Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Milano 5 dicembre 1972. Pianista. Diplomato al Conservatorio di Firenze nel 1993 e definito dieci anni dopo «il miglior talento jazz» dalla rivista giapponese Swing Journal. Nel 1998 i giornalisti di Musica jazz lo avevano proclamato miglior nuovo talento.

• «Avevamo in casa un organo Bontempi e io a sei anni ci mettevo le mani sopra. Allora mi chiesero, vuoi prendere lezioni di piano? E io: sì, certo. A quel punto comparve in salotto un pianoforte verticale. Confesso, iniziai a suonare per poter fare il cantante. Nella mia immaginazione quello era lo strumento che mi sarebbe servito un giorno per accompagnare la voce. Ero appassionato di canzonette, il mio idolo era Celentano, lo imitavo in playback davanti allo specchio. Finché non mi capitò tra le mani una cassetta di Renato Carosone e fu amore a prima vista. Era tutto quello che io avrei voluto diventare: cantava, suonava il piano ed era divertente. A undici anni gli scrissi, e alla lettera allegai una cassetta con le sue canzoni cantate da me in un improbabile napoletano. Incredibile, mi rispose: poche righe in cui mi consigliava di studiare il blues. Lì iniziò la febbrile ricerca di vecchi dischi, che mi ha portato fino al jazz e alla passione per la musica afroamericana» (Giuseppe Videtti) [Rep. 7/8/2011].
• «È l’enfant prodige del jazz italiano, simpatico, poco ortodosso, giocherellone, capace di far ridere gli spettatori con ghiotti calembour musicali, da solo, e perfino a fianco di Renzo Arbore con alcune indimenticabili imitazioni (Paolo Conte, Franco Battiato, Marco Masini). Eppure quando vuole Stefano Bollani sa essere molto serio, sa tirar fuori dal suo pianoforte note sublimi e ha convinto perfino Manfred Eicher, il leggendario padrone-produttore della Ecm, la più prestigiosa delle etichette contemporanee del jazz, ad affidargli un album tutto suo» (Gino Castaldo).
• «È una sorta di Pico della Mirandola del pianoforte. Diplomato al conservatorio, è in grado di suonare praticamente tutto, da Nilla Pizzi a Coltrane, da Paul Anka a Gershwin, da Little Richard a Poulenc passando per il duo con Enrico Rava. In questa straordinaria stagione che sta attraversando il jazz italiano c’è molto di suo» (Paolo Biamonte).
• «Non si pone come jazzista tout-court ma come musicista che padroneggia tanti repertori, ha un profondo gusto per lo spettacolo, è capace di sdrammatizzare la musica come di renderla altamente significativa e, in definitiva, batte in breccia lo stereotipo dell’artista senza precipitare in quello dell’arguto intrattenitore» (Luigi Onori).
• «Qualsiasi cosa suoni, da Renato Carosone a Mozart, sembra lo faccia senza sforzo. Che tutto fluisca spontaneamente dalle sue dita, come fosse sfiorato dalla grazia. E così leggerezza e profondità finiscono per specchiarsi una nell’altra, decretando la fine di un’artificiosa contrapposizione. Dando all’ascoltatore la consolante sensazione che ogni difficoltà tecnica, anche il repertorio più arduo, possa essere affrontata con il sorriso» (Alberto Dentice).
• «Era il 1993, suonavo alle tastiere in un gruppo pop: alla voce c’era Irene Grandi, alla batteria Marco Parente. Venne il produttore di Raf per ascoltare Irene: prese lei ma scritturò anche me. Per due anni ho fatto il tastierista nei tour di Raf e Jovanotti. Poi è arrivato Enrico Rava e mi ha salvato. Ho suonato anche in un disco di Laura Pausini, Le cose che vivi: l’ho riascoltato una volta e non ho capito dov’è che suonavo io e dove altri».
• «Un vulcano d’idee, una fucina di progetti. Rappresentante di una generazione di musicisti che detestano rimanere ancorati a uno stile o una forma, “Bolla” si diverte a giocare le carte più diverse, pubblicando un libretto dedicato all’America di Renato Carosone, e macinando concerti con Rava, il suo quintetto e nei formati più diversi» (Giacomo Pellicciotti).
