Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Napoli 20 giugno 1934. Magistrato. Ex procuratore generale di Milano ed ex presidente di sezione della Commissione tributaria provinciale di Milano. In pensione dal giugno 2009. «Il mio motto? Quello di San Bonaventura: la giustizia si nutre del silenzio».
• In magistratura dal 1960, «prima consigliere di Corte d’appello e poi, dal 1993 al 1998, capo dei gip a Milano. Quando approdò in quel ruolo, rimasto per diverso tempo vacante, si era in piena Mani pulite e a lui non piacque il sistema del “giudice unico” che seguiva tutte le inchieste di quel filone: “Il gip è un giudice autocrate che non può far parte di un pool – disse – se un pm mi chiede chi è di turno io gli rispondo ‘presenta la pratica e lo saprai’”. Così quando Italo Ghitti, “il gip di Mani Pulite” passò al Csm, fece ruotare le assegnazioni anche di quelle inchieste. Un atteggiamento che gli costò polemiche ma che non cambiò mai. Anzi, decise di installare in ufficio una macchina obliteratrice per rendere ancora più automatica la distribuzione delle inchieste: avrebbe timbrato con data e numero progressivo ogni pratica presentata dai pm, che sarebbe finita ai gip semplicemente in base alla loro turnazione» (Susanna Marzolla).
• «In Corte d’appello era considerato un fedelissimo di Piero Pajardi, andreottiano, per lunghi anni presidente della Corte d’appello, dimessosi nel novembre ’93 dopo l’arresto per corruzione di Diego Curtò, un altro dei magistrati a lui più vicini. Con Pajardi condivideva la robusta fede cattolica (entrambi erano considerati vicini all’Opus Dei) e la militanza in Unicost, la corrente di centro della magistratura» (Luca Fazzo).
• Nel 2007 il gip Clementina Forleo, protagonista del caso Unipol, lo tirò in ballo in un’audizione al Csm: «“Guarda, Clementina, ti devo dire una cosa”, mi disse un giorno. Io mi allarmai. “Ha chiamato Massimo D’Alema. Sì, ha chiamato D’Alema e ha detto di stare attenti a depositare le trascrizioni perché ci potrebbero essere conversazioni di carattere privato”». Convocato dal Csm, Blandini smentì: «Nego di aver riferito alla Forleo di aver ricevuto chiamate da o per conto di Fassino e D’Alema». I due mantennero la loro versione dei fatti anche durante un confronto svoltosi a Brescia davanti ai magistrati della procura il 20 dicembre dello stesso anno. La vicenda fu raccontata da una docu-fiction trasmessa durante il programma di Michele Santoro Annozero appena due ore dopo la fine del faccia a faccia. La Forleo fu poi trasferita da Milano su decisione del Csm «per aver provocato – con le sue dichiarazioni in tv e ai giornali sulle presunte “sottili pressioni” di “poteri forti” nell’inchiesta Unipol/ Bnl – una frattura insanabile con i colleghi milanesi. “A fronte della comune e diffusa percezione che la dottoressa Forleo subisse delle pressioni o delle intimidazioni personali”, non sono state accertate “circostanze tali da giustificare una pubblica denuncia” di tal tenore. La Forleo, infatti, avrebbe interpretò come interferenza quello che era un “invito alla prudenza” nella gestione delle intercettazioni telefoniche del procedimento Antonveneta-Bnl-Rcs rivoltole dal procuratore generale di Milano Mario Blandini e le presunte “pressioni” politico-giudiziarie sul pg della Cassazione affinché avviasse un procedimento disciplinare contro di lei» (Giuseppe Guastella) [Corriere della Sera 25/7/2008].
• Sposato, due figli (una avvocato dello stato a Milano, l’altro giudice civile a Vigevano).
• Ama il giardinaggio e la bicicletta. [Giuseppe Guastella, Corriere della Sera 21/11/2002].