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 2017  marzo 28 calendario

• Novi Ligure (Alessandria) 19 marzo 1957. Attore. «Non sono calvo, ho solo la riga larga».
• Padre commerciante, madre maestra, trasloco a Milano (dalle parti di Melchiorre Gioia) all’età di cinque anni, asilo dalle Madri Pie di via Vassallo: «Con i miei amici andavamo a giocare nel quartiere della Maggiolina, dove abitavano Adriano Celentano e Claudia Mori. Dalle loro finestre, prima ancora che fosse incisa, ho ascoltato le prove di Siamo la coppia più bella del mondo. La Mori mi fece anche un autografo. Mise i cuoricini sulle i del suo nome e cognome» (Valeria Braghieri).
• «Ho fatto in tempo a prendere la coda di tutto. Sono stato iscritto per cinque anni ad Avanguardia operaia e al liceo Cremona ero un leaderino con un certo seguito. Per esempio, è un po’ colpa mia se quasi tutta la quinta D fece scelte sbagliate all’università. Nella nostra classe quello più a destra era della Fgci e tutti avremmo voluto prendere facoltà come Filosofia o Scienze politiche. Ma io spiegai che in questo modo, una volta preso il potere, avremmo fatto la fine della Cina che era stata costretta a chiedere ingegneri e tecnici alla Russia. Così preparammo una specie di governo futuro, tirando a sorte i ministeri. A me toccò quello dell’Agricoltura. Mi iscrissi a Agraria. Un altro andò a Medicina per prepararsi a occupare il ministero della Sanità, un altro a Economia per quello del Lavoro, e così via. Quasi nessuno però resse il progetto per più di un anno accademico. Io riuscii a frequentarne due, facendo ben 17 esami. Poi, deluso dalla politica e travolto dal languore dei vent’anni, passai un anno a non far nulla pensando, con Paul Nizan, che quella fosse davvero l’età peggiore della vita».
• Diploma alla Civica scuola d’arte drammatica di Milano (1981), lavorò con Dario Fo (Morte accidentale di un anarchico, 1987) e col Teatro dell’Elfo (Sogno di una notte d’estate, Comedians ecc.). Contemporaneamente il cabaret, prima al Derby poi allo Zelig. Passa al cinema con registi come Gabriele Salvatores, Dino Risi, Mario Monicelli. Protagonista in tv prima di Cielito Lindo (1992), poi di Mai dire goal (1998), infine di Zelig, che ha condotto dal 2000 al 2013: «Un arrivederci, non un addio».
• Più di recente visto al cinema come direttore dell’ufficio postale brianzolo trasferito in Cilento in Benvenuti al Sud (Luca Miniero, 2010), remake del film francese Giù al Nord di Dany Boon; protagonista anche del sequel Benvenuti al Nord (Miniero, 2012), di nuovo in coppia con Alessandro Siani; “il tennico” in Bar Sport (Massimo Martelli, 2011), dal libro di Stefano Benni; il sempliciotto eletto per errore presidente della Repubblica in Benvenuto Presidente! (Riccardo Milani, 2013); il cinico avvocato milanese ne La gente che sta bene (Francesco Patierno, 2014); lo psicanalista che diventa cieco in Confusi e felici (Massimiliano Bruno, 2014); il professore d’italiano mollato dalla fidanzata in Ma che bella sorpresa (Alessandro Genovesi, 2015).
• Dal marzo 2015 è giudice di Italia’s Got Talent, acquistato da Sky e tramesso da Sky Uno (dal 2016 anche in chiaro da Tv8).
• È anche doppiatore: sua, tra l’altro, la voce di Sid, il bradipo dell’Era glaciale, e di Dracula in Hotel Transylvania.
• Dal 2014 a teatro con Father and Son, diretto da Giorgio Gallione su testi di Michele Serra.
• Ha scritto un libro con la moglie Sandra Bonzi, Doppio misto – Autobiografia di coppia non autorizzata (Feltrinelli, 2008).
• «È nella top ten dei personaggi televisivi più amati dagli italiani. Simpatico, soprattutto sincero, lui, il “calvo” di Zelig è il più corteggiato in assoluto dai mass media» (Patrizia Saladini).
• «Dopo i successi a teatro, in televisione e in libreria, è diventato un Re Mida multimediale» (l’Espresso).
• «È simpatico Claudio Bisio? Molto. È bravo? Forse il migliore della sua generazione e del suo genere. Sa tenere la scena? Come un ramponiere la prua» (Osvaldo Guerrieri).
