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 2017  marzo 26 calendario

• Roma 14 giugno 1961. Conduttore tv. «La tv è come la cacca: farla è normale, guardarla un po’ meno».
Vita «Sono nato a Borgo Pio. Papà scaricava il burro Gallone. Mamma lavorava come segretaria. Io giocavo a pallone». Dopo la maturità classica (58/60) si iscrisse a Scienze politiche senza terminare gli studi. Poi la tv. «In principio fu la tv per bambini. È il 1981 quando, appena ventenne, debutta sulla Rai con il programma per ragazzi Tre due uno contatto... game. Poco dopo arriva il passaggio a Italia1, al timone della trasmissione pomeridiana per i più piccoli Bim Bum Bam, dove resta nove anni. Fino a quando, nel 1990, è chiamato a sostituire Corrado Tedeschi alla guida del quiz Doppio Slalom. Fino al 1994, quando torna sulle reti pubbliche, Bonolis conduce vari programmi: da Non è la Rai (Gianni Boncompagni lo manda via dopo il primo anno perché si ostinava a dire “alcunché”) al varietà Belli Freschi. Tornato in Rai, è l’anima di trasmissioni di successo come I cervelloni, dedicato a invenzioni e scoperte, insieme a Gene Gnocchi, e lo show estivo Beato tra le donne, che segue il conduttore sulle reti Mediaset quando, nell’autunno del 1996, tentato da compensi favolosi, fa di nuovo i bagagli. Sulle reti del Biscione il presentatore lancia altri campioni di audience: Tira e molla nella fascia preserale, Un disco per l’estate accanto a Renato Zero, lo show Il gatto e la volpe. Alla scadenza del contratto si vocifera di un suo possibile ritorno alla Rai, che però non si realizza: sono targati Mediaset i suoi nuovi successi, come il varietà del sabato sera Ciao Darwin o Chi ha incastrato Peter Pan? Conduce anche varie edizioni di Striscia la notizia, in coppia con Luca Laurenti. Unico flop: il varietà del sabato sera Italiani, del 2001, sospeso in anticipo a causa dell’audience insoddisfacente. Del 2003 è il nuovo passaggio di rete: Bonolis in Rai conduce lo storico contenitore domenicale Domenica In e il fortunatissimo gioco Affari tuoi, capace di scalfire per la prima volta dopo dieci anni l’incontrastata egemonia di Striscia la notizia nella fascia preserale. Gli viene affidata anche l’edizione 2005 del Festival di Sanremo. Il resto è cronaca» (Francesca Schianchi).
• Più recentemente ha condotto il programma con i bambini come protagonisti Chi ha incastrato Peter Pan (2009 e 2010). Dal 2011 conduce il preserale di Canale 5 Avanti un altro.
• Una carriera piena di polemiche. Messo sotto accusa per aver intervistato durante Domenica In il serial killer Donato Bilancia. Accusato poi dai suoi ex colleghi di Striscia la notizia di aver portato in trasmissione la maga Piera Casalino che sosteneva di parlare con i morti (l’anno prima Bonolis aveva condotto Striscia smascherando parecchi maghi e maghe). Infine sempre Striscia fece una violenta campagna contro il gioco Affari tuoi sostenendo che si trattava di un game-show taroccato. Bonolis rispose con un comizio di 45 minuti (andato in onda il 19 gennaio 2003), che si concluse con la frase: «Nella vita ci sono le cose reali e le cose supposte. Se da una parte mettiamo le cose reali, le supposte dove le mettiamo?». Affari tuoi toccò quella sera il 45,88 per cento di share. La furibonda reazione del creatore di Striscia, Antonio Ricci, deve essere inquadrata nel successo di Affari tuoi, prima trasmissione Rai a raccogliere più spettatori di Striscia. L’anno dopo, passato Bonolis in testa, Striscia la notizia riconquistò con sicurezza il suo primato nella fascia 20.30-21.00.
