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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Roma 13 giugno 1947. Politico. Democratico (ex Ds). Assessore alla Cultura a Roma (per quattordici anni, fino al 2006) con Francesco Rutelli e con Walter Veltroni. Sulla sua esperienza come assessore alla Cultura ha scritto Una città aperta (Audino, 2013).
• Autore con Franco Ferrarotti di Capitale della cultura. Quindici anni di politiche a Roma (Donzelli, 2008).
• Presidente della fondazione Musica per Roma e dell’Auditorium dal dicembre 2006 (confermato nel 2008 da Gianni Alemanno) al 2011, quando è stato sostituito dall’imprendtore Aurelio Regina. È uno dei massimi italiani di musica leggera. Tra i libri: Storia della canzone italiana (Laterza 1985), L’Italia di Sanremo (Mondadori 1997), Gino Paoli (Baldini Castoldi, 2005).
•  «È il nume dell’Auditorium, Gianni Borgna, uno che diventò "veltroniano", dopo aver fatto di Veltroni un "borgnano", nella sua Fgci» (Luca Telese, il Giornale 19/2/2009).
• Studi al Mamiani (all’epoca liceo di destra), poi l’ingresso nel Pci. Ex capo della Fgci romana, ricorda un Veltroni «diciottenne magrissimo, con occhiali enormi e i capelli lunghi. Sì: un capellone». Primo incarico, segretario della sezione Monte Mario: «Me la affidò Luigi Petroselli, il futuro sindaco, detto l’Etrusco e anche “Joe Banana” per i suoi tratti marcati, da pugile. La prima volta che lo vidi avevamo appuntamento davanti alla sezione ma non lo riconobbi: credevo fosse un edile. Era invece un uomo di grande cultura e di formidabile intuito politico. Per aiutarmi mi affiancò un giovane promettente, Goffredo Bettini. A Monte Mario il Pci quasi non esisteva, ci avevano pure staccato il telefono. Lo ricostruimmo, e bene, tanto che mi affidarono prima l’intera zona di Roma Nord, poi la Fgci romana».
• «Bettini era subentrato a Veltroni, nella guida della Fgci. Con loro c’erano Massimo Micucci e Ferdinando Adornato e tutti insieme ascoltavano Gianni Borgna, il capo saggio, colto — è lui che li convinse a dialogare con Pier Paolo Pasolini — ma anche assai prudente. Un giorno lo incontrarono ansimante. "Gianni, ma dove corri?". "Scappo". Scappavano anche Maurizio Gasparri e Antonio Tajani, inseguiti da duecento compagni rossi del liceo Tasso, quel pomeriggio che Gianni Alemanno se li ritrovò davanti, voltato l’angolo» (Fabrizio Roncone) [Cds 22/12/2010].
• «Da giovane aveva un soprannome, Profumetto, che era un modo affettuoso di esprimerne lo spirito “borghese”, attento ai dettagli, al gusto, allo stile, ai personaggi non strettamente legati alla politica» (Aldo Cazzullo).
• «Intellettuale di sinistra» (Marcello Veneziani).
• Nel 2006 i Ds lo candidarono (invano) al Senato; il gioco degli equilibri interni al centrosinistra lo escluse anche da un sottosegretariato.
• Laureato in Filosofia alla Sapienza di Roma, è docente di Storia e critica del film nella stessa facoltà.
• Tifosissimo della Lazio.