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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Macerata 28 aprile 1961. Giornalista. Deputata di Sinistra ecologia e libertà. Presidente della Camera (eletta il 16 marzo 2013). Ex portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). È la terza presidente della Camera donna, dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. «Mi sono candidata perché indignata dalla politica come tanta altra gente in Italia e perché non ci si può limitare a lamentarsi».

• Dopo la maturità classica va a lavorare in una risaia del Venezuela, prima di intraprendere un lungo viaggio in tutto il Centro America. Laurea in Giurisprudenza a Roma nel 1985 (tesi sul diritto di cronaca), dopo una breve esperienza come precaria in Rai comincia nel 1989 la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Wfp) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è stata portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati per il quale coordina anche le attività di informazione in Sud-Europa. Si è occupata in particolare dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Numerose missioni in luoghi di crisi tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda. «In Kosovo Umberto Ranieri ricorda “che accoglieva quei disgraziati in fuga e discuteva con passione ma senza forzature o estremismi”. Anche a Roma frotte di rifugiati si raccoglievano davanti al suo ufficio, quasi fosse un’ultima spiaggia. “Siamo abituati a pensare ai migranti come numeri, ma dietro ogni numero c’è una vita”» (M. G. B.) [Sta 18/5/2009].
• Nel maggio 2009 fu coinvolta in una polemica con l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, che l’accusò «di essere “o disumana, perché pretende che teniamo i rifugiati per mesi rinchiusi nei centri per poi espellerli, oppure è criminale perché vuole eludere la legge e vuole che una volta in Italia scappino e si sparpaglino sul territorio”. Poi il ministro ha definito l’Unhcr per i rifugiati “uno degli organismi che contano quando la stampa li fa contare, ma in realtà non contano un fico secco”. E ha rincarato la dose dicendo che “a rappresentare l’Italia in quell’organismo c’è una persona che non ha meriti personali, la signora Boldrini che è nota per essere un esponente di Rifondazione comunista e porta il cognome di un noto capo partigiano, rispettabilissimo, per carità”» (Cds 17/5/2009). Fu poi chiarito che non è esponente di Rifondazione né parente di Arrigo Boldrini.
• Alle elezioni politiche del 2013 è stata candidata alla Camera nelle circoscrizioni Sicilia 1 e 2 e Marche come capolista di Sinistra ecologia e libertà (fortemente voluta da Nichi Vendola). La sua candidatura è stata inclusa tra le ventitré persone scelte dall’assemblea del partito senza passare dalle primarie. Ha optato poi per il seggio in Sicilia 2. Eletta presidente della Camera il 16 marzo 2013 con 327 voti su 618 votanti.
• Nel 2010 ha scritto per Rizzoli il libro Tutti indietro sull’immigrazione e la politica di respingimento dei migranti. Teneva un blog su Repubblica (“Popoli in fuga”) e uno sull’Huffington Post. Nel 2013, sempre per Rizzoli, Solo le montagne non si incontrano mai. Storia di Murayo e dei suoi due padri, sulla vicenda di una bambina somala gravemente ammalata, portata in Italia da un militare nel 1994, che dopo quattordici anni riconosce il padre naturale in una puntata della trasmissione Chi l’ha visto e, incoraggiata dalla sua famiglia siciliana e aiutata dalla stessa Boldrini, riesce a incontrarlo in Kenia. 
• Medaglia ufficiale della Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999), Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004). Nel 2009 ha ricevuto la cittadinanza onoraria del comune di Lampedusa. Famiglia Cristiana, nel suo primo numero del 2010, l’ha indicata come italiana dell’anno 2009 per il «costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo e per la dignità e fermezza mostrate nel condannare i respingimenti degli immigrati nel Mediterraneo effettuati».
• Parla francese, inglese, spagnolo. «La prima volta ho acquisito lo spagnolo con l’esperienza diretta in America centrale, mi piaceva molto come lingua e quindi al ritorno presi delle lezioni. Il francese l’ho imparato un po’ ai tempi dell’università perché coabitavo con una ragazza francese, e poi ho frequentato la scuola Alliance Française a Roma. Anche quando lavoravo alla Fao prendevo lezioni. L’inglese l’ho imparato viaggiando e approfondito con lo studio» (Fabrizio Buratto) [S24 8/2/2010]. Separata dal giornalista Luca Nicosia, una figlia, Anastasia (1993), che studia Scienze politiche in Inghilterra. Compagna da anni del giornalista catanese Vittorio Longhi, di undici anni più giovane: «Ci sono uomini che stanno con ragazze più giovani di trenta-quaranta anni e questo viene considerato normale. Se una donna ha un compagno di 11 anni di meno, diventa subito uno scandalo, e questo dimostra un maschilismo inaccettabile, un’arretratezza allarmante. Vittorio è un giornalista che non ha barriere culturali e ha una visione che esce fuori dai confini nazionali. Con lui divido da cinque anni anche ideali e impegno» (a Stefania Di Lellis) [D 27/4/2013]. Appassionata di musica, da Lucio Battisti ai Radiodervish: «Poi Venditti, De Gregori, i Nomadi. Insomma quelli che cantavo quando facevo la scout» (Elvira Serra) [Cds 13/2/2010].