• Ripassato a Mediaset per un ingaggio di 24 milioni di euro in tre anni, a Bonolis non vennero affidati, nella stagione 2005-2006, programmi capaci di giustificare un simile esborso. Mediaset aveva comprato per 61 milioni di euro i diritti relativi al campionato italiano, quelli che fino alla stagione 2004-2005 garantivano alla Rai la messa in onda di Novantesimo minuto cioè la prima visione (in chiaro) dei gol di giornata e decise di affidarne la conduzione proprio a Bonolis. Si pensava che, mettendo in capo a un format fortissimo un fuoriclasse come Bonolis, si sarebbe ottenuto un ascolto record. In realtà, la prima domenica di messa in onda fece registrare un ascolto più basso di quello che s’era registrato in Rai l’anno prima. Di qui prese a salire un malcontento della redazione sportiva di Mediaset: essendo il conduttore del programma non un giornalista ma uno showman, tutto l’impianto del programma seguiva – a giudizio dei giornalisti – criteri più da spettacolo che da informazione. Non essendosi risollevati gli ascolti, si arrivò allo scontro frontale: Bonolis, rifacendo – sia pure più brevemente – un altro comizio televisivo, raccontò ai telespettatori la vicenda e chiamò il suo avversario del momento, il capo della redazione sportiva Ettore Rognoni, “er Penombra”. Lasciò dunque il programma e mise in piedi Il senso della vita. Nella stagione 2006/07 condusse Fattore C, che la Rai e la Endemol (e la critica) giudicarono un clone di Affari tuoi. Nel 2007/2008 Ciao Darwin 5: «Con questa edizione del suo trash-people show fatta dichiaratamente controvoglia, Bonolis si è impiccato da solo: ha confermato le sue doti straordinarie di showman popolare. È ancora lui il mago della tv leggera d’intrattenimento. Per il trono di numero uno se la dovrebbe vedere giusto con Fiorello, se non si limitasse alle incursioni radiofoniche in tv. Tanto ci metterà un attimo a rovinare tutto con l’ambizioso Senso della Vita, prototipo di quella che Renzo Arbore chiama giustamente con orrore “la tv paracula”, che fa leva per finta sui contenuti forti, insomma la riproduzione in varietà dei salotti d’approfondimento sui plastici e gli zoccoli e i mestoli di Cogne, sulle bici di Garlasco e sui coltellacci di Perugia» (Paolo Martini).
• Ad Affari tuoi - una specie di Mercante in fiera dove il concorrente deve scoperchiare venti pacchi, scegliendo ogni volta se accettare l’offerta del banco e ritirarsi con una piccola somma o tentare la sorte continuando ad aprirne di nuovi - inventò tra le altre l’espressione “vecchio conio”: «50 milioni del vecchio conio!», per far capire subito a un pubblico che si supponeva non troppo a suo agio con “il nuovo conio”, il valore di 25 mila euro.
• Nel 2010 Cesare Lanza l’ha accusato di essere un «traditore» per averlo escluso dal team di autori di Ciao Darwin: «È un bamboccio. In scena è un genio, ma nella vita è un infelice. È un bambino immaturo, viziato, senza valori di riferimento».
• Con Luca Laurenti e Riccardo Garrone è stato protagonista dal 2000 al 2011 di una serie di spot per il caffè Lavazza: «Siamo un po’ – con tutto il rispetto per quel duo magnifico – Totò e Peppino De Filippo».
• Provò (senza grande successo) la strada del cinema con il cinepanettone Commediasexy di Alessandro D’Alatri (2006).
• A 22 anni sposò l’americana Diane, da cui ha avuto due figli che vivono nel New Jersey. «Fino a 17 anni pensavo che le donne fossero quelle che non giocavano a pallone. Il mio primo amore è stato Lucia, poi Diane. Poi Laura Freddi. Solare, perbene, molto bella. Ci siamo lasciati dopo quattro anni». Adesso è sposato con Sonia Bruganelli, di 12 anni più giovane (altri tre figli: Silvia, Davide e Adele), che ha raccontato: «Studiavo all’università Scienze della comunicazione. Mi ha chiesto: “Ti va di frequentarci da amici?”. È iniziata così, mio padre era preoccupato. Poi una sera è salito a incontrare i miei. È stato molto carino». Lei per mesi gli ha chiesto di sposarla, ma lui «usciva da una storia complicata, era lacerato».
Frasi «Quante trasmissioni avrò fatto? Trenta? Non ne ho azzeccate due: Fattore C e Italiani. Mi sbattono in faccia solo quelle. Un po’ esagerato. O no?».
• «Alla Rai mi dicevano: stai molto attento con gli esperimenti perché il pubblico della domenica è completamente bollito. Ma io mi domandavo: era bollito di suo o veniva bollito? Io credo che venisse bollito».
• «Ho la sindrome del soprammobile: dove mi mettono sto».
• «Non parlo molto, parlo veloce. In questo sta la differenza. Gli altri conduttori illustrano, io faccio accadere cose, i miei programmi sono pieni di fatti. E sono irriverente sia con l’attrice famosa sia con l’uomo calvo col riporto. Per me l’alto e il basso non esistono».
• «Fabio Fazio ha il problema di non essere abbastanza cattivo, ha un problema d’immagine. Io invece, che so di essere “buono dentro”, non mi preoccupo di apparire cattivo o becero. Rivendico la beceraggine, antidoto all’arroganza intellettuale».
• «La verità è che anche i migliori intellettuali qualche volta la sera a cena si mettono a cantare “daglie de punta e daglie de tacco...”. Io do de tacco e de punta per tutta la giornata e la sera leggo libri».
• «Ero – e sono – tra i pessimisti più felici al mondo».
• «Lo confesso, la vecchia che cade mi fa ridere, mi piace il lato grottesco dell’esistenza. Ma la cattiveria non mi appartiene, gioco perché sto bene con le persone, è il cinismo classico alla Alberto Sordi. A 52 anni mi toccano il sedere, bacio le vecchie, non mi preoccupo di niente» [Silvia Fumarola, la Repubblica 3/10/2013].
