche sull’organizzazione di alcune strutture» quali Aran, Cnel e Corte dei conti. «Con questa legge – sottolinea il ministro – “i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro. Quelli bravi non avranno nessun problema, i fannulloni, invece, dovranno fare qualche riflessione”» (Marco Rogari) [Il Sole – 24 Ore 26/2/2009].
• Ha voluto che sul sito del Ministero fossero pubblicate vignette non solo contro i fannulloni ma anche contro di lui (vedi Vincino).
• In occasione delle Amministrative 2010 (28-29 marzo) si candidò alla carica di Sindaco di Venezia, affermando che, qualora fosse stato eletto, avrebbe mantenuto anche gli incarichi di ministro e di parlamentare. «Come sindaco-ministro potrò risolvere i problemi della mia città. Normalmente un sindaco fa anticamera, invece io, stando nella stanza dei bottoni, potrò far prima. E poi il Comune di Venezia risparmierà nove mila euro al mese: farò il sindaco gratis. Lo Stato mi paga già da ministro. Non dovrà versarmi l’indennità da sindaco, cifra che andrà a chi ne ha bisogno. (…) Venezia deve essere ricca per forza, altrimenti sprofonda. Vorrei stopparne il declino e farla tornare ai fasti della Serenissima, e riporterò la sede del Comune a Palazzo Ducale» (Giulia Cerasoli) [Chi 3/3/2010]. Fu inaspettatamente sconfitto al primo turno da Giorgio Orsoni, candidato del centro-sinistra, cui prontamente telefonò per congratularsi della vittoria. Accusò la Lega Nord di avergli fatto mancare gran parte dei suoi voti.
• Il 10 luglio 2011 si è sposato, in forma civile, con Tommasa Giovannoni Ottaviani detta Titti, arredatrice d’interni più giovane di lui di tredici anni, già madre di due figli maggiorenni (Serena e Dario) avuti da un precedente matrimonio. Nonno di Vittoria, figlia di Serena. Abitano in un casale sull’Ardeatina: «Ho affittato un ettaro di terreno per farci una vigna. Voglio un gran vino Roma doc, con vitigni Montepulciano e Cabernet Sauvignon.
• «Lei è bella, simpatica e divertente. Lui iperattivo, vulcanico e dinamico. (…) “Ci siamo conosciuti in un vivaio in Umbria, dove entrambi abbiamo casa. Io con l’auto strapiena di fiori, lui con un ordine di piante lunghissimo e senza macchina. Ho pensato di offrirgli la mia aiuto e gli ho portato le piante a destinazione. Mi ha ringraziato e dopo un po’ ci siamo ritrovati a chiacchierare in un salotto di amici comuni. È finita che non ci siamo più lasciati”, ricorda Titti. “A unirci da subito è stata la passione per l’arredamento e per i piaceri più semplici della vita: il giardinaggio, la cucina, l’arte, le buone letture, l’allegria delle serate con gli amici. (…) Prepariamo entrambi ottimi manicaretti, dalla sua ormai celebre pasta e fagioli alla mia carbonara. Ai fornelli è una bella gara. (…) Siamo entrambi ‘zitelli’: io una zitella di ritorno, dato che sono separata, lui zitello da sempre, perché non si è mai sposato”» (Paolo Scarano) [Gente 4/5/2010]. «Lui le ha chiesto di sposarla “a Ravello. Stavo padellando i paccheri e mi ha detto: ‘Ci sposiamo?’. Gli ho chiesto di aspettare un attimo perché dovevo scolarli bene. Poi gli ho risposto di sì”» (Giulia Cerasoli) [Chi 29/6/2011].
• Nel marzo 2013, previa designazione di Berlusconi e nonostante la tepidezza dei suoi, è stato eletto per acclamazione capogruppo alla Camera del Pdl. «Dopo la rottura con Giulio Tremonti due anni fa, l’economista di riferimento del Berlusca è stato Brunetta, che, profittando del momento di grazia, si è sistemato di sua iniziativa in una suite di Palazzo Grazioli praticamente all’uscio dell’ex premier. Perciò, c’è chi pensa che la promozione a capogruppo sia una ricompensa e chi, invece, un’astuzia del Cav. per liberarsi da una prossimità assillante» (Giancarlo Perna) [il Giornale 1/7/2013].