• «L’impressione, vista la proliferazione incontrollata dovuta al suo talento multiforme, è che non ce ne sia uno solo. C’è il pianista jazz, certo. Ma poi c’è l’interprete classico di Ravel e Gershwin scoperto da Riccardo Chailly. C’è lo scrittore di romanzi (La sindrome di Brontolo) e saggi (Parliamo di musica). C’è il funambolo del cazzeggio lanciato dal Dottor Djembé su Radiotre. C’è il divulgatore televisivo di cose di musica nel programma Sostiene Bollani, gran successo su Raitre. E c’è almeno un altro Bollani, forse meno conosciuto, l’esploratore innamorato del Brasile e dei suoi musicisti. Quel Bollani, appunto che insieme a Hamilton de Holanda, virtuoso del bandolim (il mandolino a dieci corde tipico del folclore brasiliano) ha realizzato per l’Ecm l’album E que serà. Un disco che celebra non tanto due virtuosi degli strumenti, quanto due artisti che nell’improvvisazione trovano la forma di espressione ideale, colti in un momento di grazia e di divertimento» (Alberto Dentice) [l’Espresso 13/9/2013].
• Ha vissuto ad Alba, poi a lungo a Firenze (da lì l’accento toscano). È stato sposato con la cantante Petra Magoni: «Ci siamo conosciuti fuori dalla musica, e in fondo mi fa piacere che le nostre carriere vadano per loro conto, qualche volta collaboriamo l’uno alle cose dell’altro, ma un progetto insieme al momento non mi sembra un’idea possibile. Non vorremmo fare la fine di Al Bano e Romina Power» (nel settembre 2006). Due figli: Leone e Frida. 
• «Da bambino nessuno te lo dice che in futuro, se diventerai un musicista professionista, invece di suonare e studiare musica, passerai la maggior parte delle tue giornate a viaggiare, a rispondere al telefono, a parlare con le persone. Io invece vorrei suolo suonare, suonare, suonare. E studiare, anche. Non avere tempo per farlo mi dispiace» (Nadia Busato) [Cds 1/8/2013].
• «Sono un musicista disordinato, con una vita disordinata. Ma di certo affatto noiosa».
• È apparso come personaggio in Topolino con il nome di Paperefano Bolletta.
• Ha ideato e condotto il programma di Raitre Sostiene Bollani (2011 e 2013). Ultimo libro: Parliamo di musica (Mondadori, 2013).
• «Se in tv esistesse lo scambio delle figurine, per una di Stefano Bollani sarei pronto a sacrificarne venti di Giovanni Allevi. Per un giusto risarcimento: nella vita quelli che non si prendono troppo sul serio, quelli che sanno scherzare su di sé e sul proprio lavoro, quelli che non ripetono continuamente (vizio tipico di molti scrittori) “io sono un genio”, ebbene costoro rischiano di passare in second’ordine rispetto a chi è capace di far pesare il suo ego extra large» (Aldo Grasso) [Cds 20/9/2011].
• «Uno accende la televisione, di questi tempi, e si trova di fronte Stefano Bollani (in Sostiene Bollani, la domenica su Raitre), in duetto semicomico con Caterina Guzzanti, che dice cose intelligenti, divertenti, cita Chopin e Thelonious Monk, Gorni Kramer e Natalino Otto, e riesce a intrattenere con garbo il pubblico» (Gino Castaldo) [Rep. 22/9/2011].
• Durante un set fotografico per un’intervista a Vanity Fair il fotografo gli fece cadere in testa «una pesantissima asta in ferro (pieno). Bollani è stramazzato al suolo. E quando è tornato nel mondo dei vivi – merito di una riflessologa che, dopo avergli messo una busta di ghiaccio in testa, gli ha massaggiato i piedi – non ha neppure tentato di picchiare l’involontario killer» (Andrea Scarpa) [Vanity Fair 7/12/2011].
• «Con Giovanni Allevi non abbiamo niente in comune. Io amo la spontaneità, lui si è attirato antipatie perché ha puntato su una comunicazione fatta di invenzioni. Non è mica vero, per esempio, che in Giappone riempiva i teatri» (Scarpa, cit.).