Critica
«Fa ridere, se non con le barzellette, certo con un linguaggio maccheronico, con molte “totoate”, con molti omaggi all’italiano medio effigiato da Alberto Sordi. È un vincente o tale appare. Appunto: berlusconiano in apparenza ma ormai non più nei fatti, svincolato dopo un famoso sondaggio domenicale in cui irrise re Silvio Berlusconi al grido di Basta!, e un’intervista in cui prese le distanze da Forza Italia (tanto che il badiale Sandro Bondi e un gruppo di deputati della Casa delle Libertà gli hanno mosso guerra)» (Aldo Grasso).
• «È un uomo colto. Non usa 500 vocaboli ma 50 mila e in genere si lavora con 2000. Ha creato un suo stile. C’è il comico che per far ridere deve insultare, abbassare l’altro, dire parolacce. Lui no, inventa vocaboli nuovi. Come quando dà gli appellativi ai concorrenti di Affari tuoi, per creare dei personaggi: barbetta, uomo ragno, uomo delle nevi» (Francesco Alberoni).
• «È l’Alberto Manzi dei tempi nuovi: se il pubblico s’impadronisse di tutti i suoi congiuntivi, sarebbe già una buona divulgazione; nella lettura negativa, è un’ulteriore prova di supponenza. Ci sono molte leggende che lo riguardano: una racconta che lui, prima di andare in onda, consulti il vocabolario, per fare colpo, memore della lezione di Ettore Petrolini e del suo Nerone: “Il popolo quando sente delle parole difficili si affeziona”» (Alessandra Comazzi).
• «Se è il caso, Bonolis non si ferma davanti a nulla. In Ciao Darwin su Mediaset prese a far superare ai concorrenti prove del tipo: sdraiarsi per terra e farsi abbracciare da un alligatore (vero)» (Antonio Dipollina).
• «La sua peculiarità è l’essere normale. E enfatizzare le sue imperfezioni: per capirci, se fosse calvo, non si farebbe mai il trapianto. Infatti porta baldanzosamente in giro i suoi occhiali da vista, come ha sempre fatto Mike Bongiorno (Fabrizio Frizzi se ne è liberato optando per le lenti a contatto). “So’ cecato”, dice continuamente rimettendosi a posto le lenti. Cecato ma anche sordo. “Cheeee?”, chiede piegando l’orecchio e argomentando: “Da sta’ parte nun ce sento”. Come tutti i non udenti, urla a più non posso. Ha raccontato più volte di essere stato balbuziente (“Tartagliavo, poi me sò sbloccato. Mio padre c’aveva ragione: ‘Nun te preoccupà, passa’, mi diceva”). Un mito? Al contrario: uno che ha problemi comuni a tutti. E che ha inaugurato un nuovo modello di conduzione: quella fisica. Suda come un box doccia: a Beato tra le donne, trasmissione che lo lanciò nel 1995 su Rai Uno con punte del 43 per cento di share, salutava il pubblico completamente zuppo. “So’ fradicio”, commentava, senza mai correre ai ripari con truccatrici e costumisti» (Denise Pardo).
Politica «Io non sono né di destra né di sinistra, non me ne può frega’ de meno». A Claudio Sabelli Fioretti che gli chiedeva per chi votasse: «Molto spesso per la sinistra». Mai votato Lega? «Mai. Qualche volta Pier Ferdinando Casini. Ho votato Walter Veltroni perché è una persona meravigliosa». Rifondazione? «No, ma mi piace tanto Fausto Bertinotti. Lo incontro spesso da Pallotta, un ristorante di Ponte Milvio, sta lì sempre coi nipotini».
• «Berlusconi è adorabile. È uno spasso, carino, divertente. Ha le sue pecche, ma non si può stare sempre con la lente di ingrandimento sulle pecche di una persona. Gianfranco Fini sa parlar bene. Come Casini».
• «Non esiste la politica in Italia, si vuole raccontare la realtà ma non gestirla. I problemi sono gli stessi da 50 anni, e diciamo di essere un popolo intelligente: se non siamo riusciti a risolverli o non siamo così intelligenti o c’è interesse a mantenere uno stallo nel quale la politica ricava la sua ragione d’essere. (…) L’Italia è un Paese utile ma non conta. Dal Piano Marshall siamo uno scaffale degli Stati Uniti» [Fumarola, cit.].
Tifo È interista: secondo la leggenda fu lui a consigliare a Massimo Moratti l’acquisto del brasiliano Adriano. Sul giornale Controcampo curava la rubrica Popobawa’s Eye (dal nome del nano sodomizzatore cantato nella mitologia di Zanzibar).
• Appassionato anche di rugby: «Qualche anno fa lessi un articolo di Alessandro Baricco, raccontava una partita tra Francia e Nuova Zelanda. Mi incuriosì e decisi di provare».
• A casa ha un pappagallo.
• Fama di superdotato e di avaro: «Dicono che ho il braccetto Luigi XV, non è assolutamente così».