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Maria Elena Boschi
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• Montevarchi (Arezzo) 24 gennaio 1981. Politico. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (dal 12 dicembre 2016). Ministro per le Riforme costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento con delega all’attuazione del programma nel governo Renzi (2014-2016). Segretario della commissione Affari costituzionali nel governo Letta (2013-2014). Eletta alla Camera con il Pd nel 2013 nel cosiddetto listino bloccato. Responsabile delle Riforme nella segreteria del Pd. «Candidarmi a Palazzo Chigi? Finché c’è Renzi – e ci sarà per lungo tempo – il problema non si pone. È la persona più brava su piazza e mi fa piacere che mi abbia chiamato a condividere il suo progetto politico. Poi, quando lui avrà finito, si vedrà. Ma in politica un mese è un’era geologica» (a Bruno Vespa) [Ogg 4/11/2015].
• Laureata in Giurisprudenza, un master in Diritto societario.
• «Nata a Montevarchi nel 1981, cresciuta a Laterina, avvocato tutto 110 e lode, la giovane Boschi mangia minestra e politica fin da bambina. (…) Maria Elena è la pianta che cresce nel latifondo della Democrazia cristiana in Toscana, un fazzoletto d’Italia bianca in una regione tinta di rosso. In famiglia gli affari sono maschi, la politica è femmina. Mamma Stefania declinata in Agresti è il vicesindaco di Laterina, nata democristiana, poi popolare con Martinazzoli e infine democratica ma sempre in bianco nel primo Pd veltroniano. Papà Pierluigi sa di terra e finanza, agricoltura e sportello di banca popolare (dell’Etruria), democristiano che sa di botte, grappa, olio, è la tessitura di terra e politica che si associa (e dissocia) in Confcooperative e Coldiretti. Maria Elena è il grappolo d’uva bianca di questo vigneto, lontanissimo l’uvaggio rosso della sinistra. In poche parole, un’eresia» (Mario Sechi) [Fog 10/10/2015].
• «Nel suo paesello del Valdarno tutti ricordano soprattutto il viso paffuto di quando faceva il capo scout o impersonava la Madonna nel presepio vivente, tunica bianca e lungo velo blu come gli occhi (e come il tailleur indossato al Quirinale per il giuramento). “Una bella persona, riservata”, così la ricorda don Alberto Gallorini, il prete che la battezzò. “È stata catechista, spesso lettrice in chiesa: impegnata e curiosa. Aneddoti? Alla Giornata mondiale della Gioventù del 1997 a Parigi una sera tornò dopo mezzanotte. Voleva visitare la città, ma io la sgridai”» (Stefano Filippi) [Grn 25/2/2014].
• «Alle primarie di Firenze perse da Renzi nel 2009 la Boschi sosteneva il dalemiano Michele Ventura. Di lì a poco, sarebbe entrata da avvocato nello studio legale di Umberto Tombari (“Guadagnavo 100 mila euro lordi l’anno”, ha detto a Sette), dove lavorava uno dei suoi amici più stretti, l’attuale tesoriere del Pd Francesco Bonifazi. Per caso (un parere gratuito per sciogliere una bega legale sulla privatizzazione dell’Ataf, la municipalizzata del trasporto pubblico fiorentino) viene notata da Renzi, di cui inizia a seguire le iniziative. Quando nel 2012 Matteo lancia sul serio la sua scalata al Pd (e a Palazzo Chigi), la chiama mentre è in vacanza in Sardegna e le dà 24 ore di tempo per decidere se salire sul camper o no» (Marianna Aprile) [Ogg 16/7/2014].
• «Boschi ci pensò per meno di un giorno, e fu l’inizio della sua seconda vita. La vita in cui Maria Elena molla tutto per tre mesi. Va sul camper. Telefona. Fa. Rilancia (sempre in trio con l’attuale deputata Simona Bonafé e con la commercialista fiorentina ed ex assessore Sara Biagiotti). Poi sale sul palco e fa un discorso sui sogni “che a trent’anni vale la pena di inseguire”, anche a costo “di non dormire”. Perde con Renzi ma allo stesso tempo vince con Renzi (nel giro di tre mesi arriva in Parlamento – e vai a pensare che neanche un anno dopo sarebbe diventata ministro)» (Marianna Rizzini) [Fog 8/3/2014].