• Nell’agosto 2013 il suo pungolo fu determinante nell’indurre il Presidente del Consiglio Enrico Letta e il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ad abolire l’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli. «Brunetta immagina di cavalcare il ministro Saccomanni e il premier Letta come Astolfo, il paladino focoso e impulsivo di Ariosto, cavalcava i suoi cavalli domati. “Ho fatto da ministro dell’Economia, da presidente del Consiglio, da vicepremier e nei ritagli ho fatto anche il capogruppo del Pdl”, motteggia Brunetta, sempre sulla garitta di vedetta, sempre vigile, teso, pronto alla pugna, infaticabile. (…) “Ce l’ha fatta, è incontenibile, abbiamo discusso tanto, l’Imu ha molti killer, ma Brunetta è il più killer dei killer”, dicono al Foglio i collaboratori del premier» (Salvatore Merlo) [Il Foglio 29/8/2013].
• Ogni mattina redige insieme al suo ufficio stampa il Mattinale, che poi recapita via e-mail a parlamentari, consiglieri e amministratori locali del Pdl. «È un breviario per scampare alla giornata. Un libretto d’istruzioni studiato da quella macchina da guerra che è Renato Brunetta perché tutti arrivino a sera senza combinare guai. (…) Se finisco in tv, a un confronto in piazza, in una conversazione con un giornalista della carta stampata, che devo dire? Ci pensa Brunetta. (…) Gli argomenti del giorno, gli approfondimenti, gli articoli irrinunciabili, i numeri da mandare a memoria. Il sussidiario quotidiano è a portata di demente: nessuno potrà accampare alibi» (Mattia Feltri) [La Stampa 13/10/2013].
• Tra le sue proposte, quando era ministro: l’istituzione dei DiDoRe (Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi), formulata nel settembre 2008 insieme al collega ministro Gianfranco Rotondi, al fine di conferire riconoscimento giuridico alle coppie di fatto a prescindere dal sesso dei contraenti, senza però inficiare l’unicità della famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna e senza gravare di ulteriori oneri lo Stato (in sostanza, riconoscendo ai conviventi il diritto all’assistenza in caso di malattia e all’eredità in caso di morte, ma non quello alla reversibilità pensionistica); il graduale innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne impiegate nel settore pubblico, sì da parificarla a quella degli uomini (dicembre 2008); lo “svuotamento” sostanziale delle province, da trasformare in enti di secondo livello privi di eletti e di costi politici (febbraio 2009).
• Tra i suoi cavalli di battaglia: la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la pubblicazione di curricula e retribuzioni dei dirigenti pubblici d’ogni ordine e grado, la diminuzione delle auto blu istituzionali, il bilanciamento degli ospiti politicamente connotati nelle trasmissioni televisive, la pubblicazione dei compensi di conduttori e collaboratori della televisione di Stato. Nell’ottobre 2013, ospite della trasmissione televisiva Che tempo che fa (RaiTre), ha polemizzato aspramente con il conduttore, rivelando il suo compenso e definendolo inaccettabile per un dipendente della televisione di Stato. «Da Fabio Fazio, l’altra sera, il capogruppo pidiellino è stato fenomenale. Là, dove tutti mozartianamente si danno la mano, si danno di gomito, si baciano/ abbracciano/ complimentano, cenacolo e ritrovo e tavernetta casalinga dei mejo italiani, in tre inauditi minuti Renato Brunetta ha messo i piedi sul tavolo, il dito nell’occhio, le mani nel piatto. (…) Brunetta sta diventando temibile negli studi televisivi quasi come il suo alter ego Balotelli in campo: si mette di fronte al conduttore di gran successo, di buon contratto, di eccelsa sensibilità democratica tendenza sinistra, e comincia a fissare come un Jack Russell pronto all’assalto del polpaccio – magari tra gondoete di plastica vendute in gioventù, siori che mangiavano il gelato a San Marco e la pesante rinuncia al Nobel. Implacabile. Inguardabile. Imperdibile» [Il Foglio 15/10/2013].
