Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Montalcino (Siena) 11 gennaio 1922 – Montalcino 7 aprile 2013. Imprenditore vinicolo. Proprietario dell’azienda agricola Il Greppo, 25 ettari di vigneto dove nel 1870 è nato il Brunello di Montalcino («Sono nato qui, quasi in cantina»).
• «Il Brunello della famiglia ha radici antiche. E divenne mito grazie a Ferruccio Biondi Santi, che nella seconda metà dell’Ottocento riprese le ricerche del nonno Clemente e sostituì al tradizionale uvaggio toscano un vino fatto da un unico vitigno, quella varietà locale del sangiovese che a Montalcino era chiamata Brunello. E anno dopo anno, selezionando ancor di più le piante, sperimentò come quel vino, alla nascita così ruvido, si armonizzasse in maniera splendida nel lungo contatto con il rovere» (Emanuela Audisio).
• «L’uomo che ha avuto il piacere di celebrare l’annata 1955, messa in bottiglia da suo padre Tancredi. Il miglior vino italiano, tra i dodici eletti nel mondo, del Novecento, secondo i degustatori americani della rivista Wine Spectator» (Mauro Remondino). Si dice che Frank Sinatra abbia prenotato un posto in più in aereo per trasportarne una cassa negli Stati Uniti.
• «Caddi mentalmente in ginocchio, come davanti a un miracolo» (Mario Soldati sul suo primo incontro con una bottiglia di Biondi Santi).
• Nel 1994 fu candidato al Senato per Forza Italia.
• Il figlio Jacopo è amministratore delegato della Biondi Santi Spa, società nata nel 1991 che cura gli aspetti commerciali dell’azienda e con cui il padre, più tradizionalista e meno allineato a esigenze commerciali, ha avuto numerose divergenze gestionali.
• «Aveva un’istintiva avversione per i cambiamenti che potevano snaturare il suo vino. Non ha mai seguito la moda delle barriques (“Noi non ne abbiamo bisogno, la nostra terra rende già grande il vino”, ripeteva a ogni incontro). Continuava a usare le grandi botti acquistate dal nonno alla fine dell’Ottocento» (Corriere della Sera).
• Nel 2004 il libro della “wine writer” statunitense Kerin O’Keefe Franco Biondi Santi. Il gentleman del Brunello (Veronelli).