• «Non aveva ancora cominciato, ma Maria Elena Boschi aveva già chiaro il percorso. Da responsabile delle Riforme del Pd, sciorinava infatti il programma di governo su Sette nel gennaio 2014, ancor prima che Matteo Renzi scalzasse Enrico Letta da Palazzo Chigi. Chiariva essere necessario: “Riformare il Senato, riformare il Titolo V della Costituzione, varare il Jobs Act e riformare la legge elettorale”. Tutto previsto, insomma. (…) Nei drammatici giorni della staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi per Palazzo Chigi, quello di Boschi è stato il primo dei nomi del toto ministri, mai messo in dubbio. Tappa fondamentale della fulminante ascesa, dopo tre mesi da responsabile Riforme del Pd e dopo soli dieci mesi passati da deputata, in commissione Affari costituzionali, a studiare quella che fino all’ingresso in Parlamento non era la sua materia. Allora appena trentatreenne, Boschi celebrò il tutto presentandosi al Quirinale per il giuramento con un attillato tailleur pantalone di Zara, di color blu elettrico, che fece di lei il ministro non solo più giovane, ma anche il più visibile nella foto ufficiale. Stile super eroe della Marvel» (Susanna Turco) [Esp 18/11/2016].
• «La Riforma costituzionale l’ha fatta lei, lei che è ministro delle Riforme, tessendola attraverso sei interminabili passaggi parlamentari nei quali è successo di tutto a cominciare dal continuo disallineamento delle alleanze, con conseguente necessità di inseguire maggioranze d’aula sempre più complicate. Lei ci mise la faccia. Persino su Wikipedia quella legge si chiama Riforma Renzi-Boschi. Lei, anche in virtù di questo, fu cantata dai poeti del primo renzismo come l’incarnazione stessa della Leopolda “che avanza nelle imparruccate istituzioni con il tacco a spillo acuminato”, un po’ Beatrice un po’ Moana, e si sprecarono aggettivi iperbolici: prometeica, fredda, piena di nuance che confondono, bella e implacabile, occhi di tigre. Crozza ebbe gioco facile a raffigurarla come una Madonna portata in processione: oggettivamente lo era. I cronisti parlamentari di maggior corso ne chiosavano ogni gesto con devota meraviglia, “l’imbarazzata dolcezza”, le mani “che teneva giunte per precisare il concetto”, fino al top di Bruno Vespa su Panorama che ne associò l’allure “alle nobildonne rinascimentali che lasciano beni e affetti perché rapite da una vocazione religiosa” raccontandola come una novella Santa Teresa d’Avila “che acquista sensualità nel momento in cui la trafigge la freccia dell’estasi divina”» (Flavia Perina) [Ink 21/10/2016].
• «Quando la riforma costituzionale giunse in dirittura d’arrivo, anche l’Economist (quello che decretò Berlusconi “unfit” a guidare l’Italia) elogiò il gran daffare che s’era data la ministra Boschi per portare a termine la riforma: “un compito che avrebbe potuto scoraggiare anche una super-eroina”, scrisse il settimanale. “Non sono Wonder Woman”, rispose lei sorniona» (Turco) [cit.].
• «Espediente retorico del giornalismo per raccontare l’inciucio da Patto del Nazareno e affini: i baci e gli abbracci (di Giuda o meno) che la ministra delle Riforme ha scambiato con chiunque abbia dato una mano a raggiungere l’obiettivo delle varie approvazioni. Tra gli altri si ricordano: quelli con Denis Verdini, il capo dei cattivi ma fondamentale per le riforme; il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani; il centrista Gaetano Quagliariello; Maria Rosaria Rossi, senatrice Fi e fedelissima di Berlusconi; Antonio Razzi (più che altro una autocandidatura). Quello che disgustò il leghista Roberto Calderoli, però, fu il bacio e abbraccio che Boschi tributò alla Pd Anna Finocchiaro: “L’ho trovato rivoltante, mi ha fatto venire in mente il bacio di Giuda a Gesù nell’ultima cena”» (Turco) [cit.].
• «Il governo Renzi e la Boschi sono la stessa cosa. È stata lei stessa a dire nell’aula di Montecitorio: “Se pensate di indebolire il governo attaccando me, lasciate perdere”. Ma è vero anche il contrario. Di questo governo la Boschi è insieme il gioiello in vetrina e il tallone d’Achille, il punto di debolezza» (Marco Damilano) [Esp 1/4/2016].