• Innumerevoli le polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni, quando era ministro. Tra le tante: l’idea di mettere i tornelli nei tribunali, per combattere i fannulloni anche tra i magistrati («Molti magistrati lavorano solo 2-3 giorni a settimana, 2-3 pomeriggi a settimana, e poi stanno a casa. Sono servitori dello Stato come tutti gli altri, solo che forse si sono montati un po’ la testa»); la riesumazione del motto maoista «Colpirne uno per educarne cento», con riferimento ai fannulloni nel pubblico impiego; l’esortazione ai dipendenti pubblici a vestire regolarmente in giacca e cravatta anche il venerdì («Quando si è in un’azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato»); l’idea di stabilire per legge che i figli debbano abbandonare la famiglia al compimento della maggiore età; la battuta sui poliziotti «panzoni» («Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto "panzone" che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano»); la proposta di cambiare l’articolo 1 della Costituzione italiana («Stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla»).
• Tra le più roventi la polemica con Michele Placido nel settembre 2009. Alla Mostra del Cinema di Venezia Placido, contestato durante la presentazione del suo film sul Sessantotto Il grande sogno, prodotto da Medusa, era sbottato dicendo «Faccio il film con la Rai e me lo distruggete, lo faccio con Medusa e mi distruggete! Con chi cazzo li devo fare io i film? Non conosco il signor Berlusconi e ho sempre votato da tutt’altra parte». Gli replicò a stretto giro Brunetta: «Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Paese, ed è quello che si vede in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia. Registi che hanno ricevuto 30-40 milioni di euro di finanziamenti incassando in tutta la loro vita 3-4 mila euro. Questi stessi autori nobili, con l’aria sofferente, ti spiegano che questa Italia fa schifo… Solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore. Questo è un pezzo di Italia molto rappresentata, molto “placida”, e questa Italia è leggermente schifosa». Placido reagì annunciando denunce. Anche in altre occasioni Brunetta si scagliò contro i finanziamenti indiscriminati al mondo dello spettacolo: nel 2010, per esempio, dichiarò «Una cosa è la cultura, una cosa è lo spettacolo, una cosa sono le rappresentazioni. Lo Stato finanzia i beni pubblici, non necessariamente finanzia i beni privati. La cultura è un bene pubblico e va finanziato. Lo spettacolo no»; nel 2011 «Abbiamo tagliato i soldi al teatro lirico e al cinema perché io ho preferito dare i soldi ai lavoratori che non ad artisti, artistini e artistoni. Se un cantante lirico non è buono a nulla non capisco perché debba ricevere fondi pubblici: rimanga a casa».
• Altra e contigua polemica del settembre 2009 quella con le élite sociali e culturali, definite golpiste, e con la sinistra “per male”. «Mentre gestivamo la crisi non abbiamo visto l’opposizione. E questo per la democrazia è un problema. Abbiamo visto le élite, o sedicenti tali, impegnate a buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle delle rendite editoriali, finanziarie, burocratiche, cinematografiche e culturali, che hanno combattuto il governo reo di aver cominciato a colpire le case matte della rendita. Lor signori stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato, che noi combatteremo interagendo con la gente. Noi vogliamo confrontarci con l’opposizione istituzionale, non con quella delle rendite. La povera sinistra sarebbe nata con altri scopi e invece si fa condizionare da un’élite di merda. Propongo una lotta di liberazione per i compagni della sinistra per bene: liberatevi da questo abbraccio mortale di questa cattiva finanza, di questo cattivo sindacato, di questi cattivi gruppi editoriali. Tornate alla politica, allo scontro politico, senza farvi dettare l’agenda dai giornali. Lo dico alla sinistra sindacale, politica e culturale “per bene”. Quella che è “per male” vada pure a morire ammazzata» [19/9/2009].