• È stata il primo presidente della Camera, nel giugno 2013, a prendere parte al Gay Pride, a Palermo.
• Il 31 ottobre 2013 ha ricevuto il Tapiro d’oro da Valerio Staffelli di Striscia la notizia per aver partecipato come assistente di produzione nel 1988 al programma Cocco di Pier Francesco Pingitore.
• È spesso contestata dal Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo sul suo blog nel settembre 2013: «La Boldrini è un oggetto di arredamento del potere, non è stata eletta ma nominata da Vendola».
• Secondo un sondaggio online è la donna più amata dai camionisti italiani. Seguono la giornalista Alessandra Viero e Alessandra Moretti del Pdl (Lib 21/8/2013).
• È cattolica: «Anche se non molto praticante. Ho ricevuto un’educazione religiosa. Mio padre ci faceva recitare il rosario in latino, la sera» [Di Lellis cit.].
• È stata criticata e accusata di sperperare i soldi pubblici per aver fatto cambiare la carta intestata di Montecitorio sostituendo la dicitura «il Presidente» con «la Presidente». La risposta su Facebook: «La carta della Camera dei deputati con l’intestazione “il Presidente” non è stata buttata. Non è andato al macero nemmeno un foglio. Tutte le risme già in archivio sono e restano ordinatamente riposte in magazzino, in attesa del prossimo uomo presidente che si occuperà di guidare Montecitorio (...) In questa scelta c’è la volontà di dare un segnale, così come mi è stato chiesto da tantissime donne, rivendicando, anche attraverso l’articolo, il genere di appartenenza».
• «Mai un sorri­so sul bel volto di cinquanta­duenne giovanile. Sempre im­bronciata e superciliosa, con la voce esasperata di chi ha la ri­cetta per un mondo migliore ma è inchiodata a questa valle di lacrime dai trogloditi che non la pensano come lei. Fieramente consapevole di appartenere a un’élite come borghese benestante e militan­te della sinistra mondialista, Laura ha tuttavia degli sbalzi umorali che manifesta nel cam­bio continuo del look. Un gior­no ha i capelli sciolti, l’altro a co­da di cavallo, a volte ha occhia­li, altre è senza, alterna abiti da clausura a maliziosi decolleté, vesti arcobaleno a cupe tenute da esistenzialista. (...) Prima di cinque figli (oltre a lei, tre fratelli e una sorella), Laura appartiene a una cospi­cua famiglia, molto cattolica, dell’anconetano. Il ceppo è di Matelica, il borgo di Enrico Mat­tei e dell’amico Massimo Bol­drini, pezzo grosso dell’Eni e lontano parente di Laura. Do­po le prime scuole in campagna, la ragazza si trasferì a Jesi ­città natale di Federico II – per il liceo. Era uno spirito ribelle, un simil maschiaccio che non sta­va mai con le ragazze. Col pa­dre, austero avvocato conserva­tore, che le aveva insegnato le preghiere in latino, rompe i ponti quando, dopo la licenza, decide di partire per il Venezue­la a fare la campesina tra le risa­ie, tirando poi a lungo con un gi­ro in Centro America prima di approdare a New York. Tornata in Italia, traslocò a Roma per fre­quentare Legge alla Sapienza, mentre l’idea di occuparsi dei drammi del mondo si faceva sempre più strada. Fino alla lau­rea, prese l’abitudine di trascor­rere sei mesi l’anno nei Paesi a rischio, con il babbo sempre più arrabbiato e la mamma, an­tiquaria, a tenerle teneramente bordone. (...) Nel giro di un an­no – nel 2011 – ha perso il pa­dre, la madre, l’unica sorella e una zia, cui era legatissima, per un’identica, crudele malattia» (Giancarlo Perna) [Grn 5/8/2013].
• «Se il sogno finale è il modello Iotti, l’avvio è piuttosto marcato dal modello Manu Chao. Così, è su questo duplice binario che la fenomenologia della presidente Boldrini si muove: l’autorevole tailleur, persino a volte un filo di perle quasi thatcheriano; l’argomentare sospiroso di chi il mondo guarda con sguardo impeccabilmente, politicamente corretto. Vengono annotati dalle cronache i cambi di colore, “dal rosa confetto al grigio perla”, non viene tralasciata la segnalazione della “lunga pashmina color melanzana”, non manca l’attenzione sugli orecchini, “vera passione di Laura Boldrini”» (Stefano Di Michele) [Pan 29/8/2013].
• Ribattezzata dal Foglio «la badessa di Montecitorio».