• «La lunga marcia si interrompe sul più bello, proprio alla vigilia della corsa verso il referendum, il “suo” referendum. Novembre 2015: esplode il caso Banca Etruria, l’istituto di Arezzo, città di Boschi, in cui hanno lavorato il padre e il fratello. Gli obbligazionisti perdono i risparmi. Cominciano gli attacchi, le opposizioni affondano il colpo. Alla Leopolda, dicembre, Boschi non si fa vedere per due giorni. Non è più nell’avanguardia del renzismo. Emarginata no, protagonista assoluta nemmeno. Sono mesi duri. Alla fine di questa estate, viene spedita in Sudamerica per una lunga missione. Si rincorrono le voci: la ministra è stata allontanata dal ring del referendum, è la prova del suo oscuramento, il guru della comunicazione Jim Messina ha consigliato a Renzi, per i fini referendari, di valorizzare il privato, ovvero la moglie Agnese Renzi, rinunciando al ticket che per mesi hanno rappresentato lui e la Boschi. Ma se la trasferta latinoamericana, con una campagna a tappeto per il Sì, si rivelasse decisiva grazie al voto degli italiani all’estero? In questi mesi di saliscendi si è detto di contrasti seri nel “giglio magico”. Tra Boschi e Luca Lotti, soprattutto. I due renziani più vicini al premier. Leggende? No. (…) Le gaffe recenti non l’hanno aiutata. Su tutte il riferimento ai “veri partigiani che votano Sì” per contestare la scelta opposta dell’Anpi. “Sia più umile”, ha detto di lei Bersani come dice sempre di Renzi. (…) Dunque, non poteva essere il volto del referendum. La popolarità in calo ha fatto il resto. Il nervosismo è filtrato spesso in questi mesi. In un incontro in Svizzera per il quesito, ha perso le staffe con una signora che la contestava. La “faccia”, nella campagna, ce l’ha messa Renzi» (Goffredo De Marchis) [Rep 3/12/2016].
• Quando, il 4 dicembre 2016, il referendum costituzionale bocciò sonoramente la riforma Renzi-Boschi, Renzi annunciò subito le proprie dimissioni, la Boschi no. «Come quei capitani che sopravvivono ai loro soldati dopo una disfatta in guerra, Maria Elena Boschi paga sia le ferite dei compagni che la sopravvivenza propria. “Non potevo essere l’unica a pagare. Non sarebbe stato giusto. La mia carriera politica non è finita il 4 dicembre”, ha spiegato nelle ore successive al nuovo incarico a tutti quelli che le chiedevano come mai non avesse passato la mano. A passare la mano, l’ex ministro delle Riforme, oggi sottosegretario unico (ma non rimarrà l’unica) alla presidenza del Consiglio, non ci ha mai pensato. Come non ha mai pensato nemmeno all’ipotesi di seguire la scelta di Renzi, quella di farsi da parte per un po’. Del braccio di ferro che l’ha vista praticamente opposta all’ex premier, quel tira e molla sulla riconferma al governo che l’ultimo le ha garantito, emergono oggi – a cose fatte – i dettagli più significativi. “Vieni con me a occuparti del partito”, è il primo suggerimento di Renzi dopo il voto referendario. “Io non voglio lasciare il governo. Tu puoi permettertelo. Se lo lascio io, è la mia fine”, è la risposta» (Tommaso Labate) [Cds 14/12/2016].
• «Oggi la Boschi è l’unica che può sopra vivere alla fine del renzismo. Matteo – come è noto – ha come dote principe la cattiveria. Maria Elena la determinazione. Il cattivo può ruzzolare. Lo spietato, invece, ha la freddezza necessaria per non sbagliare. Il Pd se lo prenderà Maria Elena» (Pietrangelo Buttafuoco a Luca Telese) [Lib 22/8/2016].
• Alla Leopolda del 2013 «si è meritata il titolo di Giaguara, per via delle scarpe impossibili da smacchiare. (…) La Boschi, un profilo cinematografico, occhi che hanno fatto dire a Berlusconi: “lei è troppo bella per essere comunista” (“presidente, i comunisti non esistono più”, rispose). Ha dato spesso buona prova di sé negli incontri politici – a cominciare da quelli con Verdini – e in quelli televisivi, dove evita di perdersi in analisi sofisticate ma dà l’impressione di essere più intelligente perché usa la logica dove gli altri ricorrono al buonsenso» (Andrea Malaguti) [Sta 22/2/2014].
• «È single dall’inizio del 2013, quando è finita con “un ragazzo bello e in gamba, che vota Pd”. Una storia importante, durata quattro anni. Il nome lei non lo fa, ma è quello di Andrea Bruno Savelli, attore (Don Matteo, El Alamein), regista e scrittore fiorentino, dieci anni più di lei e, sì, è bello» (Marianna Aprile) [Ogg 16/7/2014].
• «Ho due fratelli, Emanuele che vive tra Arezzo e Firenze e Pier Francesco che sta in Sicilia. Ogni tanto uno dei due viene a trovarmi. Entriamo in un ristorante e il proprietario mi dice sottovoce con aria complice: abbiamo preparato una saletta. E io: guardi che è mio fratello. La stessa cosa nostra alla sfilata del 2 giugno del 2015. Nessuno conosceva l’uomo che mi stava a fianco. Giornalisti e fotografi scatenati. Anche stavolta era mio fratello» (a Bruno Vespa) [cit.].