• Moltissime e provenienti da ogni parte le battute più o meno grevi sulla sua statura. Massimo D’Alema: «Energumeno tascabile» [21/10/2008]. Umberto Bossi: «Nano di Venezia, non rompere i coglioni» [17/8/2011]. Mario Monti: «Professore di una certa statura… accademica» [3/1/2013]. Gino Strada: «Esteticamente incompatibile con Venezia» [9/4/2013]. Dario Fo: «Brunetta che giura da ministro? La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per poterlo mettere a livello, all’altezza della situazione. Oppure meglio una scaletta, così se la regola da sé. Sarebbe una gentilezza che si fa a Brunetta, e alla società, per non avere l’angoscia di vedere qualcuno che non ce la fa. Il cervello di Brunetta, quello, sì, che è ancora più piccolo» [26/4/2013] (il giorno seguente Silvio Berlusconi, rispondendo al cellulare di Brunetta, disse a un giornalista: «Questa è la segreteria del Professor Brunetta. Stiamo provando scale, seggiolini e tavolini, e poi anche una gomma di rimbalzo che può essere opportunamente usata»). Esasperazione di Brunetta: «Basta! Una battuta la accetterei. Ma in queste parole infami c’è lo sguardo che mi è dedicato, ed è profondamente razzista. Fanno come con Balotelli: siccome è un vincente, gli fanno buu. (…) Perché tanta ferocia nei miei confronti? per la mia altezza? perché un nano osa pensare e non solo fare la comparsa nei film di Fellini? osa parlare di tutto e non solo della sua statura? osa far politica a tutto tondo e con grinta, senza limitarsi a raccontare le discriminazioni subite perché povero e basso nel liceo dei signori? (…) Non mi attaccano per le mie tesi, ma per la mia statura. Pur di non darmi ragione, ridono di me. Cercano di ridicolizzarmi» (Aldo Cazzullo) [CdS 26/5/2013].
• Celebre la rivalità con Tremonti: «Tra noi c’è sempre stata una sfida a vedere chi è più bravo. Tremonti è fantasioso, io sono fantasioso. Giulio ha grandi visioni, io ho grandi visioni. Lui è geniale, io sono geniale. Ecco, il nostro è un rapporto tra due persone geniali. Tutto qui». «Penso che tra loro non ci sia odio ma un rapporto alla Stanlio e Ollio da cui entrambi traggono linfa. (…) La loro non è una vera rivalità, perché c’è spazio per entrambi. È che da troppi anni costeggiano gli stessi ambienti e inciampano l’uno nell’altro. (…) Tra i due uomini la differenza è questa: Tremonti prima pensa a sé, poi alla causa; Brunetta, pur amandosi, privilegia il partito» (Giancarlo Perna) [il Giornale 8/7/2011].
• Porta sempre con sé 4 penne Mont Blanc e 2 iPhone, uno bianco e uno nero.
• Disse di sé: «Brunetta, figlio di un ambulante veneziano, ha costruito la sua vita senza l’appoggio di alcuno. Non ha amici potenti, massoneria, Opus Dei». «Io, povero, non bello e non ricco, ho fatto il culo al mondo e sono la Lorella Cuccarini del governo Berlusconi, il più amato dagli italiani» [Gente 23/8/2008].
• «Se penso a Venezia, mi sento sempre il ragazzino che pescava granchietti nel rio di Cannaregio e correva in bicicletta sulle fondamenta all’ombra» (Aldo Cazzullo) [CdS 22/1/2010]. Dal padre ha ereditato un senso del dovere «fortissimo, fortissimo, fortissimo: come tutti agogno alle vacanze, ma dopo due giorni mi sento già in colpa» (Francesco Esposito) [Vanity Fair 2/9/2009].