• Dice che ha avuto tre grandi maestri: «Dario Fo, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci, tre giganti della Milano che non c’è più. A ognuno di loro ho rubato qualcosa. Da Gaber ho cercato di prendere la tematica intimista, da Fo l’affabulazione e la gestualità, da Jannacci la dote più rara: l’imprevedibilità».
• «Ho avuto grandi soddisfazioni sia sul palcoscenico che sul set. Ero fra i protagonisti di Mediterraneo, film da Oscar. Ho scritto canzoni, insomma la tv è importante, ma non è quella che ho nel cuore. Non sono un artista che vuole imporre la propria presenza sgomitando, sono tranquillo».
• «Da giovane toccavo il cielo con un dito quando andavo a vedere Dario Fo (è a lui che mi ispiro). Mistero buffo lo avrò visto cento volte e ogni sera Fo lo rappresentava in modo diverso, nuovo».
• «Mi ritengo più un attore di teatro, anche se oggi si dovrebbero eliminare gli steccati tra teatro, cinema e tv. Non è che abbia avuto grandi chiamate dal cinema, e sono anche reduce da due insuccessi, Asini e La cura del gorilla. Belle parole per me come interprete, comunque insuccessi».
• «Alla regia non penso, neanche in teatro. Potrei pensarci se non recitassi, visto che in genere nella recitazione improvviso, ho bisogno di un controllo, qualcuno di cui fidarmi, un regista appunto».
• «Agli inizi della carriera ero costretto a mettere il parrucchino per interpretare questo o quel personaggio. Dovevo dare un’altra immagine di me. Ora invece piaccio così come sono. Insomma alle donne piaccio calvo».
• Da esordiente, raccontava la barzelletta del Bunga Bunga (autori Gino e Michele) nello spettacolo Comedians, che debuttò al Teatro dell’Elfo di Milano nel 1985 [Lib 18/11/2010].
• «Ho fatto spot girati da Gabriele Muccino e Daniele Luchetti e non è che lo dico per sputtanarli. Il paletto che mi do è quello di rifiutare le telepromozioni. Uno dei motivi per cui non sono andato in Rai, dove c’era in ballo anche Sanremo, è che sarei stato obbligato a farle, a fare l’uomo-sandwich».
• «Il tempo passa e l’ex liceale di Novi Ligure che cantava Luigi Tenco e sognava di diventare Beppe Grillo deve ancora decidersi tra Walter Veltroni e Fausto Bertinotti, Bertolt Brecht e Antonio Cornacchione, Gabriele Salvatores e Neri Parenti. Troppi anni giocati a far la sponda ammiccante tra una svizzera e una spagnola, Michelle Hunziker e Vanessa Incontrada, seriali pure loro, lo confondono. Bisio dilaga, si allarga e si consegna al caos dell’esistenza, balla il tip tap, presenta i Telegatti, dà la voce al bradipo dell’Era glaciale, fa Natale a New York e si cambia all’Arcimboldi nel camerino di Riccardo Muti, non senza aver santificato il Primo maggio. L’unica certezza? Il suo Zelig. “Un fenomeno effimero” ci spiega dal 2000» (Giancarlo Dotto).
• «Non ho scheletri nell’armadio. Prendo uno stipendio da Mediaset. Penso di farlo in modo onesto e sanno tutti come la penso. Nella mia evoluzione ci sarà stato un certo “scarrocciamento” dal tutto e subito che urlavo venticinque anni fa, è anche fisiologico, no? Ma tradimenti morali non ne ho mai fatti».
• Saldamente collocato a sinistra, ha condotto dal 2004 al 2006 il concerto Cgil-Cisl-Uil che si tiene il 1° maggio in piazza San Giovanni a Roma.
• «La politica va affrontata, bene, nelle tribune elettorali: non a Zelig. E comunque, da spettatore, non impazzisco per la satira».
• Sposato con Sandra Bonzi (Milano 29 settembre 1964), press agent che lavora con lui. Due figli, Alice e Federico: «Mi sento una mosca bianca. Oggi il vero anticonformismo sta nell’essere fedeli».
• «Sono stato 15 anni con una romana. Amo i carciofi alla romana e Francesco Totti».
• Amore per gli animali, ma è allergico ai gatti e non vuole costringere un cane a vivere in appartamento. Così ha adottato un ciuchino a distanza (Domkey-shot, che vive nel Devon).
• Si cura con l’omeopatia: «Per 47 anni ho lottato contro tonsillite e placche, da quando uso prodotti omeopatici non mi succede più. Quando sento il pizzicorino in gola, tac, prendo l’echinacea argentum spray e infilo i granuli sotto la lingua. Funziona».
• Cintura nera di karate.
• Produce in Toscana un olio biologico, il Bisunto.