• «Su Facebook a Maria Elena hanno dedicato una pagina, Boschi incantati (3.700 iscritti), in cui le si fanno dichiarazioni in versi. Tra le più recenti La Bosconda: “Se ci fosse il gran maestro, se Leonardo fosse vivo / Saresti il suo soggetto: ci pare assai oggettivo / I lineamenti morbidi e quel senso di mistero / Che splendido dipinto, capolavoro vero”. No, non ce lo siamo inventati» (Aprile) [cit.].
• «Capelli biondi sciolti genere Botticelli, ovale Primavera, i famosi occhi mare-di-Ponza che sono anche per lei il semaforo dello stato d’animo: in genere dolci e seduttivi, ma se serve duri e affilati» (Vespa) [cit.].
• «Lei non ride: Lei sorride» (Marco Travaglio) [Fat 29/7/2014].
• «Non fa mai battute, ma da anni sopporta cristianamente quelle di Renzi. Forse è talmente seria che non le capisce, beata lei» (Mattia Feltri e Massimo Gramellini) [Sta 22/2/2014].
• «La Boschi emana il piacere di stare nella trincea. Bella e implacabile. E’ stata sempre così? Certo, lo è sempre stata in potenza, ma c’è un episodio a turboelica che è rimasto impresso sul mio taccuino. Riprendo un vecchio Moleskine datato 2014, scorro una nota del 28 maggio: “Boschi, treccine, bambini”. Che storia. Ore 3.18, profilo twitter di Maria Elena Boschi: Kinshasa. Stiamo ripartendo con i bambini che tra poche ore faranno festa con le loro famiglie #felicità #acasa. Qualche ora dopo, trentuno bambini congolesi scendono dall’aereo, famiglie, lacrime, tricolore, la Boschi prende due pargoli per mano e sfodera un sorriso che è puro ninja marketing. Una spada nel cuore del famoso (e spesso fumoso) immaginario collettivo. Maria Elena con i bimbi in aereo. Maria Elena estasiata e con le treccine. Maria Elena con i lucciconi. Maria Elena. Punto» (Sechi) [cit.].
• «L’aretina Maria Elena Boschi ha confessato in tv di preferire il concittadino Fanfani all’icona rossa Berlinguer per ragioni territoriali. La motivazione è risibile: come se una milanese di sinistra dichiarasse di prediligere Salvini a Che Guevara perché il primo è di Milano. Ovviamente Fanfani non è Salvini e la Boschi non è milanese: resta da capire se sia di sinistra» (Massimo Gramellini) [Sta 28/10/2014]. «È l’incarnazione totale e perfetta del renzismo» (Giovanni Orsina) [Mattia Feltri, Sta 22/5/2015].
• «I miei genitori si sono conosciuti come volontari in una campagna elettorale per un partito politico (la Dc – ndr). Quindi io sono il frutto di un amore nato grazie alla politica» (a Lilli Gruber).
• «Vengo dall’esperienza delle Giornate mondiali della gioventù, sono cattolica, ma sulle unioni civili ho una posizione diversa rispetto a quella ufficiale della Chiesa. Io sarei favorevole al matrimonio. Il Papa, dicendo “chi sono io per giudicare”, ha aperto a una riflessione» (a Pier Luigi Vercesi) [Set 31/7/2015]. «È una cattolica tendenza Francesco» (Andrea Malaguti) [Sta 16/1/2016].
• «Ancor prima di arrivare al governo, chiarì: “Sui diritti supero Renzi a sinistra”, dicendosi in una botta sola favorevole ai matrimoni gay, al testamento biologico e alla legalizzazione delle droghe leggere» (Turco) [cit.].
• «Figli? Ne vorrei tre. E a volte penso di essere già in grave ritardo… Desidero molto trovare un compagno. Sono single da un anno e la vita di coppia mi manca. Torno tardi dal lavoro, la casa è sempre vuota, sono lì da sola a bermi una tazza di latte e magari ho passato la giornata a discutere di emendamenti con uno dell’opposizione. Vorrei almeno trascorrere il mio tempo libero con qualcuno con cui sognare un futuro insieme» (a Paola Jacobbi) [Vty 22/4/2014].
• Milanista.
Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2016 (in preparazione)
scheda aggiornata al 15 dicembre 2016
da Simone Furfaro

Giovedì 19 gennaio 2017
DAI GIORNALI DI OGGI


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