• Si definisce «socialista, laico, mangiapreti» (Maria R. Calderoni) [Liberazione 26/2/2009]. «Penso che la Cgil sia diventato un partito, agli inizi degli anni Novanta. Tangentopoli non toccò chissà perché il mondo sindacale e i sindacati si sostituirono ai partiti. La Cgil lo fece con particolare determinazione. (...) Sono di sinistra. Ma, da buon socialista, sono un anticomunista. Anticomunista e anche anti-Cgil. (...) Dove stanno i comunisti, io sto dall’altra parte» (Jolanda Bufalini e Maristella Iervasi) [l’Unità 24/03/2009]. «I comunisti da salotto non li ho mai sopportati. Sono dei veri conservatori. La sinistra riformista non esiste. Io sono un riformista» (Giulia Cerasoli) [Chi 3/3/2010].
• «L’antiberlusconismo – senza paragonare i fenomeni, ci mancherebbe – ha aspetti eclatanti e altri sottili e non detti, come l’antiebraismo. Gli zar quando avevano problemi interni risvegliavano l’odio antiebraico, e trasformavano la ribellione in pogrom. Così accade oggi a sinistra. Se vuole avere un futuro diverso dalla tristizia dei manettari, la sinistra deve smettere di alimentare l’antiberlusconismo come collante velenoso, che uccide i suoi stessi ideali» (Aldo Cazzullo) [Cds 26/5/2013].
• «Matteo Renzi ha lavorato nella ditta del papà quattro anni e ha fatto politica per ventidue. Tre anni più di Silvio Berlusconi. Se fosse coerente si rottamerebbe da sé» [Cds 21/6/2013]. «Renzi è come lo spread: se non lo conosci bene, lo temi; se impari a conoscerlo, capisci che non fa paura a nessuno» (Claudio Cerasa) [Il Foglio 22/6/2013].
• Su Berlusconi: «Entrò in un convegno mentre stavo parlando. Gentile com’è, si scusò per avermi interrotto. Risposi che grazie a lui avevo ricominciato da capo trovando un incipit migliore. Fu amore a prima vista. Approfondito quando, dopo la caduta del suo primo governo, mi chiese una serie di conversazioni, non lezioni, di economia. Mi chiedeva del tasso di crescita, del rapporto deficit-pil, di Maastricht. Io facevo due ore all’università, poi due ore con lui, poi lo lasciavo per tornare a lezione. E Berlusconi: “Sì, ma poi torna?”. Mai viste tanta umiltà, tanta sensibilità, tanta voglia di capire. Con quella frase mi ha conquistato per sempre».
• «Il Pdl rappresenta la parte migliore del paese, quella che rischia, mentre la sinistra la peggiore» [la Repubblica 12/11/2009]. «Abbiamo un Pdl così pieno di imperfezioni, così pieno di rogne, di problemi. Ma, passatemi l’ossimoro, è una meravigliosa schifezza» (Anna Maria Greco) [il Giornale 11/10/2010].
• «Non è che Tremonti è per il rigore e io no. Io però sono per il rigore sostenibile. Lui è per il rigore-dita-negli-occhi» (Aldo Cazzullo) [Cds 8/7/2011].
• È contrario all’ipotesi, più volte adombrata, che Marina Berlusconi succeda al padre alla guida del centrodestra: «La leadership non è ereditaria, la leadership si dimostra sul campo» [Il Foglio 29/6/2013]; «Mi piacciono le democrazie e non le dinastie: né quelle monarchiche né quelle repubblicane» [CdS 5/8/2013].
• «Questo Paese è profondamente cattolico e ipocrita. Disattende le regole che si dà: questo si definisce "azzardo morale". È la cultura catto-comunista, socialista, liberale ecc. La borghesia dell’unificazione d’Italia, tanto incensata dalla storiografia risorgimentale, fu una borghesia delle mani libere» (Jolanda Bufalini e Maristella Iervasi, cit.).
• «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa. (…) È un cancro sociale e culturale, un cancro etico: dove lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società» [il Giornale 11/9/2010].
• «Per durare, la mala amministrazione ha bisogno dell’ombra, della riservatezza. Il cittadino, che è pagatore e cliente, non deve vedere e non deve sapere. Deve prendere il disservizio come un dato strutturale, naturale. Deve rassegnarsi. Noi abbiamo fatto l’esatto contrario, accendendo tutte le luci e cercando di dirigerne il cono rivelatore in tutte le direzioni. C’è molto lavoro ancora da fare, perché la luce non è mai troppa» [La Stampa 28/5/2009].
• «In qualsiasi mestiere, che sia l’idraulico, il medico, il giornalista, non accetto l’impreparazione. È una cosa inaccettabile» (Gery Palazzotto) [Novella 2000 4/6/2009].
• Si dice che sia taccagno. «Quando si tratta di soldi uso la testa e il cuore. (...) A comprare una cosa che costa tanti soldi sono bravi tutti. (...) Vivere low cost è uno stile di vita intelligente ed emozionante» (Rossana Lacala) [Novella 2000 3/9/2009]. «Per non sprecare il cibo, Renato Brunetta mangia “gli yogurt scaduti da poco quando sono in frigorifero: me lo ha insegnato la mia mamma”» [Cds 18/2/2010].
• «Mangio di tutto e mi compiaccio dei sapori nuovi» (Palazzotto, cit.). «Dentro un fagiolo c’è il mondo» (ibidem).
• Riguardo all’arte: «Se non capisco tendo a dare la colpa a me stesso, poi però penso che l’autore poteva usare strumenti tali da farsi capire. L’arte deve essere sempre popolare senza bisogno di grandi spiegazioni» (Francesca Schianchi) [La Stampa 13/8/2008].
• Sulle donne e l’amore, in un’intervista televisiva ad Antonella Boralevi: «Le donne sono una delle cose più belle della vita. A me piacciono eleganti, intelligenti, non dominatrici e concorrenti, accetto la sfida alla pari»; «Le donne mi corteggiano molto ora che sono ministro, ma anche prima»; «Credo nella passione, è sintesi tra emozioni, cuore e testa. Per imparare ad amare bene può volerci una vita. Così anche per il sesso. Difficile essere bravi, eh… con il tempo, forse. Ci si arriva o con l’intesa o con il sentimento, ma non sempre. Io non sono così ipocrita, il sesso ha anche una sua dimensione autonoma rispetto all’amore»; «Sono un uomo che si lascia abbracciare, mi arrendo alla mia donna, uno che sa dire ti amo. Mi vorrei sposare e vorrei un figlio. In astratto penso che sarei un padre palloso, insopportabile, ma forse con un bambino tuo poi diventi bravo» [Capitani Coraggiosi (La7) 8/7/2009].
• Su Gianni De Michelis: «La miglior testa espressa dalla politica italiana negli ultimi cinquant’anni».
• Su Mike Bongiorno: «Un intellettuale, ma non di quelli inutili».
• «La destra, ovunque monetarista, in Italia è keynesiana. Renato Brunetta ne rappresenta il campione, sposando anche la critica all’euro tipica della scuola di Cambridge» (Stefano Cingolani) [Il Foglio 21/5/2013].
• «Brunetta, figlio di un venditore ambulante, esprime l’indole popolare del berlusconismo, forse più ancora del Cavaliere medesimo. Ma soprattutto ne interpreta l’anima “rivoluzionaria”, liberale e meritocratica, di cui Brunetta è stato il ta-tze-bao vivente» (Ugo Magri) [La Stampa 14/10/2010].
• «La stizzosità di Renato è proverbiale. Un giorno in Aula la presidente Laura Boldrini, annunciandone l’intervento, disse: “Ha la parola il deputato Brunetta”. “Grazie, deputata Boldrini – replicò lui, piccato perché non aveva ricordato che era capogruppo – lei non mi chiama presidente e io non la chiamo presidente”. A volte invece la suscettibilità scompare e Renato torna tenerotto. Tutti sanno la trentennale rivalità tra Brunetta e Tremonti, entrambi socialisti e prime donne. Eppure un giorno, in un momento di distensione durante una riunione politica, mentre Giulio stava distrattamente seduto, Renato gli saltò in grembo sistemandosi come un pupo tra le braccia della mamma. Circolano un paio di foto da Pulitzer di questa quasi poppata tra i due rivali» (Giancarlo Perna) [il Giornale 1/7/2013].
• Alain Elkann: «Un maestro della pasta e fagioli».